Calabria. La storia delle radio private. Le Tecnologie Digitali (di Edoardo Maruca)



La storia delle radio private calabresi a cura del giornalista Edoardo Maruca. Iacchitè, in occasione del 50º anniversario della sentenza della Corte costituzionale che pose fine al monopolio RAI sulle trasmissioni locali, pubblica questa ricerca sull’evoluzione del linguaggio attraverso le radio private calabresi.

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Quinta Parte – Le Tecnologie Digitali

di Edoardo Maruca

Gli anni a seguire modificarono fortemente i giornali radio e tutta la programmazione delle Stazioni Calabresi: le nuove tecnologie, l’utilizzo professionale del compact disc, registratori sempre più portatili, i primi telefoni analogici portatili «tacs», spianarono la strada a quello che da lì a poco sarebbe diventato il Citizen Journalism.

Velocità di esecuzione e mancanza «voluta» di particolari ha provocato, in seno alla professione giornalistica, una sottovalutazione delle specificità e anche delle potenzialità inespresse del giornalismo radiofonico che è stato esplorato a fondo solo per quanto riguarda la radiocronaca. Sicuramente un genere di primaria importanza e prettamente radiofonico, ma comunque limitativo rispetto alle caratteristiche della radio nell’era attuale. È dubbio che l’informazione radiofonica sia riuscita pienamente a configurarsi sulla base dei parametri degli anni ’90 della radio.

Il Calo degli ascolti delle radio Calabresi

La legge Mammì, lo sviluppo delle radio a diffusione Nazionale e il progressivo indebolimento di quelle locali che, abituate ad «americaneggiare», non avevano ancora riadattato la programmazione rivolgendosi a un target locale, determinò un drammatico calo di ascolti per tutta la radiofonia Calabrese. Proprio sul finire degli anni ’90 interruppero le trasmissioni molte radio della «prima era» come radio Punto Nuovo a Paola e RC International a Reggio Calabria.

Anni 2000 e Internet professionale

La comunicazione cellulare e Internet hanno migliorato il prodotto informativo nella dimensione della velocità e della trasparenza apparente, spesso però a scapito della sostanza, cioè dell’approfondimento. In questo scenario la radio appare oggi un mezzo “stretto”, compresso tra l’autorevolezza della carta stampata e la forza visiva della televisione. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo assistito a un eccesso di informazioni prodotte e diffuse da chiunque: il cosiddetto Citizen Journalism alimentato soprattutto dai social media, Facebook in primis  sembra avere autorizzato chiunque a pronunciarsi su qualsiasi argomento, confondendo il diritto di esprimere un’idea con la pretesa di giudicare senza sapere, e favorendo forme di sensazionalismo e voyeurismo dai tratti quasi fetish. Il Citizen Journalism, nato con Internet, è stato definito come una forma di giornalismo partecipativo. Non prevede più una comunicazione unidirezionale dall’emittente al ricevente, ma una partecipazione attiva del lettore. In questo scambio continuo di informazioni, i ruoli non sono più gerarchici: l’emittente può diventare ricevente e viceversa. Anche la possibilità di commentare un articolo online è una forma di partecipazione; negli anni, tuttavia, gli utenti hanno oltrepassato il semplice commento, dando vita alla figura del “cittadino giornalista”. Nel primo decennio del 2000 l’informazione radiofonica è stata percepita come una narrazione corale, un vero e proprio “intellettuale collettivo”, con caratteristiche diverse sia dall’autorevolezza sia dalla celebrità. Questa differenza talvolta vissuta come una “minorità” ha portato a sottovalutare le specificità e le potenzialità del giornalismo radiofonico, esplorato a fondo quasi esclusivamente nella forma della radiocronaca. Quest’ultima è certamente un genere centrale e tipicamente radiofonico, ma resta limitativa rispetto alle possibilità del mezzo nell’era attuale. Alla progressiva evaporazione della credibilità giornalistica si contrappone però una tendenza opposta: la riscoperta del valore del professionista, capace di trasformare un fatto in notizia. Le opinioni spesso litigano con i numeri, ma le statistiche mostrano che, dopo anni di effervescenza multimediale talvolta incontrollata, il giornalismo radiofonico sta tornando di moda. Tra il 1998 e il 2002 la percentuale media del parlato nelle radio speakerate è cresciuta del 15–20% nelle varie emittenti, fino a raggiungere addirittura il +24% nel 2012. Per questo motivo molte radio private hanno inserito un numero crescente di notiziari e rubriche (meteo, traffico, borsa, ecc.) anche al di fuori delle fasce canoniche. Se i massmediologi statunitensi hanno ragione, il giornalismo che sopravvivrà alla crisi sarà quello di precisione. La radiofonia locale potrebbe essere il terreno ideale per questa evoluzione, se non fosse spesso frenata da editori incapaci di coglierne le potenzialità. Le radio locali esclusivamente musicali, ridotte a semplici giradischi collegati a “baracchini”, pretendono la stessa dignità delle poche vere stazioni rimaste. E non stupisce che molti editori non abbiano mai letto un libro.

