L’orario di servizio dei docenti rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’organizzazione scolastica, spesso al centro di dubbi, interpretazioni differenti e richieste di chiarimento. Come di consueto, la predisposizione degli orari delle lezioni rappresenta un passaggio particolarmente complesso, in quanto vi sono numerosi aspetti da considerare. Andiamo con ordine.
L’orario dei docenti: chi lo decide?
Di base, l’orario dei docenti è una prerogativa del Dirigente Scolastico, come previsto dal D. Lgs. n. 165/2001, che gli attribuisce la responsabilità della gestione delle risorse umane e dell’organizzazione del lavoro (art. 5) e prevede che lo stesso assicuri la gestione unitaria dell’istituzione (art. 25). In tante realtà, nella prassi, il compito di redigere l’orario è affidato ad un’apposita commissione, formata da docenti in servizio presso la scuola. Questo, però, non significa che i responsabili diretti siano quest’ultimi: essi, infatti, agiscono su delega dirigenziale. Pertanto, è sempre il dirigente ad assumere la piena responsabilità dell’orario.
Il ruolo degli organi collegiali
Ovviamente, la commissione orario non può agire in modo totalmente autonomo. Sebbene materialmente non possano approvare il quadro orario dei singoli docenti, né stabilire la collocazione delle ore di ciascun insegnante, agli organi collegiali sono assegnate alcune specifiche funzioni:
- il Consiglio di Istituto può deliberare i criteri generali relativi all’organizzazione del servizio scolastico, compresi quelli che incidono sull’articolazione dell’orario delle lezioni (art. 10 c. 4 D. Lgs. n. 297/1994);
- il Collegio Docenti formula proposte in merito all’organizzazione dell’attività didattica e può individuare criteri funzionali alla realizzazione del PTOF. Tali indicazioni possono riguardare, ad esempio, l’organizzazione delle discipline, la scansione oraria, eventuali esigenze legate alla didattica laboratoriale o alla continuità metodologica.
Pur non essendo organi collegiali in senso stretto, anche i dipartimenti, i gruppi di materia o altri organismi interni possono fornire indicazioni operative sulle esigenze delle singole discipline. All’interno di questa cornice, la commissione adotta l’orario.
I criteri nella predisposizione dell’orario
Come si può evincere da quanto appena esposto, non esistono previsioni rigide, in quanto gli eventuali criteri sono deliberati dai singoli consigli d’istituto delle scuole. Sono però presenti alcuni elementi abbastanza comuni, che possono essere raggruppati nel modo seguente:
- criteri didattici;
- criteri organizzativi;
- criteri relativi alle esigenze dei docenti.
Analizziamoli nel dettaglio.
I criteri didattici sono prioritari nella predisposizione dell’orario
Pur nel rispetto di alcuni vincoli organizzativi che impongono alcune scelte obbligate, come si vedrà successivamente, è sempre necessario ricordare che i criteri didattici devono essere considerati prioritari nella predisposizione dell’orario, perché l’articolazione delle lezioni è innanzitutto uno strumento di organizzazione dell’attività didattica e non solo un’articolazione del tempo di lavoro dei docenti e, per estensione, anche del personale ATA.
Premesso ciò, il criterio principale da tenere in considerazione è quello di evitare, per quanto possibile, che materie con un elevato carico cognitivo siano concentrate tutte nella stessa giornata, distribuendo alle singole classi un’equilibrata distribuzione delle discipline nell’arco della settimana. Per fare qualche esempio concreto nella scuola secondaria di secondo grado: al Liceo Scientifico, inserire consecutivamente tante ore di Matematica e Fisica, soprattutto all’inizio della giornata, può richiedere agli studenti un livello di concentrazione significativo, considerata la necessità di applicare procedure, formulare ipotesi, svolgere esercizi e sviluppare capacità di problem solving. O ancora, negli Istituti Tecnici e Professionali può essere opportuno evitare di collocare nella stessa giornata un numero eccessivo di discipline di indirizzo, che prevedono attività complesse di analisi, calcolo, progettazione o applicazione pratica. Una distribuzione equilibrata delle materie permette di alternare discipline con caratteristiche differenti, favorendo una migliore gestione dell’attenzione e dei processi di apprendimento. Ciò non significa, naturalmente, che alcune materie debbano essere collocate necessariamente in determinati giorni o in specifiche ore, ma la sua elaborazione dovrebbe tenere conto dell’impatto complessivo sul carico di lavoro quotidiano degli studenti. L’obiettivo è evitare giornate “pesanti” e garantire una scansione delle attività didattiche coerente con le esigenze formative delle classi.
