I numeri raccontano un turismo che continua a correre. Dietro le statistiche, però, c’è un’industria che sta cambiando molto più velocemente di quanto appaia. L’intelligenza artificiale entra nella gestione degli hotel, la sostenibilità è diventata un requisito competitivo, il mercato del lavoro continua a fare i conti con la carenza di personale e la concorrenza internazionale si gioca sempre più sulla qualità dell’esperienza offerta agli ospiti. A questo si aggiungono le incognite geopolitiche, la regolamentazione degli affitti brevi e la necessità di destagionalizzare i flussi turistici (anche per combattere l’overtourism), elementi che stanno ridefinendo le strategie degli operatori dell’ospitalità.
Per comprendere come sta evolvendo l’industria turistica italiana, anche in un’ottica di competitività del “brand Italia”, e quali saranno le opportunità e le sfide che attendono il comparto nei prossimi anni abbiamo intervistato Bernabò Bocca, presidente nazionale di Federalberghi e presidente di Sina Hotels, storico gruppo alberghiero fondato dal padre Ernesto a Firenze nel 1958, il più longevo gruppo alberghiero italiano ancora interamente di proprietà e gestione della famiglia fondatrice, con dimore storiche e hotel di prestigio localizzati in destinazioni iconiche del Paese, come, solo per fare un esempio, Sina Villa Matilde, residenza settecentesca di Romano Canavese (Torino), che è appena entrata nel circuito internazionale Small Luxury Hotels of the World.
Il turismo italiano continua a registrare numeri positivi, ma il contesto economico resta caratterizzato da molte incertezze. Dal vostro osservatorio, quali sono oggi le principali sfide che gli albergatori si trovano ad affrontare?
Per il nostro mondo le sfide sono il pane quotidiano. Questo per via di un vecchio refrain, e cioè che il turismo, ancora oggi, in Italia non è valorizzato tanto quanto meriterebbe di esserlo, considerando che nel 2025, secondo le stime più autorevoli, ha avuto un impatto del 13,2% sull’occupazione e di 237,4 miliardi di euro sul Pil nazionale. Sicuramente molti passi in avanti sono stati fatti, ora c’è più consapevolezza, il nostro Governo ha mostrato maggior sensibilità alle esigenze del settore, ma la strada è ancora lunga. Se poi lo scenario geopolitico acquisisce le tinte fosche di questi ultimi tempi, le difficoltà aumentano. L’incertezza è il peggior nemico di questo comparto. Oggi siamo di fronte all’urgenza di metterci al passo con i competitor internazionali. L’intelligenza artificiale è il nuovo paradigma su cui orientare la nostra attività, e su questo punto le nostre aziende devono procedere a passo svelto per non rimanere indietro. La regina delle sfide resta sempre e comunque quella di fidelizzare i turisti che scoprono l’Italia, incentivandoli con l’eccellenza e la qualità dei nostri servizi, a tornare.
Negli ultimi anni si è parlato molto di carenza di personale nel settore dell’ospitalità. La situazione sta migliorando oppure resta una criticità? E quali interventi ritiene prioritari per rendere il comparto più attrattivo?
Si tratta di una spina nel fianco. Non bisogna dimenticare i due anni di limitazioni causate dalla pandemia di Covid-19. È stato un terremoto per tutti i settori economici, in particolare per quello dell’ospitalità che è stato uno dei più colpiti. Da li è stata dura risalire la china. Molte imprese sono fallite, molti dipendenti hanno dovuto reinventarsi puntando ad altre attività. Dopo il 2022 grazie al cielo la macchina turistica è ben ripartita. Di contro, il reddito di cittadinanza ha danneggiato il dinamismo di cui si nutre il mondo del lavoro, incentivando molti ad abbattersi piuttosto che a battersi per trovare la propria strada professionale. L’ospitalità brilla per i turisti che scelgono le nostre strutture, ma richiede grande sacrificio a chi vi lavora all’interno. Si parla sempre di stipendi bassi e si criticano gli imprenditori per il trattamento salariale, ma è il costo azienda che grava sui nostri bilanci. Saremmo più felici di aumentare lo stipendio del personale, ma questo si può ottenere solo riducendo alla nostra categoria il peso di tasse e contributi.
La sostenibilità sta diventando un fattore sempre più rilevante nelle scelte dei viaggiatori e nelle strategie aziendali. A che punto siamo in Italia?
