Ci sono voluti vent’anni. Ma nel 2026 il mercato del debito sostenibile ha toccato quota sette trilioni di dollari di emissioni cumulative. Sono i numeri registrati dalla Climate bonds initiative – Cbi, la società della Banca mondiale che monitora i titoli sostenibili e che comprende obbligazioni verdi, sociali, di sostenibilità e collegate alla sostenibilità. A trainare il mercato sono state le obbligazioni verdi, con oltre 4mila miliardi di dollari di emissioni cumulative, ma anche il debito sociale e – in misura minore – di sostenibilità continua a dimostrare una forte domanda da parte degli investitori, con gli altri 3mila miliardi.
Questione di etichetta
La storia dice che il mercato del debito sostenibile ha impiegato 13 anni per raggiungere il suo primo trilione di dollari. Dal 2020, ne ha aggiunti quasi altri sei trilioni, crescendo di circa un trilione l’anno. Con un andamento che continua anche nei tempi difficili del secondo Trump. Secondo il rapporto Global state of the market 2025 della stessa Cbi si registrano oltre 400 nuovi emittenti entrati nel mercato del debito sostenibile. Le obbligazioni con etichetta verde hanno rappresentato il 64% delle emissioni allineate Gss+ (la sigla utilizzata per descrivere i bond green, social, di sostenibilità e di altre categorie affini) nel 2025. L’Europa è rimasta la regione leader, rappresentando il 45% del volume annuale totale allineato per questo genere di titoli.
Verde al centro
Si può affermare, come fa lo stesso Cbi, che con questa soglia il debito sostenibile entra a far parte del mainstream, cioè che da segmento di nicchia la finanza sostenibile si sta posizionando come componente significativa dei mercati dei capitali globali? Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la finanza sostenibile è molto netto a riguardo: «I recenti dati di Climate bonds initiative confermano quanto abbiamo sempre sostenuto: non si registra alcun backlash sulla finanza sostenibile. Secondo Morningstar, nel 2025 il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari: dalla fine del 2018, è cresciuto di oltre sei volte (da circa 600 miliardi di dollari). In aggiunta, secondo dati elaborati da Bloomberg, nei primi quattro mesi dell’anno le emissioni di green bond da parte dei Paesi in via di sviluppo sono aumentate del 53%, raggiungendo i 24 miliardi di dollari».
C’è, e si vede
Quello che è importante osservare, secondo Bicciato, è che «il mercato si espande in modo visibile e, parallelamente, avanzano le tecnologie per la riduzione delle emissioni, rafforzando il perimetro investibile per imprese e operatori finanziari. Energie rinnovabili, mobilità sostenibile ed economia circolare mostrano una competitività crescente. In questo contesto, i bond sostenibili sono sempre più rilevanti nel sostenere mitigazione e adattamento».
Anche secondo Roberto Grossi, direttore generale di Etica Sgr, il dato diffuso da Climate bonds initiative è un segnale incoraggiante, pur con le dovute cautele: «Dimostra che la finanza responsabile è entrata stabilmente nei mercati e che, nonostante un contesto politico non sempre favorevole, la direzione della transizione resta chiara per capitali, imprese e investitori. La crescita dei volumi, però, deve andare di pari passo con coerenza, trasparenza e rigore. Strumenti credibili, obiettivi misurabili, chiara destinazione dei proventi e standard solidi sono essenziali per evitare derive opportunistiche».
Premio sostenibilità
A questo punto potrebbe sorgere una domanda, spesso sottointesa nei discorsi di chi “nel segreto dell’urna bancaria” sceglie con il proprio consulente (o il proprio algoritmo di Ai) dove investire i propri risparmi in base a ciò che “conviene” di più. Che cosa vuol dire tutto questo per me, risparmiatore italiano? E come la mettiamo con i rendimenti? Perché mai dovrei investire in un titolo qualificato come green che magari rende meno di un altro che non lo è? La risposta la offre la fotografia scattata di recente dalla Consob nello studio “The sustainability premium of italian bonds” – Il premio di sostenibilità delle obbligazioni italiane nel quale, per dirla con le parole di Lorenzo Solimene, partner di Kpmg, in un suo post, mostra un fatto: «Il “greenium” nei bond italiani non è solo teoria, ma un vantaggio tangibile per emittenti e investitori». Lo studio, che analizza il premio al rischio delle obbligazioni sostenibili in Italia, conferma «un premio negativo e statisticamente significativo» in particolare per il comparto corporate non-finanziario.
Maturazione
Cosa significa concretamente questo premio negativo? Che bisogna starne alla larga? È l’esatto contrario, come spiega ancora Grossi: «Anche i dati del report Consob sul “greenium” dei bond italiani vanno letti in questa prospettiva: evidenziano come il profilo Esg dell’emittente e la classificazione di sostenibilità degli strumenti finanziari siano elementi sempre più rilevanti nella valutazione del rischio da parte degli investitori. Per noi è un segnale di maturazione: sostenibilità e rendimento non sono dimensioni contrapposte. Ma elementi da valutare insieme nella gestione del rischio e nella costruzione di portafogli resilienti nel lungo periodo».

Legame rafforzato
Ma come si muove l’Europa in questo contesto? È infatti sui tavoli della finanza continentale la proposta di revisione della Sustainable finance disclosure regulation – Sfdr pubblicata dalla Commissione europea lo scorso novembre. «Questa proposta potrebbe facilitare ulteriormente l’afflusso di capitali verso gli strumenti di finanza sostenibile. Per esempio rafforzando il legame tra i prodotti di investimento sostenibile e la tassonomia. O, più in generale, attraverso la richiesta esplicita che questi strumenti investano una quota rilevante – pari ad almeno il 70% degli asset – in attività che abbiano un obiettivo di transizione (art. 7), che incorporino fattori di sostenibilità (art. 8) o che abbiano un obiettivo chiaro e misurabile legato ai fattori di sostenibilità (art. 9). Anche l’entrata a regime dell’Eu green bond standard sta mostrando i suoi effetti, che possiamo immaginare aumenteranno ulteriormente nei prossimi anni», conclude Bicciato.
Foto in apertura di Markus Winkler da Unsplash.
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