Tre ore consecutive di una disciplina: è legittimo?
Non esiste un divieto esplicito, naturalmente, ma bisogna considerare con molta attenzione questa casistica. Se due ore di fila sono diffusissime e, anzi, spesso consigliate per alcune discipline, tre ore potrebbero rappresentare un eccesso. Generalmente, possono essere giustificate in alcune situazioni, come:
- attività laboratoriali: una disciplina che prevede esercitazioni pratiche, laboratorio informatico, esperienze scientifiche o attività progettuali può richiedere un blocco orario più lungo della norma;
- discipline tecnico-professionali: negli istituti tecnici e professionali alcune materie possono avere bisogno di tempi distesi per svolgere esercitazioni, analisi di casi, applicazioni operative;
- esigenze organizzative: la disponibilità di laboratori o aule particolari può rendere necessario un allungamento del blocco orario;
- particolari metodologie didattiche: se nella progettazione didattica sono previsti spesso lavori di gruppo, project work, simulazioni o attività interdisciplinari, un tempo più ampio potrebbe essere maggiormente efficace.
Attenzione alla distribuzione delle discipline
È assolutamente sconsigliabile una distribuzione concentrata in pochissime giornate. Per intenderci: se una disciplina ha da quadro orario 2 ore alla settimana, sarebbe opportuno distribuirla su due giorni diversi, invece di accorparle in un’unica giornata. Ciò garantirebbe una certa regolarità nel rapporto tra classe e docente, sebbene le ore impiegate siano quantitativamente uguali.
I criteri organizzativi: plessi, spezzoni, due scuole, part-time, compresenze
Se a livello teorico i criteri didattici dovrebbero perennemente guidare la stesura dell’orario, vi sono alcuni vincoli di natura organizzativa di cui è impossibile non tenerne conto.
Un primo elemento riguarda la presenza di più plessi o sedi distaccate. In questi casi, l’orario deve tenere conto degli spostamenti dei docenti tra le diverse strutture, evitando, per quanto possibile, sovrapposizioni incompatibili e garantendo tempi adeguati al trasferimento da una sede all’altra. Un docente impegnato in due plessi, ad esempio, non può essere collocato in due ore consecutive in sedi diverse; allo stesso modo, occorre valutare l’impatto degli spostamenti sulla funzionalità complessiva del servizio. L’obiettivo è minimizzarli, ove possibile.
Particolare attenzione deve essere riservata anche ai docenti titolari di spezzoni orari o con cattedre orario esterne (COE), che prevedono un servizio su due o anche più scuole. In quest’ultimo caso, per un insegnante che completi l’orario presso un’altra scuola, la predisposizione dell’orario deve necessariamente coordinarsi con le esigenze organizzative degli altri istituti coinvolti, tenendo conto dei giorni di presenza e degli impegni già programmati nell’altra sede. Di norma, una scuola funge da “capofila” (generalmente coincidente con quella in cui si presta il numero maggiore di ore di servizio) e le altre devono giocoforza adeguarsi. In queste situazioni, può accadere di dover “concentrare” le ore in singole giornate, contravvenendo al principio della distribuzione equa durante la settimana: ove possibile, naturalmente, è sempre consigliabile evitare ricadute di natura didattica per tali ragioni.
