di Gabriele Carchidi
Dopo aver descritto il contesto generale e la “battaglia” vinta per conquistare l’accesso alla professione di giornalista inseguita vanamente per 15 anni grazie a Ennio Simeone, è arrivato il momento del racconto dei (quasi) dieci anni trascorsi insieme al Quotidiano della Calabria. Sapevamo tutti che era in missione per conto del principe Caracciolo e quindi del gruppo Espresso-Repubblica e c’era la speranza che entrassimo a far parte di una corazzata che ci avrebbe cambiato la vita. Ma a gennaio del ’97, quando Ennio arriva nel garage di via della Pace a Castrolibero, il giornale era ancora un piccolo laboratorio e noi che arrivavamo dalle radio e dalle tv locali non avevamo ancora capito come si faceva un giornale, anche se l’esperienza con Lullo Sergi ci aveva indirizzato sulla strada giusta. Ennio si impegna subito per consolidare la presenza del giornale, ancora molto marcatamente cosentino, nelle altre province calabresi. Non è un’impresa facile ma nel giro di pochi anni il Quotidiano conquista definitivamente la dimensione regionale e continua a crescere a Cosenza collocandosi gradatamente nella scia del “colosso” Gazzetta del Sud. Ma non basta per entrare nelle grazie del principe Caracciolo, tuttavia Ennio non era andato via e questo garantiva la prosecuzione del percorso di crescita.
Il giornale era nato il 13 giugno 1995 con la dicitura “Il Quotidiano di Cosenza e provincia”. L’inziativa era stata promossa da quattro giovani professionisti che avevano fondato la Giec: Raffaele Giordanelli, Donatella Guido, Franco Giannone, Franco Schirinzi. Direttore editoriale era – appunto – Pantaleone “Lullo” Sergi, direttore responsabile Francesco Gallina. Un anno dopo – con l’ingresso nella società editrice Giec di nuovi soci e la presidenza di Giulio Grandinetti – la pubblicazione si allargava a Reggio (4 giugno ’96) e a Catanzaro (12 giugno ’96) e la testata era diventata “Quotidiano della Calabria”. La copertura completa della regione avviene – sotto la direzione di Ennio Simeone, subentrato il 1° gennaio ’97 a Pantaleone Sergi – con l’apertura delle edizioni di Crotone (16 aprile ’97) e di Vibo Valentia (1° luglio ’97).
A Ennio non piaceva per niente il giornale “urlato”, stava attento alla misura e se c’era qualcuno che spingeva in senso contrario lo conteneva anche con un po’ di inevitabile severità. A Cosenza gli toccava misurarsi con il “totem” Giacomo Mancini. Lullo Sergi non aveva mai amato il “vecchio leone” fin da quando – grazie allo scoop del pentimento di Franco Pino – aveva raccontato le vicende che portarono al suo calvario giudiziario. Noi sapevamo che uno dei motivi principali dell’addio di Sergi riguardava proprio il rapporto con Mancini.
Per Ennio non doveva essere stato facile evitare di cedere alla “propaganda”, specie quando nella primavera dello stesso ’97 Mancini rivinse le elezioni e venne confermato sindaco di Cosenza a furor di popolo alleandosi con i Ds di Nicola Adamo – che era legatissimo per usare un eufemismo al nuovo editore Giulio Grandinetti. Simeone poi aveva una consolidata amicizia con Franco Ambrogio, fedelissimo sia del “vecchio leone” che di “capu i… liuni” e il “cardinale” (nomignolo di Ambrogio) lo aveva aiutato a destreggiarsi bene tra i due capibastone senza cadere nei trionfalismi.
Per alzare il numero delle vendite a Catanzaro si era affidato a un cronista di razza come Sandro Tito (che poi sarebbe morto improvvisamente nel corso dell’anno 2000) mentre a Reggio Calabria il giornale, grazie al lavoro di Giuseppe Baldessarro, Michele Albanese e Giuseppe Parrello, aveva conquistato non solo vendite ma anche autorevolezza in un territorio storicamente dominato dalla Gazzetta del Sud. Su Crotone e Vibo, che erano diventate province autonome da pochi anni e che comunque non consentivano grandi numeri, Simeone aveva piazzato comunque due fior di professionisti come Antonio Anastasi e Mimmo Mobilio.
