Il progetto GLASS-ROOM al Museo RISO di Palermo


A Palermo una vetrina diventa soglia permeabile tra museo e città, aprendo i confini istituzionali alla pratica artistica contemporanea e all’esperienza di chi attraversa lo spazio urbano. È questa l’idea alla base di GLASS-ROOM Arte in trasparenza, il progetto nato dalla collaborazione tra CoopCulture, RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea della Sicilia e Accademia di Belle Arti di Palermo. Accolto da Evelina De Castro, direttrice del Museo RISO, e da Umberto De Paola, direttore dell’Accademia, il progetto è curato da Daniele Franzella, artista e docente del Biennio di Scultura. Tre interventi si alternano in una delle vetrine del museo prospiciente il Corso Vittorio Emanuele, ottenendo uno spazio espositivo sempre accessibile.

Maria Tindara Azzaro, Staffage, 2026. Tessuto, dimensioni ambientali. Installazione in una vetrina del Museo RISO, Palermo

La ricerca di Maria Tindara Azzaro per GLASS-ROOM a Palermo

Ad inaugurare il progetto è Staffage di Maria Tindara Azzaro (Sant’Agata di Militello, 1999). L’installazione rilegge l’omonimo motivo iconografico: elementi di sfondo che valorizzano la scena senza interferire nella narrazione. L’artista realizza due volumi in tessuto, nelle tonalità del blu saturno e del blu avio, che si dispongono in profondità davanti a una tenda color glicine. Nel testo critico, Alessandro Pinto osserva come “ciò che appare ha soltanto una parvenza di riconoscibilità formale che, nella logica dell’impacchettamento, resta deliberatamente indeterminata”. La piega, elemento ricorrente nella ricerca di Azzaro e ispirato alla riflessione di Gilles Deleuze, struttura l’opera come un dispositivo percettivo: le fitte pieghe guidano lo sguardo dalla forma alla materia, trasformando la vetrina in una progressione di livelli percettivi da attraversare visivamente. Un intervento che assume una dimensione metalinguistica: uno staffage, elemento di fondo e destinato a orientare la visione, viene collocato all’interno di una vetrina, dispositivo urbano capace riflette il flusso urbano e catturarne gli sguardi.

Maria Tindara Azzaro, Staffage, 2026. Tessuto, dimensioni ambientali. Installazione in una vetrina del Museo RISO, Palermo
Maria Tindara Azzaro, Staffage, 2026. Tessuto, dimensioni ambientali. Installazione in una vetrina del Museo RISO, Palermo

Le opere di Tony Lombardo nella vetrina del Museo RISO

La seconda installazione, realizzata da Tony Lombardo (Palermo, 2001), si sviluppa a partire da una memoria locale rimossa: a inizio Novecento Palermo divenne un importante centro per la produzione di dispositivi ortopedici destinati ai mutilati della Prima Guerra Mondiale. Teratoteca accoglie protesi, museruole, collari e targhette in resina, come un catalogo di dispositivi di cura e controllo del corpo animale, che evocano quelli impiegati per reintegrare i corpi mutilati nella società. Da questa memoria storica emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra umano e non-umano. I dispositivi protesici, rileva Luca Seguenza, “diventano testimoni di un’area di convergenza interspecie dove la tecnologia biomedica applicata all’animale non-umano disvela una vulnerabilità condivisa”, rinviando alle condizioni degli animali coinvolti nei conflitti bellici, a lungo esclusi dalla narrazione storica antropocentrica. Tra cavi intrecciati sul soffitto, pareti in legno forato, luci al neon e uno spazio rosa antico che rievoca immaginari fotografici d’archivio, l’installazione mantiene “una tensione tra il visibile e l’inaccessibile della vetrina”, come afferma l’artista. Prende forma una raccolta di “vestigia cyborg” che mette in discussione le gerarchie tra specie e, riattivando una memoria rimossa, apre a una riflessione sul futuro in chiave intersezionale.


Con GLASS-ROOM si va verso una rete per l’arte contemporanea in Sicilia

La vetrina integra l’osservazione nell’esperienza espositiva. Se Staffage sospende il ritmo del passaggio urbano interrogando il modo di vedere e abitare le immagini, Teratoteca introduce una dimensione storica e politica, trasformando la vetrina in un ambiente sospeso tra archivio e laboratorio. Il ciclo si concluderà a settembre con l’intervento di Aurora Amorelli (Caltanissetta, 2000), artista che indaga le relazioni tra forma, materia e spazio attraverso il tema della dualità, utilizzando la gommapiuma come materiale privilegiato. GLASS-ROOM propone una rete di artisti, docenti, ricercatori e istituzioni integrata nel territorio, per costruire nuove forme di visibilità e autodeterminazione. Un’idea di sistema dell’arte che in Sicilia fatica spesso a strutturarsi, dove le dinamiche espositive dipendono talvolta da interventi e legittimazioni esterne.

Daria Castellese

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