Yorgos Lanthimos in pausa: fotografia prima del set


La pausa di Lanthimos non nasce nel vuoto. Arriva dopo un blocco produttivo concentrato: Poor Things nel 2023, Kinds of Kindness nel 2024 e Bugonia nel 2025. Tre film ravvicinati hanno trasformato la continuità creativa in una pressione industriale. Ora il centro si sposta sulla fotografia, dove l’autore lavora con tempi più asciutti e con meno mediazioni.

Nota per il lettore: il testo separa fatti confermati, dichiarazioni pubbliche e stato dei progetti collegati al nome del regista. Le date future citate riguardano solo uscite o lavorazioni annunciate in modo pubblico.

Il calendario si ferma su Bugonia

Bugonia è il titolo che chiude l’ultimo ciclo cinematografico di Yorgos Lanthimos. Dopo quel film il regista non ha legato il proprio nome a un nuovo set con data di avvio, cast ufficiale e piano di produzione già comunicato. Nella conversazione con il Financial Times, il ritorno alla regia viene affidato a una condizione interiore: recuperare la gioia di fare film.

ComingSoon, nella pubblicazione italiana del 7 giugno 2026, colloca la stessa frattura dopo tre opere ravvicinate e segnala che My Year of Rest and Relaxation e Fatale restano privi di calendario annunciato. Il dato industriale pesa più delle ipotesi: senza una finestra di riprese, la pausa assume consistenza editoriale e produttiva.

Tre film hanno consumato il margine

Il ritmo degli ultimi anni non deriva da un accumulo casuale. TheWrap aveva già registrato a ottobre 2025 la spiegazione del regista sul modo in cui Kinds of Kindness entrò nel tempo lungo degli effetti visivi di Poor Things, mentre Bugonia era un copione incontrato anni prima e poi lavorato con Will Tracy. In questa catena ogni titolo ha occupato lo spazio mentale del precedente.

La stanchezza dichiarata si colloca dentro il funzionamento concreto del cinema di produzione: sviluppo, preparazione, set, montaggio, campagna festivaliera e promozione internazionale. Lanthimos ha attraversato quel percorso senza un distacco largo fra un film e l’altro. La pausa interrompe la catena prima che la ripetizione consumi il desiderio creativo.

La fotografia restituisce controllo immediato

La fotografia offre a Lanthimos una grammatica con meno intermediari. Una macchina, un rullino, una camminata, un negativo: il gesto nasce e si chiude nel corpo dell’autore. La produzione cinematografica richiede finanziatori, reparti, approvazioni e una quantità di attese che il suo metodo recente aveva portato al limite.

L’Associated Press ha fissato all’inaugurazione ateniese un’immagine chiarissima: il regista parla della fotografia come matrice del cinema e ricorda che il film, nella sua base materiale, avanza a ventiquattro immagini al secondo. Questa scelta conserva il visivo e lo riporta alla sua unità minima.

Atene ha ospitato la pausa in forma fisica

La personale Yorgos Lanthimos: Photographs alla Onassis Stegi di Atene è stata aperta dal 7 marzo al 17 maggio 2026 al livello -1. Il percorso ha riunito 182 fotografie in quattro nuclei: tre nascono negli ambienti di Poor Things, Kinds of Kindness e Bugonia, accanto a una serie greca maturata ai margini di Atene e durante viaggi nell’Egeo.

Il nucleo centrale contava 110 lavori nuovi e l’allestimento riprendeva la forma di un tempio greco classico. La scelta spaziale non decorava soltanto le stampe: separava il materiale nato vicino ai film dal corpo più intimo della mostra, portando il visitatore dalla produzione cinematografica alla camminata solitaria.

La carta conta quanto lo scatto

Il capitolo più concreto riguarda la lavorazione delle stampe. Tutte le immagini della mostra sono state stampate a mano dai negativi. I bianco e nero sono gelatine ai sali d’argento su carta Ilford multigrade fiber-based warm-tone, affidate a Elias Cosindas e Sebastian Edge. Le fotografie a colori sono handprint C Type su carta Fuji matt, realizzate da Bryan O’Leary.

Queste informazioni collocano la pausa su un piano materiale. Non si tratta di un semplice archivio di scatti prodotti a margine dei film. Il lavoro passa per chimica, carta, bordo, densità e scelta di stampa. La fotografia diventa un oggetto fisico, con una filiera lenta che contrasta il cantiere complesso del set.

Le immagini nate vicino ai film

Dear God, the Parthenon Is Still Broken raccoglie fotografie realizzate durante Poor Things. i shall sing these songs beautifully accompagna Kinds of Kindness. VISCIN, libro del 2026, porta in pagina immagini inedite connesse a Bugonia. I luoghi hanno peso: New Orleans, Atlanta e Budapest entrano nel lavoro come margini di produzione, lontani dal semplice sfondo.

