Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato svolgono le seguenti audizioni presso la Sala del Mappamondo della Camera per l’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026, ai sensi dell’articolo 118-bis, comma 3, del Regolamento della Camera e dell’articolo 125-bis, comma 3, del Regolamento del Senato:
ore 14.00 rappresentanti della Corte dei conti
ore 14.45 rappresentanti dell’ISTAT
ore 15.30 rappresentanti del CNEL
ore 16.15 rappresentanti di Banca d’Italia
ore 17.00 Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari
ore 18.00 Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Bankitalia: ‘Tenuta dell’economia superiore alle attese, rischi dalle crisi ai mercati’
“In un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni, sebbene a ritmi contenuti dagli effetti del rincaro dell’energia e dall’aumento dei costi di finanziamento”. Lo ha detto il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini in audizione sul Dpfp.
“L’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le estese tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale, rappresentano rilevanti fonti di rischio per l’economia mondiale e, di riflesso, per quella italiana”, ha detto.
“L’incertezza rimane molto elevata. Il quadro previsivo per l’economia mondiale è fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sulle catene globali di produzione e sui prezzi delle materie prime. Ulteriori rischi derivano dalla possibilità di un peggioramento delle condizioni finanziarie a seguito di nuovi aumenti dei rendimenti a lungo termine a livello globale o di eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico”, ha proseguito Brandolini.
“In Italia, l’attività economica ha continuato a espandersi nella prima metà dell’anno: il Pil è aumentato dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna e in particolare dai consumi delle famiglie, favoriti anche dal buon andamento dell’occupazione e del reddito disponibile. L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha continuato ad alimentare la spesa in opere pubbliche e nelle costruzioni non residenziali. Sotto la spinta della transizione digitale, è proseguita l’accumulazione di beni immateriali. Le informazioni disponibili indicano che la crescita sarebbe proseguita anche nel terzo trimestre”, ha aggiunto.
“L’inflazione è aumentata nei mesi più recenti, principalmente per effetto dei rincari dell’energia. L’inflazione di fondo è sostanzialmente stabile. Rispetto alla crisi energetica del 2021-22, il rincaro dei prodotti energetici è finora assai più contenuto e non emergono segnali di una significativa trasmissione alle altre componenti dei prezzi”, ha spiegato ancora Brandolini.
“Nel complesso il quadro congiunturale appare più favorevole di quanto atteso a giugno. Le prospettive di medio termine risentono del rialzo dell’inflazione e delle condizioni finanziarie più restrittive, che verosimilmente determineranno un temporaneo rallentamento della domanda interna”, ha sottolineato aggiungendo che “l’attività economica dovrebbe tuttavia tornare a rafforzarsi dalla seconda metà del 2027, man mano che si attenueranno le pressioni inflazionistiche. Gli sviluppi prefigurati nel Dpfp sono coerenti con questo quadro sia nelle proiezioni tendenziali, che collocano la crescita all’1% quest’anno, allo 0,6 nel prossimo e allo 0,8 nel 2028, sia nei programmi, in cui la crescita sarebbe più elevata di 0,3 punti percentuali nel biennio 2027-28 grazie alle maggiori spese in difesa e sicurezza energetica”.
“È soprattutto fondamentale consolidare la capacità di crescita del Paese, rafforzando i segnali positivi riscontrati negli ultimi anni e che sono alla base dell’andamento superiore alle attese nel 2026”, ha evidenziato ancora Brandolini. “Sotto questo profilo, è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia – ha aggiunto – potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.
Istat: ‘Con la risalita dell’inflazione attenzione alle retribuzioni, il recupero si è fermato’
“Come descritto nel Dpfp, il quadro di finanza pubblica resta esposto a rischi orientati al ribasso, dovuti principalmente all’incertezza sull’evoluzione del contesto economico internazionale, nonostante negli ultimi anni l’economia italiana si sia mostrata resiliente anche grazie agli investimenti del Pnrr; sul fronte della crescita sarà necessario monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese, nonché – come più volte ricordato – la capacità di preservare livelli di investimento adeguati a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, aumentare la produttività, ma anche valorizzare competenze e capitale umano e sostenere i redditi”. Lo ha detto il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Dpfp.
Una più lenta discesa delle quotazioni delle principali materie prime energetiche nel biennio 2027-2028 potrebbe portare a una minore crescita di 0,2 punti percentuali nel 2027 rispetto allo scenario base, secondo una simulazione dell’Istat illustrata in audizione. “L’effetto risulterebbe più ampio nel 2028, quando la minore crescita raggiungerebbe 0,4 punti percentuali per via della propagazione degli effetti di trasmissione degli shock all’economia. Nel 2029, pur in assenza di un ulteriore rafforzamento degli shock ipotizzati, l’impatto sul Pil rimarrebbe negativo e pari a 0,2 punti percentuali”.
