Quando Italia e Svezia si incontrarono nel nome dell’economia sociale: la storia di Reves


«Neanche noi ci aspettavamo di arrivare fino a qui». Luigi Martignetti è il segretario generale di Reves, la rete europea delle città e delle regioni per l’economia sociale. Oggi è una delle principali piattaforme di dialogo per definire modelli di sviluppo basati sulla cooperazione tra istituzioni pubbliche e società civile. Nel 1996, era l’intuizione generata dall’incontro tra due persone che vivevano ai due estremi dell’Europa: Jens Nilsson, sindaco di Östersund in Svezia, e Giovanni Pensabene, assessore ai Servizi sociali di Reggio di Calabria.

Il contesto

Per ricostruire l’inizio di questa storia, bisogna tornare con la mente alla metà degli anni ’90, una fase in cui l’Unione Europea (allora Comunità Europea) iniziava a prestare una crescente attenzione all’economia sociale. «Era un momento particolare», ricostruisce Martignetti. «Per la prima volta la Commissione guidata da Jacques Delors inseriva esplicitamente l’economia sociale tra i temi del proprio programma politico. Dopo le crisi economiche della fine degli anni ’80 e le conseguenti tensioni sul piano occupazionale, le istituzioni europee incominciavano a guardare con interesse a modelli imprenditoriali capaci di coniugare attività economica e finalità sociali».

Parallelamente, alcune organizzazioni rappresentative dell’economia sociale stavano conquistando maggiore spazio nel dibattito europeo. «Era nata una nuova confederazione europea che cercava di allargare la riflessione alle forme emergenti di impresa sociale», continua Martignetti. «E in questo contesto l’Italia occupava una posizione pionieristica grazie alla legge del 1991 sulla cooperazione sociale, che aveva dato riconoscimento e struttura a esperienze ancora molto recenti nel panorama internazionale».

Fu proprio in questo clima di fermento e di ricerca di nuovi modelli che una serie di circostanze fortuite favorì un ponte tra Italia e Svezia, dando origine a un dialogo destinato a coinvolgere non solo il mondo della cooperazione sociale, ma anche le amministrazioni pubbliche locali. Da quel confronto prese forma un percorso (all’epoca innovativo) di collaborazione tra enti pubblici e privato sociale, che anticipava pratiche che negli anni successivi sarebbero diventate patrimonio comune delle politiche di welfare locale.

La storia

L’incontro di cui si parlava sopra è raffigurato nella fotografia di una stretta di mano. Ma prima di arrivare a quell’immagine, c’è ancora un pezzo di storia da raccontare. Ian Olson, primo relatore del Comitato economico e sociale europeo a dedicare un intervento sull’economia sociale dopo l’adesione della Svezia all’Unione Europea, organizza in quegli anni una visita di studio in Emilia-Romagna per alcune amministrazioni pubbliche svedesi interessate a conoscere il modello delle cooperative sociali italiane. Tra i partecipanti c’è anche Jens Nilsson, il sindaco di Östersund, capoluogo della regione dello Jämtland.

La foto “storica” della stretta di mano tra Jens Nilsson (sindaco di Östersund) e Giovanni Pensabene (assessore di Reggio di Calabria) nel 1996 a Östersund.

L’iniziativa viene apprezzata, tanto che Olson organizza insieme a Rainer Schleuter, all’epoca segretario generale della confederazione delle cooperative sociali e delle cooperative di lavoro associato (Cecop), un corso di formazione a Reggio Calabria. È qui che avviene l’incontro con l’assessore Giovanni Pensabene.

Alle radici della co-progettazione

Per comprendere come si sia passati da una formazione sull’impresa sociale a una rete a livello europeo, bisogna cogliere la riflessione elaborata a partire da quegli incontri. «Stava diventando sempre più nitida l’idea che, se il Terzo settore si distingue per il perseguimento dell’interesse generale e per il prevalere della persona sul profitto, allora i suoi obiettivi coincidono in larga misura con quelli delle amministrazioni pubbliche responsabili del benessere della comunità», spiega il segretario generale di Reves. «Oggi ci appare scontata, ma nel 1996 non lo era affatto. Anzi, veniva percepita come un’invasione di campo. Da qui maturò la convinzione che il modo più efficace per sviluppare una collaborazione stabile tra pubblico e Terzo settore fosse creare partenariati permanenti a livello locale e regionale: un’intuizione che avrebbe preparato il terreno a quella che oggi chiamiamo co-progettazione».

