Liquidità in parcheggio: dove conviene metterla ora


BoT, Etf monetari e conti deposito a confronto: rendimenti, fisco e vincoli per chi vuole far fruttare i risparmi.

Chi ha liquidità da parcheggiare per pochi mesi, in attesa di capire come si muoveranno i tassi, si trova oggi davanti a un ventaglio di opzioni piuttosto ampio: titoli di Stato, Etf monetari, fondi comuni tradizionali e conti deposito. A questo punto ti chiederai dove convenga davvero parcheggiare i soldi per guadagnare qualcosa senza correre rischi eccessivi: cerchiamo di fare chiarezza su questo aspetto, partendo dal confronto tra rendimenti attuali, trattamento fiscale e grado di rischio dei diversi strumenti, per poi capire come orientarsi in base alle proprie esigenze di disponibilità del denaro e all’orizzonte temporale dell’investimento.

Quale strumento rende di più oggi per la liquidità a sei mesi?

A guardare il rendimento, sono i titoli di Stato a vincere la gara del parcheggio più remunerativo della liquidità a sei mesi, soprattutto se si tiene conto del rischio di oscillazione del valore. Attualmente, un BoT del Tesoro italiano a sei mesi rende il 2,54% netto, a fronte del 2% degli Etf monetari, di poco più del 2% dei migliori fondi comuni tradizionali e delle remunerazioni più variegate dei conti deposito.

Il rischio del risultato, però, è molto minore per un BoT, perché in fase di acquisto si sa già quanto si avrà alla scadenza. La vendita anticipata comporta il rischio di oscillazione di prezzo, che aumenta in particolare se il momento di mercato è molto turbolento; altrimenti, per periodi di tempo così limitati, non dovrebbe rappresentare un’incognita rilevante.

Come orientarsi tra i diversi strumenti in base alle proprie esigenze?

In generale, chi ricerca la massima disponibilità delle somme può orientarsi verso Etf monetari o conti deposito liberi. Gli investitori che possono programmare con maggiore precisione le proprie esigenze finanziarie, invece, possono valutare singoli titoli governativi di prossima scadenza o conti deposito vincolati, beneficiando generalmente di rendimenti superiori.

Le previsioni sui tassi di interesse dell’area euro sono per un possibile livello dei tassi al 2,5-2,75% a fine anno, contro il 2,25% attuale, quindi in aumento di un quarto o mezzo punto percentuale. In tal caso, la liquidità potrebbe rendere ancora di più nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, l’incertezza geopolitica, che ricade sui mercati principalmente attraverso l’inflazione, resta considerevole e richiede prudenza.

Un risparmiatore che deve gestire una somma di cui non conosce con certezza la data di utilizzo preferirà uno strumento facilmente liquidabile come un Etf monetario o un conto deposito libero, accettando un rendimento più contenuto, mentre chi sa già di non aver bisogno di quella liquidità per i prossimi sei mesi può orientarsi su un BoT o un conto vincolato, ottenendo un rendimento superiore in cambio della rinuncia alla disponibilità immediata.

Perché i titoli governativi a breve scadenza sono considerati una soluzione semplice?

Le obbligazioni governative con scadenza inferiore all’anno, come BoT e BTp di prossima scadenza, rappresentano probabilmente la soluzione più semplice per chi conosce già il mercato obbligazionario e intende mantenere il titolo fino alla scadenza. Attualmente i rendimenti a scadenza si collocano attorno al 2,5%-2,7% lordo, con una duration estremamente contenuta, e quindi una sensibilità molto limitata alle oscillazioni dei tassi di interesse.

A questi vantaggi si aggiunge il trattamento fiscale agevolato previsto per i titoli di Stato italiani ed europei, che permette di beneficiare dell’aliquota del 12,5%, significativamente inferiore rispetto a quella applicata alla maggior parte degli altri strumenti finanziari, pari al 26%.

Gli Etf monetari sono davvero la soluzione più vicina al concetto di parcheggio?

Anche gli Etf monetari sui tassi a breve termine hanno un guadagno quasi sicuro, poiché il tasso sul quale investono viene ripartito giorno per giorno. Diverso è invece il caso degli Etf che investono in obbligazioni, perché si affacciano a un universo vario di titoli, con differenti profili di rischio, rendimento e tassazione.

