Un rivoluzionario: capace di miscelare la melodia classica di Napoli con il rock e il twist. Due vittorie in quattro anni (1973 e 1976) al Festival di Sanremo sono poca cosa rispetto al ruolo svolto dal suo repertorio: è stato la colonna sonora delle feste e dei matrimoni di milioni di italiani. Ma anche dei momenti più semplici, in cui creare l’occasione e, quando era possibile, fare innamorare chi partecipava. Peppino Di Capri, scomparso nella notte tra venerdì e sabato all’età di 86 anni, era molto legato artisticamente al sud pontino.
Rispetto alle attuali programmazioni, il suo concerto a cavallo di Ferragosto in riva al mare spopolava. Lo teneva in quello che negli anni Settanta era un night tra Gaeta e Sperlonga e si chiamava El Sombrero. Era diventato un appuntamento fisso ogni anno per i suoi ammiratori ma anche per tanti giovanissimi cronisti che sognavano di scrivere di musica come Mario Luzzato Fegiz, Paolo Zaccagnini, Ernesto Assante e Gino Castaldo. O, semplicemente, di innamorarsi.
Dalla prima metà degli anni Settanta, l’autore di Champagne era diventato l’ospite fisso del locale realizzato dal compianto Aldo Cioffi. Peppino Di Capri si esibiva sul palcoscenico prima o subito dopo Ferragosto e «veniva ugualmente anche se non era in tour per promuovere un disco», ricordano oggi commossi i figli di Cioffi, Nadia, Cristiano e Massimiliano.
Il gancio di Ischia e la concorrenza
Si racconta che il gancio per avere Peppino Di Capri a Sperlonga ogni estate fosse l’impresario che calendarizzava le sue serate al parco termale Necombo a Lacco Ameno ad Ischia. Peppino Di Capri ogni anno all’El Sombrero aveva creato anche una sorta di competitività tra i locali e le discoteche che stavano nascendo lungo la Riviera d’Ulisse: chiedevano i suoi concerti il Laghetto di Sperlonga, l’Aeneas’s Landing a Gaeta e la nascente discoteca Seven Up in località Gianola a Formia.
Un pubblico certamente non da Woodstock ma animato da un entusiasmo autentico, con l’apporto del gruppo. E Peppino era memore dell’apparizione a Milano con cui aveva inaugurato nel 1965 l’unico concerto italiano dei Fab Four, semplicemente i Beatles: «La musica la fanno in tanti».
Gli spaghetti e la fetta d’anguria
Ma è stato l’El Sombrero la sua tappa privilegiata fino al 2019. «Poi venne il Covid – ricorda Cristiano Cioffi – e per le misure anti-contagio fummo costretti a sospendere prima e ad annullare poi questo evento. Mio padre, che ora non c’è più, era sin troppo dipendente della sua semplicità e umanità. Non ci pretendeva più di quanto pattuito con il suo impresario anche se vedeva il pienone oltre ogni aspettativa. Sicuramente cifre che oggi non stanno in cielo e in terra. Al termine dei suoi concerti poi, restava con noi per quella che diventava una chiacchierata tra vecchi amici: chiedeva soltanto un piatto di spaghetti e una fetta d’anguria. Null’altro».
Il concerto ferragostano all’El Sombrero «scriva che qualche volta a grande richiesta l’abbiamo anticipato anche a maggio» rivela Cristiano Cioffi. Quell’appuntamento rappresentava il simbolo di un territorio che aveva rimosso le macerie, umane e materiali, della Seconda Guerra Mondiale. Un territorio che usava finalmente poco le valigie di cartone, che utilizzava il suo mare cristallino con orgoglio e non più con senso di colpa. E che spezzava con le dita il profumatissimo basilico sull’insalata di pomodori.
L’estate aveva l’odore dello iodio e l’estate della Riviera d’Ulisse e di Sperlonga in particolare aveva un suono: la musica di Peppino Di Capri, quella che non ha mai raccontato la nostalgia ma l’attimo che, precedendola, diventa memoria.
«Champagne»: ma l’hanno davvero ascoltata?
La canzone più nota e interpretata di Peppino Di Capri, Champagne, ha un ritornello: «Mi sembra una pazzia, brindare solo senza compagnia… ma io devo festeggiare la fine di un amore». È senz’altro il brindisi più famoso della canzone italiana. Eppure racconta l’esatto contrario di quello che tutti immaginano: non celebra un amore che nasce, ma uno che finisce. Peppino Di Capri lo faceva notare ai suoi ascoltatori con il sorriso sulle labbra: «Champagne la cantano tutti ai matrimoni. Ma il testo l’hanno ascoltato davvero?».
Aveva ragione. Quella canzone per ogni evento che si rispetti era l’acqua che, come raccontano i Vangeli nelle nozze di Cana, si trasformava nel vino della festa, della vittoria, delle grandi occasioni.
Il post dei fratelli Cioffi
I fratelli Nadia, Cristiano e Massimiliano Cioffi hanno salutato Peppino Di Capri con un post bellissimo sulla pagina social del locale, tappa privilegiata di un grande e indimenticato artista, ma mestamente chiuso dallo scorso dicembre perché una certa burocrazia è capace di schiacciare la storia: «Un “Grande Amore” lungo più di mezzo secolo: El Sombrero saluta Peppino Di Capri. Con Peppino Di Capri se ne va un pezzo della nostra anima, quella più bella ed elegante. Per più di mezzo secolo, El Sombrero ha avuto un appuntamento fisso con la storia della musica italiana: una notte d’agosto… la band di Peppino Di Capri sul palco e quella magia che solo lui sapeva creare».
«Il suo era un romanticismo senza tempo, mai urlato, capace di mettere d’accordo tutti. Era bellissimo vedere i ventenni comprare il biglietto per i genitori e poi, qualche anno dopo, ritrovarsi anche loro lì, rapiti da uno stile d’altri tempi. Con Peppino Di Capri a El Sombrero succedeva il miracolo: passare, nel giro di ventiquattro ore, dal caos scatenato di uno Schiuma Party all’atmosfera soffusa e chic degli anni Sessanta, candele accese per la cena, lo sfondo fiabesco della Spiaggia delle Bambole e un’eleganza d’altri tempi. E poi… a mezzanotte in punto si spegnevano le luci… “Ladies & Gentlemen, Peppino Di Capri”…»
«Bastavano le prime note di Champagne, Roberta o Un grande amore per far cantare tutti in un unico grande coro. E dopo i vari bis, la festa continuava: un dj set di classici revival e le tipiche pennette all’arrabbiata sotto le stelle, Peppino che si godeva la sua immancabile fetta d’anguria chiacchierando con noi dello staff come uno di famiglia, prima di sommergere i fan di abbracci, foto e autografi. Non sono stati solo concerti, sono stati pezzi di vita che ci resteranno addosso per sempre. Grazie di tutto, Peppino, ci lasci la colonna sonora delle nostre estati più belle».
Quattro generazioni
Un post che ha ricevuto il commento del vicequestore di Polizia Paolo Di Francia. Appassionato di musica e tastiera, alimenta quella passione con una band di Gaeta. Ha condiviso il messaggio dei figli del fondatore dell’El Sombrero.
«Dopo i nonni con mamma e papà con i loro amici negli anni d’oro della loro giovinezza, anche noi andammo ad ascoltare Peppino Di Capri al Sombrero con i nostri figli. Quattro generazioni messe d’accordo dalla sua musica».
E che musica, maestro.
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