Vanity Fair ha mostrato il laboratorio umano dietro questa pratica: Emma Stone preferiva la camera oscura allo scatto diretto, Jesse Plemons ricevette da Lanthimos un apprendistato fotografico durante Kinds of Kindness e Will Tracy fu coinvolto sul set di Bugonia. La fotografia, in questo ambiente, circola come gesto condiviso fra persone che stanno costruendo un film.

La Grecia entra senza cartolina

La serie personale greca, indicata come No Word for Blue, non usa Atene e l’Egeo come marchio turistico. L’occhio si ferma su bordi urbani, presenze viste da lontano, corpi parziali, animali tagliati dall’inquadratura e oggetti ordinari lasciati in posizioni ambigue. The Guardian descrive questo materiale come un ritorno a luoghi familiari guardati con distanza nuova.

Qui emerge un Lanthimos meno dipendente dal dispositivo produttivo. Il set offre controllo e ripetizione. La camminata greca introduce attrito: un elemento capita, l’inquadratura lo trattiene e la stampa decide quanto lasciarlo opaco. Per un autore abituato a costruire mondi chiusi, la fotografia accetta una quota maggiore di incidente.

Bugonia nel raccordo industriale

Bugonia concentra molti indizi sulla pressione appena descritta. Focus Features lo presenta come un film in cui due giovani ossessionati dalle cospirazioni rapiscono l’amministratrice delegata di una grande azienda, convinti che sia un’aliena intenzionata a distruggere la Terra. Il cast principale riunisce Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis, Stavros Halkias e Alicia Silverstone.

La struttura produttiva è ampia: Element Pictures, Pith, Fruit Tree, Square Peg e CJ ENM figurano nella filiera. Il film è basato sulla commedia fantascientifica sudcoreana Save the Green Planet!, sviluppata in versione inglese da CJ ENM con Ari Aster e Lars Knudsen. Negli Stati Uniti il piano di uscita ha previsto una distribuzione limitata il 24 ottobre 2025 e un’espansione dal 31 ottobre 2025.

Venezia 82 fissa la scheda del film

La scheda della Biennale di Venezia colloca Bugonia nel concorso di Venezia 82, con durata di 120 minuti e lingua inglese. La sceneggiatura è di Will Tracy, la fotografia di Robbie Ryan, il montaggio di Yorgos Mavropsaridis. Le aree di scena, costumi, musica e suono portano rispettivamente i nomi di James Price, Jennifer Johnson, Jerskin Fendrix e Johnnie Burn.

Questa scheda spiega anche la portata italiana della notizia: la distribuzione nazionale è affidata a Universal Pictures International Italy. Il pubblico italiano incontra quindi la pausa di Lanthimos nel momento in cui Bugonia ha già un’identità festivaliera e distributiva definita, mentre il film seguente non ha ancora assunto forma pubblica.

Stone e Plemons dentro la continuità

Emma Stone resta la figura più riconoscibile della fase recente di Lanthimos. Dopo The Favourite e Poor Things, la collaborazione è proseguita con Kinds of Kindness e Bugonia. Jesse Plemons entra nello stesso corridoio creativo attraverso gli ultimi due titoli, con una presenza che collega la struttura antologica del film del 2024 al sequestro paranoico del film del 2025.

Questo elemento non va trattato come semplice fedeltà di cast. In un cinema basato su prove fisiche, posture innaturali e variazioni di tono controllatissime, la continuità degli interpreti riduce il tempo di traduzione fra idea e gesto. Quando l’autore interrompe il set, si ferma anche un piccolo laboratorio attoriale costruito sulla fiducia accumulata.

I progetti restano senza data pubblica

Due titoli continuano a circolare accanto al nome di Lanthimos: My Year of Rest and Relaxation, tratto dal romanzo di Ottessa Moshfegh e Fatale, legato al testo breve di Jean-Patrick Manchette. Il loro stato pubblico, al momento della pubblicazione, risulta privo di inizio riprese e uscita; anche il cast definitivo manca di comunicazione ufficiale.

La formula corretta per il lettore è sobria: esistono associazioni progettuali, manca un calendario. Questa assenza ha valore informativo: impedisce di trasformare la pausa in un semplice intervallo fra due set già pronti. Il rientro di Lanthimos richiede prima un gesto verificabile: annuncio produttivo, preparazione o convocazione del cast.

Il rientro avrà segnali verificabili

Il ritorno alla regia non andrà cercato in una frase isolata. Serviranno movimenti concreti: una produzione attiva, un calendario di riprese, un accordo distributivo, un cast chiuso o una presenza festivaliera già iscritta nei programmi. Fino a quel momento, l’unico presente documentato di Lanthimos è il dialogo fra immagini ferme, libri fotografici e distanza dal set.

Il dato più interessante, per chi segue il cinema d’autore, riguarda il modo in cui la pausa modifica il rapporto fra opera e mestiere. Lanthimos non sparisce dalla pratica visiva. Abbandona per ora la macchina produttiva del film e lavora sull’immagine singola, dove ogni stampa porta il tempo della scelta e non quello della consegna industriale.


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 Junior Cristarella

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