Il non profit continua a crescere: +1,6% di organizzazioni e +10,2% di dipendenti


L’Istat ha presentato i primi dati relativi al Censimento delle istituzioni non profit 2025. L’indagine è stata condotta fra marzo e ottobre 2025 e i dati richiesti fanno riferimento al 31 dicembre 2024. Gli aspetti approfonditi con i focus tematici fanno riferimento al 2024/25 e sono stati condotti su un campione di 60mila organizzazioni, pari al 17% circa dell’universo di riferimento.

«Con questa prima selezione di dati che diffondiamo vogliamo restituire un quadro informativo delle istituzioni non profit che ne metta in evidenza prima di tutto il ruolo, ossia la capacità di generare coesione sociale attraverso l’attenzione ai destinatari, che possono essere fragili o vulnerabili, ma anche al benessere della collettività e allo sviluppo delle comunità. Per questo abbiamo fatto un focus sulle finalità di interesse generale perseguite e sulle azioni intraprese capaci appunto di indurre partecipazione civica e cittadinanza attiva», ha spiegato Sabrina Stoppiello, primo ricercatore Istat. Gli altri focus anticipati riguardano il livello di digitalizzazione raggiunto e quello le relazioni strutturate con i diversi stakeholder.

Crescita costante: +1,6% di Inp e +10,2% di dipendenti

I dati del registro statistico che va dal 1999 al 2023, dice che le istituzioni non profit attive in Italia al 31 dicembre 2023 sono 368.367 e impiegano 949.200 dipendenti. Rispetto al 2019, si registra un incremento dell’1,6% per le Inp e del 10,1% dei dipendenti. Dati che rilevano una crescita costante del settore nel tempo. Il dato sul numero dei volontari non è stato rilasciato.

Le cooperative sociali calano (erano 14.977 nel 2021), mentre crescono le associazioni (erano 306.252) e le fondazioni (erano 8.349).

Orientamento solidaristico: +2,6 punti percentuali

I due terzi delle istituzioni non profit – poco più di 245mila, pari appunto al 66,6% del totale – hanno un orientamento solidaristico: i loro servizi o attività sono orientate alla collettività in generale e quindi al benessere degli individui, anche diversi dai dai soci aderenti. Questa tipologia è cresciuta di 2,6 punti percentuali rispetto al Censimento precedente. L’altro 33,4% delle istituzioni non profit ha orientamento mutualistico, cioè rivolge la propria azione prevalentemente agli interessi degli aderenti e al soddisfacimento dei loro bisogni di relazionalità, espressione e socializzazione.

Finalità perseguite: cresce soprattutto la cura dei beni comuni

Rispetto alle finalità dichiarate tutte le tre componenti registrano un incremento consistente rispetto al 2021: la cura e sviluppo dei beni comuni segna +20,6 punti percentuali;  la promozione e tutela dei diritti registra +16,6 punti percentuali e  il sostegno e supporto di soggetti deboli e/o in difficoltà sale di +8,9 punti percentuali.

Rivolte a disagi specifici

Il 13,3% delle Inp orienta le proprie attività a categorie con specifici disagi: quasi 49mila organizzazioni. Fra queste realtà, il 51,9% si occupa di disabilità fisica e/o intellettiva, il 30,7% di persone in difficoltà economica e/o lavorativa, il 28,3% di minori (+3,9 punti percentuali rispetto al 2021), il 25,3% di persone con disagio psico-sociale e il 23,2% di persone vulnerabili. Rilevante anche il peso delle istituzioni non profit dedite ai familiari di persone con disagio (16,1%), a persone affette da patologie psichiatriche (13,5%) e a immigrati e minoranze etniche (12,9%).

Età dei destinatari

Il 17,5% delle Inp ha come destinatari dei minori di 18 anni, ma la percentuale sale al 24,1% fra le sole Inp che si occupano di disagio. Lo stesso accade per il target anziani: in generale si rivolge a una popolazione di over 65 il 5,6% delle non profit, ma il dato è più che doppio se consideriamo solo le non profit dedite al disagio: in questo sottogruppo raggiunge il 12,8%.

