[Le ultime della sera, 30 settembre] Il debito francese spaventa – l’inflazione “chiama” e la Schnabel risponde (aumenti dei tassi)


Il bilancio Ue sembra davvero in alto mare: se Merz non riuscisse nemmeno in questa partita, le valigie sarebbero pronte.

(Financial Times Alphaville, Toby Nangle, 30 settembre 2026)

Il deficit francese al 5,5 del Pil sembra mite accanto al 6 americano. Il confronto che conta è con i Bund. Gli spread a 10 e 30 anni sui tedeschi non sono mai stati così alti dall’era del «whatever it takes». Crescita più debole dei vicini. Fuochi d’artificio attesi nel 2027: il calendario si sta anticipando.

«I Treasury salgono per un mix di Fed, premio a termine e inflazione attesa. Una parte di questo c’è anche negli Oat, ma dovrebbe vedersi anche nei Bund. Se confronti Francia e Germania, è il debito francese che gli investitori non vogliono tenere. Mai, dopo Draghi, gli spread a 10 e 30 anni erano arrivati qui.»

«Sondaggi con Le Pen in vantaggio per l’Eliseo. Mélenchon che parla di cancellare una fetta di debito. Un governo di minoranza che non trova i voti, né a sinistra né a destra, per portare il deficit 2027 al 5. Alphaville si stava scaldando per il 2027. Sempre più sembra che lo spettacolo parta prima.»

(Politico, Gregorio Sorgi, 29 settembre 2026)

Quattro diplomatici: la presidenza irlandese arriverà la settimana prossima con un taglio oltre i 100 miliardi sulla proposta da quasi 2.000. Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Finlandia chiedono «parecchie centinaia di miliardi». I 17 Amici della coesione, Italia inclusa, preparano una controlettera. Byrne: «non siamo ancora alle valutazioni».

«Se il «negoziato irlandese» deve servire da base, deve indicare un volume che chi paga il conto possa davvero finanziare», scrivono i frugali a Martin. Un diplomatico: «mi aspetto tagli che faranno infuriare gli Amici della coesione». Tre mesi alla scadenza informale, l’accordo è lontano. In ballo Pac e fondi regionali.»

«Boeselager (Verdi): a questo ritmo il Parlamento non avrà una posizione nemmeno a fine 2027. Tre commissioni si pestano i piedi sui Piani nazionali e regionali. L’agricoltura vuole togliere la Pac, oltre 300 miliardi, da quel contenitore. Senza una nuova proposta della Commissione si perde un anno. «Con il voto francese il bilancio diventa vulnerabile. Servono paletti adesso». Il Rn vuole dimezzare il contributo di Parigi.»

(Financial Times, Max Seddon, 30 settembre 2026)

Mosca allunga lo stop fino a fine ottobre. Imposto a luglio dopo i droni ucraini sulle raffinerie, la peggiore crisi di carburante dal crollo sovietico. Quest’anno spediti 4,6 milioni di barili, il 40 in meno. Future a Londra vicino a 1.500 dollari a tonnellata, quasi il doppio di febbraio. Kiev dice di aver colpito oltre il 45 della capacità di raffinazione.

«Il governo: serve «stabilità sul mercato interno», anche per la raccolta. Code ai distributori, razionamento in gran parte delle regioni. Import dall’India, uno dei grandi compratori del greggio russo. Putin ammette il colpo, ma non mostra interesse per una tregua energetica. Trump aveva annunciato un’intesa: né Kiev né Mosca sembrano averla accettata. I russi intensificano gli attacchi su centrali, raffinerie e data center ucraini.»

«Trump preme su Zelensky perché smetta di «colpire il diesel» e «fare male al mondo». La Casa Bianca valuta limiti all’export americano per proteggere agricoltori e industria prima dei midterm. La Russia era il secondo esportatore mondiale. Lo stop si somma alla guerra con l’Iran. Difficile che Mosca riapra prima del voto Usa di inizio novembre.»

