“Insieme” si cambia: verso il ritorno del patto sociale


La parola che più risuona durante il congresso della Uil in corso a Padova è “insieme’’. La dicono e la ripetono i leader di Cgil, Cisl e Uil, presentando ufficialmente al pubblico la ritrovata unità, già sancita dal protocollo unitario firmato due settimane fa, ma riaffermata dal palco del congresso con toni inequivocabili. Lo dice Pierpaolo Bombardieri, più volte: “Ognuno di noi ha sensibilità diverse, ma riusciamo a stare insieme”. Lo ribadisce Maurizio Landini, spiegando che ‘’pochi ci credevano, fuori ma anche dentro gli stessi nostri sindacati”, e invece eccoci qui, nelle differenze, e anche nelle divergenze, ma “insieme’’, perché “serve stare uniti per cambiare la situazione”. Lo conferma Daniela Fumarola, che non nega ‘’i momenti di frizione’’ del passato, ma mette l’accento non ‘’sulle differenze’’ ma su “quel terreno comune che non è mai venuto meno’’, riconoscendo le “storie diverse” da cui le tre confederazioni e i loro leader provengono, ma esaltandone le ‘’radici comuni’’ che oggi consentono di parlare “con una voce unita” e  “lavorare insieme’’.

Già, ma insieme per cosa? Innanzitutto per realizzare, assieme alle associazioni delle imprese, quel rinnovato ‘’patto’’ sulle nuove relazioni industriali, i contratti, la rappresentanza, la messa al bando dei contratti ‘pirata’ (che Bombardieri ribattezza ‘’banditi’’), come base di partenza per un possibile patto anche con il governo sugli altri capitoli in campo: dal welfare alle pensioni, alla precarietà, alla sicurezza sul lavoro, al fisco.

E qui arriva il messaggio politico forse più interessante tra quelli emersi dal congresso, e arriva da Giorgia Meloni. La premier è intervenuta alle assise con un discorso che ha accarezzato le orecchie dei sindacalisti, invitandoli a un lavoro comune per il bene del paese, perché “un paese è forte solo se le persone che lavorano non si sentono sole’’, e “la mia porta è sempre aperta per voi’’. Ha anche promesso il rinnovo anche per il 2027 degli sgravi fiscali sugli aumenti contrattuali, ma francamente questa non pare una gran notizia: quale governo cancellerebbe mai un provvedimento a favore dei salari nell’ultima manovra di bilancio prima delle elezioni?

Per cui no, non è sugli sgravi il messaggio più interessante. Che sta invece in un altro passaggio dell’intervento della premier, e cioè quello in cui, di fatto, si appropria della trattativa in corso tra le parti sociali, dichiarandosi ‘’orgogliosa di aver contribuito” alla ripresa di un dialogo tra sindacati e imprese che era interrotto da anni e dichiarando esplicitamente di fare il tifo perché l’intesa vada in porto: “È un percorso che vogliamo continuare a sostenere con convinzione, con tutti gli strumenti dei quali disponiamo”. Proprio per favorire l’accordo, afferma, il suo governo ha rinunciato a esercitare la delega sulla rappresentanza, e adesso “siamo pronti a ragionare sulle modalità più idonee per dare riconoscimento, dignità, alla futura intesa. Possiamo centrare un traguardo storico per ridisegnare le relazioni sindacali industriali. E dobbiamo mettercela tutta per raggiungere quel traguardo”.


Dunque, di fatto, il governo ‘’entra’’ nella trattativa in corso, la fa propria, annuncia la volontà di esserne parte attiva. Il che può significare due cose. La prima, la si potrebbe intendere come un messaggio al mondo delle imprese, che ancora non hanno deciso come e cosa rispondere alla proposta inviata da Cgil Cisl e Uil perché faticano a trovare una intesa al loro interno. Una nuova riunione tra Confindustria, Confcommercio, Confapi e le altre associazioni di artigianato e coop, è stata fissata per lunedì prossimo: potrebbe essere decisiva, tanto più sapendo che il Governo non solo benedice questo possibile accordo, ma anzi lo vuole fortemente e in fretta. Non mettersi d’accordo, non aprire il confronto coi sindacati, sarebbe uno sgarbo a Palazzo Chigi, oltre che una pessima figura, visto che Cgil, Cisl e Uil l’intesa tra loro sono riuscite a farla. Bombardieri lo dice chiaro: ‘’Noi da lunedì siamo pronti a trattare no stop, e voi?”.

La seconda cosa è che Meloni ha capito che l’aria è cambiata. Ha provato a fare la guerra ai sindacati (o almeno a uno di essi, la Cgil), a giocare sulle divisioni tra le tre confederazioni, ma non le è riuscito; e da animale politico sa quando è il caso di lasciar perdere e adeguarsi. Tanto più che nel corso di questo ultimo anno Cgil, Cisl e Uil hanno stretto i rapporti non solo tra di loro ma anche con le associazioni di impresa, in particolare con Confindustria e Confcommercio, acquistando un peso specifico ancora maggiore. Inoltre, la compagine di governo non gode di buonissima salute, gli attriti si vedono a occhio nudo e Vannacci incombe. Considerando che si va verso le elezioni velocemente, in un quadro politico incertissimo, concludere la legislatura “più lunga di sempre” con un bel patto sociale tra governo, sindacati e imprese, potrebbe rappresentare per Meloni un bonus utile a recuperare consensi.

Che ci sia voglia di ‘’far pace’’ lo dimostrano anche i toni conciliantissimi usati dalla premier al congresso Uil: le sue affermazioni solidali sulla precarietà dei giovani, sulle difficoltà delle donne, l’attenzione alla sicurezza sul lavoro, alla necessità di “difendere il valore sociale del lavoro” e perfino di redistribuire la ricchezza, la guerra contro i contratti pirata e contro il caporalato, la disponibilità rafforzare le regole su appalti e cantieri. E se si potrebbe intendere come una stoccatina a Landini il passaggio su un sindacato, la Uil, definito ‘’franco, ma non ideologico”, il leader Cgil non raccoglie, tanto che nel suo intervento non pronuncia nemmeno una parola esplicita contro la premier. Alla quale, invece, offre un indiretto suggerimento: tornando a chiedere una soluzione per il fiscal drag, Landini usa un argomento insolito, affermando che “non è una cosa di sinistra, ma di buon senso direi democristiano, tanto che a risolvere il problema, decenni fa, fu il governo De Mita”. E chissà che Meloni non ne tenga conto.

Nunzia Penelope


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