Quando il fisco tassa i soldi che un genitore dà al figlio senza atto notarile?


La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere – in modo chiaro, immediato e senza incertezze – i propri diritti e doveri.

Le donazioni indirette tra parenti — il genitore che paga la casa al figlio, il bonifico per un acquisto, la rinuncia a un credito — non sono automaticamente tassate. L’imposta sulle donazioni scatta solo se la liberalità emerge da un atto soggetto a registrazione, viene registrata volontariamente, oppure affiora in un accertamento fiscale superando le franchigie. Per genitori e figli la franchigia è di un milione di euro per beneficiario — soglia che protegge la maggior parte delle liberalità familiari. Per soggetti estranei non c’è franchigia e l’aliquota è dell’8%.

Un padre paga il prezzo dell’appartamento del figlio al rogito. Una madre fa un bonifico di 150.000 euro al figlio per aiutarlo nell’acquisto. Un nonno rinuncia a un credito verso il nipote. Sono donazioni? Devono essere dichiarate al fisco? C’è un’imposta da pagare?

La risposta alla domanda su quando il fisco tassi i soldi che un genitore dà al figlio senza atto notarile è: quasi mai, se l’importo rimane sotto il milione di euro per figlio e se non emerge da atti registrati o da accertamenti fiscali. Ma le eccezioni esistono, e dipendono da come la liberalità viene a conoscenza dell’Amministrazione finanziaria.

Cos’è una donazione indiretta: la nozione di fondo

La donazione indiretta è un atto che non assume la forma tipica della donazione — l’atto pubblico notarile con testimoni — ma produce lo stesso risultato: arricchisce il beneficiario a spese del disponente per spirito di liberalità.

Le forme sono molteplici. Il genitore che paga il prezzo di un immobile al posto del figlio compie una donazione indiretta dell’immobile — non del denaro. Il padre che fa un bonifico al figlio per fornirgli la provvista per un acquisto effettua una liberalità indiretta. La rinuncia a un credito verso un parente, la cointestazione di conti o titoli con animus donandi, l’intestazione di un bene al figlio con denaro del genitore — tutte queste operazioni possono qualificarsi come donazioni indirette.

Perché si configuri una donazione indiretta devono ricorrere quattro elementi: un arricchimento del beneficiario, un impoverimento del disponente, l’animus donandi — la volontà di fare una liberalità senza altro scopo — e un

nesso causale diretto tra l’atto compiuto e l’arricchimento.

La giurisprudenza ha chiarito che la semplice vendita a prezzo inferiore al valore di mercato non è automaticamente una donazione indiretta: serve una sproporzione significativa e la consapevole volontà di arricchire l’altra parte. E che il pagamento del prezzo di un immobile da parte del genitore configura donazione indiretta dell’immobile — non del denaro — solo quando quel pagamento è il mezzo specifico per l’acquisto del bene da parte del figlio.

Le donazioni informali non sono automaticamente tassate

Il Testo Unico dell’imposta sulle successioni e donazioni — D.Lgs. n. 346/1990 — non prevede un obbligo generale di tassare tutte le donazioni indirette. Il principio, confermato dalla Cassazione e ora recepito dal

D.Lgs. n. 139/2024 in vigore per gli atti a titolo gratuito dal 1° gennaio 2025, è questo: le donazioni indirette e informali sono fiscalmente rilevanti solo in tre situazioni.

La prima è quando risultano da atti soggetti a registrazione — obbligatoria o volontaria. Se nell’atto notarile di compravendita emerge che il prezzo è stato pagato dal genitore per il figlio, quella donazione indiretta è registrata e diventa imponibile.

La seconda è quando vengono registrate volontariamente dalle parti, utilizzando il modello 2 — Tasse e II.AA. In questo caso si applicano le aliquote e le franchigie ordinarie.

La terza è quando emergono in un procedimento di accertamento tributario

— redditometro, verifica fiscale, voluntary disclosure — e il valore supera le franchigie applicabili.

Una donazione informale — il genitore che dà contanti al figlio, senza atto scritto, senza registrazione, senza che emerga in alcun accertamento — non è di per sé oggetto di tassazione.

Le franchigie e le aliquote: quanto si paga e per chi

Quando la donazione indiretta è fiscalmente rilevante, l’imposta si calcola applicando aliquote diverse in funzione del rapporto tra disponente e beneficiario, su un valore al netto della franchigia.

Per coniuge, parte dell’unione civile e parenti in linea retta — figli, nipoti, genitori, nonni — la franchigia è di 1.000.000 euro

per ciascun beneficiario, considerando tutte le liberalità ricevute dallo stesso disponente nel tempo. L’aliquota sull’eccedenza è del 4%. In pratica, un genitore può trasferire al figlio fino a un milione di euro in liberalità senza che scatti alcuna imposta — e molte famiglie italiane non avranno mai bisogno di preoccuparsi di questa soglia.

