Di Santo mappa la nuova destra tra Europa e America Latina


La forza del volume sta nella scelta del campo di osservazione. Di Santo sposta la nuova destra dal recinto della cronaca nazionale alla dimensione delle infrastrutture politiche: relazioni personali; reti di partito; canali culturali; fondazioni; eventi pubblici; lessico comune. Tutti questi elementi diventano parti della stessa architettura.

Nota editoriale: questo articolo ricostruisce il perimetro del libro e ne analizza il peso nel dibattito politico-culturale. I giudizi sui movimenti citati vengono trattati come elementi del saggio e come oggetto di analisi pubblica.

La scheda editoriale essenziale

Abbiamo isolato i dati bibliografici che contano per orientare il lettore: il titolo completo è L’internazionale reazionaria. Dall’America Latina all’Europa le reti della nuova destra, l’autore è Donato Di Santo, l’anno di uscita è 2026, la collana è Nodi e il codice ISBN è 9791256149131. La scheda dell’editore conferma anche la cura editoriale affidata a Provenzano per l’apertura del volume, con Salvi indicato nei cataloghi librari come firma conclusiva.

Abbiamo scelto di trattenere questi dati perché definiscono la collocazione esatta del libro: saggistica politica, catalogo di un editore generalista ma con una linea riconoscibile sul pensiero critico, taglio transnazionale e impianto che parla a chi segue politica estera, culture conservatrici, comunicazione pubblica e trasformazioni democratiche.

Perché l’autore pesa nel dossier America Latina

La biografia di Di Santo rende il volume diverso da un commento occasionale. La sua traiettoria passa dalle relazioni politiche con l’America Latina per PCI, PDS e DS alla delega latinoamericana da sottosegretario agli Esteri nel secondo governo Prodi, poi alle Conferenze Italia-America Latina e Caraibi e alla guida dell’IILA tra il 2017 e il 2019. Treccani conferma questa continuità di competenza istituzionale, utile per leggere il libro come esito di una frequentazione lunga del continente.

Il profilo acquista ulteriore spessore nel passaggio diplomatico. Il Ministero degli Esteri documenta la nomina di Di Santo alla segreteria generale dell’IILA nel 2016 e la descrive come riconoscimento di una lunga esperienza nella regione. Questo dato spiega perché il saggio ragiona su legami, reti e sedimentazioni storiche con un lessico da osservatore interno della politica euro-latinoamericana.

La rete come oggetto politico

Il libro assume la rete come unità di analisi. Significa che il centro del discorso supera il singolo leader e la singola elezione: contano le connessioni che permettono a slogan, parole d’ordine, campagne digitali e riferimenti storici di circolare da un Paese all’altro. In questa prospettiva il termine internazionale va letto in senso operativo: indica un sistema di convergenze che produce effetti politici riconoscibili.

Il passaggio è decisivo perché modifica la domanda. Accanto al governo delle capitali latinoamericane o europee dobbiamo osservare la costruzione di un vocabolario comune tra forze che usano categorie compatibili: sovranità culturale, guerra alle élite progressiste, critica del multilateralismo, priorità dell’ordine, riduzione del dissenso a minaccia identitaria. La nostra lettura porta qui il guadagno analitico del saggio: la nuova destra viene studiata come circuito.

America Latina, cerniera e laboratorio

Nel perimetro del volume l’America Latina agisce da laboratorio politico e da cerniera con l’Europa. Il saggio colloca nel campo latinoamericano nomi come Javier Milei, José Antonio Kast, il clan Bolsonaro, Nayib Bukele, Daniel Noboa, Santiago Peña, Álvaro Uribe e Nasry Asfura. La loro presenza nella stessa mappa va letta come scelta interpretativa del libro: profili biografici diversi occupano nodi che partecipano a una grammatica politica compatibile.

Questo è il punto che spesso si perde nella discussione pubblica. Una rete transnazionale funziona anche tra soggetti con interessi nazionali diversi. Il meccanismo scatta quando gli attori condividono cornici, nemici simbolici ed eventi di riferimento e canali capaci di tradurre un’agenda locale in linguaggio globale. Da qui nasce la saldatura tra sicurezza, anticomunismo, neoliberismo identitario e comunicazione ad alta intensità emotiva.

La cerniera europea passa soprattutto da Spagna e Italia

La parte europea del ragionamento coinvolge partiti conservatori, destre radicali e formazioni nazional-populiste. Il libro assegna alla Spagna un ruolo di piattaforma perché il mondo di Vox ha investito da anni sulla parola Iberosfera, trasformando lingua, memoria coloniale e anticomunismo in strumenti di proiezione politica. L’Italia entra per il peso delle sue destre di governo e di opposizione nella costruzione di un ponte con le destre latinoamericane.

Il caso del Foro Madrid rende concreto il meccanismo. La stessa Fundación Disenso lo presenta come alleanza internazionale contro il socialismo e come progetto in difesa di libertà, democrazia e Stato di diritto nella Iberosfera. La formula è rilevante perché mostra come una struttura politica possa autodefinirsi con lessico democratico e al tempo stesso costruire una frontiera ideologica netta contro i progressismi regionali.

Il trumpismo come acceleratore di scala

Nel saggio il trumpismo viene trattato oltre il semplice contesto statunitense. Agisce da acceleratore di scala: porta le destre latinoamericane ed europee dentro un orizzonte in cui la politica estera americana, la guerra culturale interna agli Stati Uniti e la comunicazione digitale globale diventano parti di un unico campo. La categoria di neoimperialismo MAGA serve a Di Santo per leggere il ritorno del continente latinoamericano come area strategica della proiezione statunitense.

