L’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, diventata celebre in tutto il mondo con il fumetto e il film “Persepolis”, è morta all’età di 56 anni. Lo ha appreso l’Afp. “Marjane Satrapi è morta di dolore, poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”, si legge in un comunicato dei suoi cari trasmesso all’agenzia francese.
Produttore, attore e sceneggiatore, Mattias Ripa è morto l’8 aprile 2025.
L’artista che insegnò al mondo a guardare l’Iran
Con “Persepolis” Satrapi ha cambiato per sempre il modo di raccontare la storia attraverso il fumetto, trasformando la propria vicenda personale in un racconto universale con la stessa forza, la stessa ironia e la stessa capacità di parlare a generazioni e culture diverse. Attraverso il bianco e nero essenziale delle sue tavole, la storia dell’Iran è diventata una storia umana; la memoria familiare una storia collettiva; l’esilio una condizione esistenziale condivisa da milioni di persone.
Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, nella regione iraniana del Gilan, affacciata sul Mar Caspio, Satrapi crebbe però a Teheran, in una famiglia appartenente a una borghesia colta e progressista. I genitori, Ebi e Tadji Satrapi, erano vicini agli ambienti della sinistra iraniana e nutrivano una forte diffidenza nei confronti dell’autoritarismo dello scià. La famiglia vantava origini aristocratiche, ma la cultura politica nella quale Marjane venne educata era quella del dibattito, della lettura, della curiosità intellettuale e dell’apertura verso il pensiero illuminista e marxista. Negli anni della sua infanzia l’Iran era ancora governato da Mohammad Reza Pahlavi. Teheran appariva come una capitale in rapida modernizzazione, attraversata però da profonde disuguaglianze sociali e da una crescente tensione politica. Quando nel 1979 la rivoluzione islamica pose fine alla monarchia, Marjane aveva nove anni. Troppo giovane per comprendere fino in fondo gli eventi, abbastanza grande per percepirne gli effetti. Sarebbe stata proprio questa prospettiva infantile a diventare, molti anni dopo, il punto di forza di “Persepolis”. Ma allora si trattava semplicemente della vita quotidiana. Le manifestazioni nelle strade, le discussioni politiche in famiglia, le speranze suscitate dalla rivoluzione e poi, molto rapidamente, la delusione per l’instaurazione di un nuovo sistema autoritario. Nel racconto che avrebbe fatto della propria infanzia non c’è mai nostalgia per il regime dello scià né idealizzazione della rivoluzione. C’è piuttosto la testimonianza di una famiglia che assiste alla sostituzione di un’autorità con un’altra e che vede restringersi progressivamente gli spazi di libertà.
Negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione, la Repubblica Islamica consolida il proprio potere. Il velo diventa obbligatorio, le scuole vengono separate, la vita pubblica è sottoposta a controlli sempre più rigidi. Nel 1980 scoppia inoltre la guerra tra Iran e Iraq, un conflitto che durerà otto anni e che segnerà profondamente la generazione di Satrapi. La giovane Marjane frequenta il Liceo francese di Teheran. Intorno a lei il mondo cambia rapidamente. Molti amici della famiglia finiscono in carcere. Altri lasciano il Paese. La repressione colpisce dissidenti, militanti della sinistra, intellettuali e oppositori politici. La storia entra nella vita privata. Nel 1983 i genitori prendono una decisione destinata a cambiare il corso della sua esistenza. Marjane ha quattordici anni quando viene mandata a Vienna. Lo scopo è semplice: proteggerla. L’Iran è diventato un luogo sempre più difficile per una ragazza indipendente, curiosa e poco incline alla disciplina imposta dal regime. Il distacco dalla famiglia rappresenta uno dei momenti decisivi della sua formazione. Vienna non è la liberazione che aveva immaginato. È piuttosto un brusco confronto con la solitudine, con il senso di estraneità e con il pregiudizio. Gli anni austriaci sono segnati da instabilità emotiva e materiale. Frequenta le scuole superiori, si avvicina a diversi ambienti giovanili, sperimenta relazioni sentimentali difficili e attraversa una lunga crisi identitaria. Come racconterà in seguito nelle pagine di “Persepolis”, arriva persino a vivere per un periodo senza una casa stabile. L’esperienza europea la mette di fronte a una contraddizione che diventerà centrale nella sua opera: la scoperta che la libertà politica non elimina automaticamente la marginalità, la solitudine o il razzismo. L’esilio, per Satrapi, non è mai soltanto una condizione geografica. È un’esperienza esistenziale. Alla fine degli anni Ottanta, terminata la guerra con l’Iraq, decide di tornare in Iran. Ha diciannove anni. Ritrova la famiglia e una città che nel frattempo è cambiata. Ma scopre anche di essere cambiata lei stessa. A Teheran si iscrive alla Facoltà di Belle Arti. Studia arti visive in un contesto profondamente condizionato dalla censura e dalle norme religiose. Disegnare il corpo umano significa confrontarsi con limitazioni che agli occhi di una giovane artista appaiono sempre più soffocanti. In quegli anni conosce Reza, che diventerà suo marito. Il matrimonio, celebrato nei primi anni Novanta, dura poco. La separazione coincide con una nuova presa di coscienza: la vita che desidera non sembra compatibile con l’ambiente culturale e politico nel quale si trova. Nel 1994, a venticinque anni, lascia definitivamente l’Iran e si trasferisce in Francia. È probabilmente il passaggio decisivo della sua carriera.
