La cannabis è la sostanza illecita più consumata in Europa: dalle indagini nazionali emerge che circa l’8,7% degli adulti europei (25 milioni, di età compresa tra i 15 e i 64 anni) ne ha fatto uso nell’ultimo anno. Secondo il Rapporto europeo sulla droga 2026, redatto dall’Agenzia europea per le droghe-Euda, l’Italia è prima in Ue per consumo di cannabis tra i giovani con il 21% (i dati del rapporto si riferiscono in piccola parte al 2025 e in larga misura al 2024). Seguono la Spagna (19,5%), la Francia (18,9%), la Germania (17,7%), i Paesi Bassi (15,4%), il Belgio (14,4%), la Danimarca (12,5%) e l’Austria (11,1%).
«In Italia il consumo della cannabis è particolarmente sviluppato, soprattutto tra i giovanissimi. I numeri sul largo uso di questa sostanza annualmente si ripetono», dice Luciano Squillaci, presidente Federazione italiana comunità terapeutiche-Fict. «Ma quest’anno la Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia ha evidenziato che, nel nostro Paese, c’è stata una diminuzione del consumo di cannabis rispetto agli anni passati».
Principio attivo aumentato di 10-15 volte
Mentre nel 2024 il 21% della popolazione studentesca affermava di aver fatto uso di cannabis nell’ultimo anno, nel 2025 la percentuale è scesa al 18%. «Il fatto che sia diminuito il consumo di cannabis non è necessariamente positivo. Di contro c’è stato sempre tra giovani e giovanissimi, tra i 15 e i 19 anni, in controtendenza con gli anni passati, un aumento dell’uso di cocaina e crack. C’è un utilizzo particolarmente elevato in linea con gli anni passati. Ciò che maggiormente preoccupa è il fatto che la cannabis che oggi si utilizza non è quella che si utilizzava 20 o 30 anni fa», continua Squillaci.
«Oggi sono sul mercato prodotti che hanno un principio attivo anche 10-15 volte superiore a quello di 20 anni fa. La cannabis è probabilmente la sostanza più aumentata in termini di potenza. È capace da un lato di creare danni importanti, soprattutto in giovani che sono ancora in fase evolutiva, in fase di sviluppo, e dall’altro è in grado di creare una dipendenza sia psicologica che fisica».
Primo uso anche a 12 anni
«È evidente che in Italia esiste un problema serio di diffusione di questo tipo di sostanze tra i giovani, che sono giovanissimi, si era già registrato un abbassamento dell’età del consumo 5-6 anni fa. Adesso l’età del primo uso è arrivata anche a 12 anni: fa davvero impressione, parliamo di ragazzini. Lo vediamo anche nei nostri centri d’ascolto: vengono genitori con ragazzini di 12 anni che fanno uso di sostanze, e non solo di cannabis», spiega Squillaci.

«Le Nuove sostanze psicoattive-Nps stanno avendo un aumento e una diffusione radicale in giro per l’Italia. L’anno scorso ne hanno censite 92. E questo dato va in parallelo con i dati sulle intossicazioni». Sempre nell’ultima Relazione al Parlamento, nel 2025 è stato registrato un aumento dell’11% degli accessi al pronto soccorso per problemi droga-correlati. «Molti di questi accessi sono dovuti proprio all’uso di sostanze Nps, droghe sintetiche delle quali i ragazzi non conoscono neanche gli effetti, a volte non sanno neanche come assumere queste sostanze. Infatti, i danni vengono acuiti perché non hanno idea di cosa si prendono e di come la assumono».
Occorrono percorsi educativi strutturati
«Purtroppo è evidente che c’è un sistema educativo in Italia che, in questo momento, è in profonda crisi. Qua più che fare un ragionamento di prevenzione all’uso di sostanze, bisogna rimettere in piedi percorsi educativi strutturati. Tutto il percorso educativo dei nostri ragazzi è frammentato. Vanno a scuola, in un ambiente sempre più competitivo e nozionistico. In casa le famiglie faticano a essere presenti e a svolgere un’attività educativa adeguata. Quelli che erano gli altri strumenti, come l’associazionismo e lo sport, sono in grandissima difficoltà ormai da diversi anni. Ribadisco, la verità è che i ragazzini hanno un’educazione fortemente frammentata, con messaggi educativi a volte tra di loro anche fortemente contraddittori», prosegue Squillaci.


Un’analisi senza sconti di una realtà che allarma perché i “social workers”, il multiforme esercito di chi professionalmente si prende carico del disagio e della sofferenza altrui, sono stretti fra un’emergenza crescente, con numeri esponenziali, alimentata potentemente da pandemia e adesso dalla guerra, e una difficoltà fatta di bassa considerazione sociale e di salari al minimo, mentre il burn-out, il logoramento latente di tutte le professioni di cura, è sempre dietro l’angolo.
LAVORO SOCIALE, LAVORO DA CAMBIARE
«Il problema non è tanto investire nella prevenzione, come si faceva una volta, con i grandi momenti scolastici da 800 studenti. Non serve questo ora. In questo momento serve investire nei luoghi ricreativi, negli educatori. Si parla tanto degli psicologi a scuola, sicuramente importanti, ma ci vogliono anche gli educatori».
Fentanyl: finora non ha sfondato, ma…
«Sono stati segnalati cinque decessi correlati al consumo di fentanyl, assunto da solo o in associazione con altre sostanze», si legge nella Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia. «Il fentanyl è stato rilevato in 34 città, con un carico massimo di 0,68 mg a Firenze. Nessun oppioide sintetico analogo dei fentanili o altri oppioidi è stato rilevato nelle acque reflue, ciò porta a pensare che il consumo di queste sostanze a uso ricreativo sia al momento contenuto e che il fentanyl rilevato possa essere ricondotto a un uso terapeutico».


«I dati della Relazione su questa sostanza ci dicono che di fatto in Italia non ha sfondato. Ciò non significa che non ci sia il fentanyl e non ci sia un mercato», dice Squillaci. Il recente furto di 80 fiale di fentanyl (avvenuto tra il 22 e il 24 giugno, ma di cui si è avuto notizia solo alla fine della scorsa settimana) all’Ospedale Israelitico di Roma «significa la produzione di 20mila-30mila dosi, è impressionante».
Il potente farmaco ha un principio attivo «rispetto alla morfina o alla stessa eroina, circa 100 volte più forte. Spero che non scopriremo con i morti se il fentanyl è stato portato all’estero o se è rimasto in Italia. Questo fatto colpisce e preoccupa. Colpisce come ci sia una sottovalutazione rispetto a questi prodotti, ora ci sono queste dosi in giro e non voglio pensare a un ipotetico scenario come quello in America, con migliaia di decessi collegati all’uso del fentanyl», commenta il presidente Fict. «È incredibile che, in Italia, si sia fatto un “Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici”, nel mese di marzo 2024, ma poi non ci sia l’attenzione che occorre per la sicurezza e la tutela».
Foto di apertura di GRAS GRÜN su Unsplash e, nell’articolo, da ufficio stampa Dipartimento politiche antidroga/Renato Franceschin
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Ilaria Dioguardi
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