Il ballottaggio comunale costringe le coalizioni a una prova più secca del primo turno. La scheda offre due candidati, gli apparentamenti sono già visibili e il voto disgiunto non rientra nella partita. Per questo il secondo turno del 2026 va misurato su due piani distinti: il risultato dei sei capoluoghi rimasti aperti e il bilancio dell’intera tornata nei capoluoghi.
Quadro chiuso il 9 giugno 2026 alle 11:42. Le cifre riportate riguardano dati consolidati dei capoluoghi e del riepilogo nazionale dei ballottaggi.
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La griglia del voto: 42 Comuni e sei capoluoghi
Il secondo turno ha riguardato 42 Comuni italiani. Sei sono capoluoghi di provincia: Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani. Il corpo elettorale è stato chiamato alle urne domenica 7 giugno e lunedì 8 giugno, con chiusura dei seggi alle 15 e spoglio immediato.
La Sardegna ha votato nello stesso arco di calendario per il primo turno in 148 Comuni. Quel voto appartiene a un perimetro separato: non entra nel 52,07% dei ballottaggi nazionali e non descrive la rimobilitazione degli elettori dopo il primo turno del 24 e 25 maggio.
Il 3 a 3 nei nomi dei sindaci eletti
Nel blocco del centrodestra entrano Marcello Comanducci ad Arezzo, Filippo Boscagli a Lecco e Sandro Parcaroli a Macerata. Nel blocco del centrosinistra entrano Michele Sodano ad Agrigento, Giovanni Legnini a Chieti e Marco Galiano a Trani.
La divisione perfetta dei sei capoluoghi racconta meno di quanto sembri se presa da sola. Dentro il 3 a 3 ci sono due cambi di colore politico, Lecco verso il centrodestra e Agrigento verso il centrosinistra, con quattro conferme di area. La tornata produce quindi continuità amministrativa in diverse città e due trasferimenti simbolici rilevanti.
Arezzo: Comanducci eredita dieci anni di centrodestra
Ad Arezzo Marcello Comanducci vince con il 55,75% e 22.698 voti. Vincenzo Ceccarelli si ferma al 44,25% e 18.017 voti. Il centrodestra mantiene così la guida della città dopo i dieci anni dell’amministrazione Ghinelli.
Il primo turno aveva dato a Comanducci il 43,81% e a Ceccarelli il 32,36%. Tra i due era rimasto un bacino civico ampio, quello di Marco Donati sostenuto anche da Azione, arrivato al 20,49%. Il ballottaggio mostra che quel voto non si è trasferito in modo sufficiente sul candidato progressista, malgrado la presenza di un’alternativa organizzata al centrodestra.
Macerata: Parcaroli passa dal 49,96% al bis
A Macerata Sandro Parcaroli viene confermato sindaco con il 54,30%, pari a 10.716 voti. Gianluca Tittarelli chiude al 45,70%, con 9.020 voti. La distanza finale è più larga del margine lasciato intuire da una vigilia condizionata dal quasi successo immediato del sindaco uscente.
Due settimane prima Parcaroli aveva ottenuto il 49,96%, a un soffio dalla maggioranza assoluta; Tittarelli era al 41,95%. Il secondo turno non ha riaperto davvero il municipio: ha trasformato in mandato pieno un vantaggio già fortissimo, senza che le riserve dei candidati esclusi bastassero a produrre un ribaltamento.
Lecco: Boscagli supera il sindaco uscente
Lecco è la conquista più importante del centrodestra nel gruppo dei capoluoghi al ballottaggio. Filippo Boscagli ottiene il 52,04% e 11.905 voti; Mauro Gattinoni arriva al 47,96% con 10.973 voti. Il margine è di 932 voti e basta a interrompere il mandato del sindaco uscente di centrosinistra.
Il primo turno aveva collocato Boscagli al 48,65% e Gattinoni al 42,53%. La città non premia una rimonta del primo cittadino uscente. Premia invece la capacità dello sfidante di portare oltre la maggioranza assoluta un vantaggio già consistente, dentro una competizione in cui l’elettorato civico terzo non ha prodotto un recupero sufficiente per il centrosinistra.
Agrigento: Sodano dilata il vantaggio oltre il 70%
Agrigento consegna a Michele Sodano il risultato più largo fra i capoluoghi del secondo turno: 72,31% e 14.908 voti. Gerlando Alonge, indicato in campagna anche come Dino Alonge, rimane sotto il 28%. La città passa così al centrosinistra con una distanza rara per un ballottaggio in un capoluogo.