A Parigi entra in contatto con l’ambiente del nuovo fumetto francese. L’incontro più importante è quello con David B., pseudonimo di Pierre-François Beauchard, tra le figure centrali del collettivo e della casa editrice L’Association. Satrapi ha spesso riconosciuto il debito nei confronti di David B., soprattutto per quanto riguarda il linguaggio grafico delle prime opere. In Francia scopre che il fumetto può essere uno strumento di racconto autobiografico, storico e politico. Non soltanto intrattenimento ma letteratura. Da quell’ambiente nascerà “Persepolis”. Pubblicato in quattro volumi tra il 2000 e il 2003 da L’Association (in Italia da Rizzoli Lizard), il libro racconta l’infanzia iraniana, l’adolescenza viennese, il ritorno a Teheran e il successivo trasferimento in Francia. Il titolo richiama l’antica capitale dell’Impero persiano, ma il progetto è dichiaratamente contemporaneo. Satrapi ha spiegato più volte di aver scritto il libro per reagire all’immagine stereotipata dell’Iran diffusa in Occidente. Non intendeva realizzare un trattato politico né una storia ufficiale del Paese. Voleva raccontare una vita. Le rivoluzioni, le guerre e le dittature non vengono descritte attraverso i loro protagonisti politici ma attraverso gli effetti che producono nella vita quotidiana. I personaggi centrali sono una famiglia, una bambina, una nonna, un gruppo di amici, una generazione.
Tradotto in oltre venti lingue, venduto in milioni di copie, adottato nelle scuole e nelle università, “Persepolis” diventa uno dei libri più influenti degli anni Duemila. Contribuisce inoltre alla legittimazione definitiva del graphic novel come forma narrativa capace di affrontare temi storici, politici e autobiografici con la stessa complessità della letteratura tradizionale. La critica sottolinea il carattere innovativo dell’opera, ma anche la sua apparente semplicità. Il disegno di Satrapi è essenziale, quasi naïf. Le figure sono ridotte all’indispensabile. Il bianco e nero domina ogni pagina. Dietro quella semplicità si nasconde però una precisa strategia narrativa. L’astrazione del segno permette una più ampia identificazione da parte del lettore. La storia rimane profondamente iraniana ma acquista una dimensione universale.
Dopo “Persepolis” arrivano “Taglia e cuci” (Rizzoli Lizard), pubblicato nel 2003, e “Pollo alle prugne” (Rizzoli Lizard), uscito l’anno successivo. Se il primo è costruito come una lunga conversazione femminile sulla vita sentimentale e sessuale nell’Iran contemporaneo, il secondo rappresenta una delle sue opere più mature e ambiziose. Nel 2005 “Pollo alle prugne” ottiene il premio per il miglior album al Festival internazionale del fumetto di Angoulême, il riconoscimento più prestigioso del settore in Europa. Nel frattempo Satrapi amplia la propria attività. Collabora con testate internazionali, tra cui il “New York Times”, il “New Yorker” e, in Italia, “Internazionale”. Scrive e illustra libri per bambini. Interviene nel dibattito pubblico sulla situazione iraniana. Ma il passaggio successivo è il cinema.
Insieme a Vincent Paronnaud realizza l’adattamento animato di “Persepolis”. Presentato nel 2007, il film conserva l’estetica in bianco e nero dell’opera originale e viene realizzato attraverso un complesso lavoro artigianale che coinvolge decine di disegnatori e animatori. La pellicola ottiene un successo internazionale straordinario. Vince il Premio della Giuria al Festival di Cannes e viene candidata all’Oscar come miglior film d’animazione. Le voci originali includono Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Danielle Darrieux e Simon Abkarian. Nel 2008 il film arriva anche nelle sale italiane con un cast di doppiatori che comprende Paola Cortellesi, Licia Maglietta e Sergio Castellitto.
La collaborazione con Paronnaud continua nel 2011 con “Pollo alle prugne”, questa volta in live action, presentato in anteprima alla 68/a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Negli anni successivi Satrapi dirige “The Voices” con Ryan Reynolds e “Radioactive”, dedicato alla figura di Marie Curie.
Parallelamente cresce il suo ruolo di intellettuale pubblica. Negli anni delle proteste iraniane e del movimento “Donna, Vita, Libertà”, Satrapi diventa una delle figure più autorevoli della diaspora. Pur mantenendo una posizione indipendente e spesso critica verso ogni forma di semplificazione ideologica, sostiene apertamente le rivendicazioni di libertà e i diritti delle donne iraniane. Nel 2023 coordina il volume collettivo “Donna, vita, libertà. Avere vent’anni in Iran e morire per i diritti delle donne” (Rizzoli, Lizard, con Jean-Pierre Perrin e Farid Vahid), che raccoglie testimonianze e interventi di autori e illustratori sul movimento nato dopo la morte di Mahsa Amini. Nel corso della sua carriera riceve numerosi riconoscimenti internazionali. In Francia viene nominata Cavaliere (2005), poi Ufficiale (2015) e infine Commendatore (2022) dell’Ordine delle Arti e delle Lettere. Nel 2024 le viene assegnato il Premio Principessa delle Asturie per la Comunicazione e le Discipline umanistiche. Nel gennaio 2025 l’autrice di “Persepolis” ha però rifiutato la Legion d’Onore (la massima onorificenza francese), denunciando quella che considerava un'”ipocrisia” della politica francese e dell’Europa verso l’Iran, in un momento in cui il popolo iraniano – e in particolare le donne e i giovani – lottava per la democrazia. (di Paolo Martini)
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