Per gli Etf monetari sui tassi interbancari, la durata finanziaria, o duration, cioè il tempo necessario a rientrare in possesso del capitale investito tenendo conto anche delle cedole, è quasi nulla, e il rendimento tende ad adeguarsi rapidamente alle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea. È la soluzione più vicina al concetto di parcheggio della liquidità, grazie all’elevata liquidabilità e alla volatilità generalmente molto contenuta.

Gli Etf che investono prevalentemente in titoli di Stato dell’area euro con scadenze inferiori a un anno, invece, offrono rendimenti molto simili a quelli delle obbligazioni governative a breve termine, con duration comprese tra pochi mesi e circa mezzo anno. Il principale vantaggio è la diversificazione tra più emittenti sovrani e la possibilità di delegare la gestione del portafoglio. Tuttavia, prevedono costi ricorrenti e un trattamento fiscale che dipende dalla composizione effettiva degli strumenti in pancia all’Etf.

Un risparmiatore che sceglie un Etf composto da titoli di Stato italiani e di altri Paesi della white list beneficia di un’aliquota fiscale ridotta in proporzione alla quota di titoli governativi presenti nel fondo, mentre la parte residua dell’investimento resta soggetta alla tassazione ordinaria del 26%.

Cosa distingue i conti deposito dagli altri strumenti di parcheggio?

Per i conti deposito, bisogna fare altre considerazioni. Le offerte possono essere allettanti, ma il vincolo può essere stringente, e la disponibilità del denaro può essere negata fino alla scadenza pattuita, oppure concessa a pena di diminuire o azzerare la remunerazione finale. I conti deposito non prevedono l’utilizzo di strumenti finanziari e, fino a 100.000 euro, sono protetti dal Fondo di tutela interbancario.

Come cambia la tassazione dei titoli di Stato quando sono dentro un fondo o un Etf?

Per il parcheggio di liquidità, i titoli di Stato sono molto concorrenziali. A dare una mano a BoT e simili, c’è il Fisco italiano: sono infatti tassati al 12,5%, invece del 26% previsto per tutti gli altri prodotti finanziari.

Che succede però quando un titolo di Stato è nel portafoglio di un fondo comune o di un Etf? La tassazione del prodotto di risparmio si riduce in maniera proporzionale. L’aliquota passa dunque dal 26% al 12,5% per la percentuale dell’investimento in titoli di Stato italiani o di Paesi inclusi nella white list, la lista di Stati che collaborano con l’Italia per lo scambio di informazioni fiscali.

Un Etf composto per il 60% da titoli di Stato italiani e per il restante 40% da altre attività finanziarie applica l’aliquota del 12,5% soltanto sulla quota parte riconducibile ai titoli governativi, mentre il resto del rendimento resta soggetto all’aliquota ordinaria del 26%.

Cosa si intende per tasso overnight negli Etf monetari?

Gli Etf e i fondi monetari sono tra gli strumenti di parcheggio della liquidità più noti fra i risparmiatori. In particolare, gli Etf monetari possono avere come riferimento il tasso overnight. Con questo termine si intende il tasso di interesse applicato ai prestiti di denaro a brevissimo termine, ovvero della durata di un solo giorno, da cui il termine inglese overnight, letteralmente “da un giorno all’altro”. Le banche, in particolare, utilizzano questo tasso per prestarsi liquidità tra loro o con la Banca centrale.

Come funziona la tutela del Fondo interbancario sui depositi?

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è un consorzio di diritto privato che garantisce i depositi in caso di liquidazione di una banca aderente, fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Il Fitd è esteso anche ai conti deposito.

Le banche consorziate sono 122, e vi aderiscono tutte le banche italiane, a eccezione di quelle di credito cooperativo e delle casse rurali, che aderiscono al Fondo di Garanzia del Credito Cooperativo, nonché delle succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia, salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente.

Quali sono le caratteristiche principali dei conti deposito?