Il risultato è la nascita del network: «L’obiettivo principale era creare le condizioni culturali, istituzionali e organizzative perché tali partenariati potessero nascere e consolidarsi. La domanda era semplice: come rendere possibile una collaborazione stabile tra amministrazioni pubbliche e imprese sociali? La risposta individuata dai promotori di Reves era altrettanto chiara: occorreva intervenire sulle regole e creare un contesto favorevole».

Foto di gruppo per i soci di Reves presenti alle celebrazioni per l’anniversario.

Per migliorare l’ecosistema locale vennero individuate due priorità. La prima era costruire relazioni permanenti tra enti pubblici e organizzazioni dell’economia sociale, favorendo lo scambio continuo di esperienze, competenze e capacità operative. La seconda era sviluppare una capacità di elaborazione e di proposta politica comune, in grado di influenzare le istituzioni europee e promuovere un quadro normativo più favorevole. Da questa visione nacque la Carta di Reves, sottoscritta inizialmente da 17 realtà europee, tra cui Östersund, Reggio Calabria, Bruxelles, Genova e Kokkola in Finlandia. «Erano amministrazioni e organizzazioni pionieristiche che condividevano l’idea che il perseguimento dell’interesse generale potesse diventare il terreno di incontro tra pubblico e privato sociale», aggiunge Martignetti. «Fin dall’inizio la rete lavorò per reperire risorse che consentissero di non gravare esclusivamente sui bilanci degli enti locali e delle organizzazioni coinvolte. L’obiettivo era sostenere attività di scambio, ricerca, formazione e rappresentanza politica a livello europeo. In particolare, si cercava di comprendere quali condizioni e quali strumenti potessero favorire relazioni efficaci e durature tra amministrazioni pubbliche ed economia sociale».

Reves-Torino, un legame che si fortifica

Molte delle intuizioni sviluppate allora sono oggi largamente riconosciute. I partenariati tra enti pubblici e organizzazioni dell’economia sociale operano in settori strategici come l’energia, l’housing sociale, l’inclusione lavorativa e i servizi di welfare. La loro crescita ha confermato la necessità di disporre di normative specifiche e strumenti adeguati, capaci di valorizzarne le caratteristiche e il contributo all’interesse generale.

La rete oggi conta 45 soci, tra i quali dal 2019 c’è Torino Social Impact. Nell’ultima assemblea generale, che si è svolta a fine maggio in Svezia, è stata approvata l’adesione della Città Metropolitana di Torino, proposta dalla consigliera Sonia Cambursano, che è stata anche la promotrice del piano metropolitano insieme alla Camera di commercio. «Si tratta di un territorio con un tessuto economico e sociale molto solido», commente Luigi Martignetti: «è la seconda città metropolitana italiana ad aver adottato un piano d’azione dedicato all’economia sociale, e ancora oggi è una delle poche realtà a livello europeo ad aver sviluppato una strategia così avanzata. Per questo motivo, il suo ingresso è stato accolto con grande favore»

Che cosa è cambiato in 30 anni di attività? «Le finalità restano quelle definite fin dall’inizio, ma nel tempo sono stati integrati ambiti che nel 1996 non erano ancora presenti o pienamente sviluppati. Tra questi, in particolare, la dimensione digitale e quella ambientale». Anche il ruolo della rete è cresciuto: «Alla fine degli anni ’90 non era prevedibile che Reves arrivasse ad assumere l’attuale posizione di interlocutore riconosciuto delle istituzioni europee: un centro di expertise sulle relazioni tra economia sociale e amministrazione pubblica».

In apertura, la consigliera della Città metropolitana di Torino Cambursano (la terza da sinistra) con una delle fondatrici di Reves, Margita Lukkarinen (alla sua destra nella foto). Le immagini sono state fornite dall’intervistato

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 Daria Capitani

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