Powerchair football: “end game” per colpa di EasyJet


La Nazionale Italiana di Powerchair Football bloccata in aeroporto a Roma Fiumicino per un cavillo logistico della compagnia aerea. L’amaro racconto del commissario tecnico Marco Ferrazza: «Mesi di preparazione sfumati in poche ore. Non è solo un danno sportivo, è una questione di civiltà».

Ci sono storie che raccontano lo sport paralimpico nella sua accezione più pura: la grinta, il riscatto, la forza collettiva capaci di superare le barriere più insormontabili. E poi ci sono storie che, con la freddezza di una burocrazia cieca, ricordano quanto il cammino verso un’effettiva inclusione sia ancora disseminato di ostacoli inaccettabili. L’amaro episodio che ha visto protagonista la Nazionale Italiana di Powerchair Football — il calcio in carrozzina elettrica — appartiene purtroppo a questa seconda categoria.

I fatti risalgono a lunedì mattina, all’aeroporto di Roma. Gli Azzurri, reduci dallo storico terzo posto conquistato agli Europei di Lignano Sabbiadoro nell’ottobre 2025 e proiettati verso i Mondiali in Argentina del prossimo autunno, erano pronti a imbarcarsi su un volo EasyJet diretto in Scozia. Ad attenderli a Glasgow c’era un torneo internazionale di altissimo livello contro potenze mondiali come Inghilterra e Francia. Un’occasione fondamentale per affilare le armi in vista della rassegna iridata. Tuttavia, a Glasgow la nostra Nazionale non è mai arrivata.

L’impatto con un muro di gomma

A raccontarci l’accaduto con profonda amarezza è Marco Ferrazza, commissario tecnico degli Azzurri e rappresentante degli atleti in Giunta presso il Comitato Italiano Paralimpico – Cip. «Eravamo pronti da tre o quattro mesi», spiega Ferrazza. «Abbiamo fornito ogni singolo dettaglio tecnico: misure, pesi e specifiche delle carrozzine. La compagnia aerea conosceva perfettamente le nostre esigenze ed eravamo in costante contatto con l’agenzia di viaggio. Non avevamo ricevuto alcun segnale di stop, era tutto confermato».

Abbiamo fornito ogni singolo dettaglio tecnico: misure, pesi e specifiche delle carrozzine. La compagnia aerea conosceva perfettamente le nostre esigenze. Non avevamo ricevuto alcun segnale di stop, era tutto confermato

Marco Ferrazza, commissario tecnico della Nazionale Italiana di Powerchair Football

Lunedì la squadra si presenta allo scalo romano con ben quattro ore di anticipo per garantire la massima fluidità alle complesse procedure d’imbarco. Il gruppo è composto da sei atleti, da Ferrazza (anch’egli in carrozzina) e dalle imprescindibili carrozzine da gioco: ausili speciali, profondamente diversi da quelli ad uso quotidiano, progettati appositamente con parafanghi e paracolpi anteriori per colpire un pallone gigante su campi da futsal e proteggere la sicurezza dei giocatori.

Marco Ferrazza

Attorno alle 10.15 arriva la doccia fredda: l’aeromobile assegnato alla tratta è troppo piccolo per ospitare tutte le carrozzine in stiva. Segue una proposta alternativa che Ferrazza definisce senza mezzi termini impraticabile: spezzare la delegazione in due gruppi, volare a Edimburgo passando per Londra e poi trovare autonomamente un mezzo per raggiungere Glasgow. Per degli atleti con disabilità motorie gravi — affetti prevalentemente da patologie neuromuscolari — e con tonnellate di materiale tecnico al seguito, un’ipotesi del genere si traduce in un’impossibilità logistica immediata.

Non si tratta solo di perdere un torneo: avevamo fatto convergere ragazzi da Milano, Venezia e Torino, sostenendo costi e rinunciando ad altri raduni per concentrare le risorse su questa trasferta. La nostra federazione, che ha budget contenuti, ha visto azzerato uno sforzo enorme

Marco Ferrazza, commissario tecnico della Nazionale Italiana di Powerchair Football

Uno sport giovane che chiede rispetto

Il Powerchair Football è una disciplina arrivata in Italia solo negli ultimi anni, ma capace di esplodere con una velocità straordinaria. Nato tra Francia e Inghilterra negli anni ’80, questo sport rappresenta un’opportunità unica e insostituibile: permette a persone con disabilità gravissime di praticare uno sport di squadra ad altissima intensità agonistica. Per scendere in campo e impostare un’azione d’attacco o difendere la propria porta è sufficiente essere in grado di manovrare il joystick della propria carrozzina elettronica.

L’exploit della Nazionale a Lignano Sabbiadoro ha dimostrato che il movimento italiano, pur essendo neofita, possiede un valore tecnico ed umano di primissimo ordine. La qualificazione mondiale in Argentina rappresenta il coronamento di un sogno, che ora rischia di essere adombrato dalla paura di ulteriori disservizi nei trasporti.

Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA

Oltre il danno sportivo: una battaglia di civiltà

La vicenda ha inevitabilmente varcato i confini delle cronache sportive, accendendo un dibattito politico e sociale. Il Comitato Italiano Paralimpico si è subito attivato rendendo nota la vicenda, arrivata poi fino al ministero delle Disabilità guidato da Alessandra Locatelli. «È gravissimo e inaccettabile quanto accaduto all’aeroporto di Fiumicino agli atleti della Nazionale italiana di powerchair football», ha subito commentato la ministra. Nel frattempo EasyJet ha avviato un’inchiesta interna per comprendere la natura del corto circuito organizzativo. «Siamo profondamente dispiaciuti per quanto accaduto alla Nazionale italiana di calcio in carrozzina elettrica. Rendere i viaggi aerei accessibili a tutti i passeggeri è una priorità per EasyJet e prendiamo questa questione con estrema serietà», ha detto la compagnia in una nota.

«Se quanto ricostruito fino ad ora dovesse trovare conferma, saremmo di fronte a una grave compressione del diritto alla mobilità e dei principi di pari opportunità e di uguaglianza delle persone con disabilità. Non è accettabile che autorizzazioni regolarmente rilasciate vengano disattese», ha sottolineato il presidente della Fish, Vincenzo Falabella. «Episodi come questo non possono essere liquidati come meri disservizi. Quando viene impedito l’esercizio di un diritto fondamentale, è lo Stato di diritto a essere chiamato in causa».

Episodi come questo non possono essere liquidati come meri disservizi. Quando viene impedito l’esercizio di un diritto fondamentale, è lo Stato di diritto a essere chiamato in causa

Vincenzo Falabella, presidente Fish

«Adesso la priorità è riorganizzarsi», prosegue Ferrazza. «Tra settembre e ottobre cercheremo di fissare almeno un paio di raduni per riprendere il filo della preparazione in vista dell’Argentina. Fortunatamente per il Mondiale voliamo con compagnie di linea tradizionali su aerei a lungo raggio molto più capienti, dove la gestione degli ingombri è paradossalmente meno complessa, anche se parliamo di quattordici ore di volo e di una sfida logistica imponente».

Ma al di là della riprogrammazione tecnica, ciò che rimane è la necessità di lanciare un segnale forte. Come rimarca il ct azzurro nel suo doppio ruolo di tecnico e garante degli atleti presso il Cip, l’obiettivo ora è fare in modo che eventi del genere non si ripetano mai più per nessun atleta e per nessun cittadino.

In foto il ct della nazionale e rappresentate degli atleti al Cip, Marco Ferrazza

Foto inviate dall’intervistato

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 Davyd Andriyesh

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