(Financial Times, Barbara Moens e Jamie John, 30 settembre 2026)

Jetten ritira il prelievo annuo del 36 sulle plusvalenze non realizzate di liquidità, azioni e bond. Al suo posto, dal 2028, una tassa sulle plusvalenze solo quando si vendono. Dal 2030 si allarga ad altri beni. Serve l’opposizione. Ja21: «inaccettabile». Van Weeghel: le prossime quattro settimane sono decisive, con qualche ritocco può passare.

«Jetten e Heinen: l’economia deve poter generare reddito, quindi una tassa sul patrimonio che non blocchi gli investimenti. Imprese e investitori: tassare i guadagni solo sulla carta avrebbe reso l’Olanda un caso isolato e spento l’attrattiva. Il governo parla di «via più rapida» per dare chiarezza. Copertura al 90 delle plusvalenze finanziarie dal 2028. L’aliquota non è indicata.»

«Pacchetto più ampio: potere d’acquisto e previdenza, per tenere in piedi una coalizione di minoranza. In Europa e negli Usa si discute di tassare la ricchezza. A novembre la California vota un 5 una tantum sul patrimonio di carta dei miliardari. Norvegia e Francia hanno già corretto le imposte patrimoniali dopo le proteste. La Grecia corteggia i capitali con un regime nuovo.»

(Financial Times, Olaf Storbeck, 30 settembre 2026)

Schnabel, in uscita a gennaio verso il Fmi: se si aspetta che le imprese alzino i listini e si chiudano i contratti, si arriva tardi. Inflazione settembre sopra le attese: Spagna 5, Italia 4,2, Germania 3,3, Francia 3,4. Consensus Reuters sull’eurozona venerdì: 3,6, +0,4, massimo in tre anni. I mercati danno per fatto un altro quarto di punto a dicembre, al 2,75.

«Il balzo dell’energia da metà agosto implica uno scostamento dal 2 «più ampio e persistente» delle ultime previsioni, che vedevano il ritorno in target nel quarto trimestre 2027. Non è solo il petrolio: «il boom dell’Ia alza i prezzi all’import, si vede sui semiconduttori». Le condizioni finanziarie «non sono ancora restrittive»: suona come una richiesta di altri rialzi.»

«Petrolio di nuovo sopra i 100 nella prima metà del mese. Gas europeo ai massimi dal 2022. Diesel in salto dopo la minaccia di Trump sull’export. Fennessy (Oxford Economics): verso una media vicina al 4 a fine anno. I politici parlano del «peggior inverno» energetico in quattro anni e chiedono a Washington di non chiudere i rubinetti. Gli Usa sono il primo fornitore di gasolio all’Europa.»

(Bloomberg, Javier Blas, 30 settembre 2026)

Gli alleati Usa nello Stretto sono tornati a circa l’80 dei flussi preguerra. L’export iraniano è a zero. Il Brent resta sopra i 100 sul contratto di novembre; da giovedì il dicembre è sotto. Vortexa: la scorsa settimana 14 milioni di barili al giorno, massimo in sei mesi. Il greggio del Golfo viaggia scontato di 20-30 dollari. I prodotti raffinati sono fermi al 50.

«Sotto i 100 è vittoria, sopra è sconfitta: su X la differenza tra 99,99 e 100,01 è enorme. Con il greggio a tre cifre e i rendimenti in salita, si comprano future come coperta sull’inflazione. È già successo a inizio settembre, quando il decennale Usa ha superato il 5. Dentro la Casa Bianca qualcuno deve chiedersi: se questa è una vittoria, com’è una sconfitta?»

«A metà marzo l’export del Golfo, Iran escluso, era crollato da oltre 17 milioni di barili al giorno a meno di 4,5. A giugno-luglio è ripartito. La Marina ha sminato un corridoio lungo l’Oman: prima solo di notte, ora anche di giorno. Noleggiare una supertanker costa in media 30 milioni a traversata, circa 15 dollari a barile. Senza sconto pesante i trader non salgono a bordo.»

