Zes unica, Meloni rilancia il modello Sud: “Ora le semplificazioni vadano oltre il Mezzogiorno”.
Il Mezzogiorno torna al centro della strategia economica del governo. Nel videomessaggio inviato alla manifestazione La Piazza di Affari Italiani, in corso a Ceglie Messapica, nel Brindisino, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato i risultati attribuiti alla Zes unica e indicato la direzione dei prossimi mesi: portare le semplificazioni sperimentate nel Sud anche nel resto del Paese.
Secondo la premier, il sistema delle Zone economiche speciali ha già prodotto nel Mezzogiorno un giro d’affari pari a 60 miliardi di euro. Un dato che, nelle parole della presidente del Consiglio, si accompagna a una crescita dei territori interessati superiore alla media nazionale e a ricadute positive anche sul fronte del lavoro.
Il messaggio politico è chiaro: il Sud non deve più essere considerato soltanto un’area da sostenere attraverso misure compensative, ma un pezzo essenziale della competitività italiana. Una lettura che punta a rovesciare una prospettiva consolidata, facendo del Mezzogiorno un banco di prova per politiche capaci, se efficaci, di essere replicate su scala nazionale.
Che cos’è la Zes unica e perché riguarda imprese e territori
La Zes unica per il Mezzogiorno riunisce in un quadro unitario le precedenti Zone economiche speciali regionali. L’obiettivo è rendere più semplice e rapido l’avvio o l’ampliamento degli investimenti nelle regioni del Sud, intervenendo soprattutto su autorizzazioni, interlocutori amministrativi e tempi delle procedure.
Per le imprese, il nodo non riguarda soltanto gli incentivi disponibili. Spesso a determinare la scelta di investire è la prevedibilità del percorso: sapere quali documenti servono, a chi rivolgersi, quanto potrà durare l’istruttoria e quando sarà possibile aprire un cantiere, assumere personale o attivare una nuova linea produttiva.
È proprio su questo versante che il governo intende valorizzare l’esperienza maturata nel Mezzogiorno. Meloni ha parlato di meccanismi “concreti ed efficaci”, citando in particolare le semplificazioni. Il tema, dunque, non è soltanto territoriale: riguarda la capacità dell’amministrazione di accompagnare sviluppo e investimenti senza trasformare ogni progetto in un percorso a ostacoli.
La sfida è delicata. Ridurre la burocrazia non può significare indebolire controlli, trasparenza o tutela dell’ambiente e del lavoro. Il punto, semmai, è rendere più ordinati i passaggi, evitare duplicazioni e fare in modo che cittadini, aziende e pubbliche amministrazioni abbiano regole chiare e tempi verificabili.
Dal rilancio del Sud a un’Italia più competitiva
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha collegato il dossier Zes a un obiettivo più ampio: “rendere l’Italia più forte, più coesa e più competitiva”. È una formula che tiene insieme crescita economica, riduzione delle distanze territoriali e capacità del Paese di affrontare le trasformazioni in corso.
La coesione, in questa prospettiva, non coincide con una distribuzione indistinta delle risorse. Richiede invece infrastrutture funzionanti, servizi pubblici affidabili, collegamenti efficienti e condizioni che rendano conveniente produrre, innovare e restare nei territori. Per il Sud significa affrontare questioni storiche, dalla mobilità alla disponibilità di personale qualificato, fino alla necessità di trattenere giovani e competenze.
Ma il ragionamento coinvolge anche il Centro-Nord. Se una procedura amministrativa più snella produce risultati nel Mezzogiorno, l’estensione di quel modello potrebbe offrire vantaggi all’intero sistema produttivo italiano. È qui che la Zes unica assume un valore che va oltre il perimetro delle regioni meridionali: può diventare un laboratorio nazionale per ripensare il rapporto tra investimenti privati e pubblica amministrazione.
Naturalmente, i numeri dovranno essere letti nel tempo. Il giro d’affari richiamato dalla premier è un indicatore rilevante, ma per valutare l’effettiva tenuta della misura servirà osservare anche la qualità degli investimenti attivati, il loro radicamento sul territorio, l’occupazione stabile generata e la capacità di attrarre nuove attività senza penalizzare le realtà già presenti.
Semplificazioni: il vero banco di prova per la Pubblica amministrazione
Il passaggio più significativo del videomessaggio riguarda proprio l’intenzione di ampliare i benefici delle procedure semplificate. Per la Pubblica amministrazione, questo apre una questione concreta: non basta introdurre una norma per rendere più veloce un iter. Occorre che uffici, enti locali, strutture regionali e amministrazioni centrali siano messi nelle condizioni di applicarla in modo uniforme.
Digitalizzazione, interoperabilità delle banche dati, formazione del personale e chiarezza delle responsabilità diventano allora elementi decisivi. Una semplificazione che esiste soltanto sulla carta rischia di lasciare invariati i ritardi; una riforma ben costruita, invece, può liberare risorse oggi assorbite da adempimenti ripetitivi e passaggi non necessari.
Il rilancio della Zes unica si inserisce quindi in un confronto più largo sul ruolo dello Stato nell’economia. L’esecutivo punta a presentarsi come facilitatore degli investimenti, mentre i territori attendono risultati misurabili: cantieri che partono, imprese che assumono, servizi che migliorano e procedure meno farraginose.
Per Meloni, la rotta resta quella di un Paese capace di crescere senza lasciare indietro alcune aree. Perché l’obiettivo di un’Italia “più coesa” non si esaurisce in uno slogan: passa dalla possibilità concreta che una buona idea imprenditoriale trovi ovunque tempi certi, interlocutori efficaci e condizioni adeguate per trasformarsi in lavoro e sviluppo.
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