Nel 1998, la Giec viene messa in liquidazione e la gestione viene assunta dalla Finedit, che fa capo alla famiglia Dodaro e in particolare a Francesco e ad Antonella, che diventano i nuovi editori di riferimento. Contemporaneamente la gestione della pubblicità viene presa dalla “Manzoni” (Gruppo Espresso), che apre appositamente una agenzia a Cosenza. E sempre nel corso del 1998 avviene anche la svolta decisiva del cambio di sede. Addio al vecchio garage di via della Pace, viene allestita una moderna e bellissima nuova redazione, sempre a Castrolibero ma in via Mattia Preti nel quartiere di Andreotta.
Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, Ennio Simeone aveva tirato fuori due grandi idee che avevano consentito al Quotidiano di decollare definitivamente soprattutto su Cosenza e Reggio. A Cosenza tira fuori una iniziativa di marketing che strega letteralmente tutta la città: le cartoline storiche dei quartieri accompagnate da ricerche storiche e interviste sul campo. Le vendite del giornale si impennano e proprio in quel periodo si realizza l’operazione sorpasso sulla Gazzetta, celebrata e festeggiata com’era giusto che fosse.
A Reggio invece l’idea vincente è lo “Speciale Moti di Reggio”, un inserto storico pubblicato nel luglio del 2000, in occasione del 30° anniversario della rivolta di Reggio Calabria per il capoluogo di regione del 1970. Questo approfondimento a puntate rappresenta uno dei primi grandi sforzi di ricostruzione storica e giornalistica cross-mediale e d’archivio su quegli eventi ed è realizzato principalmente dalla giovanissima redazione reggina e anche questa iniziativa – alla quale ovviamente partecipa anche la redazione centrale cosentina – viene premiata da un successo di vendite.
All’alba del nuovo millennio il Quotidiano della Calabria aveva completato il suo decollo e come accennato ieri il primo gruppo storico di ex giornalisti “abusivi” sostenendo l’esame a Roma (marzo 2000) era arrivato al primo contratto da professionista. Era stato un po’ come tornare a scuola: Carchidi, Catera, De Luca, Guido, Leone, Leporace, Perrongelli, Vercillo… Roba che se ce l’avessero detto qualche anno prima lo avremmo preso per… pazzo. Quanto al rapporto con Simeone, chiaramente c’erano giornalisti che avevano scalato posizioni e si sentivano in rampa di.. lancio (Leporace era stato nominato caporedattore centrale, noi altri capiservizi in Cronaca e in Provincia di Cosenza) ma la stragrande maggioranza di noi lavorava in umiltà e modestia e ci sentivamo decisamente appagati, in un certo senso quasi increduli per la dimensione raggiunta.
Il primo vero momento di crisi nei rapporti tra Ennio e noi della redazione cosentina arriva a novembre del 2002 quando la procura di Cosenza dà vita alla grande bufala dell’operazione No Global. Claudio Dionesalvi, che figurava tra gli arrestati, era addirittura un nostro collaboratore e io stesso sono finito nel registro dei 23 indagati dalla mia compagna di classe al Liceo Classico Telesio Nadia Plastina, gip del procedimento (sic!), a sua volta figlia di un collega del papà preside di Claudio: com’è piccolo il mondo a Cusenza… Ci saremmo aspettati una linea editoriale garantista anche se magari non schierata nettamente dalla nostra parte, ma Ennio non volle sentire ragioni e optò per una linea pro procura, probabilmente sobillato dalla “longa manus” dei Ds che stava dietro a quell’operazione e da quel vecchio furfante dell’ispettore Cantafora che ci vedeva come il fumo negli occhi. Ci fu tensione, inutile negarlo: un pomeriggio stavo per mollare un ceffone al collega Orofino che ci sfotteva perché Simeone ci aveva “mollato”. Io non scrissi neanche una riga dopo il blitz mentre qualcun altro non resistette alla tentazione di fare il “gradasso” e non sto qui a ripetere le nefandezze che scrisse in particolare contro uno degli indagati.
Per fortuna l’inchiesta si rivelò un fiasco totale e Claudio fu liberato subito, in tempo per partecipare alla grande manifestazione di Cosenza del 23 novembre del 2002. In quell’occasione finalmente tornai a scrivere anche io puntando sul fatto che Claudio era stato liberato proprio il giorno in cui qualche anno prima era mancata la mamma, la signora Irene. Con Ennio in quei giorni ci guardavamo un po’ in cagnesco ma quando vide il “pezzo” la tensione si allentò, venne da me e commentò: “Sì ‘o core do Quotidiano!”… e la battuta accomunò tutti in una risata liberatoria. L’incubo era finito al grido di “liberi tutti” ma qualche scoria era rimasta e portò a quella maledetta scissione del 2005 della quale non si è mai parlato abbastanza e che merita, com’è fin troppo facile immaginare, un capitolo a parte.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link