Sarebbe questo il combinato disposto delle tensioni dei prezzi da cui “conseguirebbe un maggiore e più prolungato impatto sull’inflazione e una più decisa risposta di politica monetaria”. “Come conseguenza del perdurare delle tensioni – e delle preoccupazioni circa l’aumento dei rendimenti dei titoli pubblici – si ipotizza anche il mantenimento di elevati livelli di incertezza degli operatori nel biennio 2027-2028”, spiega il presidente Francesco Maria Chelli.
“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, evidenzia Chelli spiegando che “nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”.
“Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nell’ipotesi che non vi siano ulteriori rinnovi tra settembre e dicembre – aggiunge -, nella media del 2026 la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori relativi al mese di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3,0%”.
“Tra il primo trimestre del 2021 e il secondo del 2026, le retribuzioni di fatto e quelle contrattuali hanno perso in termini di potere d’acquisto un valore molto simile, il 9,4% per le retribuzioni di fatto e il 9,3% per le retribuzioni contrattuali”, affermano i rappresentanti dell’Istat.
“Per le retribuzioni contrattuali, a livello disaggregato, si osserva una perdita di potere d’acquisto leggermente minore nell’industria 6,8%, più marcata nei servizi privati 11,2% e nella Pa -10,1%. “Nel secondo semestre del 2026 – continua l’Istat – la fase di recupero del valore nominale delle retribuzioni contrattuali, che si era mantenuta interrotta per due anni si è interrotta, quindi andrà attentamente valutato perché nell’ultimo trimestre è evidente un sensibile peggioramento da questo punto di vista”.
“Rispetto al 2025 l’indebitamento netto nel 2026 è previsto ridursi di circa due decimi di punto (dal 3,1% del Pil al 2,9%), riflettendo il forte miglioramento del saldo primario (circa mezzo punto percentuale di Pil) che più che compensa l’aumento della spesa per interessi, in crescita dell’11% (4,2% del Pil)”, ha sottolineato Chelli.
“Il miglioramento del saldo primario sarebbe dovuto alla riduzione del peso sul Pil delle spese diverse dagli interessi passivi (dal 47,3 al 47,2%), in special modo i contributi in conto capitale per il venir meno degli oneri connessi al Superbonus, e a un aumento del peso delle entrate (dal 48 al 48,5%). Quest’ultimo è il risultato di una riduzione delle imposte dirette (da poco meno del 15,3 a poco più del 15,2% del Pil) e di aumenti delle imposte indirette (dal 14 al 14,1%) e dei contributi sociali (dal 13,5 al 13,6%).
Corte conti: ‘Sullo scenario rischi significativi, l’economia può rallentare. In forte crescita la spesa per interessi, al 4,6% del Pil nel 28-29’
“La spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità”. Lo afferma il presidente di sezione della Corte dei Conti Vincenzo Palomba, in un’audizione sul Dpfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Tale crescita presenta, peraltro, un profilo molto più accentuato rispetto alle stime di aprile, le quali vengono riviste al rialzo nel Dpfp per complessivi 14,7 miliardi, a riflesso del progressivo deterioramento delle condizioni di mercato. L’incidenza degli oneri per interessi sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6 per cento nel 2028-2029, un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile”, aggiunge.
“Lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso; la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del Pnrr, rischia di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese”, ha sottolineato Palomba aggiungendo che “per quel che concerne le prospettive del debito pubblico il Dpfp presenta un quadro che nel confronto con il Psb appare fin qui sostanzialmente allineato se si fa riferimento al livello del rapporto debito/Pil, ma in significativo affanno se si guarda alla dinamica dell’indicatore”.
“In tali contesti appare vieppiù evidente quanto sia delicata la posizione dei paesi altamente indebitati che devono sottostare alla pressione dei mercati finanziari”, si osserva sottolineando che “rimane urgente per la politica di bilancio del nostro Paese fare il possibile per irrobustire l’avanzo primario ora previsto per il 2029 al 2,4 per cento, anche evitando in presenza di shock come quello energetico, ‘compensazioni’ non mirate, a largo raggio”.
Il Dpef, ha aggiunto, “delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici”.
“A oltre sei mesi dallo scoppio della guerra in Iran, il contesto internazionale continua a caratterizzarsi per un’elevata volatilità, che ha contribuito ad accentuare le tensioni energetiche oltre le attese formulate nei mesi precedenti. Gli effetti macroeconomici delle tensioni energetiche dipendono non soltanto dall’entità dei rincari, ma anche dalla loro persistenza e dalla capacità di adattamento dei sistemi economici. Ne deriva una significativa incertezza – evidenzia la Corte – circa gli effetti sulla crescita, sull’inflazione e sull’orientamento delle politiche economiche”.
“Una analisi, più profonda, del quadro sconta tuttavia, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare”, aggiunge la Corte dei Conti in audizione.
“Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale. Elementi che – secondo la Corte dei Conti – rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo. Le informazioni in merito ai fattori sottostanti le previsioni programmatiche di finanza pubblica anche quest’anno non risultano complete con l’effetto di conferire al documento un carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubbliche piuttosto che di vera e propria programmazione, utile ad impostare e presentare al Parlamento il contenuto della imminente manovra di bilancio”.
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