“Artista, filosofo, attore” così Giovanni Floridi, fondatore, insieme alla moglie Clara, della Fondazione D’Arc, introduce Gabriele Silli (Roma 1982), protagonista di Immenso spermatozoo sottomarino, esposizione dal titolo volutamente provocatorio con cui la Fondazione conferma la sua propensione a un’arte di ricerca, dai toni tendenzialmente cupi e dal carattere complesso. Una linea data dalla curatrice Giuliana Benassi effettivamente interessata agli artisti dall’indole colta e intellettuale che, con spirito critico, forme taglienti, decise e sfumature grottesche offrono una lettura disincantata, seppur a tratti ironica, della realtà. Per quanto sempre aperta, in linea con i fondatori, ad accogliere nuove visioni, come hanno dimostrato questi primi (quasi) due anni di attività della Fondazione in cui sono stati sperimentati tutti i format espositivi: personali di artisti italiani, mostre di artisti internazionali legate a una residenza, progetti site-specific e group show; occasione per presentare nuove acquisizioni, opere in collezione, ma non esposte nella permanente, e per estendere lo sguardo sul panorama contemporaneo invitando artisti (ancora) esterni alla D’Arc.
La mostra di Gabriele Silli alla Fondazione D’Arc
Per il progetto Immenso spermatozoo sottomarino, Gabriele Silli, con cui la Benassi è in dialogo da oltre due anni, ha sviluppato un corpus di opere inedito, tra cui due installazioni monumentali site specific, con cui conduce il pubblico nel suo mondo sommerso. L’esposizione, frutto di un lungo lavoro di ricerca, come suggerisce il titolo riflette sull’origine della vita, a partire dal legame viscerale dell’artista – cresciuto ad Anzio – con il mare ma, ovviamente non ha nulla di prevedibile o scontato, dal momento che, come ha osservato la curatrice, Silli “rovescia la drammaturgia filosofica e biologica, in una visione grottesca in cui affiorano alghe, detriti e spoglie provenienti da un mondo abissale”.

Le opere realizzate da Gabiele Silli per la mostra alla Fondazione D’Arc di Roma
Il percorso si apre con Rivolo secco (Le miserie), installazione ambientale a cui l’artista sta lavorando da 5 anni, realizzata con materiali organici, come pelli, rami, detriti, lavorati con bitume e dipinti di nero, che percorre la navata della Fondazione in tutti i suoi 35 metri di lunghezza. Un’opera inquietante che, forse, più che un fiume prosciugato evoca uno scenario post catastrofico, dalla cui palpitante superficie, sotto l’egida soverchiante del nero bituminoso, affiorano tracce di un tempo che potrebbe essere contemporaneamente passato remoto o futuro distopico abortito sul nascere. Un andirivieni di increspature e ristagni, che nel fluire incessante, seppur faticoso, incontra perfettamente lo scopo dell’artista di costruire un continuo rimbalzo tra sottomarino, subconscio, subliminale, creando un collegamento con il linguaggio che rappresenta l’altro tema portante del progetto; prerogativa esclusivamente umana ma spesso adoperata a sproposito tanto da generare un’aridità emotiva che l’artista traduce in scultura.
In linea con la sua visione nichilista, Lingua disumana dell’attore Charlie, cammello è una scultura in bronzo che, partendo dal calco della lingua di un cammello si fa trofeo e inchiodandola al piedistallo che la sostiene crea un’ambigua sovrapposizione tra essere umano e regno animale, nella misura in cui Charlie non è un semplice esemplare della specie ma un attore, da poco scomparso e ben conosciuto nel cinema. Ancora sul linguaggio riflette Il guardiano (che è sempre un becchino), personificazione del controllo meschino esercitato attraverso la parola, rappresentata dall’impugnatura a foggia di lingua del gigantesco bastone. Soverchiante rispetto al soggetto che lo brandisce, questo insolito scettro sottolinea come il verbo sia in grado di conferire potere anche a uomini dall’insignificante caratura morale e intellettiva.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5Nella Sala M della D’Arc la psicoinstallazione di Gabriele Silli
Dal linguaggio alla mente il passo è breve come dimostra Io sono il plumbeo amo, l’intartarato, la corrente sottomarina, psicoinstallazione abitativa, per usare la definizione dell’artista, concepita e creata nella Sala M della Fondazione. Un’enorme nassa – elemento ricorrente nella pratica dell’artista – che si pone come metafora concreta tra sottomarino e subconscio. Ideata per essere attivata con una performance di inaugurazione, la psicoinstallazione diventa teatro dell’immaginario dell’artista. Materiali e assemblaggi, anche in stato di decomposizione risuonano uniti dalla visione cinematografica di Silli che si fa regista, attore e direttore d’orchestra, coinvolgendo nell’happening anche i suoi famigliari. Lo squallore diventa scenografia da scrutare attraverso buchi e feritorie nel groviglio di reti al ritmo di una partitura sonora che, come racconta la curatrice “manda avanti e indietro epifanie sonore su nastro, risalenti al 1999-2000”.
Ludovica Palmieri
Roma // Fino al 27 settembre
Immenso spermatozoo sottomarino
FONDAZIONE D’ARC
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Ludovica Palmieri
Source link