La formula del cortile di casa, collegata alla memoria della dottrina Monroe, assume nel libro un valore diagnostico. Segnala una politica di influenza che usa sicurezza, pressione economica e legittimazione ideologica per delimitare lo spazio latinoamericano. L’espressione Scudo delle Americhe, presente nella descrizione editoriale del volume, indica la nuova etichetta con cui il libro interpreta questa postura.

Gramsci, social media e guerra culturale

Uno dei passaggi più sensibili riguarda l’uso di Gramsci. Di Santo individua nella nuova destra una forma di appropriazione selettiva: l’idea di egemonia culturale viene sottratta al suo contesto teorico e trasformata in tecnica di penetrazione nel senso comune. In questa torsione il pensiero gramsciano diventa manuale indiretto per chi vuole occupare scuola ed editoria, piattaforme digitali, associazionismo e produzione audiovisiva.

Il secondo vettore è la comunicazione social. Qui il libro supera la propaganda come messaggio e la guarda come infrastruttura di comportamento: segmentazione del pubblico, semplificazione morale, costruzione del nemico, mobilitazione permanente e velocità di replica. Il vantaggio competitivo di queste reti sta nella capacità di tradurre crisi economiche e frustrazioni civili in linguaggio di appartenenza.

Le genealogie: dal Novecento autoritario al digitale politico

La parte genealogica del volume risale alle dittature sudamericane, al Plan Cóndor, alla P2 e al terrorismo nero italiano. La scelta evita una continuità meccanica tra passato e presente e mostra quali archivi simbolici e quali relazioni storiche restano disponibili quando una famiglia politica cerca legittimazione, memoria e repertori di lotta contro il nemico interno.

La novità del 2026 sta nell’innesto tecnologico. Le vecchie reti avevano bisogno di apparati clandestini, canali diplomatici opachi e media tradizionali. Le reti attuali sfruttano ecosistemi digitali, comunità ideologiche transnazionali e circuiti di eventi pubblici. Cambia la forma della circolazione, resta centrale la produzione di un confine morale tra appartenenza nazionale e minaccia esterna.

Perché il tema riguarda direttamente l’Italia

Il libro tocca un nervo italiano perché l’America Latina è stata a lungo trattata come dossier alterno: centrale nelle stagioni di iniziativa diplomatica, periferica quando l’agenda europea e mediterranea assorbe l’attenzione. Di Santo aveva già affrontato questo vuoto in Italia e America Latina. Storia di una idea di politica estera, volume del 2021 che il CeSPI colloca dentro la riflessione sulla Conferenza Italia-America Latina e Caraibi come strumento peculiare della politica estera italiana.

Questa continuità permette di leggere il nuovo saggio come seconda tappa di un discorso più ampio. Prima viene la ricostruzione dell’infrastruttura diplomatica possibile tra Italia e America Latina. Ora arriva l’analisi del campo politico che può svuotare quella infrastruttura attraverso nazionalismi concorrenti, diffidenza verso il multilateralismo e una lettura dei rapporti internazionali fondata sulla forza.

Dal libro al dibattito pubblico

Il volume è già entrato in uno spazio di confronto che va oltre la promozione editoriale. Radio Radicale ha archiviato la presentazione romana del 26 maggio 2026 alla Libreria ELI, svolta insieme al libro di Steven Forti Estrema destra 2.0, con una discussione centrata su democrazia, geopolitica, nazionalismo, Stati Uniti, Unione europea e America Latina. Questo passaggio conferma che il libro viene percepito come strumento per leggere una fase politica oltre la nicchia latinoamericanista.

La ricezione culturale conferma la stessa traiettoria. HuffPost Italia ha letto il volume come chiave per interpretare trumpismo, mileismo e nuove destre globali dentro la crisi delle democrazie contemporanee. La nostra ricostruzione converge su un punto più specifico: il libro costringe a guardare la politica latinoamericana come parte della competizione europea sul futuro della democrazia liberale.

Il tema ha una ricaduta concreta anche nella cronaca politica che stiamo seguendo su Sbircia la Notizia Magazine. Nel nostro aggiornamento sul ballottaggio colombiano tra Abelardo de la Espriella e Iván Cepeda abbiamo già evidenziato la tensione tra destra securitaria e progetto progressista. Il libro di Di Santo aiuta a collocare quella partita in una cornice più ampia: la Colombia è teatro elettorale nazionale e uno dei punti in cui la nuova destra latinoamericana misura la propria capacità di diventare maggioranza.

Da qui deriva l’utilità del saggio per il lettore italiano. Le elezioni latinoamericane vanno osservate da vicino. Incidono su migrazioni ed energia, commercio, sicurezza, accordi multilaterali e posizione internazionale dell’Unione europea. Quando una rete politica riesce a sincronizzare il lessico tra Buenos Aires, Madrid, Roma, San Salvador o Bogotá, il risultato riguarda anche il modo in cui l’Italia costruisce alleanze e interpreta il proprio interesse nazionale.

La chiave di lettura del saggio

La chiave più utile è trattare il libro come una cartografia. Ogni nome citato conta meno della funzione che occupa nella mappa: leadership elettorale, laboratorio mediatico, ponte europeo, memoria autoritaria, think tank, piattaforma di eventi o linguaggio digitale. In questo modo il lettore evita due errori frequenti: ridurre tutto a Trump oppure disperdere il quadro in molte cronache nazionali separate.

Il valore dell’operazione sta nella connessione dei piani. Il volume mette insieme storia del Novecento latinoamericano, destra europea contemporanea, uso politico del cristianesimo identitario, neoliberismo radicale e cultura della piattaforma. La nostra deduzione è netta: l’efficacia della nuova destra globale nasce dalla capacità di far sembrare locale un’agenda che viaggia in modo transnazionale.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di