Un ulteriore vincolo riguarda i docenti con contratto part-time, per i quali l’orario deve essere organizzato nel rispetto della specifica articolazione concordata. La distribuzione delle ore settimanali, infatti, deve tenere conto della tipologia di part-time richiesta (orizzontale o verticale), evitando una collocazione delle lezioni non coerente con l’articolazione del rapporto di lavoro.
Nella predisposizione dell’orario occorre inoltre considerare le eventuali compresenze, gli smistamenti linguistici (in alcuni indirizzi), le ore di potenziamento, le attività laboratoriali e più in generale tutti gli interventi che richiedono la presenza contemporanea di più docenti (si pensi ad alcune attività di Educazione Civica). In tali situazioni, la collocazione delle ore non può essere valutata esclusivamente in relazione alla singola disciplina, ma deve garantire il corretto funzionamento delle attività programmate dalla scuola.
Ore a disposizione
Un capitolo sempre molto spinoso è quello che riguarda le “ore a disposizione”. Queste sono ore che non sono utilizzate per la copertura delle classi o per altre attività.
Pertanto, in queste ore i docenti restano, appunto, a disposizione per eventuali sostituzioni orarie. Il problema che nasce in queste situazioni è che, molto spesso, si tende a “sistemare” le ore evitando aggravi per il docente: corretto, ma non è l’unico profilo di cui bisogna tenere conto. Anche queste ore necessitano di un’attenzione alla didattica: ad esempio, possono essere utili all’inizio o alla fine della mattinata. In questi casi, sempre tenendo d’occhio la situazione singola del docente, è opportuno fissarle in quelle determinate fasce orarie. Di regola, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado, hanno molto più valore nelle ore centrali: pertanto, è consigliabile integrarle in tal modo.
IRC e alternativa
In alcune scuole, l’orario di IRC viene definito prioritariamente, in modo tale da accorpare più studenti possibili che si avvalgono dell’esonero dalla disciplina e costituire un gruppo più numeroso per l’attività formativa alternativa. Una soluzione non obbligatoria ma assolutamente auspicabile: in tal modo, si avrebbe un quadro chiaro della situazione in anticipo e si riuscirebbero a sistemare una serie di elementi spesso oggetto di lavoro in corso d’anno.
Le ore di scienze motorie
Per quel che concerne scienze motorie e sportive, se la palestra o lo spazio per le attività è di uso esclusivo dell’istituto, allora la commissione orario non deve far altro che evitare, ove possibile, delle sovrapposizioni, consentendo alle classi di utilizzare gli spazi in modo ottimale. La criticità può sorgere se gli spazi sono condivisi con altri istituti: in questi casi, è ovviamente necessario un accordo con l’altra scuola (o le altre scuole) con cui si utilizzano le medesime aree. Questo incide sull’elaborazione dell’orario, in quanto le ore di scienze motorie devono essere bloccate per evitare coincidenze con le altre scuole.
I docenti di sostegno
Molto delicata è la questione legata all’orario dei docenti di sostegno, in quanto bisogna considerare le esigenze educative e didattiche degli studenti con disabilità. La costruzione dell’orario di sostegno non può essere equiparata a quella dei docenti curricolari.
In primis, occorre che sia reso noto l’orario curricolare; una volta predisposto quello generale, pur nel rispetto dei criteri validi per tutto il corpo docente, gli insegnanti di sostegno devono assicurare la loro presenza in classe in modo funzionale al rispetto del PEI. Tradotto: quando possibile, è opportuno privilegiare le ore di lezione in cui l’intervento può essere maggiormente efficace.
Ad esempio, può essere opportuno garantire la presenza del docente di sostegno durante attività particolarmente significative, come discipline di indirizzo o quelle che prevedono una maggiore difficoltà di partecipazione e attività laboratoriali. Al contrario, una distribuzione delle ore esclusivamente finalizzata a coprire le esigenze organizzative della scuola rischierebbe di non valorizzare pienamente la funzione educativa del sostegno.
