REPowerEU: per la Corte dei conti UE ha bisogno di una scossa


L’Unione europea ha ridotto nettamente la dipendenza dai combustibili fossili russi, ma non è ancora in grado di stabilire quanto il risultato derivi dalle misure adottate dopo l’invasione dell’Ucraina. Restano inoltre ampi divari tra investimenti necessari, risorse impegnate e risultati energetici misurabili.

Secondo la Relazione speciale 21/2026 della Corte dei conti europea, REPowerEU ha bisogno di “una scossa” per raggiungere gli obiettivi al 2030. Le criticità riguardano soprattutto il monitoraggio, il contributo accertabile alla nuova capacità rinnovabile, le interconnessioni e i ritardi dei progetti.

Presentato nel maggio 2022, il piano punta a diversificare gli approvvigionamenti, ridurre i consumi e accelerare la produzione di energia pulita. La Corte riconosce i progressi compiuti, ma ritiene che il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) non sia stato il principale motore dei risultati ottenuti.

REPowerEU: impegnato solo il 18% dei fondi disponibili

Nel 2022 la Commissione aveva stimato in circa 300 miliardi di euro gli investimenti aggiuntivi necessari entro il 2030. Una somma analoga era stata resa potenzialmente disponibile attraverso 225 miliardi di prestiti RRF inutilizzati, 20 miliardi ricavati dalle aste delle quote ETS e trasferimenti facoltativi da altri programmi europei.

Nei capitoli REPowerEU dei PNRR, gli Stati membri hanno però impegnato inizialmente solo 65 miliardi, pari al 22% delle risorse. Dopo le revisioni dei piani, ad aprile 2026 l’importo è sceso a 54,3 miliardi, appena il 18%: 24,7 miliardi di sovvenzioni e 29,6 di prestiti.

La Corte precisa che i 300 miliardi derivavano da un modello macroeconomico, non da una ricognizione puntuale degli investimenti nazionali. Rimane quindi da chiarire se la stima iniziale fosse eccessiva oppure come sarà coperta la parte di fabbisogno non finanziata dall’RRF.

Commissione e Stati membri non hanno fornito elementi sufficienti per rispondere. I dati finanziari dei PNEC sono incompleti e dieci dei 21 Paesi che nel 2025 avevano presentato le relazioni biennali sullo stato di avanzamento – Italia compresa – non avevano indicato gli investimenti privati.

REPowerEU: finanziamenti messi a disposizione a fronte dell’assegnazione effettiva, in miliardi di euro. Fonte: Corte dei conti europea, sulla base del piano REPowerEU (situazione ad ottobre 2025)

Rinnovabili, tra capacità stimata e risultati verificabili

La criticità non riguarda soltanto le risorse, ma anche la possibilità di collegare la spesa a risultati energetici concreti. REPowerEU ha innalzato di 103 GW l’obiettivo europeo di nuova capacità rinnovabile al 2030:

  • 62 GW solari
  • 41 GW eolici.

Secondo la Commissione, le misure finanziate dall’RRF potrebbero generare oltre 20 GW di capacità rinnovabile aggiuntiva, meno di un quinto dell’incremento previsto.

La Corte non ha però potuto verificare la stima. Delle 45 misure dedicate alle rinnovabili, solo 12 indicano un obiettivo chiaro in MW, per complessivi 1,6 GW di capacità aggiuntiva, pari all’1,6% del target. Il dato conferma la distanza che separa ancora lo sviluppo delle FER dagli obiettivi italiani ed europei al 2030.

Le altre misure possono contribuire alla crescita delle fonti pulite, ma spesso ne rilevano la spesa, i contratti sottoscritti o gli impianti finanziati, senza quantificare la potenza installata. Per molti strumenti finanziari, inoltre, l’erogazione dipende dalla firma delle convenzioni e non dal completamento dei progetti.

Una misura può quindi risultare conseguita secondo le regole dell’RRF senza che sia noto quanta capacità produrrà e quando entrerà in esercizio. I tempi ristretti hanno inoltre favorito il fotovoltaico rispetto all’eolico, penalizzato da iter autorizzativi e realizzativi più lunghi, sebbene rappresenti 41 dei 103 GW aggiuntivi previsti.

Interconnessioni elettriche, un’occasione mancata

Un’altra criticità riguarda le infrastrutture capaci di collegare i sistemi elettrici nazionali. Sebbene almeno il 30% dei costi dei capitoli REPowerEU dovesse riferirsi a misure con dimensione o effetto transfrontaliero o multinazionale, la Corte ha individuato in tutta l’UE soltanto tre interventi destinati a veri interconnettori elettrici.

La percentuale formalmente attribuita alle misure transfrontaliere raggiunge invece il 76%. Il dato dipende dall’ampiezza della definizione normativa, che consente di includere anche impianti fotovoltaici o interventi di efficienza energetica realizzati interamente in un singolo Stato, poiché riducendo la domanda nazionale possono liberare energia per altri Paesi.

Per i revisori, tuttavia, questi benefici indiretti non sostituiscono la costruzione delle infrastrutture fisiche necessarie a integrare il mercato elettrico europeo, aumentare gli scambi tra Paesi e gestire una quota crescente di generazione rinnovabile. La scarsa attenzione agli interconnettori rappresenta quindi un’occasione persa anche in termini di sicurezza e flessibilità del sistema.

