Rafforzare il welfare di fronte ai cambiamenti demografici, contrastare le disuguaglianze economiche, realizzare una transizione ecologica che sia anche sociale: sono queste le tre direttrici su cui si muovono le richieste del Forum Terzo settore per la prossima Legge di Bilancio. Le proposte sono raccolte nel documento “La persona prima di tutto”, presentato stamattina a Roma, alla presenza di rappresentanti di diversi gruppi parlamentari.
«Con questa iniziativa vogliamo indicare alle istituzioni una strada per iniziare a incidere alla radice dei problemi che viviamo, non limitandoci alla superficie», ha detto in apertura il portavoce Giancarlo Moretti. «È la prima volta che presentiamo le nostre idee in anticipo rispetto alla discussione della Manovra e ci auguriamo che Governo e Parlamento riconoscano la necessità di intervenire nella direzione del bene comune».

Il principio guida: la persona al centro delle scelte
ll titolo del documento – una frase di Aldo Moro – indica chiaramente il principio guida alla base delle proposte: valutare le politiche economiche a partire dalle condizioni reali di vita delle persone. «Le tre dimensioni che abbiamo individuato – demografia, disuguaglianze e ambiente – sono strettamente connesse l’una all’altra perché una società che invecchia ha bisogno di più servizi e opportunità per i giovani e le famiglie; una crisi climatica non affrontata aggrava disuguaglianze e povertà; il ridursi della popolazione e la carenza di servizi essenziali significano diritti negati e costi enormi per le famiglie», ha fatto notare Stefano Tassinari, componente dell’esecutivo del Forum. «Intervenire su questi fronti rafforzando il welfare è determinante per recuperare produttività e distribuire valore, perché dà fiducia, protagonismo e valore alle persone, alle famiglie e alle comunità».
Per Moretti, il punto è anche il rapporto tra le istituzioni e i cittadini: «Le scelte spettano alla politica. Il Forum vuole offrire una bussola, grazie alla presenza nei territori e alla conoscenza dei bisogni, e chiede alla politica di assumersi la responsabilità della direzione. La partecipazione sarà al centro anche della prossima assemblea del Forum, prevista il 29 ottobre».
Le richieste in cifre. 4,15 miliardi per il welfare
Nel documento, il Forum quantifica le richieste, misura per misura. Sommando gli incrementi indicati per il 2027 si arriva a circa 8,8 miliardi di euro, comprendendo anche il ripristino delle risorse per la cooperazione ridotte nel periodo 2026-2029.


La richiesta più consistente riguarda le politiche di welfare, per le quali – come ha illustrato Roberto Speziale – si chiede un incremento complessivo di 4 miliardi e 150 milioni di euro. Nel dettaglio, il Forum propone 1,5 miliardi aggiuntivi per il Fondo per le non autosufficienze, come primo passo di un percorso pluriennale: il fabbisogno stimato a regime è di 4,5 miliardi aggiuntivi all’anno. Per i caregiver familiari vengono chiesti 300 milioni in più, destinati al sostegno economico, ai servizi di sollievo e, progressivamente, alle tutele previdenziali. Per il “Dopo di noi”, la proposta è un incremento di 500 milioni: abitare e percorsi di autonomia richiedono continuità, mentre i bandi annuali rendono difficile consolidare ed estendere gli interventi. Un’altra richiesta riguarda il fondo dedicato ai progetti di vita personalizzati e partecipati delle persone con disabilità, per un totale di 1,5 miliardi.
Per l’accoglienza dei migranti, si chiedono 350 milioni aggiuntivi per rafforzare la rete Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione. Il Forum propone di riequilibrare una spesa oggi concentrata sull’accoglienza straordinaria, investendo nell’accoglienza diffusa, nella mediazione, nella formazione e nell’accompagnamento all’autonomia.
Povertà educativa e apprendimento permanente: 1,307 miliardi in più
Per educazione e apprendimento permanente la richiesta complessiva è di 1.307 milioni di euro aggiuntivi. La voce principale riguarda il sistema integrato 0-6 anni, con 1,2 miliardi per personale, funzionamento, coordinamento pedagogico e accessibilità economica dei servizi, compresi i nuovi nidi. Valentina Bellis, nell’approfondimento sull’educazione, ha ricordato che «1,3 milioni di minori sono in povertà assoluta. E c’è un legame profondo tra povertà economica ed educativa». Per il fondo dedicato il Forum chiede 12 milioni aggiuntivi, portandone la dotazione a 15 milioni annui.


L’investimento riguarda anche gli adulti. «L’apprendimento permanente è una condizione di cittadinanza», afferma Bellis. La proposta è un fondo nazionale strutturale da 45 milioni l’anno, a sostegno delle reti territoriali che coinvolgono istituzioni pubbliche, Terzo settore, Cpia, università popolari, parti sociali e imprese sociali.
Altri 50 milioni sono richiesti per rafforzare il sistema di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, comprese quelle acquisite attraverso il volontariato. «Non è un adempimento burocratico, ma un atto di rispetto», osserva Bellis.
Cooperazione internazionale e servizio civile: investire nella pace
L’ambito della cooperazione internazionale raccoglie richieste per 1 miliardo e 310 milioni di euro. «Un’altra difesa è possibile, con risorse e pianificazione», ha affermato Paola Berbeglia, che richiama il ruolo della cooperazione nella politica estera italiana e quello del servizio civile e dei corpi civili di pace nei territori.