«Molti in sala pensano che un Tehran messo all’angolo colpirà porti, oleodotti e giacimenti. L’attacco all’Est-Ovest saudita sarebbe la prova generale. Restano due strade: l’Iran ammorbidisce o rende Hormuz irrilevante. Lo status quo non regge. Scorte strategiche già usate, diesel e benzina a metà. Vincere nello Stretto ha un prezzo.»

(Reuters, Rachel More, 30 settembre 2026)

Volkswagen ha disdetto diversi accordi salariali con Ig Metall. Dal 1° dicembre esce dal grosso del contratto collettivo. Possibili scioperi dal 1° gennaio. In ballo l’accordo quadro per circa 100 mila addetti negli impianti tedeschi: orari, ferie, tutele. Nel 2024 già uno stralcio, scioperi e 35 mila tagli in cambio di posti garantiti fino al 2030.

«Gröger, con la lettera in mano: «un colpo infame. Chi mette le mani nelle tasche dei lavoratori deve aspettarsi una lotta». Meiswinkel (risorse umane del marchio): «dobbiamo continuare a lavorare sui costi. La disdetta ci dà spazio per negoziare le misure necessarie». Appuntamento nella seconda metà di ottobre. L’accordo 2024 non è tra quelli cancellati.»

«Blume porta avanti la ristrutturazione più radicale della storia del gruppo. Cinesi più aggressivi in Europa; anche Mercedes ha minacciato chiusure. Parte degli investimenti promessi nel 2024 è ora sul tavolo dei tagli. Dudenhöffer: «una guerra alla forza lavoro non apre la strada al futuro». Servono anche software e una gamma più semplice.»

(Milano Finanza, Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, 30 settembre 2026)

A Bloomberg Tv, alla vigilia del 29 ottobre: Unicredit «è un’opzione», finora «nessuna discussione», dopo il voto «la situazione può cambiare». Delfin 17,5 e Caltagirone 13,5: «riconosceranno un deal di valore». Senza sì assembleare «non abbiamo un piano B», ma «non possiamo arrenderci». Intesa mercoledì scontava l’1,26 su Mps, ieri sopra i 12 euro.

«Se Messina vuole una mossa prima del voto, «dovrebbe rivedere il prezzo: non rappresenta il valore della nostra società». Sul progetto Intesa restano «incertezze di perimetro», e senza perimetro non si pesano le sinergie. Il 29 ottobre «non è un referendum» tra le due offerte: è il momento in cui i soci hanno entrambi i piani sul tavolo.»

«Con Generali: bancassurance, gestito e danni. Prodotti del Leone in filiale, prodotti bancari sui clienti Generali. «Più ricavi e più remunerazione per gli azionisti». Agricole «riconoscerà il valore»; con Gavalda niente colloqui specifici. Un campione nazionale «dovrebbe rafforzare la concorrenza», non restringere banche e territori.»

«Su Bpm: niente chiusure di sportelli salvo Antitrust, niente effetti diretti sull’organico, delisting non indispensabile. Delega fino a 14,05 miliardi e 2,374 miliardi di nuove azioni entro fine 2027. Su Banca Generali: add-on sul wealth, rete dei consulenti intatta. Con lei: circa 2.500 consulenti, 117 miliardi di attività, gestito di proprietà.»

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Giuseppe Liturri

Nato a Bari nel 1966. Laurea in Economia Aziendale all’Università Bocconi e trentennale esperienza in finanza e gestione d’impresa. Dal 2018 impegnato in un’intensa attività di divulgazione e commento su temi di economia, finanza e politica nazionale e internazionale, con particolare attenzione all’Eurozona. Scrive su La Verità e su Startmag.it


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