Quando si tratta di investire i propri soldi, frutto di risparmi accantonati faticosamente o arrivati a seguito di una donazione o di un’eredità, i dubbi sono sempre tanti: la paura di compiere le scelte sbagliate può persino paralizzare e spingere a lasciare la liquidità sul conto corrente.
Se siete riusciti a superare questo momento di impasse, rivolgendovi a un consulente finanziario o ricorrendo al fai da te, allora siete già a metà del guado. Dovrete “sobbarcarvi” però un’ulteriore fatica: quella di fare delle scelte ben precise. Anche nel caso in cui, infatti, abbiate affidato il compito di costruire un portafoglio di investimenti al professionista a cui vi siete rivolti autonomamente, o che vi è stato affidato dalla vostra banca, sarete chiamati a dare la vostra conferma alle proposte di investimento che vi sono state presentate. Cosa fare? Da che parte iniziare? Ma soprattutto, quali elementi conoscere prima di decidere? Ve lo dice il KID, il Key Information Document, la carta d’identità dei prodotti finanziari obbligatoria per legge.
KID, che cosa è e come usarlo
Il KID è un documento sintetico che racchiude tutte le informazioni essenziali che un risparmiatore, a prescindere dall’entità del suo patrimonio, dovrebbe conoscere prima di sottoscrivere un prodotto d’investimento.
Tradotto in lingua italiana, il “Documento Informativo Chiave” rappresenta uno strumento fondamentale per investire con consapevolezza, soprattutto in un momento in cui l’innovazione in termini di prodotti finanziari sembra non conoscere limiti.
Il KID non è una brochure o un depliant descrittivo ma è un documento che deve rispondere – per un preciso obbligo di legge – alle domande più importanti dell’investitore in modo da favorire il confronto tra più strumenti. Il “produttore”non può decidere liberamente che cosa riportare sul documento e quali informazioni evidenziare, ma deve attenersi a criteri ben precisi.
In sintesi le domande a cui deve rispondere sono:
- che tipo di prodotto è questo?
- Che rischi prevede e cosa fornisce in cambio?
- Cosa accade se il produttore/ideatore del prodotto di investimento non è in grado di pagare?
- Quali sono i costi?
- Per quanto tempo va mantenuto l’investimento?
- A chi è possibile rivolgersi in caso di problemi?
Che cosa prevede la normativa sul KID
L’obbligo del KID è stato introdotto dal Regolamento (UE) n. 1286/2014 relativo ai prodotti d’investimento e assicurativi preassemblati, destinati agli investitori al dettaglio, i cosiddetti PRIIPs (Packaged Retail Investment and Insurance-based investments Product). Rientrano in questa categoria fondi comuni, ETF, obbligazioni convertibili, prodotti strutturati, derivati, polizze assicurative con finalità d’investimento e strumenti emessi tramite veicoli societari.
Il regolamento è entrato formalmente in vigore il 29 dicembre 2014, ma la sua applicazione effettiva è scattata dal 1° gennaio 2018, con l’applicazione della normativa MiFID II che ha rafforzato gli obblighi di trasparenza e tutela degli investitori nell’Unione Europea.
L’obiettivo affidato al KID dalla normativa è quello di spiegare in modo chiaro, standardizzato e facilmente confrontabile caratteristiche, rischi, costi e potenziali rendimenti di un investimento. In pratica, la normativa impone che i concetti complessi sottostanti al funzionamento dei prodotti vengano tradotti in informazioni leggibili anche dall’investitore medio.
Il documento deve essere consegnato gratuitamente prima della sottoscrizione e non può superare le tre pagine in formato A4, proprio per evitare tecnicismi e lunghe descrizioni. Deve essere redatto e consegnato nella lingua prescritta dallo Stato membro in cui il prodotto è distribuito. Se l’investitore risiede in Italia, il documento deve essere obbligatoriamente consegnato in lingua italiana per garantirne la piena comprensione prima dell’acquisto da parte del risparmiatore.
