Gli investimenti in Europa acquistano sempre più peso nelle strategie delle aziende internazionali. Crescita, innovazione e resilienza sostengono l’interesse verso il Vecchio Continente, mentre i dati sugli investimenti reali mostrano un mercato ancora capace di attirare capitali, attività produttive e nuovi progetti.
Investimenti in Europa: cresce il peso nelle scelte globali
Gli investimenti in Europa stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle decisioni delle aziende internazionali. A indicarlo è la Global Sentiment Survey on Europe 2026 di Deutsche Bank, condotta su 1.200 dirigenti e responsabili aziendali di società extraeuropee già presenti nel continente o interessate a entrarvi.
Il 35% degli intervistati considera l’Europa la regione più attrattiva al mondo per il proprio business. Il dato la colloca davanti all’area Asia-Pacifico, esclusa la Cina, indicata dal 24% del campione, e al Nord America, scelto dal 19% degli intervistati.
A contare particolarmente è anche il cambiamento degli ultimi anni. Per l’81% delle aziende coinvolte l’Europa ha acquistato importanza nelle decisioni di investimento rispetto a tre anni fa. Tra le imprese già presenti nel Vecchio Continente, la quota di chi la considera l’area più attrattiva al mondo sale al 45%.
L’interesse nasce sia dalla dimensione del mercato, sia dalla possibilità di utilizzare l’Europa come base per sviluppare attività in più Paesi. Stabilità, competenze qualificate e filiere produttive articolate rafforzano questa percezione. Un ruolo importante è svolto anche dall’integrazione economica, tema approfondito nell’analisi dedicata al Mercato Unico Europeo.
Crescita e innovazione sostengono l’interesse
La dimensione del mercato da sola non spiega il fenomeno. Secondo Deutsche Bank, il 74% degli intervistati vede nelle opportunità economiche e di crescita un vantaggio europeo, mentre il 71% indica la capacità di innovazione, anche in relazione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Una quota analoga considera l’Europa molto o abbastanza resiliente davanti alle tensioni economiche e geopolitiche. La resilienza indica la capacità di un sistema economico di assorbire fasi di incertezza mantenendo condizioni favorevoli alle attività delle imprese.
L’interesse riguarda anche il ruolo industriale del continente. Oggi il 19% delle aziende del campione già presenti in Europa produce sul territorio, ma il 92% ritiene che nei prossimi tre-cinque anni l’area avrà un ruolo importante per produzione, ricerca e sviluppo e stabilità delle catene di approvvigionamento.
Tre elementi contribuiscono a definire l’attrattività dell’Europa: accesso a un mercato ampio e diversificato, capacità di innovazione e competenze specializzate, possibilità di integrare produzione, ricerca e filiere di fornitura.
Alle intenzioni si affiancano gli investimenti già realizzati. Nel 2025 sono stati annunciati 5.026 progetti di investimento diretto estero in Europa, con circa 200 mila posti di lavoro collegati. I progetti sono diminuiti del 7% su base annua, ma il 60% delle imprese prevede una crescita dell’attrattività europea nei prossimi tre anni.
Investimenti in Italia: l’interesse arriva da più aree del mondo
All’interno del mercato europeo, anche l’Italia mantiene un ruolo rilevante. La survey Deutsche Bank indica che il 33% delle aziende intervistate prevede di investire nel Belpaese, che si posiziona al quarto posto tra le destinazioni europee considerate, dopo Germania, Regno Unito e Francia.
L’interesse cambia a seconda della provenienza delle imprese, raggiungendo il 54% tra le aziende degli Emirati Arabi Uniti, il 46% tra quelle saudite e il 41% tra le società statunitensi.
Anche i dati sugli investimenti realizzati completano il quadro. Nel 2025, in Italia, sono stati annunciati 206 progetti di investimenti diretti esteri, pari al 4,1% del totale europeo. La quota italiana risulta più che raddoppiata rispetto ai livelli precedenti alla pandemia.
Alcuni settori mostrano comunque ulteriore spazio di crescita. Nel Fintech, ad esempio, si registra la presenza di molte startup e scale-up italiane, a fronte di una quota pari al 6% degli investimenti europei nel settore.
Per l’Italia, attrarre nuovi capitali passa quindi dalla capacità di valorizzare industria, infrastrutture, competenze e accesso al mercato europeo: elementi che possono incidere sulle scelte degli investitori internazionali.
Dall’interesse ai nuovi progetti
Il quadro positivo lascia spazio anche ad alcune aree sulle quali intervenire per rafforzare la competitività europea. Secondo Deutsche Bank, il 43% del campione intervistato considera le difficoltà nelle attività transfrontaliere un freno rilevante per gli investimenti. Il 47% riconosce invece un vantaggio europeo nei costi energetici e nella velocità delle autorizzazioni, mentre per il regime fiscale la quota scende al 44%.
Il margine di crescita passa quindi anche dalla possibilità di rendere più semplice operare tra Paesi, velocizzare le procedure e creare condizioni favorevoli allo sviluppo dei progetti. A questo si aggiunge il tema dell’autonomia tecnologica: la dipendenza europea dalle infrastrutture digitali extra-UE resta uno dei nodi legati a resilienza e competitività.
Le intenzioni delle imprese indicano una prospettiva di espansione. Il 61% delle aziende già presenti in Europa prevede di ampliare le proprie attività nei prossimi cinque anni, mentre un ulteriore 33% sta pianificando o valutando un primo ingresso.
Crescita, innovazione, resilienza e capacità industriale continuano comunque a sostenere gli investimenti in Europa. La sfida sarà trasformare questo interesse in nuovi progetti, rafforzando l’integrazione del mercato e le condizioni operative per le imprese.
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