Il nuovo decreto fissa regole severe sugli autovelox. Basta strumenti illegali usati per fare cassa, i Comuni devono adeguarsi alle omologazioni.
La pazienza degli automobilisti italiani ha un limite e finalmente lo Stato mette fine a uno scandalo stradale senza precedenti. Per anni i municipi hanno usato strumenti tecnologici al limite della legalità per spremere i conti correnti dei cittadini, e posizionavano macchinette nascoste con il solo intento di incassare. Da oggi la regola generale imposta dal ministero è una sola: nessun ente può esigere il pagamento di una contravvenzione se il dispositivo elettronico non possiede una certificazione tecnica assoluta. Non bastano carte provvisorie o semplici autorizzazioni. Lo strumento deve risultare perfetto, testato e tracciato. Se l’occhio elettronico non rispetta le severe direttive statali sulle omologazioni, la multa è nulla e il guidatore ha il diritto di non pagare un centesimo.
Il decreto e la fine della farsa stradale
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti mette nero su bianco un documento che fa tremare i bilanci delle amministrazioni locali. A oltre sei mesi dalla fine di un imponente censimento nazionale, arriva la firma tanto attesa sul decreto per rivoluzionare l’accertamento delle infrazioni. Il governo definisce finalmente le procedure di omologazione, verifica e taratura, sia iniziali che periodiche, per tutte le apparecchiature destinate al controllo dei limiti di velocità . Questo intervento normativo cerca di mettere una toppa a un quadro regolatorio storicamente disastroso, dove l’ambiguità regnava sovrana per colpire gli automobilisti. L’obiettivo dichiarato del dicastero è superare le criticità applicative che hanno tormentato i viaggiatori per anni. Il legislatore vuole garantire in modo definitivo l’affidabilità delle misure, la tracciabilità di ogni singola operazione tecnica e, soprattutto, la solidità giuridica e amministrativa degli accertamenti. Il ministro ha espresso profonda soddisfazione e ha ribadito la sicurezza sulle strade come priorità assoluta, per non trasformare la rete viaria in un bancomat pronto a spennare i contribuenti.
La furia dei tribunali contro le multe
La scure della giustizia si era già abbattuta con estrema violenza su questa pratica inaccettabile e ha anticipato di fatto l’intervento del ministero. Negli ultimi anni, una valanga di sentenze ha distrutto la validità di migliaia di sanzioni comminate attraverso macchinari privi di una limpida certificazione ufficiale. La Suprema corte è intervenuta con un pugno di ferro per difendere i conducenti vessati. I giudici hanno sferrato l’attacco decisivo (ord. 26521/2025) e hanno confermato un principio giuridico consolidato in precedenza (ord. 10505/2024), capace di segnare uno storico punto di svolta per i ricorsi giudiziari. La magistratura ha spiegato in modo inequivocabile l’insufficienza della mera approvazionedel macchinario per legittimare la sanzione, imponendo come sempre indispensabile la formale omologazionestatale. Per comprendere questa profonda differenza tecnica, possiamo fare un esempio molto pratico. L’approvazione funziona come un permesso temporaneo dato a un prototipo per vedere se riesce a leggere bene le targhe in condizioni ottimali. L’omologazione rappresenta invece il timbro ufficiale e definitivo per certificare il rispetto di ogni singolo parametro scientifico e legale in modo permanente e in qualsiasi condizione atmosferica. Senza questo timbro definitivo, la scatola nera a bordo strada commette un vero e proprio sopruso.
Macchinette fuorilegge e il caos dei Comuni
Il panico si diffonde ora nei palazzi comunali italiani. Le associazioni a tutela dei consumatori denunciano una situazione drammatica e fuori controllo. I dati diffusi dall’associazione Assoutenti evidenziano una realtà a dir poco vergognosa. Attualmente, un imponente settantuno per cento dei rilevatori di velocità installati sulle strade italiane e censiti nell’apposita piattaforma ministeriale risulta letteralmente fuorilegge sul delicatissimo fronte dell’omologazione. Una percentuale abnorme per dimostrare come la maggior parte delle multe pagate fino a oggi poggiasse su basi tecnologiche del tutto traballanti e illegittime. I sindaci si ritrovano ora con le spalle al muro e non hanno più alcuna scusa per giustificare questi comportamenti spregiudicati. Le amministrazioni con l’intenzione di sorvegliare ancora il proprio territorio dovranno obbligatoriamente rimettersi in regola e applicare alla lettera i nuovi criteri ministeriali. Il decreto impone regole ferree anche per il passato e obbliga a sottoporre a test tecnici, tarature e verifiche di funzionalità tutti quei dispositivi possessori di una semplice autorizzazione antecedente all’anno duemiladiciassette.
La corsa contro il tempo per la legalitÃ
Inizia una frenetica corsa contro il tempo per salvare i bilanci locali dall’emorragia di mancati incassi. La normativa offre tuttavia una via di uscita burocratica per evitare il collasso totale del sistema di controllo della circolazione. Gli enti locali e i produttori di tecnologia stradale possono sfruttare una speciale procedura semplificata. Tali amministrazioni, se già in possesso della documentazione tecnica esatta richiesta dal nuovo decreto governativo, possono inviare i documenti integrativi direttamente agli uffici del ministero per la revisione. Lo Stato si prende la responsabilità di valutare rapidamente questi faldoni. I tecnici ministeriali hanno un tempo massimo di sessanta giorni per esaminare le pratiche, esprimere un giudizio definitivo e rilasciare il tanto agognato via libera per l’omologazione finale. In questo periodo di transizione, gli automobilisti dovranno mantenere altissima l’attenzione e tenersi pronti a impugnare ogni notifica sospetta davanti al giudice di pace. La battaglia per la giustizia sulle strade ha appena segnato un punto fondamentale a favore del cittadino, pronto a non essere più la vittima silenziosa di un sistema tecnologico e amministrativo pesantemente difettoso.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Angelo Greco
Source link
