Falso giuramento: cosa si rischia?


Quali sono le conseguenze per chi mente davanti al giudice in qualità di parte processuale oppure di testimone?

Il giuramento rappresenta un momento di estrema rilevanza all’interno di un’aula di giustizia, configurandosi non come una semplice formalità ma come una dichiarazione solenne capace di determinare l’esito di una controversia legale. In un sistema processuale volto all’accertamento dei fatti, questo strumento serve a dare forza legale alle affermazioni rese davanti a un magistrato. Tuttavia, la tentazione di alterare la realtà per ottenere un vantaggio può essere forte, motivo per cui l’ordinamento interviene con fermezza. È dunque fondamentale comprendere cosa si rischia con un falso giuramento e quali siano le conseguenze penali previste. Il codice penale stabilisce sanzioni severe per chi mente, distinguendo tra il ruolo di parte in causa e quello di testimone. Approfondiamo l’argomento.

Cosa si intende per giuramento nel processo civile?

Nel diritto processuale il giuramento non identifica un unico atto ma può riferirsi a due situazioni ben distinte: da un lato esiste il giuramento inteso come vero e proprio mezzo di prova, dall’altro vi è l’impegno solenne che ogni testimone deve assumere prima di rendere la propria deposizione.

Quando si parla di prova legale, si fa riferimento a una dichiarazione resa da una delle parti in causa, cioè dal soggetto che ha avviato la controversia o da colui che è stato chiamato a difendersi.


Questa dichiarazione ha una forza particolare: vincola il magistrato a ritenere come assolutamente vero quanto affermato, senza possibilità di valutazioni personali o di prove contrarie.

Il secondo tipo di giuramento riguarda invece i testimoni: in questo caso, non si tratta di un mezzo di prova in sé, ma di una formula rituale attraverso la quale un soggetto estraneo alla lite si impegna formalmente a dire la verità.

Come funziona il giuramento decisorio tra le parti?

Il giuramento decisorio è considerato una sorta di risorsa estrema a cui una parte ricorre quando non dispone di altri strumenti per dimostrare le proprie ragioni.

Si parla spesso, in termini non tecnici, di una vera e propria sfida legale.

Si immagini una situazione in cui un soggetto affermi di aver prestato una somma di denaro a un altro individuo, senza però aver firmato alcun contratto o senza aver avuto testimoni al momento dello scambio. In assenza di prove documentali, chi reclama il denaro può sfidare la controparte a giurare davanti al magistrato.


In questo scenario, la persona chiamata a giurare si trova davanti a tre strade possibili:

  • accettare il giuramento, affermando che il fatto non è avvenuto e vincendo così la causa in modo automatico;
  • rifiutarsi di prestare il giuramento, ammettendo implicitamente di avere torto e perdendo di conseguenza il processo;
  • riferire il giuramento, ovvero restituire la sfida alla controparte, lasciando che sia l’altro a decidere le sorti del giudizio giurando a sua volta.

È evidente come tale meccanismo metta nelle mani di un cittadino un potere enorme, quello di determinare la vittoria o la sconfitta in una lite civile con una semplice affermazione.

Tuttavia, questo potere non è privo di contrappesi, poiché l’ordinamento protegge la verità attraverso la minaccia di sanzioni penali per chiunque scelga di abusare di questo strumento.

Quali sono le conseguenze penali del falso giuramento?

Chiunque scelga di mentire sotto giuramento nel corso di un procedimento civile compie un atto che l’ordinamento non può ignorare. Secondo quanto previsto dal codice penale (art. 371), la parte che dichiara il falso in queste circostanze rischia una condanna alla reclusione che va da sei mesi a tre anni.

Questa sanzione ha lo scopo di scoraggiare le persone dal vincere le cause civili attraverso la menzogna, bilanciando il vantaggio ottenuto nel processo con il rischio di finire in carcere.


Quando è richiesto il giuramento suppletorio?

Oltre al giuramento richiesto da una delle parti, esiste una variante che viene introdotta direttamente dal magistrato: si parla in questo caso di giuramento suppletorio.

Questo strumento viene utilizzato quando, al termine dell’istruttoria, le prove raccolte non sono del tutto sufficienti per dare ragione a uno dei contendenti, ma non sono nemmeno così scarse da portare a un rigetto immediato della domanda. Il magistrato, trovandosi in una zona d’ombra, decide di affidare la decisione finale a una delle parti, chiedendole di confermare solennemente i fatti rimasti incerti.

Anche per questa tipologia di atto, le conseguenze di una dichiarazione non veritiera sono identiche a quelle del giuramento decisorio. Esiste però una possibilità di ravvedimento che l’ordinamento concede per incentivare il ripristino della legalità.

Se la parte che ha giurato il falso decide di ritrattare le proprie affermazioni prima che venga pronunciata una sentenza definitiva sulla causa, non sarà punibile.

Questa norma serve a favorire la ricerca della verità materiale, dando l’opportunità a chi ha sbagliato di correggere la propria posizione ed evitare la reclusione, a patto che la correzione avvenga in tempo utile per non inquinare definitivamente il verdetto del processo civile.


In cosa differisce il giuramento del testimone?

Il ruolo del testimone è profondamente diverso da quello della parte in causa. Mentre l’attore o il convenuto hanno un interesse diretto nel risultato della lite, il testimone dovrebbe essere, in teoria, un soggetto terzo e imparziale che riferisce fatti di cui ha avuto conoscenza diretta o indiretta.

Prima di iniziare la propria deposizione, ogni testimone deve leggere una formula con cui si impegna a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a sua conoscenza. Questa formula richiama esplicitamente la responsabilità morale e giuridica che il soggetto assume davanti alla collettività e allo Stato.

In questo contesto, il giuramento non è un mezzo di prova che decide la causa in modo automatico ma una condizione necessaria affinché le dichiarazioni successive possano essere utilizzate dal magistrato per formare il proprio convincimento.

La menzogna del testimone non è considerata solo un torto verso la parte che perde la causa, ma un vero e proprio attacco al corretto funzionamento della giustizia. Per tale ragione, l’impegno assunto con la formula iniziale carica il testimone di un dovere di lealtà assoluta, la cui violazione apre le porte a un reato differente e molto più grave rispetto a quello previsto per le parti in causa.

Quali sanzioni rischia il testimone che mente?

Il reato commesso dal testimone che dichiara il falso o che nasconde ciò che sa prende il nome di falsa testimonianza (art. 372 cod. pen.).


La gravità di questa condotta è sottolineata dall’entità della pena prevista dal codice penale, che è sensibilmente superiore a quella stabilita per le parti nel processo civile: chiunque, deponendo come testimone davanti all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, rischia infatti la reclusione da due a sei anni..

Le condotte punite includono:

  • l’affermazione di fatti non corrispondenti al vero;
  • la negazione di fatti realmente accaduti e conosciuti dal soggetto;
  • il silenzio intenzionale su circostanze rilevanti per la decisione.

Si deve notare che la sanzione si applica indipendentemente dal fatto che la testimonianza sia stata resa in un processo civile, penale o amministrativo. La legge punisce il solo fatto di aver mentito dopo aver assunto l’impegno solenne con il giuramento.




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 Mariano Acquaviva

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