Il populismo di sostanza: la strategia paziente di Paola Polidoro per Cassino

Sessanta minuti, cinque temi, una sola data già fissata a calendario: fine settembre, screening gratuiti. In un panorama politico di annunci vaghi, a Cassino ON qualcuno ha iniziato a mettere le date sui post-it. Niente piazza urlante, niente palco con le bandiere: solo un teatro pieno e una lavagna di proposte tecniche. È da qui, e non da un comizio, che Paola Polidoro sta costruendo la sua candidatura al Comune di Cassino.

La sta edificando un mattone alla volta. Usando un cemento particolare: che tiene insieme la promessa di parlare “alla pancia” della gente e la necessità una volta arrivati al governo di parlare anche alla sua testa. Il Movimento 5 Stelle ne è stato il laboratorio più clamoroso: capace di intercettare un malcontento diffuso, meno capace di trasformarlo in amministrazione.

A Cassino, in questi mesi, si sta consumando un esperimento che sembra muoversi lungo la stessa faglia ma con un segno rovesciato: Paola Polidoro, giornalista che la città l’ha raccontata per anni prima di provare a governarla, sta costruendo un percorso che assomiglia al populismo nella capacità di intercettare il consenso diffuso ma se ne allontana clamorosamente nel metodo. Non promesse ma dossier. Non piazza contro palazzo ma tavoli tecnici prima ancora dei programmi elettorali.

La cronaca: cinque temi, un metodo che si ripete

Il secondo appuntamento di Cassino ON, andato in scena nei giorni scorsi, conferma l’impostazione inaugurata al Teatro Manzoni lo scorso aprile. Sessanta minuti, cinque temi — lavoro, giovani, sicurezza, verde, turismo — e un ospite per capitolo, ciascuno chiamato non a lamentarsi ma a proporre.

Vincenzo De Nisi con Antonio Cardillo

Il sindacalista Vincenzo De Nisi lega il lavoro al ruolo di Cassino come motore del comprensorio, chiamando in causa la partita, tutt’altro che scontata, della Tav. L’avvocato Vincenzo Marrone affronta la sicurezza con il linguaggio della prevenzione tecnologica, videosorveglianza integrata con le forze dell’ordine, più che con quello dell’emergenza. L’avvocato Gabriele Picano, vicepresidente della Fondazione Policlinico Tor Vergata, non si limita ad annunciare un principio ma una data: a fine settembre due giornate di screening sanitari gratuiti, il primo caso in cui il laboratorio civico produce qualcosa di verificabile prima ancora delle urne.

Sul verde, Polidoro stessa presenta un Piano che ambisce a trattare gli alberi e i parchi come infrastruttura e non come ornamento. Sul turismo, aggiorna sul percorso degli Stati Generali avviato nelle scorse settimane, agganciandolo alla candidatura di Cassino a Capitale Italiana della Cultura 2029.

Il paradosso del populismo con i compiti fatti

Gabriele Picano

È qui che la cronaca smette di essere solo cronaca e comincia a raccontare una strategia. Perché quello che Polidoro sta costruendo ha, sul piano della comunicazione, tutti i tratti riconoscibili del populismo di scuola grillina delle origini: la sfiducia dichiarata verso “i cortigiani del re“, l’insistenza sull’ascolto come metodo anziché come concessione, il rifiuto delle appartenenze di partito in favore delle competenze. Ma è un populismo che, invece di fermarsi allo slogan, lo attraversa e arriva dall’altra parte: ogni tema del Cassino ON si chiude con una proposta tecnica precisa: le curb extensions per gli incroci pericolosi di via Pascoli, l’isola verde digitale per piazza Labriola, il censimento del patrimonio arboreo per il Piano del Verde.

È il paradosso di un movimento che rivendica la vicinanza al popolo proprio attraverso il linguaggio degli addetti ai lavori, che il popolo raramente parla ma che, quando applicato bene, il popolo lo giudica dai risultati. Il Movimento 5 Stelle delle origini prometteva la rivoluzione e consegnava, troppo spesso, l’improvvisazione. Polidoro promette meno: un incrocio più sicuro, non la fine della casta. Ma lo fa con il rigore di chi ha passato una carriera a verificare le fonti prima di scrivere una notizia.

Una squadra che si allarga per cerchi concentrici

C’è poi un secondo elemento che distingue questa vicenda da un’uscita estemporanea: il tempo. Da aprile, quando il format debuttava al Teatro Manzoni davanti a una platea già composita (ex assessori come Alberto Borrea, ex consiglieri come Armando Russo e Gianrico Langiano, imprenditori come Guido D’Amico e Danilo Evangelista) a oggi, la rete si è allargata senza fratture visibili, includendo il mondo sindacale, quello sanitario, quello ambientalista, quello del terzo settore.

Non è ancora, come si scriveva già a suo tempo, un’alleanza formale. Ma la sua costruzione per accumulo progressivo, tema dopo tema, incontro dopo incontro, è essa stessa un messaggio politico: chi si presenta alle urne senza una squadra costruita in anticipo, a Cassino, lo si è visto più volte, dura la campagna elettorale ma raramente la consiliatura.

Polidoro sembra aver studiato bene quella lezione, e sta scegliendo la strada opposta: costruire prima il consenso di merito, poi eventualmente il simbolo sulla scheda.

Il vero avversario non è la giunta, è il tempo

Don Antonio Mazzi e la sede Exodus di Cassino

Un incontro curato nei dettagli: come il momento dedicato al ricordo di don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, protagonista della stagione che trent’anni fa portò la comunità anche a Cassino. Il don è scomparso proprio nelle ore dell’iniziativa.

Polidoro ha scelto di fermare il dibattito politico per un tributo che richiama valori (ascolto, inclusione, riscatto) che non sono estranei al lessico con cui lei stessa costruisce le proprie proposte.

È un dettaglio che conferma come il registro scelto per Cassino ON non sia quello dell’invettiva ma quello, più raro in politica locale, della continuità morale tra parole e pratiche.

Una domanda che resta aperta

Paola Polidoro

Resta, alla fine, il nodo che nessuna delle cinque proposte messe sul tavolo può ancora sciogliere da sola: se il metodo (osservare, proporre, testare, come lo aveva definito la stessa Polidoro al debutto di aprile) riuscirà a trasformarsi in una proposta di governo compiuta prima che la campagna elettorale imponga i suoi tempi accelerati e le sue semplificazioni.

È il rischio che corre ogni candidatura costruita sulla pazienza: che l’urgenza del voto bruci, all’ultimo, la cura riposta nella costruzione. Ma è anche vero che a Cassino, negli ultimi anni, le opposizioni che hanno fallito lo hanno fatto quasi sempre per il motivo opposto: l’improvvisazione, l’unilateralità della polemica, l’assenza di una proposta alternativa credibile.

Se davvero, come sembra, l’obiettivo di Polidoro è arrivare al 2027 con un progetto già collaudato pezzo per pezzo, allora la vera domanda che l’opposizione uscente dovrebbe porsi non è più se la sfiderà un’outsider di passaggio, ma se saprà rispondere a un’avversaria che, per una volta, arriva al tavolo con i compiti già fatti.


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