Le tecniche utilizzate nel Format Radiofonico

Che «fare radio» stesse diventando una «cosa seria» era evidente e a dire il vero, quello che sembrava essere nato per gioco diventava ogni giorno più complesso ed elaborato. La diffusione sempre maggiore dello Streaming in Rete, iniziava a offrire alternative specifiche alla radio generalista. Gli Italiani, si sa, hanno sempre guardato gli Statunitensi come punto di riferimento per la radiofonia, del resto, la storia professionale Americana è più lunga di quella Italiana di almeno quarant’anni. Dopo i primi tentativi della fine degli anni ’90, il 2000 si apre con il «Format», ovvero un insieme di elementi (Musica, Jingle, Stile) atti a comporre e «configurare» un programma di intrattenimento o di informazione radiofonica.

In radiofonia, il termine «Format» non può prescindere dal cosiddetto “Clock” orario, dovendo tener conto di tutti gli “inserimenti” che il palinsesto prevede in un determinato momento della giornata. Quella che fino a qualche anno prima era «la scaletta», sarebbe diventata condizione indispensabile per la costruzione del «Clock Radiofonico». La costruzione del Clock vale per ogni tipo di programma, soprattutto quando si lavora in una radio che ne prevede uno fisso, valido per tutte le ore, allo stesso modo come nelle radio di flusso. Ancora più valore, assume per quegli speaker che preparano il programma dalla A alla Z nelle stazioni di piccole e medie dimensioni, dove si sceglie anche l’argomento di cui parlare, i temi, la musica.

L’importante è avere il quadro chiaro di ciò che si andrà a fare dall’inizio alla fine e di dove collocare certi interventi rispetto ad altri. Le regole da seguire per la pianificazione di un clock sono le seguenti:

  • Sapere con precisione quanto tempo occorre parlare, quante sono le interruzioni previste e cosa contengono. Nel caso in cui è presente il clock radiofonico sapremo ad esempio di dover parlare di cinema dalle 10.07 alle 10.10
  • Non uscire mai dal tema della trasmissione che solitamente deriva dal tipo di radio o dal genere di programma che si conduce. Gli argomenti da affrontare, poi, potrebbero essere disposti in un graduale approccio alla materia in modo da incuriosire il più possibile l’ascoltatore.

Stabilito l’argomento (genere, ospite, colore, etc. etc.), i contenuti devono essere poi inseriti nei vari «momenti» del programma. Alcune notizie possono essere approfondite solo dopo aver scelto di passare il brano dell’artista in questione, altre giocando con gli ascoltatori e mettendo in palio gadget dell’emittente, altre ancora potrebbero essere spunti per l’intervista agli ospiti o agli esperti.


L’identificazione dello stile di una determinata stazione passa dunque anche attraverso la (clock) che ne determina il Format: «jingles, sigle, stacchi, promo». L’identificazione dell’emittente è affidata soprattutto al suo formato, oggetto di una specifica progettazione intorno a cui si muovono consulenze e ricerche di mercato. Mentre in televisione il formato è uno schema di programma, ovvero un’idea che viene esportata, comprata e venduta, in radio il formato è una formula; una determinata percentuale fra musica e parlato, questo insieme di caratteristiche, diverso per ciascuna stazione, è quello che permette al pubblico di quella emittente, di riconoscerla all’istante e dunque di fidelizzarsi a essa, di sceglierla, di preselezionare la sua frequenza (6).

