Mentre l’Italia investe in modo sempre più significativo nella formazione dei docenti sull’Intelligenza Artificiale, molte insegnanti e molti insegnanti sono alla ricerca di strumenti concreti per portare questi temi in classe. Eppure, quasi la metà delle docenti di informatica dichiara oggi di non sentirsi ancora sufficientemente preparato e sicuro a insegnare concetti e temi chiave relativi all’AI.
Le soluzioni LEGO® Education Informatica & IA nascono proprio per accompagnare questa transizione, offrendo contenuti pronti all’uso, allineati a obiettivi scolastici, sicuri, semplici da implementare e coerenti con il framework europeo DigComp 3.0.
In questo modo, e grazie anche alle opportunità di finanziamento oggi disponibili, le scuole hanno l’occasione di introdurre percorsi pratici e coinvolgenti sull’Intelligenza Artificiale, aiutando studentesse e studenti a comprendere non solo come utilizzare questa nuova, potentissima ma delicata tecnologia, ma anche come funziona e quali nuove possibilità didattiche e di espressione si possono creare attraverso di essa.
Intervista ad Andrew Sliwinski, Vice President e Head of Product Experience di LEGO® Education
Andrew Sliwinski, Vice President, Head of Product Experience di LEGO® Education, risponde ad alcune domande sull’insegnamento dell’informatica e dell’intelligenza artificiale (IA) in aula e su cosa possiamo fare oggi per promuovere il ruolo attivo degli studenti in un mondo in rapida evoluzione.
I sistemi scolastici in tutta Europa, e non solo, si stanno affrettando a integrare l’IA nelle aule, spinti dalla promessa di un apprendimento personalizzato e dal miglioramento dei risultati scolastici. Le potenzialità sono concrete e un’ambizione di questo tipo è senz’altro positiva. Ma nella fretta di applicare l’IA al mondo dell’infanzia — tra ottimizzazione della didattica, automazione delle valutazioni e accelerazione nell’erogazione dei contenuti — rischiamo di trascurare una priorità parallela e altrettanto urgente: offrire ai bambini le basi per comprendere come queste tecnologie funzionino davvero.
L’attuale “corsa all’oro” per migliorare i risultati dell’apprendimento tramite l’IA (la cui efficacia su larga scala, va sottolineato, resta ancora in gran parte da dimostrare) deve essere controbilanciata da un investimento costante in un’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale di base. Se sapremo trovare il giusto equilibrio, avremo un’opportunità straordinaria: quella di formare una generazione di bambini che non si limiti a usare l’IA, ma che la comprenda a fondo, al punto da poter costruire, grazie ad essa, un futuro migliore.
D: Qual è il più grande pregiudizio nei confronti dell’insegnamento dell’IA che dobbiamo superare?
La convinzione errata più diffusa è che l’insegnamento dell’IA significhi semplicemente “applicare” l’intelligenza ai bambini, adottando sistemi di tutoring adattivo, lezioni generate dall’IA o una didattica basata su chatbot per ottimizzare il modello esistente. Questa è una dimensione, ma è incompleta. Ossessionati da ciò che i computer possono fare, abbiamo perso di vista ciò di cui sono capaci i bambini.
Oggi, una narrazione diffusa nel mondo dell’istruzione dipinge l’IA come un’ondata travolgente pronta a spazzare via la rilevanza dell’essere umano, e il nostro compito sarebbe quello di insegnare freneticamente ai bambini come fare per rimanere a galla. Questa prospettiva relega il bambino al ruolo di spettatore passivo del progresso, anziché riconoscerlo come il suo principale artefice. Dobbiamo trovare un equilibrio tra “l’impiego dell’IA sui bambini” e “l’uso dell’IA da parte dei bambini”, promuovendo una comprensione più critica del suo funzionamento e, soprattutto, dei suoi limiti.
L’intelligenza artificiale non è magia… è tecnologia. E l’alfabetizzazione di base all’IA non consiste nell’insegnare ai bambini a usare una “scatola magica”. Si tratta di mettere loro in mano un cacciavite per smontarla e usare i componenti per costruire qualcosa di nuovo. Non si tratta di un’idea nuova: decenni di ricerche dimostrano costantemente che i bambini sviluppano una comprensione più profonda quando costruiscono, sperimentano e riflettono su oggetti concreti, anziché limitarsi a ricevere passivamente nozioni.
Parlando con i bambini, ci si accorge che non vogliono solo imparare a usare l’intelligenza artificiale. Vogliono capirla e vogliono usarla per creare qualcosa per le loro comunità, i loro amici e le loro famiglie. Hanno inoltre le idee incredibilmente chiare su come l’IA debba — o non debba — essere usata in classe e, più in generale, nella società.
D: Perché i governi e i ministeri dell’istruzione dovrebbero elevare l’informatica e l’IA da materie opzionali di nicchia a pilastri dell’alfabetizzazione di base?
