Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/2881 relativa alla qualità dell’aria


La qualità dell’aria negli ambienti chiusi smette di essere soltanto un tema affidato a raccomandazioni tecniche e organizzative e viene inserita in un impianto normativo nazionale.

È questo il passaggio più rilevante dello schema di decreto legislativo che attua la direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente. Il provvedimento, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alle Camere il 7 agosto, ricostruisce l’intera disciplina dell’aria esterna e, nel Titolo II, apre un capitolo specifico per l’aria indoor.

Il cuore delle nuove regole è breve nell’articolato – due soli articoli, il 25 e il 26 – ma molto esteso nei cinque allegati tecnici su definizioni, valori di riferimento, metodi di misura e tre protocolli gestionali distinti per strutture sanitarie, edifici scolastici e uffici.

Il provvedimento non sostituisce né riduce gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008: l’articolo 25 precisa infatti che la nuova disciplina opera «fermo restando» quanto stabilito dalla normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Il D.Lgs. 81/2008 continua a rappresentare il riferimento generale per la valutazione dei rischi, la salubrità dei luoghi di lavoro, la ventilazione, il microclima, gli impianti e la prevenzione dell’esposizione ad agenti pericolosi. Lo schema aggiunge un sistema più specifico per la qualità dell’aria indoor, fondato su valori di riferimento, metodi standardizzati di campionamento, ricognizione degli edifici, campagne di misura e interventi correttivi.

L’articolo 28 dello schema prevede l’applicazione del Titolo II dal 1° gennaio 2028.

Quali ambienti sono interessati

Il Titolo II dello schema si applica alle strutture sanitarie, agli edifici scolastici e agli ambienti adibiti a ufficio. L’articolo 26 fa riferimento a «tutti gli ambienti adibiti a ufficio», ma li colloca tra gli ambienti di lavoro di particolare interesse pubblico.

Restano esclusi gli ambienti già sottoposti a discipline tecniche particolari, come le sale operatorie, alcune unità sanitarie a contaminazione controllata e i laboratori nei quali si utilizzano agenti chimici o biologici sotto cappa.

Per gli uffici sono espressamente esclusi gli ambienti produttivi o laboratoriali dotati di impianti industriali.

Il ruolo del datore di lavoro

L’Allegato XII definisce il piano di monitoraggio come lo strumento attraverso il quale il datore di lavoro assicura, mediante controlli periodici e sistematici, la verifica dell’efficacia e dell’adeguatezza delle attività di misurazione, rilevamento e registrazione degli inquinanti indoor.

Questa previsione crea un collegamento diretto con il sistema prevenzionistico del D.Lgs. 81/2008. La gestione della qualità dell’aria dovrà essere coordinata con la valutazione dei rischi e con le attività del servizio di prevenzione e protezione, coinvolgendo anche proprietari degli immobili, responsabili delle strutture, facility manager, manutentori, imprese di pulizia e soggetti incaricati delle misurazioni.

I tre allegati settoriali seguono la stessa architettura. Il sistema comune può essere sintetizzato come ciclo continuo: ricognizione documentata → selezione degli ambienti → valutazione del rischio → piano delle misure → due campagne → confronto e lettura delle anomalie → correzioni → verifica → ampliamento o rotazione del campione.

La differenza tra i settori non è quindi nel metodo di base, ma nel tipo di occupanti, sorgenti, attività, ambienti esclusi e misure gestionali disponibili.

La ricognizione preliminare degli ambienti

La prima fase è una ricognizione preliminare dell’edificio e degli ambienti rappresentativi.

In sintesi, la ricognizione preliminare comune può essere organizzata in cinque macroaree:

  • edificio e materiali;
  • ventilazione e impianti;
  • occupanti e attività;
  • pulizia, organizzazione e comportamenti;
  • sorgenti e dispositivi complementari.

