La sentenza d’appello non cancella la tragedia domestica da cui nasce il processo. Sposta il baricentro: il gesto viene letto dentro una situazione di pericolo e dentro un contesto familiare violento, con un esito che incide subito sulla posizione personale di Makka Sulaev.
Nota di precisione: l’assoluzione riguarda il giudizio di secondo grado. Il deposito delle motivazioni chiarirà il percorso logico della Corte e aprirà la finestra tecnica per eventuali impugnazioni.
Il dispositivo d’appello: assoluzione e ritorno in libertà
La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Torino produce due effetti immediati. Sul piano penale viene meno la condanna inflitta in primo grado dalla Corte d’Assise di Alessandria. Sul piano personale cade l’obbligo di firma che accompagnava la posizione della giovane fino alla lettura del dispositivo.
Il punto tecnico da isolare riguarda la formula sostanziale: la Corte ha riconosciuto la non punibilità nella cornice della legittima difesa. Nel quadro emerso dopo la lettura del dispositivo compare il riferimento all’eccesso colposo incolpevole, categoria che spiega perché la reazione venga trattata diversamente dall’omicidio volontario ritenuto in primo grado.
Il fatto materiale resta al centro: cambia la qualificazione
Il processo non ruotava sull’identità dell’autrice del gesto. Makka aveva colpito il padre con due fendenti durante la lite del 1° marzo 2024 nell’abitazione di Nizza Monferrato, in provincia di Asti. La domanda giuridica era un’altra: quella condotta andava letta come omicidio volontario oppure come reazione difensiva maturata in un pericolo attuale per sé o per la madre?
Il primo grado aveva scelto la prima strada e aveva fissato la pena a 9 anni e 4 mesi. L’appello ha scelto la seconda. La differenza non riguarda un dettaglio lessicale: modifica il titolo di responsabilità, incide sulla punibilità e restituisce peso processuale alla dinamica concreta della lite.
Gli audio ascoltati in aula e il valore del contesto
Nel giudizio di secondo grado hanno assunto rilievo gli audio registrati in casa durante la sequenza della lite. Il loro peso non si esaurisce nella forza emotiva delle urla o delle frasi pronunciate in quei momenti. Per una Corte d’Assise d’Appello un audio serve a misurare tempi, intensità del pericolo, presenza di terzi e progressione dell’aggressione.
La prova sonora colloca la reazione in una cornice che il fascicolo non poteva trattare come semplice sfondo. In una vicenda domestica il pericolo non appare soltanto nel gesto finale: prende forma nella continuità delle minacce, nell’aggressione in corso e nella possibilità concreta che la violenza si sposti da una persona all’altra dentro lo stesso spazio chiuso.
Dalla sentenza di Alessandria alla lettura di Torino
La prima decisione aveva escluso la legittima difesa e aveva collocato la condotta nell’area dell’omicidio volontario. In appello il confronto si è concentrato proprio sul punto che reggeva o faceva cadere quella costruzione: il nesso tra aggressione, reazione e stato psicologico della giovane nel momento in cui ha preso il coltello.
La Corte torinese ha riletto la sequenza dentro una logica difensiva. Questo ribaltamento non autorizza automatismi su casi diversi. Ogni vicenda di difesa personale dipende da elementi che cambiano molto: distanza tra aggressore e aggredito, tempo disponibile, proporzione percepita, possibilità di sottrarsi e riscontri oggettivi. Su questo piano si innesta anche il nostro precedente approfondimento su un caso domestico torinese in cui la difesa personale richiede verifica tecnica.
Che cosa significa eccesso colposo incolpevole in questa vicenda
L’espressione eccesso colposo incolpevole va letta con attenzione. Nel linguaggio penale segnala un’area di confine: esiste una situazione difensiva, la reazione può superare i limiti ordinari della proporzione e tuttavia il superamento viene considerato non rimproverabile alla persona che agisce in una condizione di grave pressione.
Applicata a questo caso, la categoria evita una lettura piatta del gesto. Non basta contare i colpi. Serve chiedersi che cosa stesse accadendo nella stanza, chi fosse esposto al pericolo, quale margine reale di scelta avesse la giovane e quanto il contesto di violenza domestica incidesse sulla percezione immediata del rischio.
Cosa cambia ora per Makka Sulaev
Da oggi Makka Sulaev affronta la fase successiva da assolta in appello e senza l’obbligo di firma. Il dato processuale concreto è questo: la condanna di Alessandria non governa più la sua posizione attuale. Il secondo grado ha sostituito quella lettura con una decisione favorevole che dovrà essere motivata per iscritto.
Le motivazioni saranno decisive per capire quali elementi abbiano pesato di più: gli audio, la ricostruzione dell’aggressione, il contesto familiare, lo stato psicologico e il rapporto tra pericolo e reazione. Dopo quel deposito la Procura generale potrà valutare un eventuale ricorso in Cassazione, sede che interviene sui profili di legittimità e non su una nuova ricostruzione integrale dei fatti.
Perché questa sentenza pesa nel racconto della violenza domestica
Il valore pubblico della decisione sta nel modo in cui il processo d’appello ha trattato la casa come luogo di pericolo attuale. Nei procedimenti domestici il rischio non entra sempre in aula con la forma lineare dell’aggressione isolata: spesso si presenta come accumulo di condotte, paura, dipendenza e compressione della capacità di scelta.
La sentenza di Torino dialoga con altri fascicoli in cui la legittima difesa viene invocata con esiti differenti. Nel caso Irma Forte, la Corte d’Assise di Campobasso ha respinto la lettura dell’eccesso colposo di legittima difesa. Il confronto dimostra un dato essenziale: la categoria giuridica non agisce come etichetta morale, viene applicata soltanto quando la sequenza probatoria regge.
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Junior Cristarella
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