Il conto della crisi climatica per le famiglie italiane


Questo articolo fa parte del dossier Quanto ci costa la crisi climatica?

L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale. E ha reso evidente che la crisi climatica non è un costo rimandato al futuro: la paghiamo già, in bolletta, al supermercato, nei premi assicurativi, nelle risorse pubbliche per ricostruire dopo alluvioni e frane. Quantificarla non è semplice, e le stime divergono.

Con il dossier Quanto ci costa la crisi climatica? proviamo comunque a fare i conti, guardando a chi paga: le famiglie, le imprese, lo Stato e chi ci legge.

Gli articoli del dossier

Una casa in cui non c’è mai stato bisogno dell’aria condizionata e, ora, viene installata. Un’altra in cui la grandine obbliga a sostituire le imposte. Un’altra ancora in cui un’alluvione ha inondato il garage e messo fuori uso la macchina. E poi la spesa che costa di più, l’assicurazione della casa che aumenta di prezzo, le spese mediche. Sono solo alcuni dei modi in cui la crisi climatica può avere un impatto sull’economia delle persone e delle famiglie.

Calcolare gli effetti economici e finanziari del riscaldamento globale è una delle attività più complesse per gli esperti. Farlo a livello di famiglie o singoli cittadini lo è a maggior ragione. Ciononostante, da anni esistono studi che cercano di fare stime quanto più accurate possibile. E i risultati sono notevoli.

Caldo e bollette: il costo di raffreddare la casa cresce

«Non ho mai avuto l’aria condizionata in casa. Di solito non mi pesava, se non per quei pochi giorni estivi di caldo estremo. Da alcuni anni, però, l’estate è sempre più difficile. Nel 2026 ho ceduto e ho installato un’unità nel salone», ci dice Clara, 66 anni, dalla Sardegna. «Non è stato facile, peraltro, in pieno luglio, con l’ondata di caldo. Dal negozio mi hanno spiegato che tutti stavano comprando pinguini e unità da muro, e così i magazzini erano vuoti». La sua testimonianza non è isolata. «Vivo in affitto a Milano, in un appartamento molto mal isolato e senza aria condizionata. Quest’estate è stata difficilissima. Ho chiesto al padrone di casa di installare un sistema di raffreddamento, ma non sembra intenzionato. Credo che cambierò casa», ci dice invece Giulia, 25 anni.

Le spese legate al caldo sono quelle più discusse negli ultimi mesi. Secondo il servizio europeo Copernicus, l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata a livello globale, alla pari con quella del 2024. La più calda di sempre nell’Europa occidentale, dove ha superato il record del 2003. E le conseguenze si notano. Non c’è solo il costo per l’acquisto del condizionatore: nei mesi successivi arrivano bollette più alte e, a volte, i lavori di efficientamento energetico dell’edificio.

Durante le ondate di caldo dell’estate appena finita, secondo una stima di Assoutenti, la bolletta elettrica di una famiglia è cresciuta tra i 50 e i 100 euro al mese. Il tutto, ovviamente, a patto di poterselo permettere. Si stima che in Italia circa 5,3 milioni di persone vivano in condizione di povertà energetica, cioè non riescano a permettersi l’energia necessaria per scaldare o raffrescare adeguatamente la casa. Il dato, elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre e ripreso dal rapporto Rischio climatico in Italia del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), corrisponde a circa il 9% delle famiglie: 2,4 milioni di nuclei. 

È anche per questo che il costo della transizione pesa in modo diverso a seconda del reddito. Dal 2028 entrerà in vigore l’Ets2, il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione che mette un prezzo alla CO2 prodotta da carburanti e riscaldamento degli edifici. Secondo lo studio del Cmcc, rischia di colpire in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito, che hanno meno margini per adattarsi nel breve periodo. Molto dipenderà dalle misure di compensazione previste a livello europeo, che attraverso il Piano sociale per il clima destineranno all’Italia 7,02 miliardi di euro.

