Digitalizzazione e sicurezza sono stati i temi centrali della presentazione del Bilancio di sostenibilità di Sapir, illustrato nel pomeriggio di ieri, mercoledì 7 ottobre, nella sede direzionale della società, al porto di Ravenna, davanti ad un folto pubblico di operatori portuali e dipendenti del gruppo. All’incontro è intervenuto anche il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni, insieme al presidente di Sapir Riccardo Sabadini, alla professoressa Cristina Mora del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e ai responsabili di alcune delle aree coinvolte nei processi di innovazione e sicurezza.
Ad aprire l’incontro è stato Sabadini, che ha ricordato come quello presentato oggi sia il settimo Bilancio di sostenibilità di Sapir. Un percorso che, negli anni, ha accompagnato l’evoluzione dell’azienda attraverso strumenti e impegni legati anche al rating di legalità e alla parità di genere. Il bilancio, ha spiegato, non serve soltanto a rendere conto all’esterno dell’attività della società, ma anche a creare regole e percorsi interni capaci di sostenere la crescita dell’impresa.
Quest’anno il focus scelto è stato quello della digitalizzazione dei processi produttivi e del contributo che le nuove tecnologie possono dare alla sicurezza sul lavoro, particolarmente importante in un’attività portuale caratterizzata da rischi elevati. Il punto di partenza indicato da Sapir è però che la tecnologia non deve diventare un fine: deve essere uno strumento al servizio delle persone e di condizioni di lavoro migliori e più sicure.
È stato questo anche il tema dell’intervento della professoressa Cristina Mora, che ha inquadrato passaggio dall’Industria 4.0 all’Industria 5.0, dove al centro vengono posti uomo, sostenibilità e resilienza. L’obiettivo, ha spiegato, è una tecnologia “umanocentrica”, nella quale l’operatore non sia al servizio del sistema produttivo, ma venga messo nelle condizioni di lavorare meglio e in maggiore sicurezza.
Per il settore portuale, la digitalizzazione può tradursi in strumenti concreti: sistemi di rilevazione delle presenze e delle interferenze tra persone e mezzi, telecamere e sensori anticollisione, veicoli a guida automatica o telecomandata, manutenzione predittiva, dispositivi di protezione intelligenti e sistemi capaci di mappare le aree a maggiore rischio. L’intelligenza artificiale può inoltre essere utilizzata per analizzare i dati relativi ai cosiddetti near miss, i mancati infortuni, con l’obiettivo di individuare situazioni ricorrenti e prevenire incidenti.
Un tema particolarmente rilevante per un terminal portuale è quello dell’interferenza tra uomini e mezzi. Attraverso sensori, sistemi video e tecnologie digitali è possibile individuare situazioni di rischio e intervenire prima che si trasformino in incidenti. La stessa logica può essere applicata alla movimentazione delle merci, alla manutenzione, alla formazione e alla gestione delle emergenze.
Sapir sta intanto portando avanti il proprio percorso interno di digitalizzazione che coinvolge diversi ambiti dell’attività. Gianmarco Antonelli, IT portfolio manager del gruppo, ha spiegato che il primo passaggio è la dematerializzazione, cioè la trasformazione dei documenti cartacei in dati digitali. Un processo che consente di rendere il dato più solido, evitare duplicazioni, condividere le informazioni e arrivare a una disponibilità pressoché in tempo reale, con ricadute anche sulla capacità di prendere decisioni più rapide ed efficaci.
Nel terminal la digitalizzazione riguarda, tra l’altro, la gestione del piazzale, delle giacenze e della produzione, la raccolta dei dati dai mezzi e dalle gru e la gestione del traffico interno. È in corso anche un progetto per la prenotazione degli slot di carico e scarico dall’esterno, con l’obiettivo di limitare il numero di mezzi presenti contemporaneamente all’interno del terminal e quindi aumentare la sicurezza. Complessivamente sono circa 25 i progetti digitali attivi oggi in Sapir, in diversi stadi di avanzamento.
La trasformazione digitale coinvolge anche manutenzione, gestione degli asset, sostenibilità ed elettrificazione. A supporto di tutti questi processi ci sono infrastruttura informatica, cybersecurity e strumenti di business intelligence per analizzare i dati e utilizzarli come supporto alle decisioni.
Sul fronte della sicurezza, Nicola Rambelli ha poi evidenziato un principio: non significa semplicemente sostituire la carta con un tablet, ma rendere più chiare, tempestive e condivise le informazioni, così da consentire alle persone di riconoscere prima i rischi, coordinare le attività e, quando necessario, fermarsi. Anche la formazione è stata digitalizzata e resa più aderente alle attività e ai rischi specifici di Sapir, con moduli mirati e aggiornamenti più rapidi.
I numeri presentati dalla responsabile dell’area sicurezza, mostrano la dimensione concreta del percorso. Nel 2025 sono state effettuate 701 checklist digitalizzate dai preposti dei diversi reparti operativi, con la possibilità di allegare fotografie e segnalare immediatamente eventuali non conformità. Nello stesso anno sono state raccolte 303 segnalazioni, 108 delle quali contenevano proposte di miglioramento: il 90% di queste proposte è stato portato a termine attraverso modifiche alle procedure, istruzioni operative, investimenti o interventi organizzativi.
Sempre nel 2025 sono state inoltre gestite digitalmente 483 richieste di DUVRI e permessi di lavoro. Il sistema consente di verificare in modo immediato le condizioni necessarie per l’avvio delle attività: i lavori possono partire soltanto quando i relativi passaggi autorizzativi sono completati.
La formazione è stata a sua volta inserita nel sistema digitale, con il monitoraggio automatico delle scadenze dei corsi obbligatori e la possibilità di distribuire rapidamente video, slide, fotografie e test di apprendimento a singoli lavoratori o gruppi omogenei. Un aggiornamento operativo che prima poteva richiedere fino a due mesi può oggi essere completato in una settimana o anche meno.
Nel suo intervento il sindaco Alessandro Barattoni ha sottolineato il ruolo di Sapir non solo per i risultati economici, ma anche per l’innovazione, la sostenibilità e la sicurezza, evidenziando come gli standard raggiunti dalla società finiscano per incidere sull’intero sistema portuale ravennate, innalzandone gli standard. Barattoni ha inoltre richiamato l’importanza della partecipazione dei lavoratori, osservando come molte delle proposte nate direttamente dall’esperienza sul campo siano state poi effettivamente accolte e trasformate in interventi concreti.
La prospettiva emersa dalla presentazione è quindi quella di una digitalizzazione che non punta semplicemente a ridurre la carta o automatizzare le procedure, ma a costruire un’organizzazione più capace di leggere i dati, anticipare i rischi e intervenire tempestivamente. Un percorso nel quale, è stato ribadito più volte durante l’incontro, la tecnologia può essere decisiva, ma la sicurezza continua a dipendere soprattutto dalle persone che ogni giorno lavorano nel terminal.
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