Fardelli accetta la delega e mette le condizioni: mani libere sul Di Stefano bis

Nella storia delle istituzioni democratiche italiane, le note di accettazione degli incarichi sono quasi sempre atti burocratici: brevi, formali, privi di ambizioni interpretative. Quella con cui Luca Fardelli, consigliere provinciale del Partito Democratico, ha comunicato la propria disponibilità a ricevere una delega dal presidente Luca Di Stefano non appartiene a quel un genere: è del tutto diversa. È un testo politico nel senso più preciso del termine: costruisce una posizione, fissa dei paletti, avanza delle condizioni. E lo fa con la consapevolezza di chi sa che ogni parola verrà letta in chiave di futuro, non di presente. Dice cose che vanno oltre la vicenda provinciale.

L’accettazione che non è solo un’accettazione

Luca Di Stefano

Fardelli accetta la delega. Ma la accetta dopo un «passaggio preliminare con i vertici del Partito ed i colleghi eletti». Dopo aver incontrato Di Stefano e aver discusso con lui di Stellantis, di disservizi socio-sanitari, di sviluppo ecosostenibile, di valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico, di «restanza» cioè il diritto delle aree interne a trattenere le proprie giovani generazioni senza costringerle alla fuga.

Poi una frase che vale come segnalino politico: «A seguito di questi incontri il Partito non si è più riunito, per questo non ho firmato la delega». Traduzione. Non ho firmato prima perché il Partito non si era riunito. Firmo adesso perché mi assumo la responsabilità di farlo ma il metodo resta quello della collegialità. Che altri all’interno del Pd non hanno voluto realizzare. È un modo di dire: questa decisione è mia e della componente alla quale faccio riferimento perché non ci avete messo in condizione di farla diventare una decisione condivisa.

L’ultima riunione dei vertici provinciali Pd convocata per parlare di Provincia e e di enti intermedi è saltata poco dopo essersi detti buonasera. (Leggi qui: Il Pd si spacca prima della battaglia: salta il tavolo, ora la crisi arriva a Roma).


Il paletto sulle provinciali

(Foto © AG IchnusaPapers)

Il punto più rilevante della nota non è nell’accettazione ma nella clausola che la accompagna. Fardelli scrive che lavorerà «con delega fino alle prossime elezioni provinciali», alla luce di «un chiarimento politico teso a chiarire che le scelte fatte in passato appartengono ad altra stagione politica». Ogni decisione futura del Pd (sulle provinciali, sulle politiche, sulle regionali, sulla governance degli enti intermedi) dovrà essere «collegiale e presa nel rispetto di tutte e tutti gli iscritti e i dirigenti, senza fughe in avanti».

Significa due cose allo stesso tempo. La prima ad uso interno: Rete Democratica la volta scorsa ha appoggiato l’elezione del presidente civico Luca Di Stefano ma quella formula appartiene al passato e quindi non è automatico che venga replicata. La seconda. O si costruisce un dialogo interno che faccia parlare il pd con una voce sola oppure Rete Democratica farà come in questo caso: agirà secondo coscienza.

All’atto pratico: accetto la delega di Di Stefano ma questo non significa che Rete Democratica (l’area della consigliera regionale Sara Battisti di cui Fardelli è espressione) stia sottoscrivendo la ricandidatura di Di Stefano alla presidenza della Provincia nel 2027. La delega è per oggi. Il 2027 è un’altra storia, e quella storia si scriverà insieme, non da soli.

Perché questa nota arriva adesso

(Foto © AG IchnusaPapers)

Per capire il peso di questa presa di posizione bisogna ricordare da dove viene la vicenda. Le elezioni provinciali dell’8 marzo hanno consegnato a Di Stefano un quadro di coalizione profondamente diverso da quello che lo aveva eletto: non più centrosinistra e centrodestra divisi a metà con 6 consiglieri provinciali ciascuno; ora il centrodestra conta 8 consiglieri su 12, il centrosinistra è ridotto a minoranza.

Nei mesi successivi, la distribuzione delle deleghe è diventata il terreno su cui si sono misurate le ambizioni e le resistenze di tutti. Luigi Vittori, consigliere PD di AreaDem, aveva accettato la viabilità (significando che il leader Francesco De Angelis ed il Segretario provinciale Achille Migliorelli erano disposti ad un bis per Di Stefano). 


Enzo Salera, sindaco di Cassino e capogruppo PD, aveva scelto diversamente: nessuna delega, mani libere, posizione distinta da quella del vertice provinciale del Partito. Nella spaccatura interna, Salera ci sguazza alla meraviglia: lui ha intenzione di archiviare l’intera nomenklatura Dem. Che altrettanto vorrebbe fare con lui. (Leggi qui: Cassino, il PD e il nome del Segretario che non si riesce a dire).

In questo quadro, la nota di Fardelli aggiunge una voce che mancava: quella dell’area Battisti, che fino ad oggi aveva tenuto una posizione di attesa. Adesso si definisce. Accetta il lavoro istituzionale. Non accetta che quel lavoro diventi automaticamente un endorsement per il futuro.

La grammatica dell’unità impossibile

Achille Migliorelli

C’è una frase, in chiusura della nota, che merita di essere isolata: «L’unità non si enuncia ma si pratica». È una formula che suona come un ammonimento verso l’interno del pPrtito prima ancora che come un messaggio verso l’esterno. Il PD provinciale di Frosinone ha chiuso una «difficile stagione congressuale», quella che ha portato all’elezione di Achille Migliorelli come Segretario provinciale con le tensioni sulla vicesegreteria, con Sara Battisti e Antonio Pompeo che avevano lasciato la riunione, con De Angelis che aveva confermato Danilo Grossi contro le aspettative di metà del Partito.

Quella stagione, dice Fardelli, è chiusa. Nel senso che Rete Democratica non è più disposta ad accettare quel modo di agire. Chiede un ritorno alla collegialità come metodo e l’unità come pratica quotidiana. Perché? Questo costringerà il Segretario Provinciale a ricostruire gli organi dirigenti di un Partito che da due anni a questa parte nulla ha di ordinario e vive solo di eccezioni. Il più delle volte con esiti autolesionisti.

La partita che si apre

Luca fardelli (Foto © Michele Di Lonardo)

Ciò che la nota di Fardelli chiarisce, in definitiva, è che il PD provinciale non ha ancora deciso cosa fare delle prossime elezioni provinciali. Ha deciso di non decidere adesso, di lavorare nell’istituzione senza legare quel lavoro a una scelta politica che viene dopo. È una posizione razionale, forse l’unica praticabile in un Partito che ha al proprio interno almeno tre visioni diverse del rapporto con Di Stefano e con il centrodestra che lo circonda.


Luca Di Stefano, dal canto suo, incassa un’altra disponibilità (dopo Vittori, ora Fardelli) e continua a costruire quella coalizione allargata che è la sua strategia di sopravvivenza politica nell’attesa delle provinciali del 2027. Sa, come sa Fardelli, che la delega di oggi non è una cambiale per domani. Sa anche, come sa chiunque frequenti la politica ciociara, che in questo territorio le cambiali vengono spesso presentate all’incasso nel momento meno opportuno.

La nota di Fardelli ha messo le cose in chiaro prima che qualcuno potesse fraintenderle.


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