Acqua agricola al Sud, tavolo in Puglia su riuso e Pac


Il confronto pugliese arriva in una fase in cui l’acqua agricola ha smesso di essere un tema stagionale. La vera variabile per le aziende del Mezzogiorno è la capacità di trasformare una risorsa intermittente in una pianificazione misurabile, con scelte che partono dal campo e arrivano alla governance degli invasi.

Nota di contesto: l’appuntamento è fissato alla vigilia della giornata di lavoro. Questa ricostruzione fotografa il quadro disponibile al momento della pubblicazione e chiarisce quali nodi tecnici rendono la discussione rilevante per imprese agricole, consorzi e decisori pubblici.

Sommario dei contenuti

Cosa porta davvero al tavolo l’incontro in Puglia

Il programma riunisce rappresentanza agricola, giovani imprenditori e competenze specialistiche nello stesso spazio decisionale. La sede è Torre Santa Susanna, nel Brindisino, territorio che rende immediato il collegamento tra disponibilità idrica, colture mediterranee e costi di adattamento. L’orario indicato, 11:30 del 30 maggio, colloca l’incontro dentro il momento più sensibile della programmazione irrigua: abbastanza vicino alla stagione estiva da imporre risposte pratiche e abbastanza presto da orientare le decisioni aziendali.

Al tavolo sono annunciati Antonello Bruno per Confagricoltura Puglia, Filippo Schiavone per Foggia, Maurizio Cezzi per Lecce, Francesca Margarito per Anga-Agri Makers, Vincenzo Lenucci del Centro Studi Confagricoltura, Oronzo Santoro di Aquasoil e Gabriele Pizzileo del CMCC. La composizione conta più del cerimoniale: mette nella stessa filiera chi produce, chi misura il rischio, chi lavora sulle soluzioni impiantistiche e chi legge il clima con modelli agronomici.

Perché il Sud agricolo è il banco di prova più severo

Il dato agricolo che definisce il perimetro è netto. Nell’anno 2024 oltre il 90% delle aziende agricole italiane ha indicato difficoltà legate all’irrigazione; nel Mezzogiorno la pressione sale al 97,5% nel Sud e al 98,8% nelle Isole. La lettura aziendale aggiunge un dettaglio decisivo: tra le imprese che segnalano problemi irrigui, le strutture fino a 10 ettari pesano molto più della media nel Sud. Questo significa che il problema idrico arriva prima dove margini finanziari, capacità di accumulo e potere contrattuale sono più stretti.

La distribuzione delle fonti spiega il meccanismo. Nel Centro e nel Mezzogiorno l’autoapprovvigionamento ha un ruolo più alto rispetto al Nord. Quando pozzi, piccoli accumuli o prelievi locali diventano la base ordinaria della gestione irrigua, ogni scarto pluviometrico produce un effetto immediato sull’azienda. Il tema dell’acqua nel Sud quindi si decide anche dentro il confine della singola impresa, dove l’efficienza degli impianti e la scelta della coltura incidono sul reddito prima ancora che sul bilancio ambientale.

La Puglia come nodo idrico a uso plurimo

La Puglia vive una condizione particolare: molte fonti rilevanti servono più usi nello stesso tempo. L’acqua destinata alla potabilizzazione, all’irrigazione e ad alcuni impieghi produttivi nasce spesso da sistemi condivisi, con invasi e trasferimenti che superano i confini amministrativi. La pianificazione di un ettaro irriguo dipende quindi da decisioni che riguardano bacini, priorità d’uso, manutenzione delle reti e capacità di trattenere risorsa nei mesi utili.

Nel nostro precedente approfondimento su acqua Basilicata-Puglia abbiamo già ricostruito la parte istituzionale dei trasferimenti e delle tariffe. Il tassello agricolo aggiunge una conseguenza concreta: quando la risorsa disponibile in invaso cresce, resta comunque aperta la questione della quota effettivamente trasferibile, distribuibile e utilizzabile in campo nei tempi richiesti dalle colture.

Invasi, comprensori e severità idrica: il margine del 2026

L’aggiornamento distrettuale di fine marzo 2026 mostra un miglioramento rispetto alla fase critica del biennio precedente, con disponibilità più favorevoli nei grandi schemi del Mezzogiorno. Nel sistema legato a Monte Cotugno e Pertusillo venivano indicati circa 352 milioni di metri cubi disponibili, con un surplus di circa 150 milioni rispetto all’anno precedente. Per il sistema Ofanto il valore era intorno a 120 milioni di metri cubi, con circa 40 milioni in più su base annua. Nel Fortore, tra Occhito e Celone, la disponibilità era di circa 108 milioni di metri cubi, con circa 53 milioni in più.

Questi numeri migliorano il punto di partenza ma la classificazione dei comprensori irrigui resta la parte da leggere con attenzione. Fortore e Ofanto figuravano in severità idrica media, mentre il resto del distretto era in severità bassa. La differenza è sostanziale: un invaso più pieno riduce il rischio immediato, una rete o un comprensorio sotto tensione continua a imporre turnazioni, priorità e cautele. Per questo l’incontro pugliese parla di efficienza oltre che di disponibilità.