Il dato personale di Sodano è molto più ampio del primo turno, quando il candidato progressista era al 39,1%. Il salto segnala una convergenza elettorale che ha superato il perimetro di partenza delle liste collegate. Proprio per questo la futura amministrazione dovrà calibrare con attenzione il rapporto fra voto al sindaco, gruppi consiliari e priorità di governo cittadino.
Chieti: Legnini regge alla ricomposizione avversaria
A Chieti Giovanni Legnini vince con il 52,27% e 12.345 voti. Cristiano Sicari arriva al 47,73% e 11.274 voti. Il centrosinistra conserva il capoluogo abruzzese dopo una sfida più stretta rispetto alla distanza del primo turno.
Il primo voto aveva posto Legnini al 47,2% e Sicari al 27,5%. Al ballottaggio Sicari ha raccolto apparentamenti e sostegni arrivati dall’area di Mario Colantonio e da liste civiche vicine ad Alessandro Carbone. La rimonta ha accorciato la forbice e non ha superato il vantaggio iniziale dell’ex vicepresidente del Csm.
Trani: Galiano vince nel finale più stretto
Trani offre il margine più sottile fra i sei capoluoghi. Marco Galiano, candidato del centrosinistra, ottiene il 51,14% e 12.745 voti. Angelo Guarriello, candidato del centrodestra, chiude al 48,86% e 12.176 voti. La differenza è di 569 voti.
La città rimane nell’area progressista dopo due mandati di Amedeo Bottaro. Galiano era avanti già al primo turno con il 40,69%, però la distanza finale mostra una competizione molto più compressa. Il centrodestra recupera una parte del divario iniziale e non completa il sorpasso.
Affluenza al 52,07%: il secondo turno seleziona il voto
L’affluenza nazionale dei ballottaggi è al 52,07%, contro il 60,48% del primo turno negli stessi Comuni. La perdita di 8,41 punti modifica la qualità del risultato: chi arriva al secondo turno deve riportare alle urne il proprio elettorato e convincere una quota di votanti rimasta senza candidato diretto.
In città come Trani e Lecco il calo di partecipazione rende più visibile il peso delle reti territoriali. Pochi centinaia di voti separano vincitore e sconfitto; la capacità di tenere aperti i comitati, mobilitare liste e raggiungere elettori non ideologici diventa decisiva quanto il vantaggio del primo turno.
Capoluoghi totali: il conto finisce 10 a 6
Il saldo dei 18 capoluoghi della tornata amministrativa allarga il campo oltre i sei ballottaggi. Il centrosinistra passa da 8 sindaci uscenti a 10 eletti; il centrodestra passa da 5 a 6; le amministrazioni civiche o espresse da altre aree scendono da 5 a 2.
Da qui nasce la doppia contabilità politica. La maggioranza nazionale valorizza il 3 a 3 nei capoluoghi del ballottaggio e la conquista di Lecco. Il Partito democratico e le opposizioni progressiste valorizzano il 10 a 6 sul ciclo completo dei capoluoghi. Sono due perimetri diversi e producono due argomenti diversi.
Sardegna: primo turno nello stesso calendario
Il voto sardo merita una cornice separata. Nell’isola si è votato per il primo turno in 148 Comuni, con partecipazione superiore al 60%. Quel numero non va sommato all’affluenza dei ballottaggi nazionali: nasce da una chiamata iniziale e segue dinamiche locali autonome.
La distinzione serve a evitare una lettura deformata della partecipazione. Il secondo turno nei Comuni italiani misura il ritorno alle urne dopo due settimane; il primo turno sardo misura l’avvio della competizione amministrativa in un calendario regionale proprio.
Il filo con il testo del 4 giugno su Sbircia
Sbircia la Notizia Magazine aveva già fissato il perimetro del secondo turno nell’articolo Ballottaggi comunali 2026: sei capoluoghi al voto. Quel lavoro indicava i duelli nei capoluoghi e segnalava il peso degli elettorati terzi, degli apparentamenti e della partecipazione.
Il voto dell’8 giugno chiude quel percorso con tre conferme per area e due cambi politici netti. Arezzo e Macerata restano al centrodestra, Chieti e Trani restano al centrosinistra, Lecco passa al centrodestra e Agrigento passa al centrosinistra. Il risultato finale offre quindi equilibrio nel secondo turno e vantaggio progressista nel conteggio complessivo dei capoluoghi.
Provenienza dei numeri pubblicati
Le cifre sui risultati derivano dal Ministero dell’Interno tramite il portale Eligendo. Il perimetro nazionale del voto e il saldo dei capoluoghi coincidono con i riepiloghi pubblicati da ANSA, RaiNews, Sky TG24, Corriere della Sera, la Repubblica, Fanpage.it, Tgcom24 e Avvenire.
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Junior Cristarella
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