Nel 2021 il gruppo formato da TVK SARL, IT’S s.r.l., ARTELIA Italia S.p.A., NET Engineering S.p.A., Latitude Platform for Urban Research and Design e Michela Rustici (per la parte relativa all’archeologia) vinceva il concorso di progettazione per la riqualificazione urbanistica e funzionale del nodo Termini e di Piazza dei Cinquecento, a Roma. A bandirlo – nel dicembre 2020 – il Gruppo FS Italiane (con le sue società Grandi Stazioni Rail, FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana), con Roma Capitale e il supporto tecnico dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia. A quasi quattro anni da allora, l’aspetto della piazza antistante la principale stazione ferroviaria della Capitale – circa 4 ettari di spazio pubblico – non si avvicina a quello dei render della proposta vincitrice. Anzi.

Lo studio IT’S disconosce il progetto in realizzazione a Piazza dei Cinquecento
Come avranno avuto modo di accorgersi negli ultimi giorni gli utenti del servizio pubblico gestito da Atac, fino al prossimo 11 agosto la piazza è oggetto di una nuova tranche di lavori. Riguardano la stesura di uno strato di asfalto e il cantiere ha comportato lo spostamento temporaneo di capolinea e fermate a partire dallo scorso 29 luglio. “Per noi è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso” raccontano dallo studio IT’S. “Il terminal degli autobus, la cui prima parte era stata aperta nel 2024 e necessitava di alcune riparazioni, è stato trasfigurato dalla recente asfaltatura. Un episodio che ci ha fatto capire che l’attenzione al livello di qualità, anche nelle materie di questo progetto, sta venendo meno. Noi non ci sentiamo di riconoscerlo più”. Con rammarico, lo studio di base a Roma e Parigi – che di recente si è aggiudicato con OMA e altri partner il concorso internazionale di idee indetto dalla fondazione Roma REgeneration con la proposta Roma Continua – A Vision for Rome – ha dunque scelto di disconoscere il progetto in corso di realizzazione. Ma come sono arrivati a questa decisione? E, più in generale, la posizione espressa da IT’S quali riflessioni incoraggia sulla città e sulle trasformazioni che la attraversano? Lo abbiamo chiesto ai diretti interessati.

L’iter di riqualificazione del nodo di Termini a Roma
“Dopo il concorso, come previsto abbiamo lavorato al PFDE e al progetto definitivo, che ha permesso l’approvazione del progetto. In seguito, per motivi di urgenza legati al Giubileo, come soggetto attuatore, a Grandi Stazioni Rail è subentrato ANAS (parte del Gruppo FS Italiane dal dicembre 2017, ndr). Da lì abbiamo avuto un mandato non più per il progetto esecutivo, ma per fare un’assistenza al RUP, che è stata svolta in maniera molto leggera, fino alla prima apertura parziale del 2024. Da dicembre ‘24 a oggi, non abbiamo avuto più nessun tipo di coinvolgimento ufficiale e formale nel processo di realizzazione”, spiegano da IT’S, aggiungendo di aver “richiesto di essere coinvolti. Crediamo nell’autorialità del lavoro dell’architettura e pensiamo che, anche durante il cantiere, in quei cambiamenti necessari all’adattamento di un progetto così complesso sia importante che al tavolo delle scelte vengano coinvolti anche gli autori.” Nell’ultimo anno e mezzo, lo studio riferisce quindi di aver contattato ANAS e FS Sistemi Urbani (senza aver avuto riscontro) e di aver informato il Comune di Roma, anche a mezzo stampa, della preoccupazione suscitata da “situazioni che ci sembrava modificassero in maniera importante il senso del progetto”. Si arriva quindi al comunicato dei giorni scorsi, in cui lo studio dichiara che “nel corso del tempo, il gruppo di progettazione non è stato coinvolto nelle fasi esecutive di progettazione e di direzione artistica durante lo svolgimento dei lavori di cantiere, che hanno portato e stanno tuttora portando alla realizzazione di un progetto profondamente diverso – nella forma, nell’estetica e soprattutto nei principi – rispetto a quello dichiarato vincitore del concorso internazionale e approvato in Conferenza dei Servizi”.
Cosa resta dei temi centrali del progetto vincitore del concorso per il restyling di Piazza dei Cinquecento?
Almeno quattro gli aspetti salienti del progetto sui quali, secondo IT’S, “non si è lavorato in coerenza con gli obiettivi originari”. A cominciare da una “componente invisibile, ma essenziale dal punto di vista ambientale, come la gestione delle acque” proseguono dallo studio, il cui progetto puntava sulla permeabilità dei suoli e sull’infiltrazione naturale dell’acqua nel terreno. “Ci sono poi i temi del padiglione servizi e quello del BikeUp, posto al centro della piazza: è un altro elemento di cui non si parla più e che non vediamo; per noi è importante, specie in un momento in cui parla di mobilità sostenibile; avrebbe dovuto avere 300 spazi per le bici.” E ancora, “a oggi non sappiamo dove si arriverà con la piantumazione dell’arboreto”. Suscitano dubbi anche “la qualità e la scelta dei materiali, aspetti che non solo generano l’estetica di una piazza, ma anche la sua durata nel tempo, specie nel caso di una piazza così utilizzata e sottoposta a vari flussi”, in particolare con “il recente e inspiegabile ripristino dell’asfalto all’interno della piazza, elemento sulla cui rimozione si era lavorato come uno dei principi fondanti del progetto, affinché la piazza potesse adattarsi ai recenti cambiamenti climatici, migliorandone la condizione ambientale”.

