L’AQUILA – “Confermo che si registrano oggettivi ritardi nell’utilizzo dei fondi europei in Abruzzo, a causa principalmente delle difficoltà di cofinanziamento, e anche da una inadeguata dotazione di organico in Regione, vista la complessità della mission”.
A offrire una chiave di lettura sul nuovo, scottante problema del ritardo della spesa dei fondi europei in Abruzzo è Rita Candeloro, storica sindacalista della Cgil, che, assieme al segretario regionale Carmine Ranieri, è componente del Comitato di sorveglianza unico FESR-FSE+ 2021-2027, organismo previsto dalla normativa europea e composto da ben 164 membri.
Un comitato si è riunto la ultima volta a dicembre, pur essendo l’organismo di concertazione e programmazione, punto di riferimento, in teoria, per l’Autorità di gestione dei fondi europei della Regione Abruzzo, diretta da Carmine Cipollone, e questo dà la misura del complesso quadro denunciato da Abruzzoweb sulla base di fonti dirette, sull’andamento della spesa dei fondi europei, principale fonte di finanziamento per infrastrutture, innovazione e sviluppo, politiche sociali e di coesione.
Una realtà allarmante che metterebbe a rischio potenzialmente decine di milioni di euro, da restituire all’Europa. Certo, se pure la programmazione in teoria termina nel 2027, è oramai prassi consolidata quella delle proroghe e della dilatazione delle tempistiche, ma occorre in ogni caso una forte accelerazione.
Una partita scottante che rappresenta un altro bubbone che investe la maggioranza del presidente Marco Marsilio, di Fdi, dopo quello del debito della sanità. Non parla solo la Cgil ma, sia pure contattata da questo giornale anche l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, di Fdi, che si è limitata a rispondere: “Non ho i dati nel dettaglio dei singoli avvisi», precisando però che, per i bandi di competenza del suo assessorato, “sono in linea con la spesa”.
Rimangono in silenzio Marsilio e soci. Come pure rimangono in silenzio Cipollone finito nell’occhio del ciclone per la rottura dei rapporti con Marsilio e il Servizio autonomo Audit, che dipende da Bruxelles, guidato dalla dirigente Barbara Mascioletti. Secondo quanto si è appreso, la ricostruzione di Abruzzoweb ha innervosito i due vertici e le loro strutture.
Altro attore che riveste un ruolo importante è la Fira, la Finanziaria Regionale Abruzzese, di cui è presidente Giacomo D’Ignazio, che offre all’Autorità di Gestione e ai dipartimenti regionali, si legge nel sito istituzionale, “l’affiancamento tecnico-specialistico altamente qualificato e attraverso la predisposizione di documentazione specifica e di strumenti operativi utili al raggiungimento degli obiettivi”.
Sulla questione più complessiva del ritardo della spesa dei fondi europei, il capogruppo del Pd Silvio Paolucci ha presentato un’interpellanza. “finora è stato speso effettivamente meno di un euro su dieci, se oltre un miliardo di euro programmato non si traduce in risultati reali per imprese, lavoratori, Comuni e cittadini, resta soltanto una cifra sulla carta”, ha protestato.
Del Comitato di sorveglianza fanno parte, oltre alle varie articolazioni della Regione Abruzzo, i Comuni capoluogo, l’Anci, le associazioni di categoria, i parchi, gli ordini professionali, le Asl e, appunto, i sindacati. L’organismo è presieduto dal presidente Marsilio, e si è riunito l’ultima volta, come detto, a dicembre dello scorso anno.
E questo è il quadro, poco rassicurante, alla luce del monitoraggio aggiornato ad aprile dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: l’Abruzzo, su un budget di 681 milioni di euro di fondi FESR, ne ha impegnati 110 milioni, pari al 16%, e ne ha spesi, con pagamenti effettuati, 61 milioni, pari all’8,9%.
Su 406 milioni di euro di fondi FSE+, ne ha finora impegnati 135 milioni, pari al 33,2%, e pagati 41,1 milioni, pari al 10,1%. Percentuali ben al di sotto della media nazionale.
E le cose non vanno meglio per quel che riguarda i fondi FSC dell’Accordo per la Coesione Abruzzo: su un valore di 1.061,99 milioni di euro risultano impegni per 341,38 milioni e pagamenti per 68,78 milioni, corrispondenti rispettivamente al 32,1% e al 6,4%.
