“Quando le banche stampano soldi non si crea ricchezza, ma potere d’acquisto” — idealista/news


Perché non possiamo diventare tutti più ricchi stampando più soldi? La spiegazione c’è e non è neppure troppo complessa se a fornirla è Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’università Cattolica del Sacro Cuore, ex direttore esecutivo nel board del Fondo Monetario Internazionale  ed ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. 

Nonostante la sua notorietà come tecnico, e in tempi più recenti anche come potenziale candidato sindaco di Milano, Cottarelli ha deliberatamente scelto di abbandonare per quanto possibile il linguaggio degli “addetti ai lavori” e utilizzare termini più semplici per fornire una risposta ai dubbi del cittadino comune. Lo ha fatto raccogliendo nel volume dal titolo “L’economia facile, risposte semplici per capire il mondo” molte delle domande che gli sono state poste nel corso della sua attività di divulgatore in occasione di eventi aperti al grande pubblico.

Come è nata l’idea del libro?

Quando sono rientrato in Italia a ottobre del 2017, dopo ventotto anni negli Stati Uniti d’America, ho un iniziato un’attività di divulgazione dell’economia non solo attraverso i media tradizionali ei social, ma anche tramite presentazioni presso circoli culturali, associazioni di diverso tipo, parrocchie, scuole, università e in occasioni di eventi sparsi su tutto il territorio nazionale. Nel corso degli ultimi otto anni credo di aver partecipato a un migliaio di eventi. 

 Di solito, al termine di ogni presentazione il pubblico mi pone domande o chiede chiarimenti su punti specifici. Devo fare una premessa: il pubblico presente a questi eventi non proviene da ambienti accademici, ma anzi, nella maggior parte dei casi non ha una specifica preparazione sui grandi temi dell’economia e della finanza. Il libro nasce dal desiderio di raccogliere le domande che mi sono state poste più frequentemente nella mia attività di divulgatore e le risposte che ho fornito.

Quali sono i temi vengono affrontati nel libro?

Domande e risposte sono raccolte in dieci capitali corrispondenti a diversi temi: tasse, spesa pubblica, occupazione, banche, economia domestica e altro ancora.  I capitoli non devono essere letti necessariamente in ordine, anzi. È possibile sia saltare da un tema all’altro, sia da una domanda all’altra. Non si tratta di un manuale di economia e per questo motivo ho cercato di ridurre i numeri, rispetto ad altri libri che ho scritto, e di aumentare gli esempi.

A proposito di domande: quali sono state nel corso degli anni quelle più curiose o le più frequenti che le hanno rivolto?

Sicuramente la più curiosa, ma anche la più frequente è stata: “Perché non possiamo diventare tutti più ricchi stampando più soldi? Perché il latte al supermercato costa così tanto quando al produttore va così poco? Perché l’energia elettrica nel mercato libero costa di più di quella del mercato regolato? Dove vanno a finire i soldi che diamo allo stato? Perché i nostri salari sono più bassi in Europa?

Venendo alla prima domanda, ci spiega quello che a prima vista potrebbe apparire come un paradosso?

La risposta, che nel libro approfondisco, è sostanzialmente che stampando banconote non si crea ricchezza ma “potere d’acquisto”, ossia la possibilità di ricevere qualcosa di utile cedendo banconote. Stampando più banconote si ha un solo risultato: quello di aumentare le potenziali pretese sulle cose che hanno un’utilità: dirette come camicie, automobili, tagli di capelli, e altro ancora. 

Ci può fare un esempio?

Per semplificare, immaginiamo che l’unico prodotto che la gente vuole comprare siano le camicie. Il popolo è costituito da cento persone e ogni persona ha a disposizione una banconota da un euro: quindi il potere d’acquisto complessivo è di cento euro. Abbiamo quindi complessivamente cento camicie a fronte di centro euro. A che prezzo saranno vendute le camicie? È possibile affermare che verrà richiesto un euro a camicia. Cento euro è il potere d’acquisto e pari a cento euro sono gli acquisti: ogni persona avrà quindi una camicia.

Ad un certo punto però il sovrano del Paese, volendo fare bella figura, stampa e dona al suo popolo altre cento  banconote da un euro. Ogni persona avrà quindi adesso due banconote da euro e il potere d’acquisto complessivo sarà quindi di duecento euro.  Ogni persona si sentirà più ricca rispetto a prima ma le camicie che si possono acquistare sono sempre cento. A che prezzo saranno vendute le camicie? Probabilmente dopo il regalo del sovrano il prezzo salirà a due euro a camicia e ognuno si poterà a casa sempre una camicia. 

Stampare più banconote non ha reso la gente più ricca ma ha fatto aumentare il prezzo delle camicie. 

In questo caso il numero di camicie è rimasto lo stesso  ma il numero di banconote da un euro è aumentato. Se la camiceria invece avesse modificato la produzione? 

Nella realtà infatti il numero di camicie che arrivano sul mercato dipende non solo da quante camicie è possibile produrre, ma anche quante il produttore prevede di venderne. Se la camiceria pensa di poterne vendere solo settanta per mancanza di domanda da parte della popolazione, ne produrrà e ne metterà in vendita solo settanta. 

Ecco che in casi di questo tipo, in cui la domanda per l’economia è inferiore all’offerta potenziale (cento camicie), la fabbrica produce meno di quanto potrebbe e la stampa di più banconote e la loro distribuzione al popolo, aumentando la domanda, aumenterà il numero delle camicie prodotte. 

È questo in sintesi il modo in cui funzionano le politiche espansive: fare in modo che la domanda di cose non sia inferiore alla produzione potenziale. Se lo è, creare potere d’acquisto stampando banconote può aiutare. 

Gli italiani sembrano tenersi lontani dall’educazione finanziaria. Perché questo avviene? E’ proprio così secondo lei?

In realtà mi è capitato di ricevere spesso domande relative al funzionamento delle banche. Mi è stato chiesto: perché la mia banca non mi paga interessi sui miei depositi quando con quei soldi ci guadagna? È meglio un mutuo casa a tasso fisso o a tasso variabile? Conviene investire in azioni anche se il loro prezzo oscilla così tanto? 

Molti italiani desiderano saperne di più e le domande che mi hanno rivolto in occasioni di diversi eventi ne costituiscono un esempio. Invece di chiederci se gli italiani sono interessati o meno alla materia, sarebbe opportuno capire come evitare di presentarla in modo oscuro, con frasi fatte e pochi esempi pratici. 


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 Rosaria Barrile

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