Il tema della gestione delle grandi trasformazioni urbane in Italia
Arrivati a questa fase della vicenda, attraverso l’atto di disconoscimento del progetto quale reazione IT’S intende sollecitare, quale segnale vuole inviare? “Ci auguriamo, intanto, di capire le posizioni proposte dai vertici che dirigono questo progetto, se siano soddisfatti di quello che si sta realizzando e se ci siano delle possibilità di poterlo migliorare. Non parliamo per noi personalmente: non occupandoci più di questo cantiere da oltre un anno e mezzo, sarebbe anche molto difficile pensare di essere coinvolti, anche a volerlo, a questo punto. Vorremmo portare all’attenzione il tema della qualità con cui si andrà a concludere questo progetto, oltre che quello della sua attivazione e gestione nel corso degli anni. Piazza dei Cinquecento è un’occasione importante per Roma: è un punto nevralgico, 4 ettari di spazio pubblico; non capita tutti i giorni di poter intervenire su uno spazio così della città.” Pur prendendo le mosse dal cantiere di Piazza dei Cinquecento, il tema posto dallo studio assume una dimensione più ampia e va a intercettare “il ruolo dell’architettura all’interno del processo con cui si realizza un’opera di questo livello: il progetto è parte di un processo, che include le fasi di programmazione, di concorso, di progettazione. E poi ci sono quelle successive, altrettanto importanti: la realizzazione, ovviamente, la comunicazione di quanto si sta facendo, la gestione negli anni”.

Piazza dei Cinquecento e Roma: come proseguirà l’opera di riqualificazione?
Con l’auspicio di ospitare le opinioni anche degli altri soggetti coinvolti in questa opera, riportiamo un ultimo punto di vista espresso dallo studio: “Secondo noi è in queste grandi trasformazioni urbane che si cerca di produrre un’evoluzione in senso non solo progettuale, ma anche tecnico. Ci saremmo aspettati che questo fosse un luogo dove le difficoltà si superassero attraverso delle componenti di invenzione tecnica e di evoluzione urbana, non di riduzione della città”. E il riferimento, infine, va proprio all’esperienza del concorso promosso da Roma REgeneration e vinto con OMA: “Abbiamo presentato visioni molto ambiziose per questa città, però è chiaro che se poi i processi che abbiamo di fronte sono questi, c’è un problema da porsi sul quale dobbiamo ragionare, che riguarda appunto tutte le fasi del processo. Incluse, come dicevamo, la conclusione, la gestione, la cura, la comunicazione, sulle quali occorre lavorare in modo sistemico, soprattutto sinergico e molto attento”.
Valentina Silvestrini
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