Se vogliamo che i bambini costruiscano il futuro di queste tecnologie (e non si limitino a consumarle), devono capirne il funzionamento e cosa possono realizzare grazie ad esse. Le basi strutturali dell’IA (ovvero informatica, probabilità, dati, rilevamento e bias algoritmici) non dovrebbero essere un lusso opzionale riservato a pochi eletti. Tali concetti devono essere elevati al rango di una nuova alfabetizzazione, diventando essenziali per un’istruzione moderna al pari della lettura, del calcolo, del problem solving, della creatività e della collaborazione.
Non si tratta solo di preparazione al mondo del lavoro o di competitività nazionale (per quanto siano aspetti importanti). Si tratta di garantire che le nuove generazioni abbiano le conoscenze, le competenze e la capacità d’azione necessarie per guidare, progettare e analizzare criticamente i sistemi che plasmeranno le loro vite. Non dobbiamo preparare i giovani a un mondo in cui siano subordinati all’intelligenza artificiale. Dobbiamo invece fornire loro gli strumenti e le competenze fondamentali necessari per diventarne i principali artefici.
D: Quali misure dovrebbero adottare i governi per rendere tutto questo una realtà?
Questa è, forse, un’opportunità unica nel suo genere. I governi possono usare l’IA per puntellare il sistema attuale (ad esempio correggendo i test più velocemente o stilando le valutazioni in modo più efficiente) oppure possono riconoscere questo momento per quello che è: la più grande opportunità della nostra vita per ripensare l’istruzione. Tutto parte da un investimento su vasta scala nell’alfabetizzazione all’IA, sostenuto da politiche e finanziamenti nazionali che portino l’informatica, la cultura dei dati e il pensiero computazionale allo stesso livello del saper leggere e far di conto. Ma richiede anche un cambiamento più fondamentale nella pedagogia.
Dobbiamo sostenere educatori e studenti attraverso una pedagogia inclusiva e guidata, capace di dare spazio alla curiosità dei bambini. Molti educatori e genitori si sentono impreparati a guidare i bambini tra le complessità dell’IA, sebbene molti di loro utilizzino già strumenti di intelligenza artificiale. Secondo una indagine di LEGO Education condotta tra docenti di informatica, quasi la metà di loro non si sente sicura nell’insegnare l’IA, nemmeno dopo aver ricevuto una formazione specifica.
Non possiamo permetterci di aspettare che le competenze degli adulti si mettano al passo con la velocità dell’innovazione. Possiamo invece ridefinire il nostro ruolo, passando da esperti onniscienti a partner nell’apprendimento. In fondo, una delle frasi più potenti che si possano dire a un bambino è: “Non lo so. Scopriamolo insieme”.
D: In che modo le scuole possono colmare il divario tra le competenze e stimolare un maggiore interesse verso le carriere STEM?
La risposta è empowerment e coinvolgimento. Per troppo tempo l’informatica è stata percepita come una materia riservata a una ristretta cerchia di studenti, in particolare i nerd e gli “smanettoni”. Dobbiamo cambiare questo preconetto, mettendo in relazione questi strumenti con ciò che sta davvero a cuore ai bambini: le loro passioni, i loro interessi e le loro comunità.
Tutto ciò che sappiamo da decenni di ricerca e pratica nel campo dell’istruzione ci dice che i bambini apprendono con maggiore efficacia quando sono coinvolti attivamente, quando riescono a collegare l’apprendimento ai propri interessi e alle proprie passioni, e quando imparano insieme. L’apprendimento pratico, basato su progetti collaborativo sono i metodi più efficaci per coinvolgere tutti gli studenti.
Sono inoltre i metodi più efficaci a nostra disposizione per favorire la comprensione di questi concetti da parte dei bambini. Quando un bambino costruisce un modello fisico e lo vede prendere vita a causa del codice che ha scritto o del modello di intelligenza artificiale che ha addestrato, l’informatica smette di essere astratta e inizia a essere tangibile. Dobbiamo fare in modo che ogni bambino si avvicini a questi temi e si senta partecipe, non solo come futuro ingegnere informatico, ma anche come futuro artista, innovatore, scienziato e cittadino.
D: In che modo l’apprendimento pratico favorisce il pensiero critico e le basi fondamentali necessarie per l’innovazione?
Numerose ricerche internazionali confermano il legame tra le metodologie didattiche attive ed esperienziali e lo sviluppo di abilità cognitive di ordine superiore. Il progetto pluriennale dell’OCSE sulla Promozione e la valutazione della creatività e del pensiero critico ha rilevato che, quando gli studenti sono incoraggiati a trovare soluzioni proprie e a sviluppare le loro idee, si connettono più profondamente con l’argomento e hanno maggiori probabilità di sviluppare capacità di pensiero creativo e critico durevoli.