Quello della sostenibilità, inizialmente, è stato un ostacolo di tipo culturale. Non eravamo abituati, “non si usava”, per dirla tutta. Ora siamo molto, ma molto più aggiornati. Le nostre strutture si sono adeguate, vi sono protocolli e certificazioni a cui ci si allinea ormai con rigore, anche in relazione al fatto che solo così riusciamo ad essere più competitivi. Oggi il turista è fabbricatore del proprio viaggio, tende a scegliere luoghi e spazi orientati al verde ad al rispetto ambientale. Gli alberghi, per la stragrande maggioranza dei casi, sono al passo con questa straordinaria evoluzione.
L’Italia resta una delle destinazioni turistiche più desiderate al mondo. Cosa serve oggi per aumentare ulteriormente la competitività del nostro sistema turistico rispetto agli altri grandi Paesi europei?
Essere fieri di appartenere al “brand Italia”. Alla fine, la differenza nasce dalla consapevolezza di sé. Noi siamo abituati a denigrare tutto ciò che abbiamo e ad esaltare ciò che è altrove. Basterebbe valorizzare al massimo le nostre eccellenze e capire che siamo inimitabili e non delocalizzabili.
Il dibattito sugli affitti brevi continua a essere acceso. Come giudica le misure adottate finora e quale equilibrio dovrebbe essere trovato tra sviluppo turistico, concorrenza e tutela dell’offerta alberghiera tradizionale?
Si sta mettendo ordine con maggior rigore al far west degli affitti brevi, locazioni di natura assolutamente turistica che però non sono soggette allo stesso trattamento di una struttura ricettiva propriamente detta. Ciò detto, la misura del Codice identificativo nazionale (Cin) oggi in vigore ha senz’altro il merito di rendere più trasparente il mercato degli affitti brevi, ma sicuramente non riesce a sanare completamente il fenomeno. In merito al tema dell’equilibrio, guardi, ritengo che l’unica strada sia quella della correttezza. Se tutti coloro che operano nell’ospitalità riconoscessero di essere a tutti gli effetti imprenditori della ricettività, non dovremmo nemmeno cercare strade alternative
Guardando ai prossimi anni, quali sono i trend che avranno il maggiore impatto sul settore alberghiero e quali opportunità non dovrebbero lasciarsi sfuggire gli operatori del comparto?
Il patrimonio naturalistico dell’Italia è un po’ la chiave di tutto. Dal post Covid in poi, gli italiani e in generale i turisti internazionali stanno manifestando con continuità la necessità del contatto con la natura, di soluzioni che integrino alle città anche il verde. Il pet friendly prende sempre più piede, dal momento che è aumentata vertiginosamente la percentuale di famiglie e single proprietari di un cane o di un gatto dai quali non si separerebbero mai, men che meno in vacanza. I grandi eventi sono l’altro grande assist per il nostro comparto: oltre a garantire consistenti flussi turistici, sia nazionali che internazionali, contribuiscono indirettamente a rendere possibile la destagionalizzazione.
Come si immagina, anche in forza dell’osservatorio privilegiato di Federalberghi, gli hotel del futuro? Quali canoni dovranno sempre più rispettare per rispondere anche alle nuove esigenze dei clienti?
Non immagino dei robot alla reception né dei camerieri artificiali. Immagino degli alberghi come microcosmi sempre più funzionali e avveniristici, supportati appieno dall’intelligenza artificiale, ma radicati sul valore del contatto umano.


In un mercato dell’hotellerie d’alta gamma, nel quale i grandi fondi internazionali e i gruppi esteri continuano a rilevare gli immobili e i brand storici italiani, Sina Hotels resta la più longeva realtà di lusso a proprietà e gestione interamente familiare. Come si difende l’italianità in questo settore e come si trova il punto d’equilibrio strategico per mantenere l’indipendenza di un gruppo e allo stesso tempo aprirsi ad alleanze internazionali di distribuzione?
In Sina Hotels l’italianità è nel fatto che il gruppo è costituito tutto da un’unica famiglia, assolutamente italiana, che ama trasferire nell’ospitalità l’eccellenza del Paese. La nostra forza è proprio questo. Ciò non vuol dire che non siamo aperti ad una visione internazionale, per noi è fondamentale competere su scala globale. Il nostro è un gruppo con 11 strutture dislocate nei luoghi più belli d’Italia. È una responsabilità d’impresa, che ci guida verso nuovi modelli di gestione. Ad oggi abbiamo stretto accordi di affiliazione con i “soft brand” di Marriott International per alcune delle nostre strutture di lusso come il Sina Bernini di Roma ed il Sina Villa Medici di Firenze. Inoltre, il Sina Villa Matilde, hotel in provincia di Torino, ex dimora di famiglia settecentesca dove noi trascorrevamo le nostre vacanze da bambini, è entrata recentemente nel network di Small Luxury Hotels of the World. Questo è il nostro passo: innovare restando fedeli alle tradizioni.
Vincenzo Petraglia
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