Nel campo della radio di palinsesto, l’informazione assume la forma di programmi o di appuntamenti. Nella radio di flusso ad esempio, il modo in cui è offerta l’informazione dipende dal formato scelto: nel caso dei formati musicali più spinti, l’informazione assume la forma di notiziari spot di massimo 2 minuti, ripetuti ogni ora allo stesso punto del clock e talvolta rinforzati al mattino con durate più lunghe. In pratica, ciò significa 2-3 “hard news”, più altrettante prese dalla cronaca rosa, dal gossip, dalle curiosità “soft news”.

Talvolta compare anche l’informazione di servizio: traffico, risultati sportivi, oroscopi. Quando la radio è più parlata e assume un formato «talk & news», accanto ai notiziari, compaiono «notiziari specializzati» sempre cadenzati a orari fissi. Soprattutto al mattino, il talk assume una connotazione informativa e si tramuta in un contenitore non molto diverso da quello della radio di palinsesto, se non per le durate più brevi.

Con la prima decade del 2000 la radio generalista conobbe in Italia un successo straordinario, con ascolti altissimi come non si vedevano da anni. Tale crescita fu favorita, forse, dal contemporaneo calo degli spettatori televisivi: un sondaggio del 2004 rivelava infatti che oltre il 45% degli italiani preferiva la radio alla televisione. La radio, soprattutto quella musicale, si dimostrò capace di condizionare i gusti del pubblico molto più del previsto, grazie alle proprie programmazioni.

2010 La trasformazione delle radio

Il successo della radio nell’ultimo ventennio è dovuto anche all’evoluzione di Internet e del «web 2.0», che ne divennero immediatamente parte indissolubile.

Agli inizi degli anni Duemila la rete fece irruzione nella vita quotidiana, trasformando anche la “catena” radiofonica e sovvertendo equilibri e priorità consolidate. Oggi, quando si parla di musica e informazione, si pensa quasi esclusivamente a ciò che passa attraverso un sito o un’app sul nostro smartphone o computer. L’ascolto – nel senso più ampio del termine – è diventato più liquido, frammentato e forse meno consapevole.

Piattaforme come Spotify o YouTube rappresentano ormai l’ultima ancora per chi continua a credere che la musica “incisa” resti il cavallo di battaglia di ogni emittente, con un presente e un futuro possibili. Da qui il predominio dei download prima e, ancor più, dello streaming come modalità prevalente di fruizione.

Parallelamente, Facebook, Instagram, TikTok e gli altri social hanno progressivamente occupato lo spazio che un tempo apparteneva alla radio nel suo significato più tradizionale. In questo scenario, parlare di radiofonia “pura” appare sempre più complesso.

Proprio nei primi anni Duemila, inoltre, gli editori iniziarono a fare proprio – anche a livello locale – il concetto di “radio di segmento”: non più stazioni rigidamente generaliste, ma offerte differenziate, costruite su target specifici e su modi diversi di intendere la programmazione. Una trasformazione che ha ridefinito identità, linguaggi e strategie dell’intero settore.

In Calabria, sono diffuse molte radio di segmento e generaliste:

Radio Religiose – Radio Maria e Radio Vaticana
Radio All News/Talk – Radio24 – Sportiva
Radio Oldies – Radio Ricordi (Calabrese) e R.Italia anni 60
Radio Adult Conteporaney – Rtl 102,5 – R.101
Radio Young Adult – Radio Montecarlo – Radio Capital
Radio Folk – Radio Balla Balla (Calabrese)
Radio CHR – Radio 105
Radio Musica Italiana – Radio Italia e Radio Latte e Miele
Radio Dance – M2O
Radio Rock – R. Virgin – R. Freccia
R All Music – R. Juke Box (Calabrese)
R. Hit Radio – R.D.S – – Kiss Kiss
R. Generaliste – Radio Deejay

Radio Calabresi Generaliste

Radio AKR – Acri (CS)
Antenna Bruzia. Cosenza (CS)
Rlb. Bisignano (CS)
Cometa Radio. Corigliano Calabro (CS)
Radio Gamma Gioiosa. Marina di Gioiosa Jonica (RC)
Radio Italianissima. Lamezia Terme (CZ)
Jonica Radio. Terranova Da Sibari (CS
Radio Jukebox. Lamezia Terme (CZ)
Radio King International. Palmi (RC)
Radio Nord Castrovillari. Castrovillari (CS)
Radio One Scalea. Scalea (CS)
Promomedia. Gerace (RC)
Radio Roccella. Roccella Jonica (RC)
Radio Sibari Sole. Cassano allo Ionio (CS)
Radio Sound. (CS).
Studio54Network. Calabria
Radio Studio 97. Crotone (KR)
Touring 104. La Radio del Ponte (RC)
Radio Valentina. Soverato (CZ)

I nuovi linguaggi Radiofonici

Se la radio è lo specchio della società in cui è collocata: non può che rifletterne vizi e virtù, valori e mediocrità. È indubbio che la capacità dialettica media degli ultimi anni sia notevolmente diminuita, complice la diffusione degli «attach» (immagini, note o filmati inseriti nei messaggi ormai quasi totalmente multimediali), strumenti atti a rafforzare il significato del messaggio verbale, che non necessita più di un’articolazione lessicale particolarmente complessa. La rivoluzione dei giornali on-line, favorita dall’altissimo tasso di analfabetismo funzionale, ha coinvolto anche questi ultimi in un processo di adattamento alla comunicazione digitale.

La sintassi degli articoli on-line è infatti caratterizzata da una marcata frammentazione del significato, legata all’influsso della lingua parlata e, in particolare, del parlato televisivo. Da un lato, la preferenza per periodi brevissimi — spesso ridotti a una sola frase — può essere ricondotta a esigenze di chiarezza e incisività, una sorta di recupero della funzione denotativa tipica del giornalismo anglosassone; dall’altro, il rischio è quello di un’omogeneità della scrittura e di una certa piattezza stilistica, colmabile però grazie ai numerosi collegamenti ipertestuali e multimediali.

L’impennata della forma di giornalismo sviluppatasi grazie a Internet, definita «Citizen Journalism», non prevede una comunicazione unidirezionale dall’emittente al ricevente, ma una partecipazione attiva di quest’ultimo. I ruoli si invertono continuamente: il destinatario dell’informazione diventa emittente e viceversa. Questo processo, se da un lato arricchisce la dinamica comunicativa, dall’altro riduce la capacità di una verbalizzazione composita ed esaustiva, tipica dei giornalisti o dei professionisti della comunicazione.

La Radio e l’analfabetismo Funzionale

In un’intervista al linguista Tullio De Mauro sui nuovi dati dell’analfabetismo in Italia, emerge che “meno di un terzo della popolazione italiana avrebbe i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo necessari per orientarsi nella vita di una società moderna. Il peso sullo sviluppo economico e sociale resta enorme”. Secondo De Mauro, “il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del Paese ed è responsabile del ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni Novanta. La percentuale degli italiani che comprende i discorsi politici o che sa come funzioni la politica italiana è certamente inferiore al 30%”.

L’UNESCO definisce l’analfabetismo funzionale come la condizione di una “persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. In generale, l’alfabetizzazione è intesa come la somma delle abilità di lettura, scrittura e calcolo sviluppate in ambienti formativi da giovani e adulti. L’alfabetizzazione funzionale rappresenta un livello più elevato, orientato al mondo del lavoro e all’uso continuativo delle competenze di lettura e scrittura. L’obiettivo principale non è semplicemente saper leggere e scrivere, ma utilizzare tali capacità per partecipare attivamente ed efficacemente alle attività che richiedono un certo livello di conoscenza della comunicazione verbale.

L’analfabetismo funzionale è un concetto dinamico e complesso, continuamente ridefinito dallo sviluppo della società, e non può essere definito in modo univoco. I criteri di valutazione variano da nazione a nazione e da ricerca a ricerca. Una distinzione convenzionale è quella tra analfabetismo puro o strumentale e analfabetismo funzionale. Una persona completamente analfabeta non è in grado di leggere o scrivere; al contrario, una persona funzionalmente analfabeta possiede una base di alfabetizzazione, ma con un grado variabile di correttezza grammaticale e stilistica.

Per esempio, l’“alfabetismo da prosa” indica un livello di alfabetizzazione al di sotto della base: una persona può leggere un breve testo e ricavarne un’informazione elementare; mentre chi ha un livello inferiore nel calcolo può compiere solo operazioni semplici, come un’addizione. In Italia, il 47% della popolazione, pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a comprendere le informazioni né a interpretare la realtà. Questo dato colloca il Paese tra quelli con la più alta incidenza di analfabetismo funzionale.

Da notare che questo dato è il più alto in assoluto tra tutti i paesi sviluppati, solo la Spagna sembra seguire da vicino l’Italia.

Analfabetismo Funzionale nel Mondo

Ecco di seguito due tabelle riassuntive sulla percentuale di analfabetismo funzionale di età tra i 16 e i 65 anni dati Human Developmen. Dati riassuntivi percentuali di analfabetismo funzionale di età tra i 16 e i 65 anni per alfabetismo da prosa “persone che possono leggere un breve testo e comprendere una piccola informazione elementare L’e-taliano”. Da notare che questo dato è il più alto in assoluto tra tutti i paesi sviluppati…

Indubbiamente Internet o più semplicemente la digitalizzazione, sono riusciti a condizionare la lingua Italiana fino alla trasformazione. Non più modi di dire legati alla moda del momento, ma una nuova varietà di italiano, prima scritto e poi parlato, nell’ambito della continua evoluzione della comunicazione telematica (10). Verso la metà degli anni ’80, il linguista Francesco Sabatini sanciva la nascita dell’«italiano dell’uso medio». Un “lingua” che finalmente gli italiani cominciavano a parlare davvero, affiancandola o sostituendola al dialetto nella vita di tutti i giorni. Oggi, a trent’anni di distanza, c’è anche un “italiano” scritto nella vita di tutti i giorni. Potremmo considerare l’e-taliano il nuovo De vulgari eloquentia del 2000? (11). Quello che appare difficile da capire piuttosto, è come abbiano fatto i dialetti ad avere superato la frontiera della digitalizzazione telematica sposando perfettamente le nuove terminologie; dunque «chittà mangiato oje» trad. cosa hai mangiato oggi, lo si trova su Whatsapp o su Facebook ma ancor più mix incredibili del tipo «spedisciami na mail curi pin e a pass» trad. invia una mail con il pin e la password, offre spunto di riflessione per i linguisti più attenti».

Conclusioni

In sociologia, il termine generazione indica un insieme di persone vissute nello stesso periodo ed esposte a eventi capaci di segnarne l’esperienza. La mia analisi sul linguaggio delle radio private riguarda proprio quegli individui influenzati dalle stesse informazioni, mode e abitudini che hanno caratterizzato il periodo compreso tra il 1976 e il 2016: quarant’anni di radiofonia locale attraverso cui sono passati milioni di sogni, parole, musiche ed emozioni che hanno accompagnato più generazioni.

Grazie alla radio locale abbiamo osservato da vicino la trasformazione della società e della politica, abbiamo imparato i testi delle canzoni, ascoltato le ultime notizie e condiviso un immaginario comune. Oggi non esiste più quella radio “fiabesca” che catturava l’attenzione di milioni di persone, fulcro e crocevia di pensieri e conversazioni; eppure, pur indebolita dalle nuove tecnologie, la radio conserva ancora un suo fascino e un ruolo seducente.

È ormai evidente che la radio non possa più proporsi come mezzo autosufficiente (così come la televisione), ma debba integrarsi con altre offerte mass-mediali. Fino a pochi anni fa, quando Internet non aveva ancora rivoluzionato la comunicazione, ai mass media si attribuiva un carattere unidirezionale: un flusso a senso unico dal mittente al destinatario.

La radio, tuttavia, riusciva a distinguersi grazie alla sua rapidità di esecuzione e alla capacità di reagire quasi in tempo reale agli eventi. Un contesto molto diverso da quello introdotto dai cookie dei siti web, che hanno inaugurato una nuova forma di comunicazione individuale tra emittente e ricevente, basata su un processo di feedback: una vera integrazione tra chi trasmette e chi riceve, sconosciuta ai media tradizionali.

È probabile che i futuri sistemi di digitalizzazione del segnale radiofonico possano restituire alle emittenti quel feedback immediato tipico della Rete, ormai indispensabile nella comunicazione contemporanea. In tal caso, il carattere di unidirezionalità – e i suoi effetti, come la passività del

L’elenco completo delle fonti, dei documenti consultati e dei rimandi bibliografici è accessibile su edoardomaruca.it, nella sezione “Radiofonia” – 5 (fine) 

 


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