Gli orientamenti strategici dell’UNICEF sull’IA per l’infanzia sottolineano ulteriormente l’importanza di una progettazione incentrata sui bambini che ne promuova l’agency e la partecipazione attiva, evitando di relegarli al ruolo di fruitori passivi di istruzioni algoritmiche. Tali risultati sono coerenti con il più ampio filone di ricerca costruzionista, il quale evidenzia come la creazione, la verifica e la riflessione su artefatti tangibili permettano di sviluppare non solo competenze tecniche, ma anche abilità metacognitive essenziali per l’innovazione, quali la capacità di scomporre problemi complessi, ragionare in contesti di incertezza e valutare criticamente i presupposti insiti nei sistemi circostanti.
D: Quali sono le caratteristiche di una formazione dei docenti e di uno sviluppo professionale continuo (CPD) efficaci nell’ambito dell’alfabetizzazione all’IA?
La sfida non riguarda solo l’accesso agli strumenti, ma la sicurezza nel saperli padroneggiare. Le ricerche dimostrano costantemente che la fiducia nei propri mezzi degli insegnanti è uno dei principali fattori determinanti per un’integrazione efficace della tecnologia in aula. Meno della metà dei docenti specializzati in informatica si sente attualmente pronta a introdurre l’intelligenza artificiale nella propria didattica¹ e questa mancanza di sicurezza rappresenta il principale collo di bottiglia.
Un CPD efficace deve spingersi oltre i workshop tecnici una tantum. Occorre una formazione professionale continua e integrata nel piano studi, che veda i docenti nel ruolo di “co-studenti” insieme ai propri alunni. Il quadro di riferimento dell’OCSE sulla formazione professionale per la creatività e il pensiero critico evidenzia come un cambiamento duraturo delle pratiche didattiche dipenda da modelli di apprendimento esperienziali, cooperativi e applicativi, anziché da una didattica di tipo passivo.
I docenti hanno bisogno di contenuti pronti all’uso e in linea con il piano di studi, oltre che del supporto metodologico necessario per sviluppare progressivamente le proprie competenze. Quando gli insegnanti si sentono sicuri di sé, anche gli studenti lo saranno. Colmare il cosiddetto “confidence gap” non è una priorità secondaria, è un presupposto fondamentale.
D: In che modo LEGO Education Informatica e IA soddisfano elevati standard di sicurezza, privacy, uguaglianza e benessere?
Il nostro approccio si fonda su tre impegni imprescindibili. La prima è dare priorità alla privacy. Nel LEGO Group, crediamo che la privacy sia un diritto fondamentale, e che tale diritto si applichi integralmente anche ai bambini. In LEGO Education, lo garantiamo attraverso la cosiddetta “inferenza locale”: questo significa che nessun dato dei bambini lascia mai l’aula scolastica. Nessun dato viene trasmesso via internet a noi o a terze parti, né viene mai utilizzato per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale.
In secondo luogo, non antropomorfizziamo l’IA. Non diamo ai sistemi di intelligenza artificiale un volto o un nome, né li definiamo “creativi”. La creatività è per gli esseri umani. La creatività è per i bambini. La ricerca dimostra che l’antropomorfizzazione può causare diversi effetti collaterali a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo; tra questi, il rischio che i bambini sviluppino legami parasociali con i sistemi di intelligenza artificiale, arrivando a sostituire i reali rapporti umani con tali interazioni.
Il terzo punto è la trasparenza: i modelli con cui i bambini interagiscono sono corredati di una documentazione chiara (come le “schede dei modelli”) che descrive i dati usati per l’addestramento e i potenziali bias che potrebbero contenere. Se vogliamo che i bambini comprendano a fondo come funzionano questi strumenti, dobbiamo mostrare loro come sono fatti, invece di nasconderci dietro a “scatole nere” proprietarie.
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Per i decisori politici, gli educatori e i leader del settore, la questione non è se l’IA trasformerà l’istruzione: lo sta già facendo. La questione è se sapremo cogliere questa occasione per limitarci a ottimizzare i sistemi attuali o se sceglieremo di rendere i bambini davvero protagonisti, orientandoci verso modelli pedagogici più efficaci.
Se vogliamo che i bambini costruiscano un futuro migliore, dobbiamo dotarli delle competenze e della mentalità necessarie per riuscirci. Immaginate cosa sarebbe possibile se dotassimo i bambini delle competenze di base per capire come funziona l’IA, della sicurezza creativa per creare con essa e del senso critico per sapere quando e come utilizzarla.
Oggi più che mai, abbiamo bisogno che i bambini imparino insieme, anziché restare isolati a fissare uno schermo. E abbiamo bisogno che la loro voce sia ascoltata, la loro curiosità valorizzata e la loro autonomia messa al centro di ogni nostra decisione. I bambini sono pronti. La domanda è: lo siamo anche noi?
1. “US Computer Science & AI Education Insights Report | LEGO® Education.” LEGO® Education, 2026, education.lego.com/en-us/resources/cs-ai-education-insights-us/
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