Su questa partita decisiva, come riferito da Abruzzoweb (QUI IL LINK), c’è dunque forte tensione a Palazzo Silone, ed è esploso il conflitto tra la politica e la burocrazia: da una parte il presidente Marsilio, di FdI, che detiene la delega condivisa con il sottosegretario di Giunta Daniele D’Amario, accusa gli uffici di poca efficienza; dall’altra l’Autorità di Gestione Unica FESR-FSE di Cipollone, esperto dirigente e anche capo dei conti della Regione in passato, ovvero la struttura che sovrintende all’utilizzo dei fondi europei, che avrebbe avuto di recente un duro scontro con Marsilio. Ma anche con il Servizio autonomo Audit di Barbara Mascioletti, che si occupa principalmente del controllo e della verifica della regolarità delle operazioni e delle spese finanziate tramite i fondi europei.
Spiega dunque Candeloro, che per il sindacato si occupa di fondi europei dai tempi del presidente della Regione Gianni Chiodi: “il cofinanziamento è fondamentale per capire la capacità di spesa di una regione. Non è un caso che le regioni ricche, con un bilancio solido, sono più avanti nella spesa dei fondi europei; l’Abruzzo, che è alle prese anche con il risanamento del deficit della sanità, deve fare i bandi in maniera prudente, perché per fare un bando deve avere la certezza che quando deve pagare ha tutti i soldi necessari, oltre a quelli che ci mette l’Europa”.
Secondo problema, per Candeloro, la tecnostruttura: “La quantità di personale dedicata a questa materia non è adeguata, perché la scelta politica che ha fatto Marsilio è stata quella di dire: ci pensano i singoli assessorati, ma in questo modo è depotenziata la cabina di regia, che dovrebbe avere ben altra potenza di fuoco. Del resto è stato così anche nelle legislature di centrosinistra e centrodestra e, come sindacato, lo abbiamo più volte evidenziato, senza successo”.
E spezza però una lancia a favore della tecnostruttura: “A complicare le cose c’è stata la riprogrammazione di parte dei fondi, e non va dimenticato che l’Europa ha regole molto rigide, che spesso determinano lungaggini tra controlli, verifiche della contabilità, sono robe, la rendicontazione precisa: basta che sbagli un fogliettino, ti rimandano tutto indietro”.
In termini di programmazione, poi, “il Comitato di fatto ha inciso poco o nulla, fa testimonianza, non decide praticamente nulla, si riunisce due volte l’anno e altra causa della lentezza nel decidere come spendere i soldi è che, per carità, legittimamente, ciascun assessorato cerca di tirare acqua al suo mulino, e sono spesso i tecnici a trovarsi in mezzo, a cercare di mediare e far comprendere che ci sono paletti da rispettare, che non tutte le richieste possono essere accolte”.
Ed eccola dunque la tecnostruttura sul fronte, per Candeloro con forze troppo risicate.
La regia della programmazione dei fondi europei è una delega dello stesso Marsilio, affidata al Dipartimento Presidenza, Programmazione e Turismo.
E segnatamente a due dei servizi del dipartimento: quello della “Programmazione Nazionale”, guidato da Emanuela Murri, con personale costituito da Alessia Nazzicone, e quello della “Autorità di Gestione Unica FESR-FSE”, diretto dal citato Cipollone, con personale assegnato Antonello Garra e Lucilla Lilli.
Il servizio “Programmazione Nazionale” è a sua volta articolato nell’ufficio “Programmazione e Strategie di Attuazione FSC 2021-2027”, con responsabile Chiara Colangelo e con dipendenti Antonio Beatrice e Francesco Grande, e nell’ufficio “Programmazione e Strategie di Attuazione PSC 2000-2020”, con responsabile Federica Lancione e con dipendente Renato Critelli.
Il servizio “Autorità di Gestione Unica FESR-FSE” è articolato nell’”Ufficio Coordinamento, gestione e monitoraggio del P.O. FSE”, con responsabile Barbara Scutti e personale costituito da Fabrizia Di Marzio, Leonardo Plevano, Luca Di Berardino, Sara Pellicciotta e Tiziana Casuscelli, e nell’Ufficio “Coordinamento, gestione e monitoraggio del P.O. FESR”, con responsabile Antonietta Marini e personale costituito da Silvia Sabini. Filippo Tronca
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