Il docente di sostegno, infatti, non svolge un’attività separata rispetto alla classe, ma collabora con tutti i docenti alla realizzazione del percorso didattico ed educativo. Per questo motivo, anche il suo orario dovrebbe essere costruito con una logica funzionale all’inclusione, valorizzando i momenti in cui la sua presenza può essere maggiormente utile per l’alunno e per il gruppo classe. Se un docente possiede delle competenze umanistiche, sempre in coerenza con quanto previsto dal PEI, potrebbe risultare più proficuo lavorando durante le ore previste per le discipline di tale area.
Un ulteriore aspetto riguarda i casi in cui il docente di sostegno sia assegnato a più alunni o a più classi. In queste situazioni, la predisposizione dell’orario richiede particolare attenzione, con l’obiettivo di garantire una presenza il più possibile equilibrata nei diversi contesti e di evitare un’eccessiva frammentazione delle ore.
Le mense e gli orari pomeridiani per Infanzia e Primaria
Per infanzia e primaria un aspetto molto rilevante è quello che concerne la mensa. Occorre, infatti, garantire una corretta scansione tra attività didattiche della mattina, pausa mensa e ripresa delle attività pomeridiane, tenendo conto sia degli spazi disponibili sia della gestione dei turni, soprattutto negli istituti con un numero elevato di alunni. Nei plessi in cui la mensa è condivisa da più classi o sezioni, la collocazione delle attività deve essere organizzata in modo da evitare sovrapposizioni non sostenibili e assicurare un funzionamento ordinato del servizio.
Nella scuola primaria a tempo pieno, ad esempio, la presenza delle attività pomeridiane costituisce un elemento strutturale dell’organizzazione scolastica. L’orario deve quindi garantire un adeguato equilibrio tra momenti di maggiore concentrazione e attività maggiormente operative o laboratoriali, evitando, per quanto possibile, di collocare nel pomeriggio esclusivamente attività che richiedono un elevato livello di attenzione. La scansione della giornata deve essere coerente con le caratteristiche degli alunni e con le finalità educative proprie del tempo scuola.
I criteri relativi alle esigenze dei docenti: l’annosa questione delle ore “buche”
Per quanto concerne i docenti, uno dei capitoli più delicati è quello delle cosiddette “ore buche”, ossia quei periodi di attesa tra una lezione e l’altra nei quali il docente non è impegnato in attività di insegnamento. Sul punto è necessario fare una premessa: il docente non ha un diritto soggettivo a un orario privo di ore buche, così come non può pretendere una determinata articolazione delle proprie ore (ad esempio avere tutte le lezioni concentrate in pochi giorni o evitare sistematicamente prime o ultime ore). Come è stato fin qui chiarito, la costruzione dell’orario deve infatti rispondere prioritariamente alle esigenze didattiche delle classi e al corretto funzionamento del servizio scolastico.
Ciò non toglie che le questioni personali debbano comunque essere considerate. Un criterio organizzativo ragionevole dovrebbe tendere, per quanto possibile, a una distribuzione equilibrata delle ore di servizio, evitando situazioni eccessivamente penalizzanti per alcuni docenti. Un numero elevato di ore buche, infatti, può incidere significativamente sull’organizzazione della giornata lavorativa, soprattutto per gli insegnanti che prestano servizio su più plessi, hanno cattedre articolate su più scuole o devono affrontare lunghi spostamenti. La commissione può quindi cercare di limitare le ore di attesa, compatibilmente con i vincoli esistenti, evitando ad esempio di creare inutili permanenze a scuola quando sarebbe possibile distribuire diversamente le lezioni.
Esiste un limite normativo che fissi un numero massimo di ore buche settimanali?