La ricognizione deve considerare:

  • localizzazione, orientamento, età e stato di conservazione dell’edificio;
  • presenza di umidità, condensa, infiltrazioni e danni da acqua;
  • dimensioni, distribuzione e destinazione d’uso dei locali;
  • porte, finestre, balconi, serramenti e modalità di apertura;
  • ristrutturazioni ed interventi di efficientamento energetico;
  • materiali edilizi, pitture, vernici, pavimenti, arredi e relative certificazioni emissive;
  • sorgenti esterne, comprese strade, garage e parcheggi;
  • sistemi di ventilazione naturale, UTA e VMC;
  • portate d’aria, distribuzione dei flussi, filtri e registri di manutenzione;
  • temperatura, umidità relativa e concentrazione di CO₂;
  • numero degli occupanti, affollamento, attività svolte e tempi di permanenza;
  • apparecchiature, attrezzature e materiali presenti;
  • prodotti, procedure e orari delle attività di pulizia e sanificazione;
  • formazione del personale e regole comportamentali;
  • presenza e caratteristiche di depuratori o purificatori;
  • disinfestazioni e gestione del verde esterno.

L’obiettivo è mettere in relazione le concentrazioni misurate con l’uso effettivo dei locali, il funzionamento degli impianti e le possibili sorgenti di contaminazione.

La ricognizione alimenta la valutazione del rischio e l’attuazione delle misure strutturali e correttive tramite il Piano delle misure di monitoraggio. La misura deve riguardare gli inquinanti indicati nell’Allegato XIII e svolgersi negli ambienti ritenuti rappresentativi.

Come devono essere effettuate le misurazioni

L’Allegato XIV richiama le norme UNI, EN e ISO applicabili alla qualità dell’aria indoor. Tra queste rientrano la serie UNI EN ISO 16000, relativa alle strategie di campionamento e alla determinazione di formaldeide, COV, CO₂ e particolato, le norme UNI EN 12341 e UNI EN 16450 per PM10 e PM2,5 e la EN ISO 14626 per il monossido di carbonio.

Gli Allegati XV-XVII prevedono due campagne di rilevazione nello stesso anno solare:

  • una nella stagione fredda;
  • una nella stagione calda;
  • ciascuna della durata di almeno due settimane;
  • da svolgere negli ambienti selezionati come rappresentativi.

La strumentazione deve essere collocata al centro del locale o in punti strategici, ad almeno un metro da pareti, porte e finestre e a un’altezza compresa tra 1,2 e 1,5 metri dal pavimento, evitando l’esposizione diretta alle bocchette dell’aria e all’irraggiamento.

Per i parametri annuali, la media dei risultati delle due campagne viene confrontata con il corrispondente valore di riferimento. Le misure correttive devono essere attivate anche quando la media annuale non risulti superata, se una delle campagne evidenzia concentrazioni significativamente elevate o anomalie indicative di un peggioramento.

Metodi di campionamento

L’Allegato XIV non descrive un unico protocollo chiuso, ma richiama una famiglia di norme UNI, EN e ISO “nella versione più aggiornata”. La strategia deve essere costruita selezionando la norma pertinente al contaminante, alla tecnica di campionamento e all’obiettivo del controllo.

La selezione dei metodi va coordinata con le prescrizioni comuni degli Allegati XV-XVII: due campagne stagionali, durata minima bisettimanale, ambienti rappresentativi, collocazione della strumentazione ad almeno un metro da pareti, porte e finestre e a 1,2-1,5 metri dal pavimento, evitando bocchette dirette e irraggiamento. Il rapporto di prova dovrebbe documentare norma ed edizione, principio di misura, durata, frequenza, incertezza, tarature, posizione, condizioni microclimatiche, occupazione e funzionamento degli impianti.

I valori di riferimento

Fonte: Allegato XIII dello schema. Per la CO₂ il valore è unitario e non una media annuale.

Questa tabella rende evidente un punto: la CO₂ è usata come indicatore immediato della ventilazione, mentre per la maggior parte degli inquinanti il riferimento è annuale. Il confronto annuale viene costruito, secondo gli allegati settoriali, attraverso la media delle due campagne stagionali. Lo schema non qualifica espressamente questi livelli come limiti sanzionatori: li definisce “valori di riferimento” per valutazione e gestione.

