La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene all’Assemblea Generale di Assolombarda e rivendica il ruolo dell’Italia in Europa: “L’Italia non siede in Europa per dire sempre di sì. L’Italia è uno dei Paesi che l’Europa l’ha fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno“. La premier affronta i temi della crescita economica, della competitività e del rapporto tra istituzioni e imprese, sottolineando la necessità di uno Stato che accompagni il sistema produttivo senza ostacolarlo. Al centro del discorso anche il caro energia, le richieste di flessibilità all’Unione europea e gli investimenti in innovazione e intelligenza artificiale.
Meloni ad Assolombarda, la premier: “In Ue l’Italia ha diritto di dire cosa non va, industria non deve essere soggetto da tassare”
Nel suo intervento davanti agli industriali della città metropolitana di Milano e delle province di Lodi, Monza e Brianza e Pavia, Meloni ringrazia le imprese e i lavoratori per il contributo dato al Paese, collegando il loro ruolo alla capacità dell’Italia di mantenere una posizione autorevole sulla scena internazionale. “Voglio ringraziarvi a nome della nazione per il vostro contributo. Se l’Italia è forte, autorevole e ammirata nel mondo, il merito è soprattutto delle imprese e dei loro lavoratori, è di chi cerca di non accontentarsi perché in un mondo che corre sempre più rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna. Il merito è di chi sa trasformare l’incertezza in decisione, l’ambizione in traguardo, la crisi in opportunità – ha aggiunto -, e di chi non si accontenta“, afferma la presidente del Consiglio.
Da qui il richiamo al rapporto tra governo e sistema produttivo: “Un’industria che vuole crescere ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri invece un mero soggetto da tassare o addirittura da ostacolare“. Meloni ribadisce quindi la disponibilità dell’esecutivo a sostenere chi investe e produce: “Il Governo ci sarà quando serve e vi lascerà lavorare, perché alle volte il migliore aiuto a chi produce è non mettersi di traverso. Continuate a fare quello che vi riesce meglio, a osare, a costruire, a credere in questa straordinaria avventura che si chiama Italia“.
Crescita economica e competitività europea
La premier passa poi ai dati economici e alle prospettive per il 2026, sottolineando la tenuta dell’economia italiana nonostante le difficoltà. “La crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto l’onda d’urto. Dobbiamo intervenire sugli investimenti“, osserva Meloni, che aggiunge: “I dati per i primi sei mesi di quest’anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all’1%, in linea con le principali economie europee, e anche stavolta oltre le previsioni“.
La presidente del Consiglio torna sul tema anche con una stoccata alle previsioni economiche: “Perché si sa, noi italiani veniamo spesso sottovalutati. Solo che quando ci sottovaluta l’Unione europea ci siamo abituati, invece quando siamo sistematicamente sottovalutati dai nostri organismi un po’ dispiace, ma tant’è“.
Sul fronte europeo, Meloni richiama il confronto sul prossimo quadro finanziario pluriennale e sulla distribuzione delle risorse tra le nuove priorità dell’Unione. La competitività, secondo la premier, deve essere sostenuta senza sacrificare la coesione territoriale e la politica agricola comune: “Sul quadro finanziario pluriennale, anche noi vogliamo che vengano finanziate nuove priorità e certamente tra queste priorità c’è la competitività, ma non possiamo cercare risorse sulla competitività tagliando sulla coesione o sulla politica agricola, perché coesione e politica agricola sono una precondizione di quello che noi stiamo cercando di costruire in Europa. Non si può costruire competitività se i territori non crescono e non corrono tutti alla stessa velocità e non si può difendere l’autonomia strategica se si va tagliando sull’unica autonomia strategica che in Europa abbiamo, che è quella su quello che mangiamo“.
Meloni ricorda quindi l’iniziativa promossa dall’Italia con il documento denominato “Gli amici della coesione“, sottoscritto da 22 Paesi membri su 27. L’obiettivo, spiega, è mantenere insieme le diverse esigenze economiche e territoriali dell’Unione, portando avanti le richieste italiane attraverso il confronto con gli altri governi.
Caro energia, la richiesta di flessibilità all’Ue
Uno dei passaggi centrali del discorso riguarda l’aumento dei costi energetici e le conseguenze delle tensioni internazionali. La crisi in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz e l’instabilità del Mar Rosso, secondo la presidente del Consiglio, incidono sui prezzi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti, alimentando una pressione inflazionistica che pesa sulle famiglie, sulle imprese e sui conti pubblici.
“L’Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti e soprattutto alimentano un’inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa molto sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici“, afferma Meloni.