Riuso delle acque affinate: da opzione tecnica a infrastruttura agricola

Il riuso delle acque reflue urbane trattate e affinate ha ormai un quadro europeo operativo per l’irrigazione agricola. Il Regolamento (UE) 2020/741, applicato dal 26 giugno 2023, stabilisce requisiti minimi su qualità dell’acqua, monitoraggio e gestione del rischio. Il passaggio rilevante per il Sud è semplice da tradurre in termini aziendali: una quota di acqua già depurata può diventare risorsa programmabile se impianti, controlli e rete di distribuzione sono progettati per l’uso agricolo.

La Puglia dispone di un patrimonio depurativo significativo e di esperienze di affinamento già presenti nel sistema idrico regionale. Il nodo reale riguarda la continuità tra impianto e campo. Una vasca di accumulo, un collegamento consortile o un piano di controllo sanitario possono decidere se il riuso rimane potenziale oppure entra nel calendario irriguo di una coltura. La presenza di una competenza come Aquasoil nel confronto indica proprio questa direzione: trattare la qualità dell’acqua come parte dell’investimento agricolo.

Pac e investimenti irrigui: il denaro utile è quello che riduce il fabbisogno netto

Nel ciclo Pac 2023-2027 la partita idrica si gioca dentro misure che sostengono il miglioramento, il rinnovo e il ripristino degli impianti irrigui aziendali. In Puglia l’azione dedicata agli investimenti irrigui parla di risparmio della risorsa, accumulo, recupero e riuso. La formulazione conta perché sposta il sostegno pubblico dalla semplice dotazione di macchine alla capacità di ridurre il fabbisogno netto per ettaro.

Per un’azienda agricola questo significa passare da una spesa di emergenza a una scelta industriale. Sensori, distribuzione più precisa, raccolta di acqua meteorica e impianti compatibili con fonti affinate producono effetti diversi ma hanno un indicatore comune: quanta produzione resta garantita con meno acqua prelevata nei momenti critici. Il tavolo pugliese diventa utile se traduce la misura pubblica in progetti cantierabili e verificabili.

Clima e calendario colturale: la criticità è nella distribuzione dell’acqua

Il bilancio nazionale più recente conferma una dinamica già visibile nei campi: la quantità annua non basta a descrivere la sicurezza idrica. Nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile stimata per l’Italia si è attestata a circa 128 miliardi di metri cubi, sotto la media storica e in calo rispetto al 2024. Nel distretto dell’Appennino Meridionale la risorsa ha mostrato un deficit più marcato rispetto alla media climatica recente, segnale che il Sud resta esposto anche quando alcune piogge migliorano il quadro degli invasi.

La difficoltà agricola nasce dallo sfasamento tra pioggia e fabbisogno. Un oliveto, un vigneto o una coltura orticola richiedono acqua in finestre fisiologiche precise. Se le precipitazioni arrivano in episodi concentrati, l’azienda deve poter trattenere, distribuire o sostituire una parte della risorsa con fonti sicure. Il contributo del CMCC nel confronto serve a questo: leggere il clima come variabile produttiva, non come sfondo meteorologico.

Cosa cambia per le imprese agricole da questa discussione

La ricaduta immediata riguarda il modo in cui le aziende preparano la stagione. Un’impresa che conosce i propri volumi, misura le perdite dell’impianto e costruisce un piano irriguo per coltura può negoziare meglio con consorzi, tecnici e credito. Al contrario, chi scopre il fabbisogno quando la turnazione è già iniziata subisce il prezzo più alto della scarsità.

Il secondo effetto riguarda la scelta degli investimenti. La spesa idrica non può più essere valutata solo come costo di esercizio. Una linea di distribuzione efficiente, un accumulo aziendale autorizzato o un impianto predisposto al riuso incidono sul valore dell’azienda, sulla continuità produttiva e sulla possibilità di accedere a misure pubbliche con progetti credibili.

Il filo con gli altri dossier idrici che abbiamo già seguito

Il tema agricolo si lega direttamente al lavoro che abbiamo sviluppato sugli invasi e sulle reti. Nel dossier acqua, invasi e reti abbiamo messo in fila il peso di infrastrutture, perdite e accumuli nel bilancio nazionale. Nel focus su AQP 2025 abbiamo analizzato il risparmio ottenuto nel servizio idrico e la traiettoria degli investimenti. La parte agricola completa il quadro: la sicurezza del rubinetto e quella del campo condividono spesso la stessa origine fisica della risorsa.

Un collegamento ulteriore riguarda il valore delle filiere. La nostra analisi sul florovivaismo pugliese ha mostrato quanto una filiera possa dipendere da continuità, qualità e tempestività dell’acqua. Per colture ad alto valore o cicli produttivi sensibili, anche un’interruzione breve produce costi che superano la bolletta irrigua.

La nostra lettura: il tavolo vale se chiude la distanza tra dato e cantiere

L’incontro pugliese ha valore se trasforma il linguaggio dell’emergenza in una sequenza esecutiva. Dato climatico, disponibilità d’invaso, qualità della fonte affinata, fabbisogno aziendale e copertura Pac devono stare nello stesso progetto. Separati, restano informazioni corrette ma poco utilizzabili. Tenuti insieme, diventano decisione agricola.

Il Sud ha già vissuto la scarsità come evento ricorrente. La fase attuale richiede una gestione diversa: ogni metro cubo deve avere una destinazione coerente con valore produttivo, sicurezza sanitaria e sostenibilità economica. È qui che la discussione di Torre Santa Susanna può incidere: portando la filiera a distinguere tra acqua disponibile sulla carta e acqua utile nel momento in cui la coltura ne ha bisogno.


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 Junior Cristarella

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