Butti: “L’Ue sull’Ai è sulla strada giusta. I timori per i data center? Legittimi, ma servono dati”


Sottosegretario Butti, un’inchiesta de La Stampa ha evidenziato carenze e confusione nella struttura dei finanziamenti Ue per l’Intelligenza artificiale. Al di là dei numeri, lei come valuta la strategia europea finora?

“La direzione è quella giusta. L’Europa ha compreso che la competizione sull’IA si gioca su capacità di calcolo, sovranità, energia e dati. E’ sempre meno frammentata, come dimostra la costituzione del Digital Commons EDIC, di cui abbiamo la vicepresidenza. D’altro canto, ci vorrà ancora un po’ di tempo per avere una velocità analoga a quella di USA e Cina nel processo di trasformazione di risorse e competenze in massa critica e capacità industriale”.

L’Europa può permettersi di aspettare ancora?

“Dobbiamo essere ottimisti, ma non illusi. L’Europa dispone di ricerca, industria e competenze, ma nell’AI il tempo è ormai un fattore decisivo di competitività. Il bando sulle Gigafactories è un passaggio importante e l’Italia ha proposto una candidatura molto forte. Ora bisogna comprimere il più possibile la distanza tra decisione, investimento e capacità operativa”.

Cosa serve per accelerare il mercato dell’Ai?

“Un unico mercato dei capitali darebbe sicuramente una spinta importante, ma deve esserci anche una condizione trasversale importante, ossia avere energia abbondante a prezzi competitivi. Senza energia non esistono AI, cloud e supercalcolo. Un accorgimento giuridico sarebbe preferire le direttive ai regolamenti perché le prime consentono agli Stati membri di adattare le indicazioni della UE ai singoli ordinamenti, mentre i primi si stanno dimostrando molto più difficili da applicare”.

Alec Ross, intervistato da La Stampa, ha detto che la strategia europea è stata pensata dai burocrati e che manca un vero orientamento al mercato. Condivide?

“Non liquiderei così il lavoro europeo. Il rischio di un eccesso regolatorio esiste e lo abbiamo segnalato, ma vedo anche un’industria che sta rispondendo. Il Codice di buone pratiche per i modelli di IA per finalità generali, che rende applicabili diversi obblighi dell’AI Act, è stato sottoscritto da quasi tutti i principali operatori, tra cui Amazon, Google, Microsoft, OpenAI e Mistral; Meta ha scelto di non aderire. Questo dimostra che regole chiare e innovazione possono convivere”.

L’Italia dispone di supercomputer, AI Factory e una rete crescente di data center. Tuttavia il rapporto della Fondazione Leonardo evidenzia un’adozione dell’IA ancora disomogenea, soprattutto nelle PMI. Come si trasforma la potenza di calcolo in prodotti, produttività e imprese competitive?

“I passaggi decisivi sono due. Il primo è continuare il lavoro sulle competenze che stiamo portando avanti da tempo. Il secondo è mettere a disposizione delle PMI servizi che singolarmente non potrebbero permettersi. Insomma, accorciare la distanza tra ricerca e impresa. Ma per trasformare queste capacità in crescita servono anche investimenti e alleanze capaci di accompagnare le imprese nella fase di sviluppo e di portare in Italia capitali e tecnologie. È anche questo uno degli obiettivi della missione che sto svolgendo in questi giorni negli USA, dove incontrerò anche il cto della Casa Bianca Ethan Klein”.

Nella prossima legge di bilancio ci saranno misure per chi fa o finanzia l’innovazione?

“Non anticipo una legge di bilancio ancora in definizione. La direzione è però chiara: dobbiamo favorire investimenti privati, venture capital e soprattutto la crescita delle imprese innovative. Abbiamo già previsto un miliardo per startup e PMI nei settori dell’IA e delle tecnologie strategiche. Il salto successivo è aiutare le migliori imprese a crescere. La questione riguarda tutta l’Europa, che deve creare campioni industriali e non soltanto buone startup”.

I data center stanno aumentando rapidamente, ma nei territori crescono le obiezioni su consumo energetico, acqua, suolo e ritorni economici locali. Sono preoccupazioni legittime?

“Sono preoccupazioni legittime e vanno affrontate con dati più che con i pregiudizi. I data center sono infrastrutture strategiche, ma devono inserirsi correttamente nei territori. Efficienza energetica, idrica, attenzione al consumo di suolo e ricadute economiche misurabili sono indici rilevanti per far procedere insieme attrazione degli investimenti e sostenibilità”.

Serve una legge nazionale sui data center?

“Serve soprattutto un quadro nazionale chiaro e uniforme. Abbiamo già una Strategia nazionale sui data center e dobbiamo evitare una giungla di regole differenti. Lo Stato deve definire indirizzi strategici, energetici e ambientali, mentre gli enti locali devono essere coinvolti nella pianificazione territoriale e nelle ricadute economiche”.

Oggi l’IA è la priorità, ma il quantum potrebbe ridefinire sicurezza, ricerca, difesa e industria. L’Italia ha mosso i primi passi. A che punto siamo?

“La Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche è entrata nella fase attuativa: stiamo costruendo un ecosistema che integra ricerca, competenze, industria e calcolo, anche attraverso la Q-Alliance e i progetti della Volta Declaration. All’Innovation Forum dello scorso anno abbiamo annunciato proprio la Q-Alliance, un accordo per la creazione di un hub quantistico in Lombardia sottoscritto da due dei leader mondiali nel calcolo quantistico. Nella stessa cornice, quest’anno presenteremo una nuova infrastruttura quantistica, operativa sul territorio italiano, unica nel suo genere. Dall’accordo alla concretezza della macchina, quindi, con l’obiettivo è trasformare il quantum da eccellenza scientifica a leva industriale e strategica per il Paese, con particolare attenzione a sicurezza, difesa, AI e HPC”.


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