Quali sono le informazioni contenute nel KID
Il documento prevede una serie di “blocchi” di informazioni ben precisi. In alto devono essere fornite quelle che permettono di identificare lo strumento in maniera precisa: il nome completo del fondo o del prodotto, il codice ISIN utile per ricercarlo sulle piattaforme di trading o presso il proprio intermediario, il nome dell’emittente, i contatti ufficiali e l’autorità di vigilanza di riferimento.
A seguire devono essere indicati in un’apposita sezione gli obiettivi di investimento. Qui il KID spiega dove investe il prodotto e con quale strategia. Se si tratta di un ETF passivo, ad esempio, il documento chiarirà che l’obiettivo è replicare l’andamento di un indice; se invece si parla di un fondo a gestione attiva, dovrà essere specificato che il gestore seleziona attivamente i titoli nel tentativo di ottenere rendimenti superiori al mercato. Queste precisazioni sono indispensabili perché incidono direttamente sul livello di rischio e sui costi dello strumento.
Una bussola per valutare rischi e costi
Il KID deve comprendere un indicatore sintetico di rischio ( rappresentato in maniera grafica) che deve essere integrato da una spiegazione.
Tale indicatore deve essere misurato su una scala che va da 1 a 7 e deve consentire di comprendere immediatamente il profilo di rischio dello strumento. Un valore basso indica un investimento relativamente prudente, mentre un livello vicino a 7 segnala una maggiore volatilità e quindi una potenziale esposizione a perdite più elevate. Naturalmente, a un rischio maggiore può corrispondere anche un rendimento potenziale più alto. Il KID evidenzia inoltre altri rischi specifici, come il rischio di liquidità, il rischio operativo e di mercato.
Una sezione del documento è dedicata agli scenari di performance. Attraverso simulazioni basate su differenti condizioni di mercato — favorevoli, moderate o avverse — il documento mostra come potrebbe evolvere l’investimento nel tempo. In molti casi vengono riportati anche i rendimenti passati del prodotto, utili per confrontare l’andamento del fondo rispetto al parametro di riferimento (pur con una precisazione inevitabile ma fondamentale: i risultati ottenuti in passato non rappresentano una garanzia per il futuro).
All’interno del KID devono essere riportati tutti i costi che caratterizzano il prodotto: commissioni di ingresso, costi di uscita, spese di gestione e costi indiretti. Un aspetto spesso sottovalutato dai risparmiatori ma decisivo nel lungo periodo, perché anche differenze apparentemente minime nelle commissioni possono incidere significativamente sul rendimento finale di un investimento.
Semplificare la complessità: usare il KID per confrontare i prodotti
La vera forza del KID sta però nella sua capacità di rendere comparabili strumenti molto diversi tra loro. Grazie a un formato standardizzato, l’investitore può confrontare rapidamente più prodotti e valutare quale sia più coerente con il proprio profilo di rischio e i propri obiettivi finanziari. In un contesto in cui molti risparmiatori si sentono frenati dalla complessità dei mercati, dalla paura di sbagliare o dalla scarsa fiducia nel sistema bancario, il “Documento Informativo Chiave” rappresenta un importante strumento di trasparenza.
Leggere attentamente il KID prima di investire significa, in fondo, fare quello che ogni consumatore attento fa quotidianamente davanti a un acquisto: controllare l’etichetta del prodotto. Solo che, in questo caso, non si tratta di scegliere un bene di consumo, come un capo di abbigliamento o un piatto pronto al supermercato, ma di decidere come impiegare e proteggere il proprio risparmio. Per questo motivo, qualora non fosse possibile visionarlo o qualora il proprio consulente finanziario di riferimento dovesse rifiutarsi di consegnarlo senza addurre una spiegazione ragionevole, sarà sempre buona norma lasciar perdere l’investimento suggerito.
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Rosaria Barrile
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