Costi della crisi climatica per le famiglie: le stime a confronto

Le stime sono molte e in parte divergenti. Nel suo ultimo Libro Bianco, The European House Ambrosetti calcola ad esempio perdite economiche legate al clima pari in media a 227 euro per abitante l’anno tra il 2022 e il 2024, con un picco di 284 euro nel 2022. È il doppio della media europea, pari a 112 euro: tra i Paesi dell’Unione solo Slovenia e Spagna fanno peggio. Non si tratta di una spesa sostenuta direttamente dalle famiglie, ma del totale dei danni diviso per il numero di abitanti.

Assoutenti è molto più pessimista, e nell’estate 2025 parlava di 550 euro al mese per famiglia, saliti a circa 600 nel 2026. Questa seconda valutazione, va detto, include molte più voci di spesa. Dalle creme solari alle vacanze al mare fino all’uso in eccesso dell’auto nei giorni di gran caldo. E riguarda solo i mesi delle ondate di caldo, non tutto l’anno.

Il calcolo medio nasconde comunque grandi differenze territoriali e di classe. La desertificazione, ad esempio, è un fenomeno molto localizzato. Quasi nessun terreno in Valle d’Aosta è classificato come a rischio, mentre in Sicilia lo è il 70% dei terreni. Questo significa che un agricoltore siciliano è, potenzialmente, colpito nelle sue finanze personali in modo sproporzionato. Il divario emerge anche dalle stime di lungo periodo. Secondo la letteratura raccolta nel rapporto del Cmcc, in uno scenario ad alte emissioni il Pil pro capite italiano potrebbe ridursi in media del 3,7% entro il 2050, con perdite tra il 5% e il 15% nelle regioni meridionali e nelle isole. E i danni climatici, osservano gli autori, sono regressivi: colpiscono di più i redditi più bassi.

Assicurazioni e salute: i costi che ricadono sulle famiglie

C’è poi il capitolo assicurazioni. Nel 2023, solo il 5,3% delle abitazioni, pari a 1,3 milioni di case, era assicurato contro gli eventi meteorologici estremi, pur essendo oltre l’80% esposto a rischio medio-alto. Secondo i dati dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e dell’Agenzia europea dell’ambiente citati dal Cmcc, circa il 95% dei danni causati da eventi estremi in Italia non è assicurato: nella maggior parte dei casi i costi ricadono direttamente su famiglie, imprese e finanza pubblica. Di nuovo, pesano le disuguaglianze. Chi non può assicurarsi, pur spendendo meno su base mensile, è sottoposto ad un rischio enorme in caso di incendio o alluvione provocato dal riscaldamento globale.

C’è poi la salute. Secondo gli studi raccolti nel rapporto del Cmcc, l’Italia è il Paese europeo con la quota più alta di mortalità legata alla temperatura, circa il 10% dei decessi totali. Oggi questa quota dipende soprattutto dal freddo, ma le proiezioni indicano che in tutti gli scenari l’aumento dei decessi per il caldo supererà la riduzione di quelli per il freddo.

Climateflation, la crisi climatica nel carrello della spesa

Infine, un elemento che pesa molto sulle nostre vite e che raramente associamo alla crisi climatica è l’inflazione. Nel 2022 un pessimo raccolto per il grano canadese, dovuto alle condizioni climatiche eccezionali del Paese, si sommò allo stop alle esportazioni di grano ucraino per via della guerra. Il risultato fu l’aumento dei costi di un bene essenziale alla sopravvivenza di buona parte dell’umanità. Gli esperti hanno coniato un termine per descrivere fenomeni simili: climateflation. E, anche se non ne parliamo, la paghiamo tutti.

Gli effetti si possono misurare. Uno studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research e della Banca centrale europea (Bce) ha stimato che il caldo eccezionale dell’estate 2022 abbia fatto salire l’inflazione alimentare in Europa di 0,67 punti percentuali. Senza un intervento deciso di adattamento, secondo gli autori, il riscaldamento atteso al 2035 potrebbe aggiungere ogni anno tra 0,9 e 3,2 punti all’inflazione alimentare a livello globale. Anche l’estate appena conclusa lascerà il segno: secondo la società di analisi Oxford Economics, il solo effetto del meteo potrebbe aggiungere fino a un punto percentuale all’inflazione alimentare dell’area euro nel prossimo anno.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม