Intervista ad Andrea Speziali: il Liberty sul Francobollo Italiano


C’è un filo sottile che unisce la Belle Époque alla contemporaneità. Per la prima volta nella storia della filatelia italiana, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy emetterà un francobollo ordinario interamente dedicato a L’Art Nouveau in Italia, inserito nella prestigiosa serie tematica Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano. L’autore del bozzetto (e del folder celebrativo) è Andrea Speziali (Rimini, 1988).

Andrea Speziali

Chi è Andrea Speziali

Artista, ricercatore e presidente dell’associazione Italia Liberty, Andrea Speziali, è riconosciuto come uno tra i più valenti esperti di arte Liberty in Italia. Il poliedrico riccionese, dopo il dottorato all’Accademia di Belle Arti di Urbino, si è distinto in esposizioni quali l’Affordable Art Fair di Amsterdam (2010), la collettiva della galleria Wikiarte di Bologna (2011) con Philippe Daverio, la 14° Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Pechino nel complesso del World Trade Center (2011) e la 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione ‘‘Italia’’ – a cura di Vittorio Sgarbi), ricevendo significativi riconoscimenti. L’emissione ufficiale del francobollo avverrà il 6 luglio nella sua città natale, inaugurando idealmente l’ottava edizione della Art Nouveau Week (8-14 luglio), la manifestazione internazionale da lui ideata che quest’anno coinvolgerà oltre 300 città nel mondo. Lo abbiamo intervistato.

Intervista ad Andrea Speziali

Dalla formazione all’Accademia di Belle Arti di Urbino fino alla Biennale di Venezia. Da artista grafico, in che modo riesce a tradurre l’opulenza e le linee curve del Liberty in un linguaggio visivo contemporaneo, evitando la replica del passato?
Il Liberty non si replica: si tradisce, nel senso più alto e fertile del termine. Chi lo copia lo uccide, ne fa arredamento per nostalgici. L’Art Nouveau non è un repertorio di riccioli e ferri battuti, ma una rivoluzione del segno e una grammatica dell’energia. La mia formazione a Urbino mi ha dato il rigore del disegno; la Biennale mi ha insegnato che un’opera deve appartenere al proprio tempo. Quando lavoro sul Liberty non cerco di riprodurne la superficie, ma il principio vitale: la linea curva come movimento contrario alla rigidità accademica. I grandi maestri del passato erano moderni; avevano capito che l’arte doveva uscire dai musei ed entrare nella strada, nella casa, nel manifesto. Cerco di dimostrare che il Liberty contiene ancora una possibilità di presente.


Lei è l’autore del bozzetto e del folder per il primo francobollo italiano dedicato all’Art Nouveau. Qual è stata la sfida?
La sfida era non ridurlo a una piccola illustrazione graziosa. Il francobollo è minuscolo, ma ha una potenza enorme: è immagine di Stato, oggetto che viaggia e passa di mano in mano. In pochi centimetri quadrati bisogna evocare, non illustrare. Racchiudere un universo che va dall’architettura ai gioielli significa scegliere, e ogni scelta è un atto morale. Ho scelto il volto femminile perché nel Liberty la donna è allegoria, natura e metamorfosi. Ho scelto la chioma sinuosa perché quella linea fluida e sensuale è già Art Nouveau. Infine, ho inserito motivi ornamentali e acquatici perché il movimento naturale appartiene alla sua grammatica profonda.

Da presidente di Italia Liberty e da cittadino, che significato ha vedere vent’anni di ricerca riconosciuti dallo Stato in questo modo?
Ha un significato personale e civile. Personale, perché dietro quel francobollo ci sono vent’anni di studi, catalogazioni, ville dimenticate e battaglie contro l’indifferenza. Civile, perché un francobollo emesso dallo Stato è un riconoscimento pubblico. Per troppo tempo il Liberty in Italia è stato considerato un’arte minore, una grazia floreale da salotto. Invece è stato il momento in cui il Paese ha cercato una propria modernità decorativa e industriale; il ponte tra Ottocento e Novecento, tra simbolismo e design.

L’emissione ufficiale avviene poi a Rimini, sua città natale…
Che avvenga a Rimini aggiunge un valore ulteriore. Non è solo città balneare, ma una geografia affettiva precisa, parte di quella Riviera dove il Liberty ha accompagnato la nascita del turismo moderno. Penso a Villa Embassy, oggetto di miei studi in cui ho ricostruito la sorte delle sue sculture disperse. Sento questo riconoscimento come il risultato di un lavoro collettivo: l’ultimo catalogo che ho pubblicato è un atlante di 1100 pagine dedicato a un patrimonio che chiede di essere visto. Il francobollo è piccolo, il catalogo è enorme, ma dicono la stessa cosa: il Liberty è una civiltà dell’occhio ancora viva.

L’Art Nouveau Week coinvolge oltre 300 città a livello globale. Come è nata l’idea di questo festival?
È nata dall’urgenza di far uscire il Liberty dai libri e riportarlo nelle strade e nei percorsi quotidiani. Il paradosso è che tutti credono di conoscerlo, ma pochi lo guardano davvero camminando davanti a una facciata o a un portone. Mancava un’occasione popolare e scientifica insieme, capace di unire ricerca e turismo culturale. Art Nouveau Week trasforma una corrente artistica in un’esperienza viva in cui le città si aprono e i cittadini riscoprono il proprio patrimonio. Il fatto che coinvolga oltre 300 città dimostra che si tratta di una lingua internazionale. Cambia nome – Liberty, Jugendstil, Secessione – ma conserva la stessa ambizione: liberare l’arte dagli stili storici e inventare una bellezza nuova. Il festival serve a costruire una coscienza: un edificio raccontato torna a vivere.

A luglio il Palazzo della Città di Bari ospita una mostra a lei dedicata, dove le sue opere dialogano con litografie originali della Belle Époque. Che dialogo spera di stimolare col pubblico?
Vorrei che il visitatore capisse che la Belle Époque non è una cartolina, ma una ferita luminosa della modernità. Dietro l’eleganza c’era un mondo che correva verso la tecnica e la comunicazione di massa. Il manifesto litografico è il grande annuncio di questa trasformazione: l’arte che scende in strada e diventa immagine pubblica. Le mie opere dialogano con quelle litografie per mostrare che i due tempi si riconoscono; la grafica contemporanea nasce anche da lì. Mi interessa stimolare un cortocircuito tra l’opera storica e una ricerca contemporanea che ne forza la grammatica. Bari, città mediterranea e luminosa, è il luogo giusto per ricordare che l’Art Nouveau è anche adriatica e mediterranea. Vorrei che la mostra lasciasse una domanda: perché abbiamo smesso di pretendere bellezza dagli oggetti quotidiani? Oggi accettiamo periferie e manifesti brutti. Il Liberty ci rimprovera, ricordandoci che la bellezza non è un lusso, ma una responsabilità.


Qual è oggi la vera “anima contemporanea” dell’Art Nouveau? È solo patrimonio o influenza ancora il futuro?
Sono entrambe le cose. Chi la considera solo patrimonio la mette sotto vetro; chi la considera solo stile la banalizza. Bisogna proteggerla e reinventarla, conservare e tradire, perché ogni tradizione si salva solo se si ha il coraggio di portarla altrove. La sua anima contemporanea è l’idea di unità. In un tempo frammentato, il Liberty ricorda che la forma può ricomporre il mondo unendo arte, natura e industria. Il design contemporaneo intelligente torna continuamente a quella intuizione di linea organica, funzione e qualità artigianale.

Claudia Giraud

Bari // 8-14 luglio
Andrea Speziali – Il Soffio contemporaneo del Liberty
Palazzo di Città, Corso Vittorio Emanuele Ii 84
https://italialiberty.it

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