Per fratelli e sorelle la franchigia è di 100.000 euro e l’aliquota è del 6% sull’eccedenza.

Per altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado non c’è franchigia e l’aliquota è del 6% sull’intero valore.

Per soggetti privi di rapporto di parentela — amici, conviventi non uniti civilmente — non c’è franchigia e l’aliquota è dell’

8% sull’intero valore. Per questi soggetti qualsiasi liberalità accertata è potenzialmente imponibile dal primo euro.

Per i beneficiari con disabilità grave ai sensi della L. n. 104/1992 è prevista una franchigia di 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela.

Il coacervo: la franchigia si consuma nel tempo

La franchigia non si rinnova ogni anno — si consuma progressivamente. Dal 1° gennaio 2025, per gli atti stipulati dopo quella data, la franchigia spetta una sola volta per ciascun donatario in relazione a tutte le donazioni e liberalità ricevute dallo stesso disponente.

Nel 2022 un padre dona al figlio un immobile del valore di 800.000 euro — nessuna imposta, rientra nella franchigia. L’anno successivo vuole fare un’altra donazione di 300.000 euro. La franchigia residua è di soli 200.000 euro (1.000.000 meno 800.000 già utilizzati). L’eccedenza di 100.000 euro viene tassata al 4%, generando un’imposta di 4.000 euro.

Le liberalità fiscalmente irrilevanti all’epoca in cui sono state effettuate — esenti o non registrate e non accertate — non entrano nel coacervo. Solo le liberalità che sono state effettivamente tassate contano per consumare la franchigia.

Quando la donazione indiretta resta fuori dall’imposta: le esclusioni specifiche

Alcune liberalità sono escluse dall’imposta di donazione indipendentemente dall’importo e dalla parentela.

Sono escluse le liberalità indirette collegate ad atti di trasferimento o costituzione di diritti immobiliari, o trasferimento di aziende, già soggetti a imposta di registro proporzionale o IVA, a condizione che il collegamento sia espressamente menzionato nel contratto — ai sensi dell’

art. 1, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 346/1990.

Sono escluse le spese non soggette a collazione: le spese di mantenimento, educazione, malattia, abbigliamento ordinario, le spese per nozze nella misura ordinaria, le spese per istruzione artistica o professionale.

Sono escluse le donazioni di modico valore aventi per oggetto beni mobili.

Sono escluse, in linea di principio, le liberalità non manifestate in atti che non emergano in accertamento o non superino le franchigie.

Il ruolo degli accertamenti e dei controlli bancari

L’Agenzia delle Entrate può scoprire donazioni indirette attraverso due canali principali.

Il primo è l’accertamento sintetico — il redditometro: se un contribuente mostra incrementi patrimoniali significativi non giustificati dal reddito dichiarato, può dichiarare che quegli incrementi derivano da liberalità ricevute. Come già illustrato nell’articolo sul redditometro prodotto in questa chat, questa dichiarazione può far scattare la tassazione della donazione indiretta se il valore supera la franchigia applicabile.

Il secondo è l’accertamento delle movimentazioni bancarie: i bonifici, le cointestazioni, i trasferimenti di strumenti finanziari possono essere utilizzati come elementi indiziari per ricostruire liberalità indirette, specialmente se accompagnati da dichiarazioni del contribuente. Come già chiarito nell’articolo sulla “confessione” che fa scattare l’imposta sulle liberalità indirette — la sentenza Cass. n. 15315/2026 prodotta in questa chat — non è necessario che il contribuente qualifichi esplicitamente il trasferimento come “donazione”: basta che descriva un trasferimento patrimoniale senza controprestazione perché il fisco possa qualificarlo come liberalità e tassarlo se supera le soglie.

I riflessi in sede di successione

Sul piano civilistico, le donazioni indirette rilevano per la collazione e per la tutela dei legittimari. Sul piano fiscale, le liberalità che sono state tassate vengono conteggiate nel coacervo per le future donazioni tra gli stessi soggetti e per il calcolo delle quote in sede di successione.

Le liberalità che erano fiscalmente irrilevanti al momento in cui sono state effettuate non rientrano nel coacervo fiscale — anche se possono rilevare civilisticamente per la collazione o la riduzione.

La regola pratica in sintesi

Le donazioni informali tra genitori e figli non sono automaticamente tassate. L’imposta scatta solo se la liberalità emerge da un atto registrato, viene registrata volontariamente, o affiora in un accertamento fiscale superando la franchigia di un milione di euro. Per fratelli la soglia è 100.000 euro. Per soggetti privi di parentela non c’è franchigia e l’aliquota è dell’8% — il che rende l’accertamento di queste liberalità molto più costoso. Chi vuole “cristallizzare” il valore e la data di una liberalità — per esempio in vista di future vicende successorie — può scegliere di registrarla volontariamente, consumando la franchigia in modo controllato e documentato.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.
Diventa sostenitore clicca qui


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม