Messina, Vincenzo La Foresta muore in viale Gazzi


Il fatto accertato parte da una strada urbana e da un pedone colpito da una motocicletta. La morte di Vincenzo La Foresta è stata constatata sul posto. Da quel momento il viale Gazzi è diventato una scena da misurare: ogni traccia collega il movimento del mezzo alla posizione dell’uomo e al decesso.

Dato già definito: la mancanza della copertura Rc riguarda la circolazione del mezzo. L’attribuzione della responsabilità per l’investimento deriva dagli atti sul tratto stradale e dalle decisioni dell’autorità giudiziaria.

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Vincenzo La Foresta e il nome Enzo Miao

La vittima è Vincenzo La Foresta. Aveva 49 anni e a Messina era conosciuto sui social come Enzo Miao. Il nominativo diffuso da ANSA coincide con quello pubblicato da Repubblica e dalle cronache cittadine. Il soprannome entra nel servizio perché identifica la persona che molti messinesi seguivano su TikTok.


La notorietà online non autorizza un profilo biografico costruito sul lutto. I familiari e le abitudini private non entrano nel testo. Anche i materiali social estranei all’investimento rimangono nella sfera personale di La Foresta.

La sequenza sul viale Gazzi

Nella notte tra il 10 e l’11 luglio La Foresta era a piedi sul viale Gazzi quando una motocicletta lo ha colpito. Il personale del 118 ha raggiunto il luogo insieme agli agenti municipali. Le lesioni non hanno lasciato possibilità di sopravvivenza e il decesso è stato constatato sul tratto.

RaiNews accredita il nome con cui il quarantanovenne era conosciuto online. TempoStretto documenta l’intervento della sezione Infortunistica e i rilievi planimetrici. La posizione laterale del pedone e la traiettoria della moto richiedono gli atti del sopralluogo. Lo stesso vale per lo spazio di avvistamento e l’eventuale frenata.

Il luogo dell’urto non si esaurisce in un indirizzo. Larghezza della carreggiata e visuale disponibile entrano nei calcoli. Le condizioni del fondo stradale incidono sull’aderenza. La collocazione del pedone in rapporto alla traiettoria stabilisce il tempo che il conducente aveva a disposizione.

Che cosa fissano i rilievi sulla carreggiata

Con un rilievo planimetrico la carreggiata diventa un insieme di coordinate. Gli agenti cercano la zona di primo contatto e registrano le posizioni finali. Le deformazioni della moto mostrano dove il veicolo ha assorbito energia. Le tracce sul fondo delimitano il movimento compiuto prima e dopo l’urto.


Fotografie con riferimenti metrici conservano la disposizione della scena. Le misure consentono al consulente di riprodurla nella perizia. Le dichiarazioni raccolte vengono confrontate con i segni materiali. Le immagini di videosorveglianza, se disponibili, aggiungono una sequenza temporale.

Per stimare l’evitabilità il consulente esamina la visuale e il tempo di reazione. La posizione del pedone viene collocata in rapporto alla traiettoria della motocicletta. Una stima difendibile nasce dall’incrocio tra misure e compatibilità fisiche.

Velocità e distanza dopo l’urto

La posizione finale di un corpo non funziona come un tachimetro. La variazione dell’angolo e dell’altezza del contatto modifica lo spostamento. Anche il fondo stradale incide sul moto successivo. Una cifra isolata non assegna la velocità.

Nel caso di viale Gazzi non è stata resa pubblica una stima ufficiale. La misura utilizzabile in sede peritale è quella fissata dagli agenti e collegata alla zona di contatto. Il calcolo restituisce un intervallo da confrontare con i danni del mezzo e con le tracce della carreggiata.

Quando il risultato matematico contrasta con i reperti, l’ipotesi viene scartata o corretta. La perizia non parte dalla gravità percepita dell’urto. Parte dalle grandezze misurate sul luogo e dalla compatibilità tra ciò che la strada conserva e ciò che il veicolo mostra.


La moto priva di copertura Rc

La motocicletta risultava senza assicurazione obbligatoria. Il dato riportato da LiveSicilia coincide con quello pubblicato da IlSicilia. L’articolo 193 del Codice della strada vieta la circolazione dei veicoli privi della copertura per la responsabilità civile verso terzi.

L’illecito amministrativo riguarda la circolazione del mezzo. L’assenza della polizza non stabilisce la velocità. Non stabilisce neppure la posizione del pedone o le possibilità di arresto. Queste risposte dipendono dai rilievi e dalla valutazione delle condotte.

La Rc attribuisce al danneggiato un’azione diretta verso l’assicuratore entro i limiti di legge. Quando la copertura manca, la richiesta segue il Fondo previsto dal Codice delle assicurazioni private.

Il Fondo di Garanzia e la richiesta risarcitoria

Per un veicolo identificato e non assicurato l’articolo 283 del Codice delle assicurazioni private prevede l’intervento del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. Consap amministra il Fondo. Per i sinistri avvenuti in Sicilia dopo il 1° luglio 2015 l’impresa designata è Unipol Assicurazioni S.p.A., che istruisce la richiesta ed esegue la liquidazione.

IVASS indica che la domanda va trasmessa all’impresa designata e al gestore del Fondo per conoscenza. Il modulo viene generato selezionando il caso del veicolo non assicurato e la regione Sicilia. Un campo dedicato richiede la data del sinistro. La richiesta compilata e gli allegati vengono spediti a entrambi i destinatari tramite PEC oppure raccomandata con ricevuta di ritorno.


Gli aventi diritto devono documentare l’investimento e il titolo della richiesta. Devono anche provare il danno reclamato. Il risarcimento richiede l’attribuzione della responsabilità e la quantificazione del danno. La sola assenza della polizza non produce un pagamento. Nel caso di morte, ciascun richiedente dimostra la propria posizione giuridica e il danno personale subito.

Le comunicazioni sullo stato della pratica spettano all’impresa designata, titolare dell’istruttoria. Il gestore del Fondo riceve la domanda per conoscenza e amministra il sistema di indennizzo.

Gli atti stradali e l’illecito assicurativo

Il verbale della Polizia municipale riguarda l’investimento e la sede stradale. L’irregolarità assicurativa segue un iter amministrativo autonomo. I due piani si incontrano nella pratica risarcitoria soltanto dopo l’attribuzione della responsabilità.

L’eventuale responsabilità penale riguarda la condotta causalmente collegata al decesso. La posizione amministrativa del mezzo non sostituisce questo esame. Per la stessa ragione, l’intensità dell’urto descritta nelle cronache non equivale a una prova sulla colpa.

La strada conserva le informazioni decisive attraverso misure e reperti. L’autorità giudiziaria utilizza quel materiale insieme agli accertamenti successivi. Un giudizio pubblico costruito prima degli atti altererebbe la posizione delle persone coinvolte e confonderebbe un’irregolarità già accertata con una responsabilità ancora da accertare.


Il quarantenne non viene identificato

Le cronache concordano sull’età del conducente, indicata in 40 anni. Il suo nome non viene pubblicato. Nessun atto giudiziario definitivo è stato reso pubblico e le generalità non aggiungono informazioni alla meccanica dell’investimento.

Il servizio indica soltanto l’età. La Foresta era il pedone e il quarantenne guidava la motocicletta. Ogni ulteriore attribuzione personale appartiene agli atti e non alla pressione prodotta dalle reazioni online.

Torre Faro riguarda un altro sinistro

Il 28 giugno Sbircia ha seguito la morte della quindicenne Giulia Scimone dopo l’investimento di una moto a Torre Faro. Quel servizio riguarda un episodio diverso e un autonomo fascicolo giudiziario.

La stessa città e la presenza di una motocicletta non autorizzano sovrapposizioni. Date e luoghi sono diversi. Anche gli atti compiuti nei confronti dei conducenti appartengono ai rispettivi procedimenti.



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 Junior Cristarella

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