La pensione si allontana. Secondo le ultime proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, dal 2029 l’età pensionabile potrebbe salire, per effetto dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, a 67 anni e sei mesi e a 67 anni e otto mesi dal 2031. Una stima destinata a riaccendere il dibattito sulle pensioni.
Le ipotesi per la prossima Legge di bilancio
Del resto, in vista della finanziaria, sono diverse le questioni sul tavolo. Da una parte, il responsabile del Mit Matteo Salvini ha annunciato di voler proporre l’innalzamento (volontario) fino a 70 anni per gli autotrasportatori di merci e persone. Mentre il suo partito è tornato a chiedere di congelare l’adeguamento dell’aspettativa di vita (gli scatti per l’età pensionabile, oggi ancora ferma a 67 anni, sono un mese in più da gennaio 2027 e altri due mesi da gennaio 2028). Infine, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon studia come riproporre l’uscita anticipata a 64 anni. Ma, come noto, la coperta è corta e molti ritengono improbabile che queste misure possano trovare spazio.
il dossier
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Di certo c’è che, nel frattempo, in Italia si va in pensione più tardi. L’ultimo rapporto annuale Inps certifica che l’età media effettiva generale è a 64,8 anni. Complice anche la graduale restrizione dei canali di uscita anticipata (come Quota 103 e Opzione donna), fino alla mancata proroga.
Parimenti, cresce il numero di occupati over 55. Nel 2005 era occupato il 31,4% degli italiani tra 55 e 64 anni, nel 2025 questo numero ha fatto un balzo al 61,2%: quasi raddoppiato. I dati rivelano che, negli ultimi 20 anni, il tasso di occupazione è aumentato di tre punti anche tra i 65-89enni.
Chi lavora anche dopo la pensione
L’Istat ha fotografato che, nel 2023, più di un pensionato su dieci ha continuato a lavorare. Buona parte proseguendo il lavoro di prima. Un’altra fetta con un nuovo mestiere. Circa metà dei pensionati lavoratori confessa di farlo solo per soddisfazione personale o per restare attivo ma un terzo lo fa per integrare un reddito da pensione troppo scarno. Il fenomeno dei pensionati lavoratori, per piacere o necessità, si è ingrossato negli ultimi anni. Stando ai dati Inps, nel 2024 i titolari di pensione diretta di vecchiaia o anzianità ancora al lavoro risultavano 779.303: 41.800 in più rispetto all’anno precedente.
Si tratta, per lo più, di autonomi, libero professionisti o parasubordinati mentre i pensionati dipendenti sfiorano appena l’1% della platea. Sempre l’analisi dell’istituto previdenziale fotografa che la propensione a lavorare dopo il ritiro si alza fra i pensionati “giovani” (prima dei 64 anni) con assegni più bassi. Ma è vero lo stesso anche per molti libero professionisti con trattamenti sostanziosi come avvocati, commercialisti, architetti. Sempre Inps, su un campione di 9.932 pensionati che continuano a lavorare, ha riscontrato che il reddito annuo da lavoro – per quelli nella fascia centrale – è quasi pari a quello della pensione percepita.
Novità per il personale scolastico: illegittimo il limite rigido di 70 anni
Anche le sentenze stanno rimodellando il quadro. Una novità, per esempio, arriva dalla Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il limite rigido di 70 anni per il trattenimento in servizio nella scuola. Secondo la Consulta, insegnanti e personale scolastico possono lavorare anche oltre questa età se non hanno maturato l’anzianità minima prevista per la pensione di vecchiaia. Una decisione che salva chi rischiava di essere collocato a riposo d’ufficio solo per l’età ma senza avere ancora una pensione per via di carriere frammentate o ingresso tardivo nel mondo della scuola.
Il pensionato che lavora deve informare prima Inps
Altri interventi della Cassazione interessano chi decide di continuare a lavorare, pur se in pensione. Ebbene, chi opta per questa scelta, deve informare l’ente previdenziale prima di ricominciare l’attività. Pena: ricevere la richiesta di restituzione degli assegni pensionistici percepiti. I giudici hanno stabilito, infatti, che l’onere di comunicare la nuova condizione spetta al pensionato. Occhio, dunque, se non si vuole correre il rischio di indebiti.
Il retroscena
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Altra modifica scatta sui contributi dei pensionati autonomi che continuano a lavorare. La regola in vigore consente, agli artigiani, ai commercianti e agli agricoltori pensionati di dimezzare il versamento dei contributi previdenziali, se hanno almeno 65 anni e sono già titolari di pensione. In questo caso, gli Ermellini hanno esteso questo beneficio a tutti indipendentemente dal sistema di calcolo della pensione (tranne in alcuni casi).
Incarichi pubblici nella Pa oltre l’età pensionabile: compenso possibile
Il terzo pronunciamento attiene gli incarichi pubblici retribuiti, sempre oltre l’età pensionabile. Una questione molto spinosa nella pubblica amministrazione, in particolare per enti locali e società controllate.
In generale, la PA non può affidare ai pensionati incarichi di studio, consulenze, cariche dirigenziali, direttive o di governo a titolo oneroso, indipendentemente dal settore di provenienza. Consentite, invece, le nomine gratuite, seppure con alcuni vincoli e, talvolta, una durata massima. Ora, però, la Cassazione ha chiarito che il paletto vale solo se c’è stato un reale accesso alla pensione. Viceversa, se la persona non presenta la domanda e non percepisce il trattamento pensionistico, nulla osta al compenso dell’incarico affidato. Aver maturato i requisiti pensionistici e l’età, in sostanza, non equivale a essere automaticamente “in quiescenza”.
Decorrenza della pensione: arretrati a rischio senza domanda
Da ultima, la decorrenza della pensione in caso di contributi versati in più di una gestione. Riguarda soprattutto chi ha una parte di carriera da dipendente e una da autonomo. Se si unificano i versamenti effettuati nella gestione principale e in quella separata ai fini della pensione (computo), bisogna farne esplicita richiesta. In altre parole, la pensione non si attiva automaticamente al raggiungimento dei requisiti e la decorrenza del trattamento non può precedere la domanda. Tradotto: una richiesta tardiva fa saltare il pagamento dell’assegno e può far perdere tutti gli eventuali arretrati.
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