Sfatiamo un falso mito che spesso circola: no, non è previsto né da una disposizione normativa né da una previsione contrattuale su base nazionale. Sono i singoli regolamenti di istituto a poter autopredisporre dei limiti. In alternativa, anche la contrattazione integrativa di istituto può agire per fissare dei tetti. Se i “paletti” sono fissati internamente, la commissione orario è tenuta a rispettare anche tale vincolo; in caso di superamento, infatti, dovrebbe essere previsto il pagamento di un’indennità.
Il giorno libero
Altra questione molto spinosa. Come è intuibile, il problema si pone per le scuole che svolgono le lezioni dal lunedì al sabato; in caso di adozione della “settimana corta”, infatti, l’orario si spalma nei 5 giorni didatticamente utili.
Anche in questo caso, partiamo da un presupposto: il giorno libero non esiste. Non è una provocazione: lo stesso CCNL 2019/21 prevede che le ore settimanali siano distribuite in non meno di cinque giornate settimanali (art. 43 c. 5). Sostanzialmente, esiste il vincolo minimo di distribuzione delle ore su 5 giorni alla settimana e, di conseguenza, non è assicurato il giorno libero. Ovviamente, nella prassi consolidata è sempre previsto.
Il nodo da sciogliere però è: in che modo gestire la situazione? Per evitare malintesi e dissapori, anche in questo caso è opportuno che la contrattazione integrativa d’istituto detti delle precise regole. Appare evidente che i giorni maggiormente “desiderati”, di norma, siano il sabato e il lunedì. Molto spesso, si prevede una rotazione: pertanto, chi ha avuto uno di questi due giorni libero in un anno scolastico, non potrà averlo in quello successivo, ferme restando alcune esigenze specifiche (docenti che si avvalgono della legge 104/92, pendolari, figli piccoli, docenti su più scuole ecc.).
Naturalmente, il coordinamento dei giorni liberi va visto anche dal punto di vista “macro”: la distribuzione deve essere equa nelle varie giornate, in modo tale da garantire un numero congruo di docenti presenti in istituto, soprattutto per eventuali sostituzioni orarie. Inoltre, bisogna evitare che alcune classi siano scoperte in una disciplina, soprattutto per quelle di indirizzo, per troppi giorni consecutivi.
Le richieste dei docenti: diritto o no?
I docenti possono presentare alcune richieste. La commissione orario, ove possibile, può cercare di andare incontro a tali domande, a patto che siano ragionevoli e che non ostacolino l’organizzazione generale del servizio. Deve infatti essere ben chiaro un punto: non esiste alcun diritto ad ottenere il soddisfacimento di quanto chiesto. L’orario si predispone in funzione delle altre esigenze precedentemente esposte e non sulla base delle motivazioni personali dei docenti le quali, va ribadito, vanno comunque tenute in debita considerazione.
Tra le richieste più frequenti rientrano, oltre alla richiesta particolare di un giorno libero, la possibilità di evitare la prima o l’ultima ora e la concentrazione delle lezioni in determinati giorni della settimana. Anche in questi casi, non esiste un automatismo: la scuola può valutare tali esigenze, cercando di garantire, per quanto possibile, una distribuzione equilibrata dell’orario, ma deve necessariamente confrontarle con le esigenze delle classi, dei colleghi e dell’organizzazione complessiva dell’istituto. Restano fermi i diritti dei docenti che usufruiscono di alcuni istituti normativi previsti dalla legge (come la già menzionata l. 104/92) e in regime di part-time; eccettuato ciò, tutto è rivolto a soddisfare le esigenze didattiche.
Conclusioni
Nella pratica, una buona predisposizione dell’orario dovrebbe quindi cercare un equilibrio tra due esigenze: da una parte garantire un’organizzazione didatticamente efficace e sostenibile; dall’altra prestare attenzione, ove possibile, alle condizioni di lavoro del personale. Accogliere alcune richieste dei docenti può contribuire a un clima organizzativo positivo, ma ciò deve avvenire sempre senza trasformare una disponibilità della scuola in un obbligo giuridico.
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Rino Cimella
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