Ci hanno lasciato con il cerino in mano


“Ci hanno lasciato con il cerino in mano”. È con questa immagine che il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, nel corso del Consiglio comunale di ieri, ha sintetizzato quella che considera una delle più gravi battute d’arresto per lo sviluppo infrastrutturale della città. 

Non un semplice cantiere fermo, ma il rischio concreto che salti uno degli interventi strategici destinati a collegare il porto di Trapani, la zona industriale e lo svincolo autostradale di Milo, compromettendo uno dei principali progetti della Zona Economica Speciale.

 

Nel suo intervento il sindaco ha voluto fare chiarezza su quelle che ha definito “notizie contraddittorie e fuorvianti” circolate nelle ultime settimane, respingendo ogni responsabilità del Comune per il blocco dei lavori e puntando invece il dito contro la gestione della ZES da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il tono è stato tutt’altro che istituzionale. “Invece di fare il sindaco faccio il sindacalista del sindaco”, ha detto annunciando la convocazione, per lunedì mattina, di imprenditori dell’area industriale, organizzazioni di categoria e sindacati in uno “stato di agitazione” contro quello che definisce “un Governo incapace di gestire le proprie risorse”.

 

La ZES, una scelta del Comune

Nel suo intervento il sindaco ha anzitutto rivendicato la paternità politica del progetto.

Secondo Tranchida, è stata l’amministrazione comunale a candidare Trapani all’interno della Zona Economica Speciale, ottenendo che il porto, la zona industriale e il collegamento con lo svincolo autostradale rientrassero nella programmazione nazionale destinata ad attrarre investimenti, sgravi fiscali e nuovi insediamenti produttivi.

Una scelta strategica che il primo cittadino definisce un vero e proprio “cavallo di Troia” capace di far arrivare sul territorio importanti risorse statali.

“Mi prendo tutta la responsabilità della visione di sviluppo della città”, ha spiegato. “Ma non posso assumermi quella di chi doveva gestire gli appalti, i lavori e i finanziamenti”.

 

“Appalti, direzione lavori e pagamenti li gestisce Roma”

È questo il punto centrale della ricostruzione del sindaco.

Con l’istituzione della ZES Unica, infatti, la gestione operativa degli interventi è passata direttamente alla Struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oggi confluita nel Dipartimento per il Sud.

Sono gli uffici governativi, e non il Comune, a seguire progettazione esecutiva, gare d’appalto, direzione lavori, erogazione dei finanziamenti e controllo dell’intero cronoprogramma.

Una ricostruzione che trova conferma anche nel decreto interministeriale del 22 maggio 2026, nel quale viene specificato che il Dipartimento per il Sud è il soggetto attuatore di primo livello degli interventi ZES, mentre gli enti locali operano come soggetti attuatori di secondo livello.

Secondo Tranchida, Palazzo d’Alì avrebbe mantenuto per oltre un anno e mezzo un atteggiamento di collaborazione istituzionale, sollecitando continuamente gli uffici ministeriali, interessando anche la Prefettura e chiedendo più volte di accelerare i lavori.

 

Il cantiere fermo da 20 giorni

Le dichiarazioni del sindaco arrivano mentre il cantiere dello scorrimento veloce è ormai fermo da oltre venti giorni.

Con il passare delle settimane aumentano i disagi per cittadini e automobilisti, mentre cresce anche la preoccupazione sul futuro dell’opera.

A portare per primo la questione nell’aula consiliare era stato il consigliere comunale di opposizione Giuseppe Guaiana (“Amo Trapani”), che aveva descritto una situazione ormai critica sia dal punto di vista economico sia sotto quello della viabilità.

Secondo Guaiana, il blocco dei lavori sarebbe legato al mancato pagamento dell’impresa esecutrice.

“Da quanto mi risulta – aveva dichiarato – la ditta vanta un credito di circa un milione e 300 mila euro e proprio per questo motivo il cantiere è fermo da oltre venti giorni.”

 

Una situazione che sta producendo pesanti ripercussioni sulla mobilità urbana. Lo scorrimento veloce costituisce infatti uno dei principali collegamenti tra il porto, il centro storico, la zona industriale e diversi quartieri cittadini. La sua chiusura ha riversato il traffico sulle arterie urbane, aggravando congestionamenti e tempi di percorrenza.

Il consigliere di opposizione aveva anche lanciato un allarme sul possibile definanziamento dell’intervento.

“Se dovesse arrivare il definanziamento – aveva spiegato Guaiana – servirebbero tra i 330 e i 350 mila euro soltanto per completare una rotatoria provvisoria e consentire la riapertura della viabilità. Diversamente Trapani rischia di ritrovarsi con una città tagliata in due e con i residenti di via Salemi praticamente isolati.”

 

Tranchida conferma il nodo economico

L’intervento del sindaco aggiunge però un elemento ulteriore.

Pur attribuendo le responsabilità alla gestione nazionale della ZES, Tranchida conferma infatti che l’impresa si trova in una situazione economica estremamente delicata.

Secondo quanto riferito in aula, la società avrebbe già maturato crediti per circa 1 milione e 650 mila euro e non sarebbe nelle condizioni di anticipare ulteriori 300 mila euro necessari per completare rapidamente almeno la nuova rotatoria tra via Salemi e Villa Rosina, che consentirebbe di riaprire il cavalcavia e alleggerire il traffico estivo.

“Ci hanno detto chiaramente che non possono esporsi per quasi due milioni di euro senza avere certezze sui finanziamenti”, ha spiegato il sindaco.

 

Il nodo del decreto ministeriale

Le dichiarazioni di Tranchida trovano riscontro in un documento ufficiale del Governo.

Il decreto interministeriale del 22 maggio 2026, firmato dal Ministero delle Infrastrutture e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud, rappresenta infatti il provvedimento con cui viene completamente rimodulata la programmazione nazionale degli investimenti ZES finanziati dal PNRR.

 

Non si tratta di un decreto dedicato esclusivamente a Trapani.

Il documento analizza l’intero pacchetto degli investimenti infrastrutturali della ZES Unica, ridistribuendo complessivamente quasi 889 milioni di euro tra progetti già esistenti e nuovi interventi.

Prima della nuova ripartizione delle risorse, il Ministero passa in rassegna tutti gli interventi finanziati a livello nazionale, verificando quali siano in linea con gli obiettivi europei e quali, invece, presentino ritardi incompatibili con il cronoprogramma del PNRR.

 

Ed è proprio in questa fase che emerge il caso Trapani.

L’intervento denominato “Accessibilità al porto e area industriale di Trapani: potenziamento dei collegamenti tra il porto e area industriale”, finanziato con 17,8 milioni di euro, viene inserito tra i sette interventi nazionali classificati “in forte ritardo”, tali da mettere a rischio il raggiungimento dei target europei.

Lo stesso decreto evidenzia come proprio questi ritardi abbiano reso necessaria una rimodulazione complessiva della misura per salvaguardare gli obiettivi del PNRR.

 

Il dettaglio che alimenta lo scontro politico

La lettura integrale del decreto offre però un ulteriore elemento destinato ad alimentare il confronto politico.

Negli allegati vengono infatti riportati gli interventi che continuano a beneficiare delle risorse nella nuova programmazione nazionale.

Tra questi compare, ad esempio, l’intervento di collegamento viario del porto di Sant’Agata di Militello, indicato tra quelli ancora recuperabili attraverso finanziamenti integrativi.

Restano inoltre inseriti nella programmazione diversi interventi dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, tra cui opere nel porto di Termini Imerese e successivamente anche nel porto di Palermo, destinatari della riallocazione delle nuove risorse previste dal decreto.

 

L’asse viario di Trapani, invece, non figura tra gli interventi rifinanziati nella nuova ripartizione.

È proprio questo il punto sul quale insiste Tranchida. Secondo il sindaco, il territorio avrebbe ottenuto la progettualità e la possibilità di accedere ai fondi grazie al lavoro del Comune, ma la successiva gestione della ZES avrebbe portato al blocco del cantiere e al concreto rischio di perdere uno degli investimenti più importanti per la logistica della Sicilia occidentale.

 

Per questo il primo cittadino ha deciso di trasformare quella che fino a pochi giorni fa era una vicenda amministrativa in uno scontro politico aperto con il Governo nazionale.

La partita, adesso, non riguarda più soltanto un cantiere fermo. Riguarda il futuro del collegamento tra il porto, l’area industriale e la rete autostradale, considerato da anni una delle infrastrutture chiave per lo sviluppo economico di Trapani e dell’intera provincia.

 




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 redazione@tp24.it (Valentina Colli)

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