Progetto di vita per persone con disabilità: al via le domande telematiche INPS in 51 province. Ecco come fare


Disabilità e progetto di vita personalizzato: da oggi i residenti nelle province interessate dalla sperimentazione della riforma possono presentare online la richiesta per l’elaborazione del documento che definirà il percorso di sostegno su misura.

L’INPS ha attivato il servizio “SISDA – trasmissione istanze per il progetto di vita”, accessibile tramite SPID, CIE o CNS. Ecco requisiti, esclusioni e modalità per non sbagliare.

La rivoluzione nella presa in carico delle persone con disabilità compie un passo avanti decisivo. Dal 1° gennaio 2025, e progressivamente fino al marzo 2026, 51 province italiane sono entrate nella fase sperimentale della riforma della disabilità, che introduce il cosiddetto progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

Ma come si fa a richiederlo? L’INPS ha appena reso operativo il servizio telematico che consente proprio questo: un canale unico per inoltrare l’istanza all’Ambito Territoriale Sociale competente, che poi avvierà la valutazione multidimensionale per la stesura del progetto. Il tutto senza code agli sportelli, ma con un click.

Chi può presentare la domanda? Requisiti e certificazioni valide

Non tutti possono accedere al progetto di vita. La normativa – l’articolo 15 del decreto legislativo 62/2024, come modificato dal decreto-legge 19/2026 convertito dalla legge 50/2026 – prevede due strade alternative per dimostrare il possesso dei requisiti minimi.

La prima: essere in possesso del certificato di disabilità rilasciato ai sensi del nuovo decreto legislativo 62/2024, che attesti almeno una delle seguenti condizioni:

  • invalidità civile superiore al 33% ;
  • residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o perimetro binoculare inferiore al 10%;
  • sordità con deficit uditivo non inferiore a 75 decibel nell’orecchio migliore, acquisita entro il dodicesimo anno d’età;
  • sostegno almeno di livello lieve ai sensi della legge 104/1992;
  • per i minori: difficoltà persistenti nello svolgere i compiti della propria età o ipoacusia oltre 60 decibel;
  • per gli ultra-sessantasettenni: difficoltà persistenti lievi, corrispondenti a un’invalidità tra il 33,3% e il 66,6%.

La seconda: essere titolari di una certificazione legge 104/1992 ottenuta prima dell’entrata in vigore della riforma. In questo caso, il possesso del vecchio attestato è sufficiente per presentare l’istanza, come previsto dall’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 62/2024.

Attenzione: chi ha un certificato che non rientra in queste casistiche, per ora, non può fare domanda.

Le esclusioni: chi resta fuori dal progetto di vita

Il legislatore ha voluto tracciare un confine netto. Sono espressamente escluse dalla presentazione dell’istanza le persone anziane ultrasettantenni non autosufficienti che già percepiscono l’indennità di accompagnamento per invalidità civile o cecità assoluta.

La motivazione? L’attesa del consolidamento del quadro normativo sulla riforma delle politiche per gli anziani, contenuta nel decreto legislativo 29/2024. In pratica, per questa fascia di popolazione il progetto di vita non è ancora attivabile: si dovrà attendere l’armonizzazione delle due riforme.

Come presentare l’istanza: la procedura telematica passo per passo

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso il portale www.inps.it, seguendo il percorso “Sostegni, Sussidi e Indennità” > “Per disabili/invalidi/inabili”. Serve essere in possesso di un’identità digitale valida: SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS.

Una volta autenticati, si accede al servizio “SISDA – trasmissione istanze per il progetto di vita“. Compilando la richiesta, la persona con disabilità autorizza l’INPS a trasmettere all’ATS competente per il comune di residenza una serie di documenti fondamentali: il certificato definitivo di disabilità (sia nella versione integrale che in quella omissis), il questionario “WHODAS” e i dati di contatto.

“Con la presentazione dell’istanza, la persona richiede e autorizza l’INPS a trasmettere all’ATS il certificato definitivo e i dati necessari per l’avvio del procedimento”, si legge nel messaggio ufficiale dell’Istituto.

Dopo l’invio, sarà l’ATS a contattare direttamente il richiedente per dare il via all’iter di valutazione multidimensionale e alla successiva elaborazione del progetto di vita.

Chi può firmare la domanda? I soggetti abilitati

L’istanza può essere inoltrata da più figure, a seconda dei casi:

  • la persona con disabilità in prima persona;
  • il genitore, se il richiedente è minorenne;
  • il tutore, il curatore o l’amministratore di sostegno, purché muniti dei poteri previsti dal decreto di nomina e in possesso della delega per l’accesso con SPID, CIE o CNS del soggetto interessato.

Le province coinvolte nella sperimentazione: l’elenco completo

La riforma parte dal territorio, con un’avanzata graduale che ha coinvolto tre ondate di province. Ecco l’elenco aggiornato:

Dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari, Trieste.

Dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza.

Dal 1° marzo 2026: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Terni, Treviso, Venezia, Verona.

Il ruolo degli ATS: come funziona la presa in carico

Non è solo il cittadino a dover interagire con il sistema. Anche gli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali hanno a disposizione un canale dedicato: il servizio “SISDA – Consultazione istanze per il progetto di vita“. Previa abilitazione, possono accedere per visualizzare l’elenco delle richieste di competenza, consultare i certificati e i documenti allegati, e gestire l’intero iter.

Una funzionalità importante: l’operatore, una volta esaminata la pratica, può registrare la “Presa Visione”, aggiornando lo stato dell’istanza a “in gestione all’ATS”. Al termine del procedimento, potrà chiudere la pratica indicando l’esito: progetto di vita sottoscritto, rinuncia da parte del richiedente o decesso.

Per ogni evenienza tecnica, l’INPS ha attivato un canale di supporto dedicato: [email protected].

Cosa succede dopo la domanda

La presentazione dell’istanza è solo il primo tassello. Una volta ricevuta la documentazione, l’ATS avvia la valutazione multidimensionale, coinvolgendo i diversi professionisti (assistenti sociali, medici, educatori) per delineare un progetto che tenga conto non solo delle necessità sanitarie e assistenziali, ma anche delle aspirazioni sociali, lavorative e relazionali della persona.

Il progetto di vita, insomma, non è un semplice piano di interventi: è una bussola che dovrebbe accompagnare la persona con disabilità per tutto l’arco della vita, adattandosi ai cambiamenti e alle diverse fasi.


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 Andrea Carlino

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