La nuova offensiva sugli affitti brevi non passa più soltanto dalle norme nazionali. Sempre più amministrazioni locali stanno scegliendo la leva fiscale per regolare un mercato che continua a crescere e che, soprattutto nelle città d’arte e nelle principali destinazioni turistiche, è ormai al centro del dibattito sull’equilibrio tra sviluppo economico, sostenibilità urbana e diritto all’abitare. Dopo l’inasprimento delle regole per le locazioni turistiche svolte in forma imprenditoriale, entrato in vigore nel 2026, sono ora i Comuni a intervenire direttamente attraverso due strumenti destinati ad avere un impatto immediato sui proprietari: l’aumento dell’imposta di soggiorno e una Tari sempre più elevata per gli appartamenti destinati agli affitti brevi.
L’esempio più recente arriva da Genova, che ha scelto una strada finora inedita in Italia. La giunta guidata dal capoluogo ligure ha approvato una revisione delle tariffe dell’imposta di soggiorno introducendo un incremento selettivo per gli appartamenti destinati alle locazioni turistiche. Il contributo richiesto ai visitatori passa infatti da 3 a 5 euro per notte negli appartamenti ammobiliati a uso turistico, mentre aumenta da 3 a 4 euro per bed & breakfast, affittacamere e case vacanza. Si tratta del primo intervento che differenzia il trattamento fiscale tra le diverse tipologie di strutture ricettive extra-alberghiere, una scelta che potrebbe diventare un modello anche per altre amministrazioni.
Secondo il Comune, le maggiori entrate saranno destinate a finanziare interventi strategici per la città, dalla promozione turistica ai progetti di sviluppo economico e occupazionale, fino agli interventi di manutenzione urbana e di miglioramento dei servizi pubblici. La misura, inoltre, non interesserà gli immobili situati nei municipi periferici, concentrandosi sulle aree a maggiore vocazione turistica.
L’iniziativa di Genova si inserisce in una tendenza già evidente su scala nazionale. Negli ultimi anni molte città hanno rivisto al rialzo l’imposta di soggiorno, anche se nella maggior parte dei casi gli aumenti hanno riguardato indistintamente tutte le strutture ricettive. Secondo le elaborazioni del Centro Studi della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (Fiaip), nel 2025 il gettito dell’imposta di soggiorno ha superato 1 miliardo e 150 milioni di euro, confermando come il tributo rappresenti ormai una voce sempre più rilevante nei bilanci comunali.
Il dibattito resta però acceso. Secondo Dario Pileri, presidente di Prolocatur, l’associazione che rappresenta i proprietari impegnati negli affitti brevi, città come Milano, Roma e Napoli hanno già aumentato in maniera significativa l’imposta di soggiorno, applicando però gli incrementi a tutte le categorie ricettive. In alcuni casi, osserva, le amministrazioni chiedono persino al Governo un ulteriore innalzamento dei limiti previsti dalla normativa.
Se l’imposta di soggiorno rappresenta la misura più visibile, è soprattutto la Tari a trasformarsi nello strumento fiscale più incisivo. Sempre più Comuni stanno infatti modificando i criteri di calcolo della tassa sui rifiuti, sostenendo che gli appartamenti destinati agli affitti turistici producano un impatto maggiore rispetto alle abitazioni utilizzate stabilmente dai residenti. Da qui nasce la scelta di classificare queste unità immobiliari non più come utenze domestiche, ma come attività ricettive assimilate agli alberghi senza ristorante, una categoria che comporta tariffe sensibilmente più elevate.
È una strada già percorsa da diverse amministrazioni. A Bologna, affittacamere e bed & breakfast vengono equiparati agli alberghi senza ristorante e pagano una Tari circa doppia rispetto alle abitazioni tradizionali. A Napoli, invece, le unità immobiliari destinate anche temporaneamente agli affitti brevi vengono assoggettate alla tariffa prevista per un nucleo familiare di sei componenti utilizzato in modo continuativo, con un conseguente aggravio economico. Lo stesso principio è stato adottato anche a Salerno, dove gli immobili impiegati come case vacanza o affittacamere sono assimilati alle strutture alberghiere prive di ristorante, e a Rimini, dove il sistema segue criteri analoghi.
Anche Firenze si prepara a intervenire. Palazzo Vecchio sta valutando la possibilità di introdurre una Tari più elevata per chi gestisce più di quattro immobili destinati agli affitti turistici. L’ipotesi, confermata dall’assessora Benedetta Albanese durante una seduta del Consiglio comunale, è attualmente oggetto di approfondimenti tecnici e giuridici. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema che ripartisca in modo più equo i costi dei servizi di igiene urbana e del decoro cittadino, armonizzando il prelievo fiscale con il reale impatto ambientale e sociale generato dalle attività ricettive.
Gli operatori del settore contestano però questa impostazione. Secondo le associazioni dei proprietari, non esiste alcuna evidenza che un turista produca più rifiuti di una famiglia residente. Anzi, sostengono, chi soggiorna per pochi giorni spesso consuma meno all’interno dell’abitazione, trascorrendo gran parte del tempo fuori casa e ricorrendo più frequentemente a ristoranti e locali pubblici.
Il confronto è destinato ad assumere una dimensione ancora più ampia nei prossimi mesi. Sul tavolo europeo è infatti in preparazione una nuova disciplina sulle locazioni turistiche che dovrebbe attribuire ai sindaci maggiori poteri nella regolazione del settore, consentendo alle amministrazioni locali di intervenire con strumenti più incisivi sulla gestione degli affitti brevi.
Il risultato è un progressivo spostamento del baricentro decisionale dai provvedimenti statali alle politiche locali. Se fino a pochi anni fa il dibattito ruotava principalmente attorno alla necessità di regolamentare le piattaforme digitali e contrastare l’abusivismo, oggi il confronto si concentra sempre di più sul ruolo della fiscalità come leva per governare il turismo urbano. Un cambiamento che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato immobiliare nelle principali città italiane, incidendo sulla redditività delle locazioni brevi e, al tempo stesso, sulle strategie di investimento di proprietari e operatori del real estate.
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Cristina Giua
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