Il documento propone tra l’altro di ripristinare 163 milioni di risorse ridotte nel periodo 2026-2029 e di destinare 1 miliardo aggiuntivo a un percorso stabile e verificabile verso l’obiettivo internazionale dello 0,70% del Reddito nazionale lordo per l’Aiuto pubblico allo sviluppo.
Per il Servizio civile la richiesta è di 105 milioni in più, con una dotazione di circa 550 milioni. Le risorse dovrebbero sostenere partecipazione, formazione, tutoraggio, accesso dei giovani con minori opportunità, mobilità e valorizzazione delle competenze. Sul Piano Mattei, Berbeglia ha raccomandato «risorse aggiuntive e coinvolgimento delle comunità locali e della società civile».
Sport sociale e ambiente: prevenzione e accesso per tutti
Per lo sport sociale, il benessere e l’inclusione, il Forum propone 400 milioni aggiuntivi, distribuiti su quattro direttrici illustrate da Marco Calogiuri: dote sportiva, sport e periferie, palestre aperte e sostegno al movimento sportivo.


La dote sportiva per minori e famiglie a basso reddito avrebbe una dotazione aggiuntiva di 150 milioni. Altri 100 milioni andrebbero a “Sport e periferie”, altrettanti all’apertura extrascolastica delle palestre e ai patti educativi di comunità, e 50 milioni al potenziamento del movimento sportivo.
Per ambiente e transizione ecologica, la richiesta è di 1,1 miliardi aggiuntivi: un miliardo per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e 100 milioni per un ecobonus sociale, rivolto alle famiglie con redditi medio-bassi e agli edifici con peggiori prestazioni energetiche.
Economia sociale e 5 per mille: la Manovra come sperimentazione
Un capitolo specifico riguarda le condizioni in cui opera il Terzo settore e molto si è parlato del Piano d’azione nazionale per l’economia sociale (qui l’articolo del direttore di VITA che lo spiega in 10 punti).
Le richieste comprendono 46 milioni aggiuntivi per il Fondo per progetti e attività di interesse generale; 40 milioni per innalzare il tetto del 5 per mille da 610 a 650 milioni (qui la campagna di VITA, “5 per mille, ma per davvero), con successiva indicizzazione; 90 milioni per una prima riduzione dell’Irap per gli enti non commerciali; 40 milioni per rafforzare la sezione speciale del Fondo di garanzia per gli Ets e gli enti dell’economia sociale.


Il Forum propone inoltre 30 milioni per l’amministrazione condivisa e l’assistenza tecnica a pubbliche amministrazioni ed Ets, e 50 milioni per le reti associative nazionali, la formazione e il supporto alle organizzazioni.
«La Legge di Bilancio sarà anche un primo banco di prova importante per l’attuazione del Piano sull’economia sociale: ci aspettiamo un impegno concreto per dare possibilità vere a un’economia più sana e inclusiva», afferma Moretti.
Dal Governo, la viceministra Maria Teresa Bellucci ha riconosciuto il lavoro svolto insieme sul Piano e ha indicato tra le direttrici della Manovra la stabilizzazione delle iniziative sull’occupazione, il sostegno alla demografia e gli incentivi per giovani e donne. «Il welfare è un patto tripolare tra pubblico, privato sociale e privato», ha detto. Silvia Roggiani, del Pd, si è pubblicamente impegnata sul fronte del 5 per mille: «Ci faremo carico dell’aumento del tetto». Maria Chiara Gadda, di Italia Viva, ha posto la questione della stabilità degli interventi: «Occorre rifinanziare i fondi e inserire misure strutturali. E sull’amministrazione condivisa c’è ancora tanto da fare», ha aggiunto, richiamando «l’impatto degli appalti al ribasso sul lavoro povero nel Terzo settore».
Come finanziare gli investimenti sociali
Sullo sfondo di tutte queste proposte – o per meglio dire, in primo piano nella loro formulazione – c’è il nodo delle coperture. In altre parole, da dove prendere tutti questi soldi? Il Forum indica alcune possibilità, tra cui il contrasto all’evasione e al sommerso, una maggiore equità fiscale, la promozione dell’occupazione femminile e lo stop alla corsa al riarmo.
Secondo una stima del Forum, innanzitutto, una quota tra il 20 e il 30% degli investimenti potrebbe tornare subito allo Stato sotto forma di tasse e contributi, perché si tratta di politiche ad alta intensità di lavoro. Altre risorse verrebbero dall’occupazione femminile, oggi al 53,8%: portarla al 60% farebbe crescere il Pil fino al 7% secondo Bankitalia, con oltre 60 miliardi di entrate (stima del Forum).
La lotta all’evasione e all’economia sommersa vale circa 200 miliardi, insieme a tassazione di extra profitti e rendite improduttive. Ancora, l’emersione del lavoro sommerso, in particolare dei migranti già attivi, produrrebbe un gettito stimato subito tra 1 e 2 miliardi. Infine, lo stop alla corsa al riarmo: il Forum ricorda i 12 miliardi di aumento della spesa per la difesa nel 2025 e gli 8,9 miliardi richiesti con i fondi “Safe”, e chiede di non comprimere cooperazione, prevenzione e coesione. «Non si chiedono più tasse, ma investimenti seri», ha sottolineato Tassinari.
In conclusione, «siamo consapevoli dei vincoli finanziari, ma siamo anche convinti che la sostenibilità dei conti pubblici e quella sociale non possono essere considerate obiettivi alternativi, oggi più che mai», ha detto Moretti. «Il Terzo settore, operando sui territori e insieme alle persone, ha un punto di vista peculiare sui bisogni e le fratture sociali: per questo diciamo che la sicurezza la si costruisce soprattutto con gli investimenti sociali, riducendo il disagio, garantendo accesso alla salute e ai servizi».
Foto apertura Unsplash. Slide del Forum Terzo settore. Foto interna dell’autrice
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