Il piccolo cinema degli adolescenti sogna in grande. E arriva al festival di Venezia


A Mesagne, nel brindisino, la magia della pellicola su grande schermo s’era interrotta nel lontano 1993. Per oltre 30 anni una generazione intera di ragazzi è cresciuta senza conoscere il rito della sala sottratta al buio, del proiettore che si accende, dell’emozione condivisa a pochi passi da casa. Poi, nel settembre del 2021, una presenza discreta ma ostinata ha varcato le porte delle scuole della città.

Quella presenza era Floriana Pinto, presidente dell’associazione culturale Blue Desk e ideatrice di un’avventura innovativa e con un grande valore sociale che oggi risponde al nome di Piccolo Cinema Ken Loach. Una realtà di presidio territoriale, di welfare culturale e di educazione al linguaggio dell’immagine che quest’anno approda con un documentario alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Dall’alfabetizzazione cinematografica alla sfida delle chiavi

«Tutto ha inizio nel 2021, subito dopo la fase più dura del Covid», racconta Pinto. «Per me era fondamentale riportare l’energia e lo sguardo dei giovani dentro l’esperienza del cinema. Siamo partiti nelle scuole medie e superiori con percorsi sostenuti dal Comune di Mesagne e poi finanziati dai bandi del Ministero della Cultura e dell’Istruzione (Cops – Cinema e Immagini per la Scuola). Non volevamo fare solo teoria: volevamo alfabetizzare al linguaggio delle immagini e fare pratica».

La prima scintilla di autonomia nasce con l’Arena Maffi Young: un’arena estiva all’aperto dove i ragazzi hanno preso in mano l’intera macchina organizzativa. «Dalla selezione dei titoli alla gestione dell’accoglienza, dagli ospiti al voto del pubblico, fino all’angolo bar. Era una vera e propria arena gestita da teenager».

La svolta, però, arriva quando la finzione decide di farsi realtà. Durante i laboratori, i ragazzi girano un cortometraggio in cui immaginano di andare dal sindaco chiedendo uno spazio fisico per riaprire un cinema in città. «Quando il corto è finito, sono andati davvero dal sindaco! Gli hanno detto: “Sindaco, guardi che non stavamo scherzando. Noi questo posto lo vogliamo davvero”».

La sala gestita dai giovanissimi.

L’amministrazione comunale accetta la scommessa, mettendo inizialmente a disposizione uno spazio a titolo temporaneo. Ma al momento del taglio del nastro, il 27 aprile 2024, la cura, la bellezza e l’allestimento realizzati dai giovani stupiscono tutti. Risultato? Un comodato d’uso quinquennale e un presidio permanente aperto alla cittadinanza.

I protagonisti sono i ragazzi

Il Piccolo Cinema Ken Loach non è un progetto d’animazione per giovani guidato da adulti: è una palestra d’assunzione di responsabilità sociale. «Io sono una sorta di “donna ombra”, l’unico adulto di riferimento», spiega con orgoglio Floriana Pinto. «Il coinvolgimento dei ragazzi è al 99,9%. Sono loro a gestire la programmazione, ad aprire e chiudere la sala, a curare i cicli a tema (dal cinema d’autore a Hitchcock, da Persepolis alle rassegne di Halloween) e ad accogliere gli spettatori. Sentono forte il peso di gestire un bene comune».

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Ingresso gratuito

Il cinema è a ingresso totalmente gratuito. Un principio politico e pedagogico preciso: non discriminare nessuno e permettere a chiunque di accedere alla cultura. Chi vuole lascia una donazione spontanea, con cui la compagnia acquista i dvd per arricchire la biblioteca cinematografica.

«È un presidio di umanità», prosegue la presidente di Blue Desk. «Non a caso lo abbiamo intitolato a Ken Loach, un maestro che ha sempre fatto film a difesa degli ultimi, degli invisibili e dei diritti umani. Nella nostra sala ospitiamo le associazioni del territorio, per far sì che la visione di un film diventi il punto di partenza per parlare di diritti e dignità».

Strappare i ragazzi alle notifiche

In un’epoca dominata dall’algoritmo, dalla fruizione compulsiva dei reel e dalla solitudine degli schermi individuali, come si convincere un quindicenne a stare seduto in penombra per due ore? «Bisogna prenderli per mano», riflette Pinto.

«I nostri giovani sono eternamente sollecitati dal pensiero della notifica. Quando si chiudono in camera a vedere una serie da soli, manca il tempo dell’attenzione senza interruzioni. All’inizio non è stato facile, ma nei laboratori abbiamo introdotto la regola di consegnare i cellulari all’ingresso. All’inizio sembrava una punizione, poi hanno sperimentato la bellezza di togliere il pensiero dello smartphone per due ore. È stata una conquista di riflessione, un’opportunità per riappropriarsi dei propri tempi interiori».

Il Piccolo Cinema Ken Loach.

La risposta della comunità ha poi fatto il resto. Il Piccolo Cinema Ken Loach ha iniziato a dialogare con tutti i tessuti sociali: dai laboratori di cinema d’animazione per bambini di 3-5 anni, fino alle rassegne per gli anziani dei centri cittadini, coinvolti con grandi classici della commedia d’autore italiana. Tra l’altro, il piccolo cinema di Mesagne è stato scelto come erede della vastissima e storicamente inestimabile videoteca dello storico cinema romano Azzurro Scipioni di Silvano Agosti, che ha donato alla sala pugliese centinaia di capolavori in dvd.

Venezia, che sogno

La storia di riscatto del cinema di Mesagne ha prima conquistato i media locali e nazionali (con una memorabile apparizione da Massimo Gramellini e il plauso della stampa specializzata) e ora approda persino alle Giornate degli Autori durante il Festival del Cinema di Venezia, dove un documentario che ha seguito la gestazione di questo sogno durato due anni verrà presentato ufficialmente.

Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche.
LA BELLEZZA È UN DIRITTO. PRENDIAMOCELA.

«Quando l’abbiamo annunciato ai ragazzi durante l’Arena, sono esplosi», ricorda sorridendo la fondatrice. «Ancora mi scrivono dicendo: “Floriana, non abbiamo ancora realizzato che andiamo a Venezia”. È un riconoscimento straordinario per una realtà made in Puglia basata solo sulla passione, sul lavoro e sulla convinzione che il cinema crei comunità».

Un esempio replicabile dovunque

«Assolutamente sì, il progetto è completamente replicabile», conclude Pinto. «Abbiamo già richieste e sopralluoghi in corso a San Vito dei Normanni e contatti con altre biblioteche e gruppi informali in diverse regioni. In Italia ci sono centinaia di piccoli comuni sguarniti di sale dove il cinema d’autore non arriva mai. Serve solo la volontà politica e umana di crederci, di fare rete e di affiancare i giovani. Se restituisci loro la fiducia e uno spazio d’azione, i ragazzi sanno fare cose straordinarie».

Le fotografie sono state fornite dall’intervistata

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 Davyd Andriyesh

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