Azioni intraprese

Quello relativo alle azioni intraprese dalle Inp è un quesito che Istat ha inserito per la prima volta: «Le azioni danno proprio l’idea della capacità del settore di attivare azioni collettive, tese anche a dare sostegno alla partecipazione civica e alla cittadinanza attiva», ha sottolineato Sabrina Stoppiello. Il 32,1% fa campagne di informazione e sensibilizzazione (dato che schizza al 76,2% fra le Inp che hanno la sanità come settore di attività prevalente); il 12,6% coinvolge i cittadini in azioni collettive; l’8,6% prmuove interventi e proposte per nuove politiche pubbliche e la stessa percentuale fa ricognizione e monitoraggio di temi emergenti e/o rilevanti.

Relazioni con gli stakeholder

Nel 2024 il 90,5% delle Inp ha strutturato “relazioni significative” con i diversi soggetti (persone fisiche e/o soggetti istituzionali). Il dato nel 2021 era pari all’89,2%. Una conferma della propensione delle Inp a lavorare in rete. Rispetto al Censimento precedente, le relazioni significative con i soggetti pubblici crescono di +11,8 punti percentuali, mentre quelle con soggetti di natura privata segnano +3,1 punti percentuali. Il 44,8% delle Inp ha rapporti con altre istituzioni non profit. Più di 8 Inp su 10 (l’81,5%) consultano i propri stakeholder per la definizione delle attività.

Digitalizzazione

Nel 2024 l’81,3% delle istituzioni non profit utilizza una connessione ad Internet e fra queste il 69,5% utilizza almeno una tecnologia digitale. Fondazioni e cooperative sociali presentano le quote più elevate di Inp digitalizzate, rispettivamente 81,8% e 76,4%. Oltre 50mila Inp, pari al 75,1% delle organizzazioni non digitalizzate, ritiene che l’adozione di tecnologie digitali non sia rilevante per lo svolgimento delle proprie attività. Il 15,7% (10.612 Ino) individua tra i principali ostacoli alla digitalizzazione la carenza di risorse finanziarie e l’8,2% la carenza di personale qualificato.

Un presidio di partecipazione

Per Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – l’associazione nazionale dei 49 Centri di servizio per il volontariato – «i dati del Censimento permanente confermano la forza e la capacità di evoluzione del non profit italiano. Cresce il numero delle organizzazioni, aumenta l’occupazione e si rafforza l’orientamento all’interesse generale e al bene comune. È il segno di un settore che continua a rappresentare un presidio fondamentale di partecipazione, solidarietà e coesione sociale nei territori. I numeri presentati raccontano un settore che non solo resiste, ma continua a generare valore sociale e a rinnovare la propria presenza nelle comunità. Ogni giorno, attraverso la rete dei Csv, vediamo come il volontariato organizzato sia molto più di un insieme di attività: è un’infrastruttura sociale che crea legami, attiva partecipazione e rafforza la propensione delle comunità di affrontare le sfide del presente».

Un secondo pensiero va al dato che riguarda la capacità del Terzo settore di fare rete: nel 2024 il 90,5% delle istituzioni non profit ha attivato relazioni significative con stakeholder pubblici e privati: «È probabilmente uno dei dati più importanti. Significa che il non profit continua a essere uno spazio privilegiato di connessione tra cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali».

I dati presentati sono disponibili sul sito dell’Istat. Qui il video del convegno di giovedì 4 giugno. La diffusione dei risultati proseguirà in autunno, con approfondimenti sulle dimensioni economiche, le tipologie di finanziamento e il tipo di attività economica svolta; l’articolazione delle attività svolte e le risorse umane impiegate; le attività di comunicazione e raccolta fondi; i progetti e/ interventi di innovazione sociale realizzati; la valutazione di impatto sociale.

Foto Jsme MILA su Pexels. Le slide sono tratte dalla presentazione di Sabrina Stoppiello

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 Sara De Carli

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