Le misure correttive

In presenza di superamenti o anomalie, lo schema prevede interventi quali:

  • aumento immediato dell’aerazione naturale;
  • incremento delle portate della VMC;
  • sostituzione dei filtri;
  • pulizia di condotte, griglie, bocchette e componenti impiantistici;
  • verifica delle prese d’aria esterna;
  • rimozione, confinamento o riduzione delle sorgenti emissive;
  • revisione dei prodotti utilizzati per pulizia e sanificazione;
  • sanificazione straordinaria;
  • riduzione temporanea dell’affollamento o dell’occupazione;
  • trasferimento temporaneo delle attività in altri locali;
  • utilizzo temporaneo e tecnicamente motivato di purificatori ad alta efficienza.

Accanto agli interventi conseguenti a un’anomalia, devono essere definite misure strutturali permanenti, da attuare indipendentemente dal superamento dei valori. Queste riguardano ventilazione, microclima, manutenzione degli impianti, pulizia, materiali e arredi a bassa emissione.

Un cambio organizzativo, non soltanto impiantistico

La novità più impegnativa non è il singolo valore numerico, ma la trasformazione della qualità dell’aria in un processo documentato. Le organizzazioni dovranno collegare patrimonio immobiliare, prevenzione, manutenzione, pulizie, acquisti, gestione degli spazi e formazione. Il monitoraggio ha senso soltanto se genera decisioni tracciabili e se i dati vengono letti insieme alle condizioni d’uso dell’edificio.

Occorre dunque partire dalla conoscenza degli ambienti: schede tecniche ed emissive dei materiali, relazioni degli impianti, schemi di distribuzione, registri di marcia, ricambi d’aria, filtri, prodotti per le pulizie, affollamento e orari. Lo schema conferma che questa base documentale è il presupposto della valutazione, non un adempimento accessorio.

Strutture sanitarie

Il perimetro comprende degenze ordinarie e specialistiche, terapie intensive e sub-intensive, emergenza-urgenza, ambulatori, diagnostica, day hospital e day surgery, attese, triage, transiti, uffici interni, locali tecnici con permanenza di personale, depositi, sale riunioni e aule didattiche. Sono esclusi gli ambienti soggetti a norme di contaminazione controllata – tra cui sale operatorie, laboratori UFA-oncologici, sterilizzazione e laboratori di ricerca – perché già disciplinati da regole tecniche specifiche.

La ricognizione preliminare deve individuare locali rappresentativi in base a funzione e uso. Il quadro conoscitivo è molto ampio e comprende:

  • edificio e contesto: localizzazione, orientamento, età e stato, danni da acqua, umidità, condensa, piani, degenze, layout, serramenti e schermature;
  • interventi sull’involucro: ristrutturazioni, sostituzione dei serramenti ed efficientamento energetico, da valutare per gli effetti sul ricambio;
  • materiali: schede tecniche e di sicurezza, certificazioni emissive e dati di pitture, vernici, pavimenti, pareti, soffitti e componenti;
  • sorgenti esterne e percorsi: garage, parcheggi, ascensori, scale, bagni, impianti di riscaldamento e climatizzazione;
  • ventilazione naturale: numero, forma, posizione, modalità e durata stagionale di apertura di finestre, balconi e porte;
  • UTA/VMC: relazione e schemi, ricambi in h⁻¹, L/s per persona o m³/s, distribuzione dei flussi, mandata/estrazione, classe e posizione filtri, sostituzioni, orari, temperatura, umidità, CO₂ e registri;
  • utenza e attività: pazienti per stanza, permanenza, personale, attrezzature, attività ordinarie e insolite, visite e accesso del pubblico;
  • pulizie e sanificazioni: protocolli, frequenza, orari, prodotti e concentrazioni, COV, schede di sicurezza, strumenti, aerazione e funzionamento impianti;
  • formazione e comportamento: regole di aerazione, divieto di fumo anche elettronico e cautela con deodoranti;
  • purificatori: motivazione tecnica, tecnologia, sottoprodotti, CADR, volume servito, occupazione, tempi, manutenzione, filtri, costi e rumorosità;
  • disinfestazioni e verde: procedure contro infestanti e gestione di cortili, potature e sfalci.

