Il saldo e stralcio è un accordo per estinguere un debito pagando meno del dovuto. Con i privati è libero, col fisco segue regole rigide. Ecco come funziona e cosa rischia chi non paga.
Avete un debito con una banca che non riuscite più a pagare. Oppure avete cartelle esattoriali accumulate negli anni e non avete le risorse per saldarle tutte. In entrambi i casi potreste sentire parlare di “saldo e stralcio”: pagare una parte del debito e ottenere la cancellazione del resto. Ma funziona davvero così? Il creditore è obbligato ad accettare? E con il fisco si può fare?
La risposta dipende da chi è il vostro creditore. Con un privato — banca, finanziaria, fornitore — il saldo e stralcio è possibile ed è frutto di una libera negoziazione. Con il fisco e gli enti pubblici, invece, non esiste una trattativa libera: esistono procedure tipizzate previste dalla legge, e al di fuori di quelle non c’è margine.
La domanda su cos’è il saldo e stralcio, come si fa e se vale anche col fisco richiede di distinguere questi due scenari con chiarezza.
Cos’è il saldo e stralcio: la natura giuridica
Il saldo e stralcio è un accordo tra debitore e creditore con cui il debitore paga una somma inferiore a quella originariamente dovuta — il “saldo” — e il creditore, a fronte di quel pagamento, rinuncia al resto del credito — lo “stralcio” — estinguendo così l’intera obbligazione.
Sul piano giuridico, si tratta di una forma di transazione disciplinata dall’art. 1965 cod. civ.: un contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una controversia o prevengono una lite. Le reciproche concessioni sono precise: il creditore accetta una perdita parziale pur di ottenere un pagamento certo e immediato, evitando i costi e i tempi di un recupero forzoso; il debitore paga qualcosa pur potendo in teoria resistere o attendere.
La distinzione fondamentale: transazione novativa o conservativa?
Prima di firmare qualsiasi accordo di saldo e stralcio, è essenziale capire di che tipo di transazione si tratta, perché le conseguenze in caso di inadempimento sono radicalmente diverse.
Nella transazione non novativa — l’ipotesi più comune — le parti modificano il rapporto originario senza estinguerlo. Se il debitore non paga quanto concordato, il patto transattivo viene meno e l’obbligazione originaria “rivive” nel suo intero ammontare: il creditore può pretendere di nuovo la somma originale, deducendo solo quanto già ricevuto.
Nella transazione novativa — più rara e che richiede una manifestazione inequivocabile di volontà delle parti — il rapporto originario si estingue e viene sostituito dal nuovo accordo. Se il debitore non adempie, il creditore può agire solo sulla base del nuovo accordo, non sull’obbligazione originaria.
La differenza pratica è enorme: se avete sottoscritto un accordo di saldo e stralcio non novativo e non pagate la rata concordata, il creditore può tornare a chiedervi il debito originale per intero.
Come si fa il saldo e stralcio con un creditore privato?
Con banche, finanziarie, fornitori o altri creditori privati, il saldo e stralcio è frutto di una libera negoziazione senza formalità rigide. Il procedimento tipico si articola in alcune fasi.
Il debitore — di solito tramite un legale — invia una proposta scritta al creditore, offrendo il pagamento di una somma ridotta per estinguere il debito, spesso in un’unica soluzione o in poche rate ravvicinate. Il creditore può accettare, rifiutare o fare una controproposta con condizioni diverse.
Se si raggiunge un accordo, è indispensabile formalizzarlo per iscritto. Il documento deve specificare l’importo totale del debito originario, la somma concordata, le modalità e i termini di pagamento, e la quietanza liberatoria — la dichiarazione con cui il creditore certifica di aver ricevuto il pagamento e di non avere più nulla da pretendere.
Un punto importante: il creditore non ha nessun obbligo di accettare. La decisione di aderire a un saldo e stralcio rientra nella sua piena discrezionalità e non è sindacabile.
Cosa succede alla segnalazione in Centrale Rischi?
Un aspetto pratico spesso trascurato: il pagamento del debito tramite saldo e stralcio non cancella automaticamente le segnalazioni negative pregresse nella Centrale dei Rischi della Banca d’Italia o nei Sistemi di Informazioni Creditizie privati.
Le istruzioni della Banca d’Italia prevedono che il pagamento e la cessazione dello stato di insolvenza non comportino la cancellazione retroattiva delle segnalazioni già effettuate. La posizione viene aggiornata — segnalando che il debito è stato estinto — e le segnalazioni negative vengono cancellate solo allo scadere del termine di conservazione dei dati previsto dalla normativa. Nel frattempo, chi ha ottenuto un saldo e stralcio potrebbe continuare a trovare difficoltà nell’accesso al credito.
Con il fisco si può fare il saldo e stralcio?
Con il fisco e con gli enti pubblici — INPS, Agenzia delle Entrate, agente della riscossione — non esiste una trattativa libera. Vige il principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria e contributiva: l’ente pubblico non può rinunciare discrezionalmente a un credito previsto per legge. Non c’è spazio per mandare una lettera all’Agenzia delle Entrate offrendo di pagare la metà del debito.
Esistono però strumenti specifici, previsti dalla legge, che in determinate condizioni consentono di ridurre il debito fiscale o di estinguerlo a condizioni agevolate.
Il primo è la transazione fiscale nelle procedure di crisi d’impresa, disciplinata dagli artt. 63 e 88 del D.Lgs. n. 14/2019(Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza). L’imprenditore in stato di crisi o insolvenza può proporre il pagamento parziale o dilazionato dei debiti tributari e contributivi nell’ambito di accordi di ristrutturazione dei debiti o del concordato preventivo. La proposta è ammissibile solo se il soddisfacimento offerto non è inferiore a quanto l’ente otterrebbe in caso di liquidazione giudiziale — cioè di fallimento — e deve essere attestata da un professionista indipendente. Anche i debiti IVA, storicamente considerati intoccabili, possono oggi essere oggetto di riduzione, purché sia rispettata la condizione della convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria.
Il secondo strumento è rappresentato dalle misure di definizione agevolata — comunemente chiamate “pace fiscale” o “rottamazione” — che il legislatore introduce periodicamente con disposizioni temporanee. Queste misure non sono negoziazioni in senso tecnico: sono schemi predefiniti dalla legge a cui il contribuente può aderire presentando apposita domanda entro i termini stabiliti. La “rottamazione” consente di estinguere i debiti iscritti a ruolo pagando il capitale e le spese, senza sanzioni e interessi di mora. Lo “stralcio” automatico — come quello previsto dalla Legge di Bilancio 2023 per i debiti fino a 1.000 euro affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2015 — prevede invece la cancellazione automatica senza nemmeno dover fare domanda.
In sintesi: le differenze principali
Con i creditori privati il saldo e stralcio è un accordo libero, frutto di negoziazione, che non richiede formalità particolari ma deve essere scritto e contenere una quietanza liberatoria. Il creditore non è obbligato ad accettare. Il mancato pagamento di quanto concordato, nella transazione non novativa, fa rivivere il debito originale per intero.
Con il fisco non esiste trattativa libera. Gli strumenti disponibili sono la transazione fiscale nelle procedure di crisi d’impresa — per imprenditori in difficoltà — e le misure temporanee di definizione agevolata, quando il legislatore le prevede. Al di fuori di questi canali tipizzati, non c’è modo di ridurre legalmente il debito fiscale.
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Angelo Greco
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