La premier chiede quindi che Bruxelles tenga conto dell’aumento dell’inflazione nel valutare i vincoli di bilancio degli Stati membri. “L’Europa non può non tenerne conto: quando abbiamo approvato i piani nazionali di bilancio lo abbiamo fatto basandoci su un’inflazione programmata dell’1,8% ma oggi l’inflazione è molto più alta e in Italia, come in altre nazioni, una parte importante della spesa si adegua automaticamente all’inflazione per legge“.
Il meccanismo, sostiene Meloni, comporta maggiori uscite pubbliche non riconducibili a nuove decisioni del governo, ma capaci di ridurre lo spazio disponibile per altri interventi. “Significa miliardi di euro di spesa in più senza che il governo abbia preso nessuna nuova decisione e per ragioni che non dipendono da noi: eppure quella spesa occupa lo spazio che le regole europee ci consentono e lo sottrae a tutto il resto, alle imprese, agli investimenti, alla crescita“.
Dopo aver ricordato che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affrontato la questione all’Ecofin, Meloni annuncia che riproporrà personalmente la richiesta al Consiglio europeo previsto per giovedì e venerdì. “Si tratta di una proposta semplice, di buonsenso, oltre che di responsabilità“, conclude sul tema.
Energia, oltre 60 miliardi per affrontare l’emergenza
Il governo, ricorda la presidente del Consiglio, ha stanziato oltre 60 miliardi di euro negli ultimi anni per proteggere gli italiani dal caro energia. Meloni cita la riduzione degli oneri in bolletta, l’eliminazione del differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo e gli strumenti del gas release e dell’energy release.
Tra gli interventi richiamati ci sono anche il taglio delle accise e le accise mobili, adottati in risposta alle tensioni in Medio Oriente e lungo le rotte del Golfo, oltre all’appello rivolto alle principali società energetiche per contenere i prezzi, al quale diverse compagnie hanno risposto positivamente.
La premier sottolinea inoltre che la potenza installata da fonti rinnovabili “è cresciuta di quasi il 40%” e difende la necessità di rilanciare la produzione nazionale di petrolio e gas: “Non è sensatissimo comprarli a migliaia di chilometri da qui quando una parte la possiamo estrarre in Italia“.
L’obiettivo, tuttavia, è superare la gestione delle singole emergenze attraverso misure strutturali. “Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balìa dell’emergenza“, avverte Meloni.
Sul decreto bollette, la presidente del Consiglio spiega che il governo sta lavorando con la Commissione europea per contenere i costi dell’energia destinata alle famiglie e alle imprese. “Con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica e il confronto è in fase avanzata“.
Spazio anche al nucleare, per il quale, secondo Meloni, sono state predisposte “le condizioni utili per avviare un percorso che ha un obiettivo ambizioso e necessario, cioè di arrivare ad avere la prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, e si continuerà a lavorare“.
Transizione 5.0 e investimenti nell’intelligenza artificiale
Nel confronto con gli industriali, la premier affronta anche il Piano Transizione 5.0, annunciando ulteriori interventi per semplificarne l’applicazione. “Il ministro Urso, che ringrazio, è in procinto di pubblicare una nuova circolare per semplificare ulteriormente i processi“, dichiara Meloni, invitando le imprese a presentare proposte operative per rendere lo strumento più efficace.
Un altro capitolo riguarda l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali. Per la presidente del Consiglio, è “urgente una governance dell’intelligenza artificiale“, che “va affrontata a livello globale“. Meloni ricorda l’impegno assunto dall’Italia durante la presidenza del G7 e gli investimenti previsti dalla legge nazionale sull’IA.
“La legge nazionale sull’IA ha messo a disposizione 1 miliardo di euro di investimenti per le imprese che sviluppano Intelligenza artificiale, cybersicurezza e tecnologie abilitanti“, afferma la premier, che annuncia anche un nuovo intervento fiscale per favorire gli investimenti in software utilizzati attraverso contratti cloud.
“Considero di buon senso trovare il modo di promuovere anche gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud. Quindi voglio annunciare che con il ministro Giorgetti stiamo lavorando per introdurre nella Legge di bilancio una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti per questa tipologia di beni“, spiega.
Piano Mattei, l’Italia punta sull’Africa
In chiusura, Meloni richiama il Piano Mattei e le opportunità economiche offerte dal continente africano, invitando le imprese a guardare oltre i mercati tradizionali. “È facile vedere opportunità negli Stati Uniti o nel Golfo, più difficile vederle in Africa. Ma parliamo del continente più giovane del pianeta e tra i mercati che cresceranno di più nei prossimi decenni. Esserci significa non lasciare ad altri un’opportunità che può essere soprattutto nostra“.
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