Semplicità, protezione e disponibilità sono, in sintesi, le caratteristiche principali dei conti deposito, che tornano in voga appena ci sono incertezze sui mercati finanziari, oppure quando si vuole parcheggiare la liquidità in un quadro internazionale a tinte fosche.

È facile aprire un conto deposito via web, e i siti degli istituti online sono generalmente molto intuitivi. In seconda battuta vi è la protezione fino al limite dei 100.000 euro per ciascun depositante: “la loro principale caratteristica è la protezione del capitale depositato, entro i limiti previsti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi”, ricorda Rocco Probo, analista di Consultique. Infine, vi è la disponibilità immediata dei soldi, elemento chiave nei cosiddetti “parcheggi di liquidità”.

Che differenza c’è tra conti liberi, svincolabili e vincolati?

“All’interno della categoria dei conti deposito è importante distinguere fra tre diverse tipologie”, evidenzia Probo. I conti liberi consentono di prelevare le somme in qualsiasi momento, ma offrono generalmente i tassi più contenuti. Alcune offerte promozionali, come quelle legate all’accredito dello stipendio o all’apertura di un conto corrente, possono tuttavia consentire rendimenti temporaneamente superiori alla media.

I conti svincolabili rappresentano invece un compromesso tra rendimento e flessibilità. Pur prevedendo una scadenza contrattuale, consentono il recupero anticipato delle somme depositate, spesso con una penalizzazione sugli interessi maturati o la perdita totale degli stessi.

I conti vincolati, infine, richiedono il mantenimento delle somme fino alla scadenza concordata, ma offrono generalmente i tassi più elevati.

Un risparmiatore che accende un conto deposito svincolabile a sei mesi, ma decide di ritirare la somma dopo appena tre mesi per un’esigenza improvvisa, può vedersi azzerare gli interessi maturati fino a quel momento, mentre chi sceglie fin dall’inizio un conto vincolato sa già che non potrà accedere alla somma prima della scadenza pattuita, ottenendo in cambio un rendimento più elevato.

Quindi, chi vuole la disponibilità sempre e comunque dei propri soldi dovrà puntare sui conti deposito liberi da vincolo, sapendo che il rendimento sarà minimo; un’eccezione è rappresentata dal conto Arancio, che applica un tasso promozionale a 12 mesi soltanto in caso di apertura di un conto corrente e di accredito dello stipendio o di una somma di mille euro al mese.

Quali rendimenti offrono oggi i conti deposito vincolati e svincolabili?

Se invece si vuole ricevere qualcosa in più, bisogna accettare delle limitazioni temporali. Nell’ambito dei conti vincolati a sei mesi, il migliore è il prodotto di Cherry Bank, che offre un tasso netto del 2,21%. Tra i conti deposito svincolabili a sei mesi, il miglior tasso netto è l’Extra Click Online di ExtraBanca, che offre l’1,92%: in questo caso, però, se si esce prima della scadenza, non viene riconosciuto alcun rendimento.

Sui tre mesi, i conti deposito svincolabili di Aidexa e MeglioBanca rendono l’1,87% netto: nel primo caso bisogna dare un preavviso di 32 giorni, oltre all’azzeramento degli interessi concordati sulla somma soggetta a svincolo; per quanto riguarda MeglioBanca, per il prodotto svincolabile Conto Deposito-cedola unica, è previsto un preavviso di 33 giorni, e si ottiene soltanto lo 0,05% in caso di estinzione anticipata, anche parziale.

Come si confronta la tassazione dei conti deposito con quella dei titoli di Stato?

Infine, la questione fiscale. I conti deposito sono tassati al 26%, contro il 12,5% dei titoli di Stato, veri concorrenti di questi prodotti, che possono essere venduti sul mercato senza vincoli o condizioni particolari. Questo divario fiscale rappresenta un elemento da tenere sempre in considerazione nel confronto tra le diverse opzioni disponibili, perché può incidere in modo significativo sul rendimento netto effettivamente percepito dal risparmiatore, riducendo il vantaggio apparente di un tasso lordo più elevato offerto da un conto deposito rispetto a un titolo di Stato con un rendimento lordo inferiore ma tassato in modo più favorevole.




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 Paolo Florio

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