“Non basta la solidarietà, servono fatti”


Potrebbe tenersi nelle prossime ore una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza per far fronte ai raid violenti nei confronti di braccianti stranieri aggrediti nei giorni scorsi nelle campagne di Marsala. 

Non è stato un solo episodio. Non una lite, non una rapina, non una rissa. A Marsala, sabato 30 maggio, all’alba, almeno quattro lavoratori stranieri sono stati aggrediti mentre stavano andando al lavoro nelle aziende agricole del versante sud della città.
 

Il copione, secondo quanto denunciato dalle vittime, sarebbe stato sempre lo stesso: tre o quattro giovani, a bordo di due scooter, avrebbero affiancato i lavoratori che si spostavano in bicicletta e li avrebbero colpiti senza motivo.
 

Aggressioni violente, mirate, avvenute mentre le vittime stavano raggiungendo serre e campagne dove ogni giorno lavorano nella raccolta di fragole, ortaggi e prodotti agricoli. Una comunità numerosa, pacifica e laboriosa, che adesso ha paura e si sente sotto attacco.

Le aggressioni
Il primo caso emerso è quello del giovane aggredito intorno alle 5.45 lungo la strada provinciale 53, in direzione Ciavolo, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere. Secondo la denuncia presentata ai Carabinieri di Marsala, il ragazzo stava andando al lavoro in bicicletta quando è stato avvicinato da quattro giovani a bordo di due scooter bianchi.
Gli aggressori lo hanno bloccato e colpito al volto con bastoni di legno, facendolo cadere. Poi sono fuggiti in direzione Petrosino. Il giovane, sanguinante, è riuscito a raggiungere l’azienda agricola dove lavora ed è stato soccorso.
Al pronto soccorso dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala i medici gli hanno riscontrato una ferita alla bocca, una frattura a livello del processo alveolare del mascellare e una lesione al setto nasale. La prognosi è di sette giorni.
Ma quel ragazzo non è stato l’unico a essere colpito. Altri lavoratori sono stati aggrediti nella stessa mattinata, in punti diversi della città, sempre mentre si recavano al lavoro. Sui fatti indagano i Carabinieri.
 

Il caso in Prefettura
La vicenda potrebbe arrivare anche sul tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica coordinato dalla Prefettura di Trapani. Nelle prossime ore potrebbe infatti tenersi una riunione straordinaria per affrontare il tema dei raid violenti avvenuti nelle campagne marsalesi.
Sulla vicenda è intervenuta la sindaca di Marsala, Andreana Patti.
“Le aggressioni ai danni di alcuni lavoratori stranieri nelle campagne marsalesi destano profonda preoccupazione. Si tratta di episodi gravi che meritano attenzione e sui quali è necessario fare piena luce. Ogni forma di violenza va condannata con fermezza, senza distinzioni e senza esitazioni”, afferma la sindaca.
Patti richiama anche il clima che si è creato negli ultimi mesi: “Diversi fatti hanno alimentato un clima di preoccupazione tra i cittadini. È un segnale che non possiamo sottovalutare. Marsala è una città aperta, laboriosa e civile e ha il dovere di reagire con determinazione a qualsiasi episodio che metta a rischio la sicurezza delle persone e la serenità della nostra comunità”.
La sindaca annuncia poi la partecipazione a un tavolo in Prefettura: “Nei prossimi giorni parteciperò a un tavolo tecnico operativo convocato in Prefettura a Trapani, dedicato alla sicurezza nel territorio. Sarà un momento di confronto e coordinamento con tutte le autorità competenti per rafforzare le azioni di prevenzione e tutela del territorio. La sicurezza, la legalità e il rispetto della persona devono restare punti fermi della nostra comunità”.

 

 

“Non basta la repressione”
A seguire le vittime, in queste ore, è anche Albert Kabongo, referente del progetto Sicilia Inclusione, membro dell’Osservatorio regionale sul fenomeno delle migrazioni ed esperto in diritto dell’immigrazione.
“Quello che sta succedendo è davvero triste. Per uno come me, che sono qua da anni e ho scelto questa città come casa, è doloroso dover commentare questi episodi. Non è accettabile pensare che chi va a lavorare venga trattato in questo modo”, dice Kabongo.
 

 

E aggiunge: “Non è stato picchiato un solo ragazzo. Sabato scorso diversi ragazzi sono stati aggrediti, e il problema riguarda diverse aziende. Questi fatti esistono da tempo. Molti non avevano denunciato perché si sentono abbandonati, isolati, non hanno più fiducia nemmeno nelle istituzioni”.
Kabongo collega la vicenda anche alla condizione concreta dei lavoratori agricoli stranieri, molti dei quali si spostano all’alba in bicicletta. Nei mesi scorsi, infatti, la Polizia Municipale aveva sequestrato numerosi scooter utilizzati per raggiungere i luoghi di lavoro, perché senza targa, patente o assicurazione.
“Il rispetto delle regole è fondamentale”, spiega Kabongo. “Ma quando hai persone che vanno a lavorare in quelle condizioni, prima o subito dopo aver sequestrato quei mezzi devi mettere in campo strumenti per permettere a questi soggetti di continuare a svolgere la loro attività lavorativa”.
Per Kabongo il tema non può essere affrontato solo come questione di ordine pubblico.
“Questi fenomeni sono complessi e vanno governati. Servono strumenti di prevenzione, integrazione e inclusione vera. Non basta intervenire quando accade un fatto grave. Bisogna avere un dialogo permanente con queste persone, perché anche se non sono cittadini italiani contribuiscono alla nostra economia, lavorano, fanno impresa e fanno parte della nostra comunità”.

C’è poi il tema delle strade percorse ogni mattina da questi lavoratori: tratti periferici, spesso poco sicuri, pieni di buche, erbacce e senza adeguata illuminazione.
“Dobbiamo tutelare chi lavora”, insiste Kabongo. “Se sosteniamo chi lavora, allora facciamo davvero inclusione. In un tavolo sulla sicurezza deve esserci spazio non solo per la repressione, ma anche per la prevenzione e l’inclusione”.
Le aggressioni hanno scosso una comunità che ogni giorno contribuisce a una parte importante dell’economia agricola marsalese. Persone che escono prima dell’alba, spesso in bicicletta, per raggiungere serre e campi.
Ora la domanda è inevitabile: perché sono state colpite? Chi ha organizzato questi raid? E c’è un movente razzista dietro aggressioni così mirate e immotivate?
Servono risposte rapide. Perché nessuno può avere paura di andare a lavorare.
 




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