Dopo la ricognizione, gli esiti confluiscono nel Piano delle misure di monitoraggio. Le due campagne devono essere svolte in locali rappresentativi nello stesso anno, una in stagione fredda e una calda, per almeno due settimane ciascuna. Se si supera un riferimento, le misure minime comprendono aumento immediato della ventilazione, sanificazione mirata anche di bocchette, griglie e ventilconvettori, rimozione o confinamento delle sorgenti, sostituzione filtri e pulizia condotte, verifica delle prese esterne, riduzione dell’affollamento e uso temporaneo di purificatori ad alta efficienza.

Le misure strutturali, da attuare indipendentemente dai superamenti, riguardano ventilazione e ricambio, manutenzione ordinaria aeraulica, pulizia e sanificazione ordinaria, materiali e arredi a bassa emissione di COV e compatibili con l’igiene sanitaria. Il follow-up usa ambienti maggiormente frequentati e rappresentativi; nel tempo il campione va ampliato o ruotato in funzione degli esiti.

Edifici scolastici

L’Allegato XVI copre ogni ambiente scolastico usato da studenti e personale: aule, laboratori linguistici, informatici, musicali e artistici, palestre, spogliatoi, depositi, biblioteche, aule magna, uffici e segreterie, corridoi, atri, aree comuni e locali tecnici con permanenza. Sono esclusi i laboratori specialistici in cui agenti chimici o biologici sono usati sotto cappa, come chimica, biologia, falegnameria e meccanica, già soggetti a norme tecniche e al d.lgs. 81/2008.

La ricognizione riprende gli undici gruppi informativi del settore sanitario adattandoli alla scuola. Particolare rilievo assumono numero di alunni per classe, tempi di permanenza, alternanza delle attività, laboratori, palestre, apparecchiature didattiche, materiali cartacei, orari pomeridiani e apertura al pubblico. La selezione dei locali rappresentativi deve quindi evitare che la sola aula “media” nasconda situazioni più gravose: classi affollate, aule con esposizione stradale, laboratori con materiali, palestre e locali con ventilazione discontinua.

In caso di superamento, l’allegato prevede aumento delle aperture o delle portate VMC, filtri e pulizia di condotte/griglie, sanificazione straordinaria di aule, laboratori e palestre, riduzione delle sorgenti (materiali didattici, arredi nuovi o prodotti per pulizie) e misure temporanee come riduzione dell’affollamento o cambio di aula. Le misure strutturali permanenti riguardano ricambi e ventilazione, microclima, pulizia e sanificazione, controllo VMC, materiali e arredi.

Il monitoraggio a campione segue la regola comune delle due campagne bisettimanali stagionali e del confronto della loro media con i riferimenti annuali. Anche una singola campagna anomala impone reazione. Nel medio-lungo periodo devono aumentare gli ambienti controllati o cambiare i criteri di selezione. Nel testo compare, tra i dati fisici, “numero di stanze per degenze per piano”: è un evidente residuo del modello sanitario da correggere.

Ambienti adibiti a ufficio

L’Allegato XVII riguarda gli ambienti adibiti a ufficio ed esclude espressamente quelli produttivi o laboratoriali con impianti industriali.

La ricognizione considera edifici e appartamenti adibiti a ufficio, contesto urbano o industriale, stato dell’immobile, serramenti, riqualificazioni energetiche, materiali, parcheggi, bagni, riscaldamento e climatizzazione. Per la ventilazione naturale vanno documentate aperture, durata e stagionalità; per UTA/VMC occorrono relazione tecnica, schemi, portate, distribuzione dei flussi, prese, filtri secondo UNI EN ISO 16890:2017, orari, microclima, CO₂, registri, manutenzioni e controlli.

L’analisi d’uso deve distinguere open space, uffici singoli o multipostazione, sale riunioni e locali con pubblico; deve censire persone, permanenza, PC, stampanti, fotocopiatrici, proiettori e carta. Prodotti e procedure di pulizia devono essere valutati anche rispetto alla presenza del personale e alla possibilità di aerazione. Formazione e regole comportamentali riguardano aperture, fumo, sigarette elettroniche e deodoranti. Purificatori, disinfestazioni e gestione del verde seguono il medesimo livello di approfondimento degli altri settori.

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