REPowerEU in Italia: 11 miliardi e progetti oltre il 2026

L’Italia rientra, insieme a Belgio, Lituania, Polonia e Romania, nei cinque Paesi sui quali la Corte ha concentrato le verifiche. Il caso italiano mostra con particolare chiarezza la distanza tra il conseguimento dei traguardi dell’RRF e la piena operatività delle infrastrutture finanziate. Delle sei misure esaminate, una risulta attuata e quattro procedono secondo il calendario ufficiale; per quattro interventi, tuttavia, il completamento dei progetti sottostanti è previsto dopo la scadenza del Dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Nel campione rientrano la riforma già conclusa per semplificare le autorizzazioni delle rinnovabili e quattro investimenti in corso:

  • 500 milioni per il Tyrrhenian Link,
  • 200 milioni per il SACOI 3,
  • 375 milioni per la prima fase della Linea Adriatica,
  • 45 milioni per infrastrutture destinate all’esportazione transfrontaliera di gas.

Per la Linea Adriatica, comprendente la centrale di compressione di Sulmona e il gasdotto Sestino-Minerbio, gli effetti si produrranno oltre l’orizzonte temporale dell’RRF.

È stato invece eliminato dal capitolo REPowerEU l’investimento da 60 milioni destinato alle interconnessioni elettriche con i Paesi confinanti. Il dato assume rilievo perché, dei tre interventi per veri interconnettori individuati dalla Corte nell’intera UE, due erano inizialmente italiani.

Il campione va letto nel quadro di una dotazione nazionale molto più ampia. Nell’ottobre 2025 il capitolo REPowerEU dell’Italia ammontava a 11,18 miliardi di euro – 2,76 miliardi di sovvenzioni e 8,42 di prestiti – pari al 17,1% delle risorse complessivamente assegnate: il secondo importo più elevato dopo quello della Polonia. Proprio questa rilevanza finanziaria rende decisivo verificare non solo il rispetto delle scadenze amministrative, ma anche quando le opere entreranno effettivamente in esercizio e produrranno i benefici attesi.

Due misure su tre in ritardo nel campione europeo

La Corte ha analizzato complessivamente 27 misure nei cinque Paesi, rappresentative del 44% dei costi dei capitoli REPowerEU. Diciotto interventi, pari al 66%, avevano accumulato ritardi rispetto ai programmi iniziali. Sei sono stati ridimensionati e quattro ritirati durante le revisioni dei PNRR.

Tra le 23 misure rimaste nei piani, 12 saranno completate soltanto dopo la conclusione dell’RRF. Il rischio è che il monitoraggio registri come raggiunti traguardi intermedi – per esempio la firma di accordi o l’assegnazione delle risorse – senza rappresentare lo stato effettivo dell’infrastruttura.

La medesima difficoltà emerge nel valutare l’abbandono dei combustibili russi. Tra il 2021 e il 2024 le importazioni dirette di gas dalla Russia sono diminuite da 153 a 38 miliardi di metri cubi e quelle di petrolio da 112,5 a 12 milioni di tonnellate. Nello stesso periodo, però, il GNL russo acquistato dall’UE è aumentato del 67%, da 12 a 20 miliardi di metri cubi.

Inoltre, alla riduzione del gas russo hanno contribuito fattori non direttamente riconducibili alle misure RRF: gli inverni miti, gli elevati prezzi dell’energia, il calo della domanda e la sostituzione delle forniture con importazioni provenienti soprattutto da Norvegia e Stati Uniti. Per questo la Corte ritiene che i capitoli REPowerEU non abbiano ancora svolto un ruolo determinante nel processo, nonostante i progressi registrati nei primi quattro anni del piano.

Importazioni di GAS
Quota trimestrale delle importazioni di gas rispetto al totale (dati aggregati delle importazioni sia via gasdotto sia sotto forma di GNL). Fonte: EC Quarterly Report on European Gas Markets

La risposta della Commissione: l’RRF ha agito da catalizzatore

La Commissione respinge una lettura di REPowerEU circoscritta ai finanziamenti dell’RRF. Il piano comprende anche risorse nazionali, investimenti privati, riforme e interventi normativi. L’RRF avrebbe quindi agito da “catalizzatore”, consentendo di avviare progetti già programmati ma rinviati per mancanza di fondi.

Secondo Bruxelles, gli obiettivi espressi in capacità rinnovabile installata rappresentano inoltre valori minimi. Altre misure utilizzano indicatori differenti, come il numero di impianti o pannelli installati, e potrebbero portare il risultato effettivo oltre gli 1,6 GW direttamente quantificabili dalla Corte. Va anche considerata la diversa scadenza: il dispositivo termina nel 2026, mentre gli obiettivi sulle rinnovabili sono fissati al 2030.

La Commissione ridimensiona anche il problema dei ritardi: ad aprile 2026, il 92% dei traguardi e degli obiettivi del campione risultava conseguito, completato o in linea con le tempistiche ufficiali, mentre le scadenze intermedie hanno carattere indicativo.

Bruxelles accoglie pienamente la raccomandazione di rafforzare i PNEC e solo in parte le altre quattro. Esclude, in particolare, una rendicontazione finanziaria annuale di tutte le azioni REPowerEU, per la mancanza di una base giuridica, l’onere amministrativo e il peso atteso dei capitali privati.

Richiama infine la proposta di portare da 5,8 a circa 30 miliardi di euro la componente energia del Meccanismo per collegare l’Europa nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Resta però aperto il nodo sollevato dalla Corte: gli investimenti programmati per le reti elettriche europee devono essere collegati con indicatori chiari ai risultati ottenuti in termini di indipendenza energetica, capacità rinnovabile e integrazione delle reti.


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