Sbarca al Lido “Bullissimi”: così è nato il corto dei ragazzi di Viadana


Oltre a Maggie Gyllenhaal, Danny Boyle, Pierfrancesco Favino e alle star di Hollywood, a percorrere il red carpet della prossima Biennale di Venezia in programma a settembre ci saranno anche alcuni ragazzi del centro professionale Ial di Viadana (Mantova). Autori di un cortometraggio dal titolo “Bullissimi”, vincitore del Festival Italia Film Fedic a Montecatini, nella sezione dei corti.

Il momento della premiazione a Montecatini

La chiave ironica che rilegge il bullismo

Il filmato, che propone una riflessione sul tema del bullismo e sulle delicate relazioni in ambito scolastico in chiave ironica, sarà presentato il prossimo autunno al Lido, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nell’ambito della rassegna dedicata ai cortometraggi scolastici.

Il trailer del corto

Il lavoro porta la firma dei ragazzi e delle ragazze della classe seconda dell’indirizzo Operatore grafico, affiancati dalla loro insegnante di italiano, storia e geografia, Alessandra Corani, e dal cantante e videomaker Alessandro Zaffanella. Dopo un primo confronto tra le parti, è emersa in maniera sempre più nitida la volontà di realizzare qualcosa di inedito: «Insieme ai ragazzi abbiamo deciso fin da subito che non ci sarebbe piaciuto trattare il tema del bullismo in modo classico e un po’ retorico», racconta. «Perciò abbiamo dato una nostra chiave di lettura, dipingendo i bulli positivamente e presentandoli agli occhi di una ragazza che arriva in una scuola come dei benefattori e delle persone generose. Il tutto in chiave ironica».

Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO

Una scelta che, a prima vista, potrebbe sembrare rischiosa, quasi azzardata. Ma non per Zaffanella: «Io sono abituato a lavorare così, l’ironia è per certi versi la mia cifra stilistica», prosegue. «Quando ho proposto ai ragazzi di realizzare un corto sul tema del bullismo, alcuni hanno storto il naso. Non volevano realizzare l’ennesimo prodotto serioso. Questa particolare chiave di lettura li ha invece coinvolti e stimolati».

Le emozioni dei ragazzi

L’obiettivo, almeno inizialmente, era quello di far fuoriuscire dai ragazzi delle emozioni: «Volevo che si esponessero anche un po’ in prima persona», dice. «Nel nostro cortometraggio, tra le altre cose, traspare il linguaggio dell’inclusione, visto che la protagonista arriva in una scuola dove non conosce nessuno e deve cercare in qualche modo di inserirsi in gruppi già consolidati». La scelta di Zaffanella è stata chiara fin dalle prime battute; coinvolgere tutti in prima persona: «La storia l’abbiamo scritta assieme», dice.
«Abbiamo avuto diversi momenti di confronto, nei quali abbiamo parlato di esperienze di bullismo vissute in prima persona. Durante le ore del laboratorio abbiamo guardato film, fatto degli esercizi di recitazione, girato le scene, sviluppato la biografia dei personaggi presenti nel filmato… Sempre all’interno delle aule della scuola».

Come in ogni gruppo, c’era chi si esponeva un po’ di più e chi invece preferiva restare un po’ dietro le quinte: «Proprio per questo abbiamo fatto attività anche molto diverse tra di loro», aggiunge. «Alcuni si lasciavano andare nei momenti destinati al ballo, altri durante quelli della recitazione. Per non parlare di quelli che invece hanno scoperto una passione in tutto ciò che avviene dietro la macchina da presa, come i momenti della sistemazione delle luci e dei microfoni».

L’idea e il messaggio

L’idea di portare sulla scena il tema del bullismo nasce da lontano e mette in primo piano una piaga che non sembra esaurirsi col passare delle generazioni: «Il nostro obiettivo è quello di far passare il messaggio che la scuola ha a cuore il tema del bullismo», dice invece la professoressa Corani. «Volevamo essere incisivi, portando sul palco qualcosa di nuovo».

La proiezione a scuola

Gli studenti hanno accolto positivamente il messaggio fin dalle prime battute, dandosi da fare e lavorando in un clima sereno e di ascolto reciproco. Per loro improvvisarsi attori e ritrovarsi d’un tratto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia seduti di fianco alle star del mondo del cinema, della musica e dell’arte è stato un attimo.

E a detta di chi ha partecipato, è stato un percorso coinvolgente e utile per consolidare le relazioni e costruirne di nuove: «È stato molto divertente», afferma Rabia, una delle studentesse della classe seconda dell’indirizzo Operatore grafico. «Ciò che mi ha colpito di più è stato soprattutto vedere dal vivo di quanto lavoro c’è bisogno per far uscire delle scene più che realistiche».

La scelta vincente

Dello stesso avviso anche Andrea, compagno di classe di Rabia: «È stata un’esperienza molto formativa», dice. «Abbiamo lavorato insieme, in gruppo, dando forma alle nostre idee. Questo ha reso il tutto più naturale». Una delle particolarità del corto è l’aver affrontato il tema del bullismo da un’altra prospettiva. Una scelta inedita, ma efficace. E soprattutto vincente: «Siamo molto orgogliosi del messaggio che trasmette», conclude. «Si percepisce in maniera chiara, per esempio, l’importanza dell’inclusione e il valore del rispetto. Speriamo che la nostra storia possa essere da esempio e far riflettere chi la guarda».

In apertura un momento delle riprese all’interno della scuola – Tutte le immagini sono state fornite dall’autore

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 Antonietta Nembri

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